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Carl Braun Camera-Werk

Questa azienda tedesca viene fondata nel 1915 a Nuremberg con il nome di Karl Braun KG, Fabrik optischer Geräte und Metallwaren, dedicandosi sia alla produzione di apparecchiature ottiche di precisione (in primo luogo binocoli) sia alla realizzazione di prodotti semilavorati destinati all’industria radiofonica. Al termine della seconda guerra mondiale (1948) l’azienda subisce una ristrutturazione, si dedica alla produzione di apparecchi fotografici ed assume contestualmente la denominazione di Carl Braun Camera-Werk Nürnberg. I primi prodotti (1950) sono le Imperial Box, fotocamere di tipo box costruite sia nel formato 6 x 6 in stile TLR (false biottiche), sia come vere e proprie box nel formato 6 x 9. Ne viene prodotta anche una versione speciale destinata all’esportazione, la Simco Box. L’anno successivo l’azienda lancia un apparecchio 35 mm a telemetro, la Paxette, il nome che più di ogni altro caratterizzerà la produzione Braun e che sarà utilizzato, unitamente a varie specificazioni di tipo e/o di variante fino al 1968. Nel 1952 appare una folding 6 x 9, la Norca, che verrà prodotta in cinque diversi modelli (tipo I, II, III, III Super, IV Super) diversificati da un allestimento sempre più sofisticato per quanto riguarda ottiche ed otturatori. Continua la lettura di Carl Braun Camera-Werk

La fotocamera Lubitel 166 (Любитель 166) versione “olimpica”

La Lubitel 166

Questa fotocamera è stata costruita dalla LOMO Ленинградского оптико-механическое объединение (Leningradskoye Optiko-Mehanichesckoye Obyedinenie), azienda nata nel 1962 da una fusione di fabbriche guidata dalla GOMZ, Государственный оптико-механический завод (Gosudarstvennyĩ Optiko-Mehanicheskii Zavod), il più antico marchio sovietico del settore ottico (1914). Fa seguito alla Lubitel 2 (Любитель 2) ed è stata prodotta a partire dal 1976 fino al 1981. Questo modello in particolare è una delle quattro varianti realizzate in occasione delle Olimpiadi di Mosca del 1980, evento di cui si trova traccia in numerosissime fotocamere sovietiche in quanto tutte le più importanti aziende del settore hanno in quell’anno dedicato almeno un loro apparecchio al suddetto evento sportivo. È stata realizzata in quattro varianti, che sono poi state trasformate in altrettante versioni “olimpiche” nel 1980 senza peraltro subire interventi o modifiche sostanziali, a parte il simbolo delle olimpiadi moscovite in colore rosso oppure nero. Il corpo macchina è in bakelite mentre il pozzetto e alcune parti interne sono costruite in lamiera metallica; è un apparecchio dalle prestazioni abbastanza modeste che in certi casi lascia un tantino a desiderare anche per quanto riguarda l’affidabilità. Continua la lettura di La fotocamera Lubitel 166 (Любитель 166) versione “olimpica”

Ciro Cameras Inc.

La breve storia di questa azienda statunitense inizia nel 1941 per opera di Rodolphe Stahl, un immigrato francese, già ingegnere alla Ford, che fonda una propria attività a Detroit, nel Michigan. La nuova azienda inizia la produzione costruendo una fotocamera biottica per conto della Sears and Roebuck che la commercializza nella propria catena di negozi con il nome di Marvel-flex; contestualmente produce anche un proprio apparecchio TLR, molto simile a quello della Sears, a cui viene dato il nome di Ciro-flex. L’interesse del mercato americano per apparecchi di questo tipo è spiegato dal fatto che le importazioni di fotocamere dalla Germania si sono interrotte a seguito degli eventi che hanno dato origine alla seconda guerra mondiale e così questi prodotti, in mancanza delle varie Rolleiflex, Ikoflex, Superb, ecc …, incontrano subito un notevole successo commerciale. È proprio la Ciro-flex a riscuotere il maggiore consenso, tanto che nel tempo verrà soprannominata per la sua semplicità e convenienza the working man’s Rolleiflex e il solo fatto di essere accostata alla madre di tutte le biottiche la dice lunga sul favore incontrato presso il pubblico. Nel giro di pochi anni ne vengono prodotti tre modelli, solitamente classificati A, B e C, che si differenziano sia per particolari costruttivi marginali come la forma del logo, sia per modifiche apportate all’allestimento ottico. Continua la lettura di Ciro Cameras Inc.

