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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità &#187; Kodak</title>
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>La fotocamera N° 2C Kodak Junior</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[George Eastman: la Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1918]]></category>
		<category><![CDATA[A 130]]></category>
		<category><![CDATA[Autographic]]></category>
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		<category><![CDATA[Bausch & Lomb Optical Company]]></category>
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		<category><![CDATA[Folding]]></category>
		<category><![CDATA[Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[N° 2C Autographic Kodak Junior]]></category>
		<category><![CDATA[N° 2C Kodak Junior]]></category>
		<category><![CDATA[Rapid Rectilinear]]></category>
		<category><![CDATA[rullo 130]]></category>

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		<description><![CDATA[Si tratta di uno degli innumerevoli modelli Kodak apparsi durante il primo ventennio del Novecento che sono stati commercializzati sia nella versione per così dire “normale” sia in quella Autographic. L’esemplare fotografato presenta a tale proposito elementi contraddittori, in quanto sulla standarta portaottica appare la dicitura N° 2C Kodak Junior, mentre il dorso è quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4493" class="wp-caption alignleft" style="width: 243px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-N°-2C-Kodak-Junior.jpg"><img class="size-medium wp-image-4493 " title="La N° 2C Kodak Junior" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/La-N°-2C-Kodak-Junior-233x300.jpg" alt="La N° 2C Kodak Junior" width="233" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La N° 2C <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</p></div>
<p>Si tratta di uno degli innumerevoli modelli <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a></strong> apparsi durante il primo ventennio del Novecento che sono stati commercializzati sia nella versione per così dire “normale” sia in quella <strong>Autographic</strong>. L’esemplare fotografato presenta a tale proposito elementi contraddittori, in quanto sulla standarta portaottica appare la dicitura <strong>N° 2C <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</strong>, mentre il dorso è quello di una <strong>N° 2C Autographic <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Junior</strong>: dal momento che i due modelli hanno le stesse caratteristiche e dimensioni è evidente che il dorso, completamente rimovibile, è stato sostituito. La costruzione di entrambi i modelli è iniziata verso il 1916 ed è proseguita fino al 1930.  Il corpo macchina è in legno, la piastra anteriore e la copertura del dorso sono di lamiera metallica, il tutto rivestito in pelle di colore nero; il soffietto è in stoffa ricoperta di pelle pure di colore nero. L’esemplare fotografato è databile al 1918 circa.<span id="more-4490"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>-    <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a></strong>.</p>
<p>-    Formato del negativo 2⅞ x 4⅞ inch (7,3 x 12,4 cm) su pellicola in <strong>rullo 130</strong>. Nella versione</p>
<div id="attachment_4494" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/finestra-Autographic.jpg"><img class="size-medium wp-image-4494 " title="finestra Autographic" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/finestra-Autographic-300x200.jpg" alt="La finestra Autographic sul dorso, con lo stilo per tracciare le scritte" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">La finestra Autographic sul dorso, con lo stilo per tracciare le scritte</p></div>
<p><strong>Autographic</strong> la pellicola è denominata <strong>A 130</strong>. Lo scorrimento della pellicola avviene dal basso verso l’alto con apparecchio in posizione verticale.</p>
<p>-    Per effettuare il caricamento il dorso va completamente rimosso mediante la pressione di due pulsanti di sblocco che ne determinano lo sganciamento dal corpo macchina.</p>
<p>-    Inquadratura con mirino a specchio reversibile orizzontale/verticale.</p>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica, espressa sia in metri (da 3 a 30 metri) che in feet (da 6 a 100 feet); le diverse distanze sono individuate da tacche nelle quali va ad inserirsi una linguetta solidale al carrello portaottica sbloccabile con la pressione di un pulsante.</p>
<p>-    Obiettivo <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a></strong> da 150 mm prodotto dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/bausch-lomb/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Bausch &amp; Lomb">Bausch &amp; Lomb</a> Optical Company</strong> .</p>
<p>-    Diaframma a iride posto anteriormente all’obiettivo con valori di apertura <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>, 2, 3, 4</strong> non espressi in f/. Il valore <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> corrisponde alla massima apertura.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4496" class="wp-caption aligncenter" style="width: 307px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/otturatore-Ball-Bearing.jpg"><img class="size-medium wp-image-4496 " title="otturatore Ball Bearing" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2012/01/otturatore-Ball-Bearing-297x300.jpg" alt="Particolare dell’elegante selettore dei tempi di scatto sull’otturatore Ball Bearing" width="297" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare dell’elegante selettore dei tempi di scatto sull’otturatore Ball Bearing</p></div>
<p>-    Otturatore centrale <strong>Ball Bearing</strong> a cinque lamelle prodotto dalla stessa <strong>Eastman <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company</strong> con tempi di scatto di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/25, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/100, B, T.</strong> E’ dotato di attacco a vite per cavetto flessibile.</p>
<p>-    In posizione di ripresa verticale l’apparecchio poggia sul classico piedino pieghevole, nella posizione di ripresa orizzontale su un piccolo piedino pieghevole posto sul lato destro della piastra anteriore, accanto alla guida di scorrimento del carrello portaottica.</p>
<p>-    Sul dorso è presente la finestrella rotonda schermata di colore rosso per il controllo dell’avanzamento dei fotogrammi.</p>
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		<title>FILMA</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 07:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[FILMA]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Bencini]]></category>
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Abbiamo già ripetutamente parlato della figura di Antonio Bencini, tecnico e imprenditore del settore fotografico la cui presenza ricorre come costante nella storia dell’industria italiana per gran parte del XX secolo e le cui diverse aziende sono state attive dal termine della prima guerra mondiale fin quasi alla fine degli anni Ottanta. La meno nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/filma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4342" title="filma" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/filma.jpg" alt="filma" width="500" height="212" /></a></p>
