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Stasera, presso il Centro Sportivo Barca (Bologna), dalle ore 21 alle ore 23, il nostro caro Aniceto ci aiuterà ad approfondire le conoscenze sul linguaggio fotografico. Saranno due ore piacevolissime dedicate alla formazione e alla storia della nostra amata fotografia. Qui di seguito, ecco come si presenta Aniceto Antilopi:

“Da appassionato di storia della fotografia mi sono chiesto quali siano le origini lontane del linguaggio fotografico, quale tipo di esperienze e di culture ci siano alla base, quali siano i miti, le fantasie, i fondamenti teorici della fotografia e del linguaggio di cui è portatrice”.

Per maggiori dettagli, vi rimandiamo a Provediemozioni e al suo Calendario Eventi.

Tags: Aniceto Antilopi, fotografia, linguaggio fotografico, storia della fotografia
sebastiao salgado

Una delle tante bellissime immagini di Sebastião Salgado

Se siete davvero appassionati di fotografia, vi invitiamo a partecipare alla serata organizzata da Aniceto Antilopi su Sebastião Salgado, sicuramente uno dei maggiori esponenti contemporanei dell’arte della fotografia. Domenica 22 agosto ore 20,45, presso il Teatrino Parrocchiale di Gaggio Montano, Aniceto Antilopi vi aspetta per una videoproiezione ed un approfondimento sul grande autore. Un’ottima occasione per trascorrere piacevolmente una serata all’insegna della cultura e per entrare in punta di piedi in un mondo, quello di Salgado, caratterizzato dall’impegno sociale e dalla volontà di mostrare le inconcepibili condizioni di sofferenza umana in cui versano ancora milioni di persone nel mondo.

La locandina

Tags: Aniceto Antilopi, fotografia, Gaggio Montano, Sebastião Salgado
Dagherrotipo erotico francese anonimo, colorato a mano (1850 circa)

Dagherrotipo erotico francese anonimo, colorato a mano (1850 circa)

La realizzazione di raffigurazioni di contenuto erotico o esplicitamente pornografico è contestuale alla produzione stessa di immagini, siano esse semplici graffiti su una parete di roccia, decorazioni di un vaso, affreschi murali, quadri, stampe o disegni di varia natura.

Non è mia intenzione analizzare tale materia, né esprimere valutazioni sul confine tra arte, erotismo e pornografia, né tantomeno proporre interpretazioni socio-culturali o etiche di alcun tipo, ma raccontare, da cronista, il momento in cui l’immagine fotografica fa il suo ingresso prepotente in questo scenario.

La raffigurazione di soggetti a contenuto erotico-pornografico è un’attività già molto fiorente a cavallo fra XVIII e XIX secolo: a titolo di esempio si può dire che a Londra nel 1834, cioè cinque anni prima dell’annuncio di Daguerre, fra gli innumerevoli negozi di libri di Holywell Street, ne esistono alcune decine che trattano pubblicazioni a stampa di materiale erotico-pornografico, non in maniera furtiva, ma con tanto di locandine a carattere pubblicitario. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1861, dagherrotipo, Daguerre, fotografia, Max Simon Nordau
Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee

Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee

Il pioniere della foto subacquea è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).

In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.

Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory Arago a Banyuls sur Mer e dal 1886 inizia a cimentarsi in immersioni subacquee; nello stesso periodo consegue il dottorato in scienze presso l’Università di Parigi.

Dal momento che si dedica anche alla fotografia, nel 1892 ha l’idea di riprendere la vita sottomarina e, con l’aiuto del fratello Augusto, progetta e costruisce una scatola sigillata in grado di contenere una fotocamera di tipo “detective” in grado di utilizzare lastre di vetro di formato 9 x 12 cm.

Con questa attrezzatura riesce a riprendere alcuni immagini, portandosi, abbigliato da palombaro, a profondità che arrivano all’incirca ad una decina di metri. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1892, Boutan, foto subacquea, fotografia, Sleicher
Sarah Bernhard

Sarah Bernhard

Tanto è stato scritto sui ritratti di Nadar, soprattutto su quelli eseguiti alle “personalità” del suo tempo, soprattutto alle personaltà intellettuali che egli, per primo, con una intuizione che già era insita nei disegni del Pantheon Nadar, vuole rendere fruibili e accessibili ad un pubblico il più vasto possibile.

