La società Seneca Camera Manufacturing Company nasce nel 1899 a Rochester, New York, ad opera di Frank T. Day, già sovrintendente alla Kodak, che sarà il presidente, William C. Whitlock vicepresidente e Lorin E. Mason, segretario e tesoriere.
Una delle prime operazioni svolte dall’azienda è l’acquisizione, nel 1900, della Sunart Photo Company, una fabbrica di apparecchi fotografici esistente dal 1893 che non naviga in buone acque.
La stessa operazione viene portata a termine nei confronti della Bullard Camera Company di Springfield, Massachusetts, tanto che nel catalogo Seneca del 1902 l’azienda viene presentata come “Successor to Sunart Photo Co. and Bullard Camera Co.”.
A Rochester in quegli anni è in atto il medesimo fenomeno che sta interessando la città tedesca di Dresda, cioè la nascita di un gran numero di industrie produttrici di apparecchi fotografici o comunque legate al mondo della fotografia; nel distretto fotografico che si sta formando saranno infatti presenti, nel momento di maggiore espansione, oltre venti di queste aziende.
Il nome della compagnia deriva da quello della tribù pellerossa Seneca-Irochesi, tribù alla quale all’epoca era già stata intitolata anche una contea dello Stato di New York; nelle pubblicità e nei cataloghi delle fotocamere viene continuamente richiamata tale origine e protagoniste dei messaggi pubblicitari sono nella maggior parte dei casi giovani ragazze nei costumi tradizionali.
La produzione ricalca nella sostanza quella che è la politica commerciale della Kodak.
Vengono prodotti innanzitutto alcuni apparecchi molto semplici da usare, soprattutto tipo folding a pellicola oppure box, come la Seneca Scout, con la quale, come dice una pubblicità, un giovane è in grado di vedere e comprendere la realtà meglio del capo indiano Seneca “Occhio Veloce” con la sua lunga esperienza. Leggi il resto di quest’articolo »
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Leggi i commenti (0)George Eastman nasce a Waterville, nello stato di New York, il 12 luglio 1854.
A cinque anni si trasferisce con la famiglia a Rochester, sempre nello stato di New York e, a seguito dell’improvvisa morte del padre, la madre si trova nella necessità di mandarlo a lavorare quando ha quattordici anni essendosi venuta a trovare in difficoltà economiche.
George ha due sorelle, di cui una affetta da un handicap abbastanza grave, e anche per questo deve lasciare la scuola dove tra l’altro, è stato giudicato “non particolarmente dotato”.
Si impiega presso una compagnia di assicurazioni per 3 dollari la settimana e nel frattempo, la sera, frequenta una scuola di ragioneria perchè è sua intenzione lavorare in banca, impiego che ottiene effettivamente nel 1874 vedendo in tal modo triplicato il suo stipendio.

George Eastman ritratto a Parigi nel 1890 dal figlio di Nadar
Nel 1878 progetta un viaggio a Santo Domingo e viene convinto da un collega a dotarsi di un’attezzatura per poter riprendere fotografie; è così che acquista un’enorme fotocamera con cavalletto e tutto l’armamentario per la preparazione e lo sviluppo delle lastre al collodio umido (sistema peraltro già all’epoca superato), spendendo in più 5 dollari per frequentare il corso sull’uso delle lastre stesse.
Dirà poi che “… era abbastanza per caricare la soma di un cavallo…” e così decide di non partire per Santo Domingo, ma di cercare di rendere più semplice e facilmente utilizzabile il sistema di preparazione del supporto sensibile con cui riprendere fotografie.
Prendendo come punto di partenza una ricetta trovata su un giornale inglese, si mette al lavoro utilizzando come laboratorio la cucina di sua madre e nonostante le immaginabili condizioni di difficoltà e precarietà in cui si trova ad operare, in breve tempo è in grado di produrre un’emulsione fotosensibile.
Nell’anno successivo, dimostrando da subito la creatività e l’iniziativa commerciale che saranno le sue principali caratteristiche, inventa una macchina per la produzione in serie di lastre al collodio secco (dry plates) e si reca in Inghilterra per brevettarla. Leggi il resto di quest’articolo »
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Non appena in grado di lavorare svolge varie attività per aiutare la numerosa famiglia (in tutto nove figli) che versa in notevoli difficoltà economiche, soprattutto dopo la morte della madre.
Lavora anche da apprendista presso un negozio di otttica e a diciotto anni si trasferisce in Svizzera, a Berna, dove si impiega in un altro negozio che produce occhiali.
I guadagni sono però così miseri che decide di emigrare negli Stati Uniti.
Parte da Le Havre, il porto degli emigranti di mezza Europa, nel maggio del 1849 e a causa del poco denaro che possiede è costretto a viaggiare sulla coperta della nave.
A New York svolge lavori saltuari come cuoco e come falegname e la sua condizione economica sostanzialmente non cambia; decide di spostarsi per cercare migliore fortuna e, dopo essersi fatto prestare 5 dollari per il viaggio, raggiunge Rochester.
Nella cittadina vive già un Jacob Bausch ed è così indotto a cambiare il suo nome in John Jacob Bausch. Leggi il resto di quest’articolo »
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