<p>Abbiamo già ripetutamente parlato della figura di <strong>Antonio Bencini</strong>, tecnico e imprenditore del settore fotografico la cui presenza ricorre come costante nella storia dell’industria italiana per gran parte del XX secolo e le cui diverse aziende sono state attive dal termine della prima guerra mondiale fin quasi alla fine degli anni Ottanta. La meno nota fra le sue numerose iniziative commerciali è probabilmente quella relativa alla piccola fabbrica denominata <strong>FILMA</strong>, conseguente all’abbandono della fiorentina <strong>F.I.A.M.M.A.</strong>, altra sua creatura, che nel 1935 era stata assorbita dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong>. La nascita della FILMA coincide anche con una ridefinizione della sua filosofia imprenditoriale, un cambiamento già presente negli ultimi modelli prodotti a Firenze, cioè la decisione di passare dalle fotocamere professionali di grande/medio formato ad apparecchi molto semplici, utilizzabili praticamente da chiunque, rivolte quindi ad una clientela il più vasta possibile, una clientela interessata alla tipica “foto ricordo” fatta in condizioni di luce favorevoli, ad una distanza media, avendo come soggetto un panorama o delle persone che stanno intenzionalmente in posa. <span id="more-4339"></span></p>
<p>Non può non venire in mente a questo proposito il motto di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/george-eastman/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con George Eastman">George Eastman</a></strong>, “you press the button, we do the rest” e anche se paragonare le aziende di <strong>Bencini</strong> agli anni iniziali della <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a></strong> può sembrare perlomeno azzardato, dal punto di vista del tipo di clientela si tratta in fondo dello stesso target. Nel 1935, contestualmente alla fine dell’esperienza con la <strong>F.I.A.M.M.A.</strong>, Antonio Bencini si trasferisce da Firenze a Torino e si associa con un grossista del luogo avviando una nuova fabbrica, denominata appunto <strong>FILMA</strong>. Comincia a produrre semplicissime fotocamere che portano lo stesso nome dell’azienda e che vengono realizzate in due modelli, diversi per quanto riguarda il formato del negativo.</p>
<p>Si tratta di apparecchi di tipo box costruiti in lamiera metallica, praticamente privi di regolazioni di qualsiasi tipo, dei quali si parlerà più diffusamente nelle apposite schede illustrative. Questa nuova esperienza imprenditoriale è però di brevissima durata, in quanto già nel 1937, mentre l’attività produttiva è praticamente appena cominciata, arriva di nuovo la<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ferrania/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ferrania">Ferrania</a></strong> e così come era successo con la <strong>F.I.A.M.M.A.</strong> acquisisce anche questa azienda, continuando peraltro a produrre i due apparecchi con il proprio marchio. Per <strong>Bencini </strong>si tratta comunque di un ennesimo inizio, in quanto già nel 1938 non solo ha fondato un’altra attività, ma è in grado di mettere in commercio la sua nuova produzione, gli apparecchi <strong>Gabry </strong>e <strong>Roby</strong> di cui già si è detto.</p>
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		<title>La fotocamera Brownie Starflash</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 17:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1959]]></category>
		<category><![CDATA[Autographic]]></category>
		<category><![CDATA[Brownie Flash 20]]></category>
		<category><![CDATA[Dakon]]></category>
		<category><![CDATA[Eastman Kodak Company]]></category>
		<category><![CDATA[Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[Rochester]]></category>
		<category><![CDATA[Vanity]]></category>

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		<description><![CDATA[
Si tratta di una delle fotocamere più curiose dell’intera produzione analogica, costruita dalla Eastman Kodak Company negli stabilimenti di Rochester dal 1957 al 1965. La sua caratteristica principale è l’essere un tutt’uno con il grande flash a lampadine che la fa assomigliare ad una torcia elettrica tascabile. E’ stata costruita in tre diversi colori, rosso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_3596" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/09/La-Brownie-Starflash.jpg"><img class="size-medium wp-image-3596 " title="La Brownie Starflash" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/09/La-Brownie-Starflash-300x294.jpg" alt="La Brownie Starflash" width="300" height="294" /></a><p class="wp-caption-text">La Brownie Starflash</p></div>
<p>Si tratta di una delle fotocamere più curiose dell’intera produzione analogica, costruita dalla <strong>Eastman <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company</strong> negli stabilimenti di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> </strong>dal 1957 al 1965. La sua caratteristica principale è l’essere un tutt’uno con il grande flash a lampadine che la fa assomigliare ad una torcia elettrica tascabile. E’ stata costruita in tre diversi colori, rosso arancio come quello dell’esemplare fotografato, blu e bianco. Ne esiste anche una versione di colore rosso sulla quale è applicata una decalcomania della Coca Cola: quest’ultima, abbastanza rara, è stata in produzione dal 1959 al 1961 e fa parte di quegli apparecchi <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> che potremmo definire “<a href="http://www.marcopoloshop.it/vendita/fotovideoottica/fotocamere-digitali" target="_self">fotocamere in offerta</a>” vendute cioè in abbinamento con altri prodotti, così come era avvenuto molti anni prima con le <strong>Autographic</strong> della serie <strong>Vanity</strong>. Al momento della sua apparizione sul mercato era venduta al prezzo di $ 8.50 L’esemplare fotografato è databile al 1959 circa.<span id="more-3591"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<p>- Fotocamera compatta con flash incorporato</p>
<p>- Formato del negativo cm 4 x 4 su pellicola in rullo 127 dal quale si ottengono 12 fotogrammi.</p>
<p>- L’avanzamento della pellicola è controllabile mediante la classica finestrella rotonda schermata di colore rosso situata sul dorso</p>
<p>- Il caricamento della pellicola avviene estraendo il fondello dell’apparecchio dopo aver sganciato il bloccaggio posto sul alto sinistro del fondello medesimo</p>
<p>- Inquadratura con mirino ottico di tipo galileiano</p>
<p>- Fuoco fisso</p>
<p>- Obiettivo <strong>Dakon</strong> da 75 mm prodotto dalla stessa <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong></p>