La fotocamera Lubitel (Любитель)

La Lubitel
La Lubitel

Si tratta della prima fotocamera biottica sovietica, costruita a partire dal 1949 a Leningrado dall’industria fotografica GOMZ, acronimo che sta per Gosudarstvennyĩ Optiko-Mehanicheskii Zavod (Государственный оптико-механический завод). È vero che era stata preceduta nel 1946 dalla Komsomolets (Комсомолец), ma, come già si è detto nella specifica scheda tecnica, quest’ultimo apparecchio è una pseudo-biottica, in quanto non esiste alcun collegamento fra l’obiettivo da ripresa e quello del mirino; anche nella Lubitel (il nome significa Dilettante) la derivazione dalla Voigtländer Brillant è comunque sempre molto evidente. È stata realizzata in numerose varianti, che riguardano essenzialmente dettagli di tipo estetico tali da non influenzare le caratteristiche tipiche di questa fotocamera, prodotta nell’incredibile quantità di 1.300.000 unità, fino al 1956. In tutte le varianti il corpo macchina è in bakelite di colore nero, mentre il pozzetto e alcune parti interne sono costruite in lamiera metallica. Nella numerazione progressiva che appare sull’ottica da ripresa le prime due cifre rappresentano l’anno di costruzione, con la sola eccezione dell’ultimissima serie, nella quali tale coppia di cifre è stata omessa; esemplare fotografato (n° 54682), che è stato costruito nel 1955, ne è infatti privo e presenta un numero progressivo di sole cinque cifre. Continua la lettura di La fotocamera Lubitel (Любитель)

Zeh-Camera-Fabrik/Paul Zeh Kamerawerk

Il logo Zeca
Il logo Zeca

La fondazione di questa azienda risale al 1902, quando il “maestro meccanico” Paul Zeh inizia nella città di Dresda una propria attività per la produzione di articoli e accessori dedicati all’industria fotografica. La sua prima sede si trova al n° 6 della Freiberger Straße, sede che l’anno successivo viene spostata al n° 33 della Deubener Straße e al n° 29 della stessa strada nel 1908. Inizia poco dopo anche la produzione di componenti per otturatori, e a tale proposito va evidenziato che questi sono gli anni in cui Dresda si sta avviando a diventare uno dei punti di riferimento dell’industria fotografica mondiale, luogo dove sono già operanti aziende del livello della Richard Hüttig, della Emil Wünsche o della Ernemann. Nel 1913 ha inizio anche la produzione delle prime fotocamere. Dal 1922 il nome della società è Zeh-Camera-Fabrik, ma nel tempo, a seconda delle fonti, viene anche utilizzata la denominazione Paul Zeh Kamerawerk; si tratta comunque di un’impresa di dimensioni abbastanza ridotte, nella quale sono impiegate circa un ventina di persone, per lo più appartenenti alla famiglia. Continua la lettura di Zeh-Camera-Fabrik/Paul Zeh Kamerawerk

La fotocamera Flexaret VI (automat)

La Flexaret VI
La Flexaret VI

La Flexaret VI fa parte della numerosa famiglia di biottiche prodotte nella città cecoslovacca di Přerov a partire dal 1938/39, dall’azienda denominata prima Optikotechna e, dal secondo dopoguerra, Meopta. E stata costruita dal 1961 fino al 1967 e rappresenta, assieme alla successiva Flexaret VII del 1963, il top di questa serie di apparecchi; questo modello in particolare ha costituito un vero punto di riferimento e di arrivo sia per fotoamatori che per fotografi professionisti, non solo all’interno della Cecoslovacchia (attualmente Přerov si trova nella Repubblica Ceca), ma anche nel gruppo di paesi che all’epoca erano nell’orbita dell’ex Unione Sovietica. Può utilizzare sia pellicola in rullo 120 che in rullino 135, mediante il montaggio di un kit appositamente predisposto per la  modifica del formato. Sul dorso è presente una finestrella che segnala all’operatore il tipo di pellicola in uso mediante la visualizzazione del numero 60 (pellicola in rullo 120) o del numero 35 (pellicola in rullino 135): il cambiamento di numero avviene eseguendo le operazioni di montaggio/smontaggio del kit di riduzione del formato.

Il rivestimento esterno dei primissimi esemplari prodotti è del consueto colore nero, poi modificato nella caratteristica tonalità di grigio. L’esemplare fotografato (n° 14526) è databile al 1962 circa. Dal 1963 il numero di serie è preceduto da una cifra di prefisso (3-xxxxx per il 1963, 4-xxxxx per il 1964 … e così via). Continua la lettura di La fotocamera Flexaret VI (automat)

La fotocamera Ikoflex Ic

La Ikoflex Ic
La Ikoflex Ic

Si tratta del penultimo modello (codice 886/16) della lunga sequenza delle Ikoflex, ed è stato prodotto dal 1956 al 1960; è comunque la prima biottica 6 x 6 della Zeiss Ikon ad essere dotata di esposimetro al selenio. E’ una fotocamera di notevole pregio, sia dal punto di vista meccanico che ottico; per quanto riguarda l’obiettivo da ripresa ne esistono due versioni, dotate rispettivamente di obiettivo Tessar o del più economico Novar. L’esemplare fotografato è databile al 1957 circa.

Caratteristiche  principali

–    Biottica

–    Formato del negativo cm 6 x 6 su pellicola in rullo 120. Lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale ed è comandato dalla rotazione di un pomello posto sul lato destro.