Nel 1999 fu organizzata una mostra dal Paul Getty Museum dal titolo “Nadar/Warhol: Paris/New York” nella quale veniva accostato il lavoro di Nadar a quello di Andy Warhol, due grandi fotografi, così distanti nel tempo, ma così vicini nel modo di sentire la fotografia anche come un mezzo per raccontare la notorietà, la fama, la capacità creativa, lo spessore intellettuale: Sarah Bernhardth, Gioacchino Rossini, Victor Hugo accanto a Marilyn Monroe, Mick Jagger, Truman Capote.

Charles Baudelaire

Charles Baudelaire

Nadar è un narratore della celebrità, un narratore che però della celebrità è stato capace di rendere, forse più di qualsiasi altro, sia il fascino e il mistero che l’autenticità espressiva.

La migliore descrizione del suo lavoro è probabilmente quella fatta da lui stesso con le parole pronunciate all’udienza del 12 marzo 1857 presso la Corte Imperiale di Parigi durante il processo di rivendicazione della proprietà esclusiva dello pseudonimo Nadar, nel pieno della tensione emotiva verso il nuovo mezzo artistico, all’inizio del periodo più creativo:

Cléo de Mérode

Cléo de Mérode

Il Maresciallo Francisco Serrano

Il Maresciallo Francisco Serrano

A ogni passo potete veder fotografare un pittore che non ha mai dipinto, un tenore senza scritture; e, lo dico sul serio, del vostro cocchiere come del vostro portinaio m’impegno a fare in una sola lezione altri due operatori fotografici. … la teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1853, fotografia, Nadar, ritratti
Marey in età matura

Marey in età matura

Classificare come fotografo un personaggio come Étienne Jules Marey può apparire improprio e riduttivo, sta di fatto comunque che nella sua vita di studioso la fotografia ha avuto un ruolo di primo piano.

Nasce in Francia, a Beaune, il 5 marzo 1830, figlio di un commerciante di vini.

Portato per gli studi scientifici, a 19 anni si iscrive all’Università di Parigi e a 29 si laurea in fisiologia con una tesi riguardante la circolazione del sangue.

Da questo lavoro, incentrato anche sulla registrazione grafica della meccanica cardiaca, egli inizia ad allargare i propri interessi a tutte le forme di movimento, non solo in campo medico (circolazione sanguigna, respirazione, contrazione muscolare), ma anche al galoppo dei cavalli e al volo degli uccelli, così che a scopo di studio inventa vari strumenti, alcuni dei quali tesi alla registrazione fotografica dei movimenti.

Illustrazioni sull'uso del fotofucile

Illustrazioni sull'uso del fotofucile

Dal 1869 è titolare della cattedra di Histoire naturelle des corps organisés al Collège de France e dal 1878 è membro dell’Accademia delle Scienze.

La necessità di studiare il movimento degli animali lo porta, nel 1882, a progettare un apparecchio che gli consente di effettuare riprese fotografiche in sequenza rapida: lo strumento assomiglia molto ad un normale fucile da caccia, ma è caricato con lastre fotografiche circolari oppure ottagonali che ruotano in una camera oscura, mentre la canna contiene l’obiettivo.

La descrizione di questa curiosa “arma” è pubblicata dallo stesso inventore nella rivista La Nature del 22 aprile 1882, in un articolo nel quale egli spiega di essere riuscito “ …a costruire, con le dimensioni di un fucile da caccia, un apparecchio che fotografa 12 volte al secondo l’oggetto mirato; ogni immagine richiede, come tempo di posa, soltanto 1/720 di secondo.

La canna di questo fucile è un tubo che contiene un obiettivo fotografico (…) quando si tira il grilletto del fucile il meccanismo si mette in moto …”; ciò fa di questo strumento anche un precursore delle riprese cinematografiche. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1882, Cinematografo, Eadweard Muybridge, Eastman Dry Plate Company, Étienne Jules Marey, fotografia, fratelli Lumière, Kodak, Leon Warnerke

Eadweard Muybridge nasce a Kingston upon Thames il 9 aprile 1830; il suo cognome di nascita è Muggeridge e viene battezzato come Edward James, nomi che egli cambierà, modificando il cognome prima in Muygridge, infine in Muybridge.

Trasferitosi negli Stati Uniti avvia un’attività di libraio, poi di editore ed infine si dedica alla fotografia.