<div id="attachment_3598" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/09/Il-particolare-dell’obiettivo-e-del-selettore-delle-due-aperture-di-diaframma.jpg"><img class="size-medium wp-image-3598 " title="Il particolare dell’obiettivo e del selettore delle due aperture di diaframma" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/09/Il-particolare-dell’obiettivo-e-del-selettore-delle-due-aperture-di-diaframma-300x220.jpg" alt="Il particolare dell’obiettivo e del selettore delle due aperture di diaframma" width="300" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Il particolare dell’obiettivo e del selettore delle due aperture di diaframma</p></div>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>- I valori di diaframma sono due, contraddistinti dalle sigle <strong>13 COLOR</strong> (massima apertura) e <strong> </strong> <strong>14 B&amp;W, </strong>valori selezionabili mediante un cursore posto sotto l’obiettivo. Il libretto di istruzioni dell’apparecchio consiglia distanze di ripresa di 5 feet col valore 13 e di 4 feet col valore 14, ciò evidentemente in relazione alla potenza del flash</p>
<p>-    Otturatore rotante dotato di un solo tempo di scatto (<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50 </strong>di secondo circa). Il caricamento dell’otturatore avviene contestualmente all’avanzamento della pellicola e quindi non sono possibili doppie esposizioni. L’avanzamento si ottiene con la rotazione della ghiera posta nella parte destra del fondello, dalla stessa parte del pulsante di scatto</p>
<p>- Il flash è alimentato da due pile a stilo della potenza di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>,5 V situate dietro la parabola del lampeggiatore, la loro copertura è rimovibile mediante una vite</p>
<p>- L’inserimento della lampadina avviene premendo la stessa nella sede fino al bloccaggio e la sua rimozione è possibile premendo una linguetta metallica posta sul retro fra le due pile di alimentazione, ciò senza la necessità di rimuovere la copertura delle pile stesse.</p>
<p>Si tratta del classico apparecchio <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> utilizzabile da tutti, anche senza alcuna conoscenza delle tecniche di ripresa, con la sola consultazione del foglio illustrativo presente nella confezione. Ne esiste anche un modello molto simile, la <strong>Brownie Flash 20</strong>. E’ curioso un consiglio riportato sul libretto di istruzioni, dove si dice che è opportuno pulire l’obiettivo con i fazzolettini di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Lens Cleaning Paper  …<em> if you want to avoid pictures with a London fog effect …</em></p>
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		<title>La fotocamera Kodak N° 2A Folding Autographic Brownie</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[George Eastman: la Kodak]]></category>
		<category><![CDATA[Macchine fotografiche]]></category>
		<category><![CDATA[1916]]></category>
		<category><![CDATA[A116 Autographic]]></category>
		<category><![CDATA[Autographic]]></category>
		<category><![CDATA[Ball Bearing]]></category>
		<category><![CDATA[Bausch & Lomb]]></category>
		<category><![CDATA[Canadian Kodak Company Limited]]></category>
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		<description><![CDATA[Si tratta di uno dei tanti modelli appartenenti alla serie delle Autographic, cioè quelle fotocamere dotate di una finestrella apribile posta sul dorso attraverso la quale, con un apposito stiletto, si poteva scrivere un riferimento (un nome o una data) che sarebbe poi apparso sulla foto stampata. Ciò era possibile soltanto utilizzando una pellicola in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2961" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2961 " title=" Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-1-300x263.jpg" alt="Le due fotocamere Kodak N° 2A Folding Autographic Brownie" width="300" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Le due fotocamere <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> N° 2A <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a> Autographic Brownie</p></div>
<p>Si tratta di uno dei tanti modelli appartenenti alla serie delle <strong>Autographic</strong>, cioè quelle fotocamere dotate di una finestrella apribile posta sul dorso attraverso la quale, con un apposito stiletto, si poteva scrivere un riferimento (un nome o una data) che sarebbe poi apparso sulla foto stampata. Ciò era possibile soltanto utilizzando una pellicola in rullo di tipo particolare, la cui copertura di sicurezza poteva essere resa trasparente con la pressione dello stiletto: naturalmente si potevano usare anche pellicole di tipo normale. Come è noto, la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a></strong> ha prodotto nell’arco di circa un secolo una serie lunghissima di modelli analogici, con un numero altrettanto grande di modifiche/varianti: in questo caso presentiamo due fotocamere che, pur appartenendo allo stesso modello, mostrano differenze costruttive abbastanza evidenti.</p>
<p>Le diversità nascono anche dal fatto che l’esemplare di sinistra è stato prodotto negli stabilimenti americani di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> (Eastman <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company), </strong>quello di destra invece nella sede canadese situata a Toronto (<strong>Canadian <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company Limited</strong>). Il corpo macchina è in metallo, in parte verniciato di colore nero in parte ricoperto di vulcanite, il soffietto è di cartone ricoperto di un sottile rivestimento pure di colore nero. La produzione della 2A è iniziata nel 1915 ed è proseguita fino al 1925 circa: entrambi gli apparecchi fotografati sono databili agli anni 1916/1917.<span id="more-2959"></span></p>
<p><strong>Caratteristiche  principali</strong></p>
<div id="attachment_2962" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2962 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-2-300x153.jpg" alt="I particolari dei gruppi obiettivo/otturatore: a sinistra l’esemplare “americano”, a destra quello “canadese”" width="300" height="153" /></a><p class="wp-caption-text">I particolari dei gruppi obiettivo/otturatore: a sinistra l’esemplare “americano”, a destra quello “canadese”</p></div>
<p>-    <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">Folding</a></strong> per pellicola in rullo</p>
<p>-    Formato del negativo 2½ x 4¼ inch (6 x 10,5 cm) su pellicola in rullo <strong>A116 Autographic</strong>; sul dorso è presente la finestrella rotonda per controllare il numero del fotogramma</p>
<p>-    Inquadratura con mirino a specchio, reversibile orizzontale/verticale</p>
<p>-    Messa a fuoco su scala metrica differenziata in metri oppure in feet</p>
<p>-    In entrambi gli apparecchi l’obiettivo è un <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a></strong> da 120 mm costruito dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/bausch-lomb/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Bausch &amp; Lomb">Bausch &amp; Lomb</a></strong>: nell’esemplare di sinistra l’apertura massima è di f/4, in quello di destra di f/6.6. La differenza più evidente consiste nel fatto che nel modello “americano” l’otturatore e il diaframma si trovano fra i due gruppi ottici e quindi la lente anteriore è visibile, mentre in quello “canadese” sia il diaframma che l’otturatore sono anteposti al <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a> e non è visibile alcuna lente.</p>