– Il contafotogrammi è ugualmente sul lato destro dell’apparecchio ed è azzerabile manualmente.

–    Inquadratura:
– reflex con pozzetto fisso (TLR) Continua la lettura di La fotocamera Ikoflex Ic

La fotocamera Ikoflex II

La Ikoflex II “lever focus” (851/16)
La Ikoflex II “lever focus” (851/16)

Si tratta del secondo modello di Ikoflex, la biottica della Zeiss Ikon, e nell’ambito di tale modello appartiene con ogni probabilità ad una variante costruita soltanto nel corso del 1937. La formula dubitativa è d’obbligo nel caso delle Ikoflex, in quanto si tratta di apparecchi per i quali sono stati nel tempo utilizzati codici e sigle di identificazione che danno spazio ad equivoci, sia durante gli anni Trenta che nel secondo dopoguerra. La particolarità dell’esemplare fotografato risiede nel comando di messa a fuoco, costituito da una leva il cui movimento determina lo spostamento della piastra portaottica: questa versione della 851/16 viene infatti definita “lever focus”, per differenziarla dal modello “knob focus” nel quale il comando è costituito dal normale pomello rotante. Il modello knob focus è stato costruito dal 1937 al 1939, successivamente la produzione è continuata come Ikoflex I, nome che era già appartenuto dal 1934 al 1937 al primo modello (la cosiddetta “coffee can”) e questo è uno di quegli elementi che contribuisce a creare l’incertezza di cui già si è detto. Sulla parte frontale è riportato un motivo geometrico in stile deco realizzato in ottone cromato; anche il marchio Zeiss Ikon sul pozzetto e il nome dell’apparecchio sono realizzati su piastre in ottone. Continua la lettura di La fotocamera Ikoflex II

La fotocamera Voigtländer Superb

La Voigtländer Superb
La Voigtländer Superb

La Superb è un apparecchio abbastanza particolare, nato nel 1932 come risposta della Voigtländer al successo commerciale incontrato dalla “madre di tutte le biottiche”, la Rolleiflex. E’ infatti caratterizzata da due soluzioni tecniche che ne fanno uno strumento unico, dal momento che tali soluzioni non hanno poi trovato impiego in altre fotocamere. La prima riguarda il metodo utilizzato per la correzione dell’errore di parallasse, errore comune a tutti gli apparecchi nei quali l’inquadratura non avviene attraverso lo stesso obiettivo di ripresa e che viene quindi completamente superato soltanto con l’inquadratura SLR (Single Lens Reflex). Il metodo consiste nel fatto che l’obiettivo superiore dedicato all’inquadratura si inclina verso il basso proporzionalmente alla vicinanza del soggetto ripreso: è noto infatti che l’errore di parallasse aumenta al crescere della vicinanza del soggetto, per scomparire di fatto in caso di messa a fuoco a grande distanza/infinito. La seconda riguarda il sistema di visualizzazione del tempo di scatto impostato, che l’operatore può verificare tenendo la fotocamera nella normale posizione operativa verticale, cioè senza la necessità di guardare di fronte il disco selettore dell’otturatore; tale risultato è ottenuto mediante un minuscolo specchio sul quale si riflettono i valori dei tempi di scatto che sono ovviamente serigrafati “a rovescio” sul disco selettore stesso. L’esemplare fotografato è databile al 1933 circa. Continua la lettura di La fotocamera Voigtländer Superb

La fotocamera Voigtländer Brillant

La Voigtländer Brillant prima serie
La Voigtländer Brillant prima serie

La Brillant (Brilliant sul mercato anglosassone) è una delle fotocamere prodotte sull’onda dell’enorme successo commerciale incontrato dalla capostipite delle biottiche, la Rolleiflex della Franke & Heidecke. In realtà la prima versione della Brillant è soltanto una pseudo-biottica, in quanto l’obiettivo utilizzato per l’inquadratura è del tutto indipendente da quello dedicato alla ripresa e non può quindi controllare la messa a fuoco.

Viene costruita in diverse versioni a partire dal 1932 e soltanto nel 1938 appare anche il modello “focussing”, dotato della possibilità di controllare la messa a fuoco su una piccola porzione di vetro smerigliato posta all’interno del mirino; si tratta quindi di un tipo di focheggiatura che costituisce una specie di “terza via”, più evoluta rispetto alla versione precedente, ma che ancora non ha tutte le caratteristiche di quella delle fotocamere TLR. La costruzione del modello iniziale continuerà comunque anche dopo l’introduzione di questa versione.

L’esemplare fotografato, databile al 1932 circa ed appartenente quindi alla prima serie, è costruito in lamiera, in parte rivestita di vulcanite e in parte verniciata; dal 1937 il corpo macchina è realizzato in bakelite.
Sul lato destro dell’apparecchio si trova la finestrella rossa per il controllo dell’avanzamento del numero di fotogramma. Continua la lettura di La fotocamera Voigtländer Brillant