<p>-    I valori del diaframma a iride sono di<strong> f/4 – f/8 – f/16 – f/32 – f/64</strong> nell’esemplare di sinistra, mentre in quello di destra le posizioni sono quattro, indicate dalla descrizione per esteso delle condizioni di luce in cui devono essere utilizzate (<em><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> near view–portrait, 2 average view, 3 distant view, 4 marine clouds-snow</em>). La posizione <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> corrisponde ad un’apertura di f/6..6, la posizione 4 di f/45 circa.</p>
<div id="attachment_2964" class="wp-caption alignleft" style="width: 265px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-2964 " title=" Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/01/208-Foto-3-255x300.jpg" alt="Particolare della finestrella Autographic presente nel dorso, con lo stilo nel proprio alloggiamento" width="255" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare della finestrella Autographic presente nel dorso, con lo stilo nel proprio alloggiamento</p></div>
<p>-    Le due fotocamere sono dotate di otturatore centrale, quella di sinistra di un <strong>Kodex N° <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>,</strong> quella di destra di un <strong>Ball Bearing</strong>; sono entrambi a cinque lamelle, sempre in posizione di scatto, prodotti dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> stessa. Per il Ball Bearing era disponibile anche un autoscatto separato, venduto come optional.</p>
<p>-    I tempi di scatto del Kodex N° <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> sono di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/25, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50, B, T,</strong> mentre nel Ball Bearing sono di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/25, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/100 B, T</strong>. In quest’ultimo caso, in analogia a quanto succede per i diaframmi, accanto ai tempi sono esposte per esteso le condizioni di luce in cui i tempi stessi devono essere di massima utilizzati (<em>Clear <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/25,  Brilliant <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/50,  Moving Objects <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/100,  con posa B Gray ½ secondo,  Dull ¾ di secondo,  Very Dull <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> secondo</em>), specificando perfino che con la posa B è necessario usare il treppiede (<em>tripod</em>).</p>
<p>Nel modello prodotto in Canada è evidente che la volontà del costruttore era di fornire il più possibile indicazioni per consentire l’uso dell’apparecchio anche ad operatori poco esperti e quindi di far sì che il maggior numero di persone fosse in grado di “schiacciare il bottone” (come diceva <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/george-eastman/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con George Eastman">George Eastman</a></strong>) ottenendo risultati accettabili. Anche il modello costruito a <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a></strong> è comunque caratterizzato da grande semplicità d’uso ed è destinato quindi esclusivamente ad una clientela di tipo amatoriale.</p>
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		<title>The Monroe Camera Company</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Dec 2010 16:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fondazione della Monroe Camera Company risale al 1897 e le sue origini sono legate a quel fiorire di iniziative imprenditoriali che porteranno la città statunitense di Rochester a diventare uno dei poli mondiali dell’industria fotografica. La nascita dell’azienda è opera di Fred A. Sherwood, un commerciante di cuoio e pellami, in società con Charles [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2878" class="wp-caption alignleft" style="width: 306px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/12/203-Foto-1.JPG"><img class="size-full wp-image-2878" title="203 Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/12/203-Foto-1.JPG" alt="203 Foto 1" width="296" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo Monroe</p></div>
<p>La fondazione della <strong>Monroe Camera Company </strong>risale al 1897 e le sue origini sono legate a quel fiorire di iniziative imprenditoriali che porteranno la città statunitense di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> a diventare uno dei poli mondiali dell’industria fotografica. La nascita dell’azienda è opera di Fred A. Sherwood, un commerciante di cuoio e pellami, in società con Charles V. Case, di professione contabile, e con Albert Beir; quest’ultimo dall’anno precedente aveva già avviato un’attività artigianale per la produzione di fotocamere. La sede è ubicata in un edificio al 48 di Stone Street e il nome deriva da quello della Contea di Monroe, stato di New York, di cui<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a></strong> è il capoluogo. L’avvio della produzione è molto rapido e già nel corso dell’anno successivo sono in vendita svariati tipi di fotocamere <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a>, tanto che sul finire del 1898 una pubblicità diffusa dalla compagnia afferma che sono in produzione ben ventidue varianti dei suoi diversi modelli, diversificate per tipo e/o per formato. <span id="more-2876"></span></p>
<p>Va detto che si tratta di apparecchi <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> costruiti in legno, dalla struttura relativamente semplice, nei quali va poi assemblato il gruppo obiettivo/otturatore, componente che per la quasi totalità dei marchi statunitensi è prodotto dalla <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/bausch-lomb/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Bausch &amp; Lomb">Bausch &amp; Lomb</a>,</strong> ubicata proprio a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>.<a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/12/203-Foto-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2879" title="203 Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/12/203-Foto-2-197x300.jpg" alt="203 Foto 2" width="197" height="300" /></a></p>
<p>Queste fotocamere diventano in breve molto popolari, soprattutto per le dimensioni ridotte e la conseguente maneggevolezza d’uso; ad incontrare il successo maggiore sono i modelli “pocket”, apparecchi che possono stare in tasca dal momento che, come afferma una pubblicità dell’epoca, una volta richiusi non superano lo spessore di un pollice e mezzo (cm 3, 81). Appartengono a questo tipo la <strong>Pocket Monroe No. 2,</strong> la leggera <strong>Tourist Pocket Camera</strong> e la <strong>Monroe Vest Pocket Camera</strong>. L’azienda è presente anche sul mercato europeo attraverso l’agenzia londinese Goldman &amp; Company e nei primi mesi del 1899 la quasi totalità della produzione viene esportata in Europa. Nonostante questa situazione favorevole appare comunque evidente che tante piccole aziende non potranno singolarmente reggere a lungo il confronto commerciale con la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> </strong>di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/george-eastman/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con George Eastman">George Eastman</a></strong> e quindi anche la Monroe partecipa alla fusione che porta alla nascita della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> Optical and Camera Company. Oltre alla Monroe partecipano all’operazione la <strong>Ray Camera Company,</strong> la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> Optical Company,</strong> la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> Camera and Supply Company</strong> e la <strong>Western Camera Manufacturing Company </strong>di Chicago.</p>
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		<title>Jos. Schneider Optische Werke GmbH</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 14:43:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2720" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-11.JPG"><img class="size-full wp-image-2720 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-11.JPG" alt="Il logo Schneider" width="200" height="41" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo Schneider</p></div>
<p>Tratteggiando brevemente la storia di alcune case costruttrici di attrezzature fotografiche o descrivendo singole fotocamere, già più volte mi è capitato di citare obiettivi <strong>Schneider Kreuznach</strong>, componenti realizzati da un’azienda che pur non producendo apparecchi fotografici col proprio marchio è stata e continua ad essere uno dei punti di riferimento nel campo dell’ottica mondiale, fotografica e non. La sua fondazione risale al 18 gennaio 1913, quando <strong>Joseph Schneider</strong> avvia nella città tedesca di Bad Kreuznach un’attività dedicata alla produzione di lenti ed obiettivi dandogli il nome di <strong>Optische Anstalt Jos. Schneider &amp; Co</strong>.: i suoi prodotti sono sul mercato a partire dal 1914 e si caratterizzano immediatamente sia per la qualità ottica che per l’accuratezza costruttiva. I primi marchi di fabbrica si riferiscono agli obiettivi Symmar e Componar, mentre dal 1915 appaiono i primi obiettivi dedicati alla cinematografia. Superata la parentesi della Prima Guerra Mondiale, nel 1922 l’azienda assume la denominazione di<strong> Jos. Schneider &amp; Co., Optische Werke, Kreuznach</strong> entrando rapidamente nel novero dei maggiori e più titolati costruttori di apparecchiature ottiche dedicate non solo alle fotocamere, ma a tutti i settori che richiedono tale tipo di componenti.<span id="more-2715"></span></p>
<div id="attachment_2721" class="wp-caption alignright" style="width: 256px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-21.jpg"><img class="size-medium wp-image-2721 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-21-246x300.jpg" alt="Il Super Angulon da 121 mm f/8 con otturatore Deckel Synchro Compur, montato sulla piastra portaottica di una fotocamera Linhof Technika 13 x 18" width="246" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Super Angulon da 121 mm f/8 con otturatore Deckel Synchro Compur, montato sulla piastra portaottica di una fotocamera Linhof Technika 13 x 18</p></div>
<p>Sono gli anni in cui inizia la collaborazione commerciale non solo con alcune delle maggiori aziende del settore foto-cinematografico, ma in generale con tutte quelle che si dedicano ad attività di produzione/riproduzione di immagini, nel senso più lato del termine. Rimanendo nel settore più propriamente fotografico non risulta possibile trattare in maniera dettagliata tutte le ottiche che portano il caratteristico marchio “<strong>Schneider Kreuznach</strong>” anteposto al nome dell’obiettivo, quindi mi limiterò a fornirne un elenco di massima composto soltanto dagli schemi più famosi; altrettanto dicasi per i modelli di fotocamere sulle quali gli obiettivi suddetti sono montati e anche in questo caso farò riferimento non tanto ai singoli apparecchi quanto piuttosto alle case produttrici dei medesimi. Per dare un’idea delle proporzioni dell’attività, va detto che nel 1932 la produzione<strong> Schneider</strong> raggiunge i 500.000 obiettivi, che diventano <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>.000.000 nel novembre 1936.</p>
<div id="attachment_2722" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-31.jpg"><img class="size-medium wp-image-2722 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/Foto-31-300x191.jpg" alt="Un G - Claron WA da 210 mm f/11 (a sinistra) accanto ad un Componon da 105 mm f/5,6" width="300" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Un G - Claron WA da 210 mm f/11 (a sinistra) accanto ad un Componon da 105 mm f/5,6</p></div>
<p>Sempre a fini statistici, numeri che però sono significativi in relazione allo sviluppo che ha caratterizzato questo marchio, va evidenziato che nei primi mesi del 2000 risultavano prodotti 14.730.000 pezzi. Tornando agli schemi ottici elaborati, l’elenco si apre con <strong>Xenar</strong> e <strong>Tele Xenar</strong> del 1926 e prosegue con obiettivi come <strong>Curtagon, Isconar, Reomar, Radionar, Radiogon, Rubinar, Xenon, Xenagon, Symmar </strong>e relative varianti (<strong>Apo-Symmar, Super Symmar, Macro Symmar,</strong> … ), <strong>Tele Arton, Variogon e Tele Variogon,</strong> per finire con i <strong>Digitar</strong> di stretta attualità. Credo meritino un cenno a parte gli eccellenti<strong> Xenotar</strong>, <strong>Angulon</strong> e <strong>Super Angulon</strong>. Altrettanto valide le ottiche da riproduzione/stampa/arti grafiche della serie <strong>Claron</strong> e <strong>Apo Artar</strong>, nonché gli obiettivi per stampa di negativi <strong>Componar, Betavaron</strong> e soprattutto <strong>Componon,</strong> quest’ultimo una vera leggenda fra coloro che, come il sottoscritto, sono “reduci” della camera oscura. Per quanto riguarda le fotocamere troviamo varie ottiche di svariate focali dotate degli attacchi a vite da 39 e 42 mm, poi <strong>Adox, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a>, Alpa, Balda, Beier, Canon, Certo, Contarex, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a>, Franka Kamerawerke, Hasselblad, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a>, Linhof, Sinar, Minolta, Miranda, Nagel, Nikon, Olympus, Plaubel, Praktica, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rolleiflex/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rolleiflex">Rolleiflex</a>, Welta e <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>, </strong>solo per citare le più note, fra le quali il meglio di sempre. Negli anni Ottanta del XX secolo l’azienda opera una serie di acquisizioni, tra cui la <strong>Rollei Fototechnic GmbH,</strong> la<strong> Pentacon/Praktica</strong> e l’americana <strong>Century Optics</strong>. Nel 1998 assume l’attuale denominazione di <strong>Jos. Schneider Optische Werke GmbH.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Hasselblad: le origini</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hasselblad]]></category>
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		<description><![CDATA[Parlare di Hasselblad significa ripercorrere una serie di tappe che determinano la nascita e lo sviluppo di un’azienda che, praticamente dal suo esordio come produttrice di fotocamere verso la metà del XX secolo, è sinonimo di qualità assoluta, intesa a tutto tondo.
Le sue origini più antiche risalgono al 1841, quando nella città svedese di Göteborg [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/06/Foto-12.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2382" title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/06/Foto-12.jpg" alt="Foto 1" width="200" height="59" /></a>Parlare di Hasselblad significa ripercorrere una serie di tappe che determinano la nascita e lo sviluppo di un’azienda che, praticamente dal suo esordio come produttrice di fotocamere verso la metà del XX secolo, è sinonimo di qualità assoluta, intesa a tutto tondo.</p>
<p>Le sue origini più antiche risalgono al 1841, quando nella città svedese di Göteborg viene fondata l’impresa commerciale denominata F.W. Hasselblad &amp; Co: l’attività evidentemente è abbastanza redditizia dal momento che nel 1877 ha inizio la costruzione di un edificio da adibire a propria sede, edificio che è poi stato utilizzato fino al 2002.</p>
<p>L’ingresso nel mondo della fotografia avviene però molto più tardi, quando Arvid Viktor Hasselblad, il figlio del fondatore, mentre si trova in luna di miele incontra <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/george-eastman/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con George Eastman">George Eastman</a>, il leader della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>, che è già sbarcato in Europa ed ha aperto un ufficio vendite a Londra; Hasselblad è un appassionato fotografo che intuisce le possibilità commerciali offerte dalla diffusione del nuovo mezzo e negli anni 1888-1890 acquisisce l’esclusiva per la distribuzione dei prodotti <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> all’interno della Svezia.<span id="more-2380"></span></p>
<p>Pare che parecchio tempo dopo egli abbia commentato quel momento pronunciando la frase<em> … I certainly don’t think that we will earn much money on this, but at least it will allow us to take pictures for free  … </em>(Certamente non pensavo che ci avremmo guadagnato tanto denaro, ma almeno ci avrebbe consentito di fotografare gratis).</p>
<p>Sempre a livello di curiosità va rilevato che è proprio il 1888 l’anno di nascita del marchio <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>.</p>
<p>Il commercio di attrezzature fotografiche si rivela in breve un grande successo e presto assume una propria connotazione sotto la denominazione di <em>Fotografiska AB</em>: l’attività comprende anche una serie di laboratori per il trattamento del materiale sensibile sparsi in tutta la Svezia.</p>
<p>Negli anni a cavallo del nuovo secolo la società importa e commercializza con il proprio nome anche alcuni modelli di fotocamere, tra cui due apparecchi a lastre e una campagnola.</p>
<p>La direzione dell’azienda è stata nel frattempo assunta da Karl Erik Hasselblad, il figlio di Arvid, che nel 1906 ha a sua volta un discendente, Victor Hasselblad: quest’ultimo fin da piccolo mostra di essere particolarmente attratto sia dall’osservazione ornitologica che dalla fotografia, tanto che a diciotto anni viene inviato in giro per il mondo per costruirsi una solida esperienza presso aziende ormai affermate.</p>
<p>Frequenta i laboratori <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Pathé di Parigi, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> di Jena, alcune fabbriche di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a> e naturalmente la Eastman <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a> Company di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>; a vent’anni rientra in patria e si dedica ai suoi studi naturalistico/fotografici pubblicando svariati lavori compreso un libro.</p>
<p>Nel 1933 si sposa, ma intanto fra lui e la famiglia (soprattutto col padre) sono nati contrasti che nel tempo si dimostrano insanabili; nel 1937 decide infine di separarsi dall’azienda ed avvia nella stessa città di Göteborg un proprio negozio/laboratorio di fotografia, che viene chiamato<em> Victor Foto</em>.</p>
<p>Siamo negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale, evento durante il quale la Svezia assume il ruolo di potenza neutrale, in grado comunque di difendersi in virtù del suo efficiente armamento.</p>
<p>Quando la Germania invade la Norvegia nella primavera-estate del 1940 la Svezia difende con decisione il proprio spazio aereo ed abbatte alcuni velivoli tedeschi: da uno di questi viene recuperata una fotocamera da ricognizione, che fornisce alle forze armate svedesi l’idea di sviluppare un analogo apparecchio per la propria aviazione.</p>
<p>Per la sua progettazione e costruzione vengono contattati alcuni possibili fornitori, tra i quali Victor Hasselblad.</p>
<p>Quando gli viene chiesto se si sente in grado di produrre una macchina come quella egli fornisce la nota risposta, entrata poi nell’epopea della fotografia: “No, non posso produrne una uguale, ma ne posso fare una migliore&#8221;.</p>
<p>Gli viene affidato l’incarico e per dare inizio alla produzione egli fonda la società <em>Ross AB</em>.</p>
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		<title>Conley Camera Company</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 13:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conley Camera Co.]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel febbraio del 1898, i fratelli Kerry e Frederick Conley di Spring Valley, Minnesota, Stati Uniti, brevettano una fotocamera da loro realizzata (Magazine Camera) e già nell’anno successivo ne avviano la costruzione nel laboratorio situato nel retro del negozio di gioielleria.
L’attività commerciale legata alla fotocamera prende il nome di Conley Camera Company e riguarda anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-19.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2170" title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-19-300x71.jpg" alt="Foto 1" width="300" height="71" /></a>Nel febbraio del 1898, i fratelli Kerry e Frederick Conley di Spring Valley, Minnesota, Stati Uniti, brevettano una fotocamera da loro realizzata (Magazine Camera) e già nell’anno successivo ne avviano la costruzione nel laboratorio situato nel retro del negozio di gioielleria.</p>
<p>L’attività commerciale legata alla fotocamera prende il nome di Conley Camera Company e riguarda anche la produzione di componenti per apparecchi fotografici di altri costruttori; nel giro di un anno il volume di attività li costringe a trasferire la lavorazione in uno spazio più ampio.<span id="more-2165"></span></p>
<p>Nel 1903 la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>, azienda fotografica già leader negli Stati Uniti, acquisisce la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> Optical &amp; Camera Co, azienda che a sua volta produceva fotocamere per la Sears, Roebuck &amp; Co di Chicago, Illinois.</p>
<p>Quest’ultima, rimasta in parte senza fornitore, si rivolge proprio alla Conley per far costruire i propri apparecchi; ciò avviene nonostante i pochi anni di esperienza della quasi neonata azienda e tale scelta è probabilmente originata dal fatto che Richard Sears e i fratelli Conley sono amici d’infanzia.</p>
<p>Nel 1904 la Conley si trasferisce a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>, sempre nel Minnesota, ma il motivo di tale trasloco appare scarsamente giustificato.</p>
<div id="attachment_2171" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-27.jpg"><img class="size-medium wp-image-2171 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-27-229x300.jpg" alt="Kerry Conley, uno dei fondatori" width="229" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Kerry Conley, uno dei fondatori</p></div>
<p>Una supposizione sulle cause dello spostamento può essere ricercata nell’omonomia di questa località con la città di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>, vicino a New York, ormai diventata un distretto fotografico a livello mondiale, in quanto è possibile che fare <a href="http://www.traslochi365.it/">un trasloco</a> e avere la sede in un luogo che porta tale nome sia ritenuto (sfruttando l’equivoco) motivo di notorietà e quindi di successo commerciale.</p>
<p>Questa supposizione è suffragata dal fatto che nella pubblicità delle fotocamere diffusa all’epoca dalla Conley si dichiara <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> come luogo di produzione, senza però specificare che si tratta della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a> situata in Minnesota.</p>
<p>In ogni caso il contratto con la Sears, Roebuck, &amp; Co si dimostra un buon affare, dal momento che in due anni il numero di addetti aumenta da 16 a 135 e che nel 1908 il marchio sulle fotocamere viene cambiato da Seroco (<strong>Se</strong>ars, <strong>Ro</strong>ebuck, &amp;<strong> Co</strong>) a Conley.</p>
<p>La produzione annua è di circa 28.000 apparecchi a cui si aggiungono migliaia di chassis per lastre e di accessori vari; si tratta di modelli tipo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/folding/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Folding">folding</a> di medio e grande formato costruiti in gran parte in legno.</p>
<p>Anche questa sede si rivela presto insufficiente e nel 1909 inizia la costruzione di un vero e proprio stabilimento al 501 della Main Street, finanziata con la vendita del 47% della società alla Sears; nell’anno successivo la Sears acquista l’intera quota della Conley e i fratelli fondatori si dedicano ognuno ad altre attività imprenditoriali e commerciali.</p>
<div id="attachment_2172" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-32.jpg"><img class="size-medium wp-image-2172 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-32-300x107.jpg" alt="Lo stabilimento di Rochester, costruito nel 1909 al 501 della Main Street " width="300" height="107" /></a><p class="wp-caption-text">Lo stabilimento di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>, costruito nel 1909 al 501 della Main Street </p></div>
<p>Per molti anni continuano ad essere costruite fotocamere a lastre e soltanto nel 1915 iniziano ad apparire apparecchi tipo box (Conley Kewpie), rivolti quindi ad uso più specificamente amatoriale.</p>
<p>Nel 1917 viene avviata la produzione di fonografi e nel 1924 il marchio Conley Camera Company assorbe la Seneca Camera Manufacturing Company di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rochester/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rochester">Rochester</a>, New York, anche se la proprietà fa sempre capo alla Sears, Roebuck, &amp; Co.</p>
<p>Nel 1927 cessa la fabbricazione di fotocamere con il marchio Conley, mentre continua quella di accessori e pezzi di ricambio; negli anni successivi la produzione è riconvertita e scompaiono lentamente i riferimenti agli apparecchi fotografici.</p>
<p>Nel 1940 la Sears, Roebuck, &amp; Co vende la Conley alla Glen Waters e il nome si modifica in Waters Conley Co, che realizza con quel marchio una serie di prodotti (strumenti medicali, di misura, componenti per uso militare, …) che nulla hanno a che vedere con la fotografia.</p>
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		<title>Ansco (Anthony &amp; Scovill)</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 10:29:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Binghamton]]></category>
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		<description><![CDATA[Le origini della Ansco risalgono al 1842 quando viene fondata a Binghamton, New York, la “E. &#38; H.T. Anthony Co.”, società per la commercializzazione di dagherrotipi (una sorta di galleria) che nel 1847 inizia a vendere anche attrezzature fotografiche.
Negli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo è, nel suo settore, il più importante distributore degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1897" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-13.jpg"><img class="size-medium wp-image-1897 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-13-200x300.jpg" alt="Il frontespizio di un catalogo Ansco del 1913" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il frontespizio di un catalogo Ansco del 1913</p></div>
<p>Le origini della Ansco risalgono al 1842 quando viene fondata a Binghamton, New York, la “E. &amp; H.T. Anthony Co.”, società per la commercializzazione di dagherrotipi (una sorta di galleria) che nel 1847 inizia a vendere anche attrezzature fotografiche.</p>
<p>Negli anni Cinquanta e Sessanta del XIX secolo è, nel suo settore, il più importante distributore degli Stati Uniti e intorno al 1870 inizia a costruire fotocamere.</p>
<p>Nel 1901-1902 si fonde con la Scovill &amp; Adams diventando Anthony &amp; Scoville, abbreviata in Ansco; successivamente rileva anche la Goodvin, azienda costruttrice di pellicole, la Columbia, produttrice di carta fotografica e la American Photo Products Co.</p>
<p>E’ il primo fabbricante a brevettare un caricatore a pellicola che può essere montato in luce diurna.</p>
<p>Nel 1928 viene associata all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a>, diventando <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a> Ansco aggiungendo quindi alla sua specifica produzione anche la commercializzazione su licenza di prodotti sia <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a> che di altre case produttrici.</p>
<p>L’azienda è controllata dalla Germania mediante una società con sede in Svizzera denominata “Internationale Gesellschaft fur Chemische Unternehmungen AG” (o IG Chemie), nome che nel 1929 viene cambiato in “American IG Chemical Corporation”, e nel 1939 modificato in “General Aniline &amp; Film”: la produzione di fotocamere continua sotto il marchio “<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a> &#8211; Ansco”.<span id="more-1893"></span></p>
<p>Gli interessi economici della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a> &#8211; Ansco negli Stati Uniti e la fabbrica di Binghamton vengono dal 1941 messi sotto il controllo del governo degli Stati Uniti e successivamente acquisiti come beni economici del nemico; la società infatti è a capitale tedesco e produce anche sestanti ed attrezzature ottiche per uso bellico.</p>
<div id="attachment_1898" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-24.jpg"><img class="size-medium wp-image-1898 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-24-300x205.jpg" alt="Copertina del libretto di istruzioni della Speedex Junior (anni Cinquanta)" width="300" height="205" /></a><p class="wp-caption-text">Copertina del libretto di istruzioni della Speedex Junior (anni Cinquanta)</p></div>
<p>L’attività riprende a pieno ritmo al termine della Seconda Guerra Mondiale e riguarda sia la produzione diretta di apparecchi, sia la commercializzazione, di nuovo sotto il marchio ANSCO, di fotocamere costruite dall’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/agfa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Agfa">Agfa</a>, dalla Chinon, dalla Ricoh e perfino dalla Minolta.</p>
<p>Nel 1967 la compagnia viene ancora una volta chiamata “General Aniline &amp; Film” (GAF), marchio sotto il quale viene messa sul mercato una grande varietà di fotocamere e anche di pellicole; nel 1977/78 la Haking di Hong Kong acquista i diritti del marchio Ansco continuando ad utilizzarlo per macchine fotografiche prodotte fino al 1990.</p>
<p>La GAF nel frattempo è diventata Anitec, azienda che nel 1992 celebra il 150° anniversario della fondazione.</p>
<p>Successivamente verrà acquisita dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>: la fabbrica di Binghamton è stata chiusa nel 1998 e demolita nel 2000.</p>
<p>Con il marchio Ansco sono stati prodotti oltre sessanta modelli di fotocamere, materiali sensibili di tutti i tipi e attrezzature varie per la fotografia.</p>
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		<title>Gli otturatori Alfred Gauthier</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 20:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Singlo]]></category>
		<category><![CDATA[Telma]]></category>
		<category><![CDATA[Vario]]></category>

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		<description><![CDATA[Gauthier è uno dei marchi più noti nella storia della fotografia: le sue origini risalgono al 1902, quando il tecnico tedesco Alfred Gauthier fonda un’azienda produttrice di otturatori fotografici a Calmbach, nella Foresta Nera.
Il primo modello, il Koilos, appare nel 1904.
Nella prima versione è un otturatore centrale pneumatico a due lamelle, che diventano tre nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1808" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1.jpeg"><img class="size-full wp-image-1808" title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1.jpeg" alt="Alfred Gauthier" width="120" height="142" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a></p></div>
<p>Gauthier è uno dei marchi più noti nella storia della fotografia: le sue origini risalgono al 1902, quando il tecnico tedesco <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> fonda un’azienda produttrice di otturatori fotografici a Calmbach, nella Foresta Nera.</p>
<p>Il primo modello, il Koilos, appare nel 1904.<br />
Nella prima versione è un otturatore centrale pneumatico a due lamelle, che diventano tre nella seconda, con tempi di scatto che vanno da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> secondo a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/300 più le pose T e B.</p>
<p>La caratteristica fessura che appare al momento dello scatto di un otturatore di questo tipo, diventerà tra l’altro il logo dell’azienda: sulle lamelle in posizione di parziale apertura appaiono le lettere A, G, C, cioè <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> Calmbach.</p>
<p>Si tratta di uno strumento che incontra un discreto successo e viene montato non solo su fotocamere tedesche, ma è utilizzato anche da costruttori inglesi e dall’americana <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>.<span id="more-1806"></span></p>
<p>Il secondo modello appare nel 1908 e non è più di tipo pneumatico, ma è il primo che viene azionato mediante il cavetto flessibile: il suo nome è ISBO.</p>
<p>Ha inizio da questo momento la produzione continua di nuovi modelli, dotati di caratteristiche diverse, evidentemente coerenti con quelle che sono le richieste dei costruttori di fotocamere.</p>
<p>Nello stesso anno 1908 appaiono infatti altri otto modelli (Eo, Derval, Embezet, Acro, Perco, Singlo, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a>, Pronto), alcuni dei quali, come Derval, Embezet, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a> e Pronto, avranno enorme diffusione e continueranno ad essere prodotti per molti anni.</p>
<div id="attachment_1810" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-22-copia.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1810  " title="Foto 2(2) copia" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-22-copia-150x150.jpg" alt="Il logo AFC" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo AGC</p></div>
<p>Nel 1909 appare il modello Peri, costruito appositamente per la neonata <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>.</p>
<p>Nel 1910 l’azienda si trasforma in società a responsabilità limitata (<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> GmbH) con un capitale nominale di 250.000 marchi e con la partecipazione della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> come socio di minoranza.</p>
<p>Nel 1911 viene costruito l’Ebusch appositamente per la Emil Bush AG e nel 1913 l’Ibsor a tre lamelle, anche questo diventato otturatore “storico”, soprattutto per la grande diffusione fra le fotocamere di livello medio (tempi di scatto da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> secondo a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/100 più pose B e T).</p>
<p>Il periodo della Prima Guerra Mondiale e soprattutto quello immediatamente successivo determinano un periodo di stasi produttiva, tanto che un nuovo modello appare soltanto nel 1926 e viene chiamato Telma; nello stesso periodo appaiono anche il Vero e, nel 1929, una nuova versione di Pronto a due lamelle che raggiunge il tempo di scatto di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/200 di secondo.</p>
<p>Nel 1931 il fondatore si ritira dall’attività per ragioni di età e il controllo della società, chiamata Prontor-Werk <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> GmbH, viene assunto dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> come socio di maggioranza.</p>
<div id="attachment_1812" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-311.jpg"><img class="size-medium wp-image-1812 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-311-300x241.jpg" alt="Un otturatore Vario degli anni Venti" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">Un otturatore <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a> degli anni Venti</p></div>
<p>Nel 1933 appare un secondo modello di Telma, nel 1934 il Pronto a tre lamelle e soprattutto il Prontor II, che dal 1938 sarà dotato di contatto per il flash.</p>
<p>Nel 1935 viene costruito per la tedesca Robot un otturatore rotante che raggiunge la velocità di scatto di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/500 di secondo e nel 1940 il Prontor II 00 a cinque lamelle.</p>
<p>A seguito della Seconda Guerra Mondiale gli stabilimenti vengono requisiti dal governo militare della zona occupata dalla forze francesi e la progettazione di nuovi modelli può riprendere nel 1948; da quel momento vengono costruiti esemplari sempre più perfezionati chiamati con i nomi storici che hanno segnato la vita della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a>, nomi come Prontor, Ibsor, Singlo, Vero, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/vario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Vario">Vario</a> e così via.</p>
<p>Nel 1966 il Prontor 1000 LK raggiunge la velocità di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1935/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>/1000 di secondo.<br />
Nel 1969 agli otturatori viene affiancata la produzione di attrezzature elettroniche di precisione dedicate ad ambiti non solo fotografici, con specializzazioni per l’ottica e gli strumenti medicali.</p>
<p>Nel 1976 la produzione di otturatori di tutto il gruppo Zeiss viene riunita nell’azienda chiamata PRONTOR, tutt’ora esistente.</p>
<p>Nel 2002 i cento anni di attività sono stati celebrati con una importante cerimonia.</p>
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