Il primo lavoro di una certa rilevanza è costituito da una serie di immagini dello Yosemite Park e della città di S. Francisco, luogo in cui vive, che vengono anche pubblicate sotto lo pseudonimo di “Helios”.

Nel 1872 si verifica l’avvenimento che lo colloca nella storia della fotografia: il governatore dello Stato della California, Leland Stanford, gli si rivolge per sapere se il metodo fotografico è in grado di dimostrare che durante il galoppo di un cavallo esiste un momento in cui tutte e quattro le zampe sono sollevate da terra.

Il fotogramma in cui il cavallo è staccato da terra

Il fotogramma in cui il cavallo è staccato da terra

Questa infatti è non solo la tesi sostenuta dallo stesso Stanford, ma nella convinzione comune si ritiene che il cavallo si stacchi completamente da terra nella posizione di massima estensione delle zampe; questa situazione durante il galoppo è anche stata spesso raffigurata in quadri e disegni degli inizi del XIX secolo.

Proprio in questo periodo si verifica un evento drammatico, che per un po’ di tempo distoglie Muybridge dalla fotografia e dai tentativi di documentare la corsa di un cavallo riprendendone fotograficamente tutti i movimenti: è il 1874 quando egli scopre che sua moglie ha un amante e che questo amante è il sindaco di S. Francisco, Harry Larkyns. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1878, Eadweard Muybridge, fotografia, The Horse in motion

RitaglioCharles François Tiphaigne de La Roche (1722 – 1774) è un medico e scrittore francese che nel 1760 pubblica in maniera anonima un romanzo utopistico intitolato Giphantie (l’anagramma del suo nome).

Lo scritto parla di un viaggio immaginario che il protagonista compie e che può essere direttamente collegato al filone fantastico-utopistico de “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift (1726).

L’autore racconta di essere stato trasportato da un uragano in un posto meraviglioso ed inaccessibile in cui la natura possiede ancora tutta la sua energia primitiva e nel quale vivono gli spiriti elementari che governano l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.

Uno degli spiriti, il prefetto dell’isola, guida il viaggiatore alla scoperta di questo luogo meraviglioso durante il quale gli vengono mostrate anche delle tele dipinte, che appaiono al viaggiatore come visioni “reali” del mondo esterno.

Il prefetto gli spiega allora il modo con cui esse si sono prodotte e la spiegazione non è altro che l’immaginazione di quella che 79 anni più tardi sarà la fotografia, cioè di un procedimento che permette di fissare in modo stabile le immagini della realtà su dei quadri mediante l’azione della luce. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1760, Charles François Tiphaigne de La Roche, fotografia, immagini, procedimento
Bagnanti in un ferrotipo francese del 1860

Bagnanti in un ferrotipo francese del 1860

Il processo fotografico al collodio umido ha dato origine non soltanto all’ambrotipo, ma pure ad una sua variante semplificata: il ferrotipo.

Anche nel caso di questo procedimento è necessario fare alcune precisazioni sulla data e sulla paternità, in analogia con quanto detto a proposito dell’ambrotipo (Archer o Cutting?) e prendendo comunque come dato di fatto la data del brevetto.

La messa a punto del procedimento ferrotipico è universalmente attribuita al francese Adolphe Alexandre Martin nel 1852/53, quindi negli stessi anni in cui si sta sviluppando anche la tecnica ambrotipica, che verrà brevettata negli Stati Uniti nel 1854.

Il motivo per cui il ferrotipo è comunemente ritenuto successivo all’ambrotipo risiede anche nel fatto che il suo brevetto americano è del 1856.

Adolphe Alexandre Martin (1824 – 1886) è un insegnante francese che rimane molto colpito dalla scoperta del collodio umido e lo sperimenta per ottenere delle immagini positive dirette, utilizzando come supporto una lastra metallica verniciata di nero.

Sia l’ambrotipo che il ferrotipo sono quindi due metodi ispirati al medesimo principio, anche se da un punto di vista tecnico seguono percorsi realizzativi diversi per quanto riguarda il trattamento dei rispettivi supporti; al di là della comune origine dalle lastre al collodio umido, non esistono notizie relative ad un rapporto fra di essi, è comunque singolare la loro sostanziale contemporaneità. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1856, Adolphe Alexandre Martin, ambrotipo, dagherrotipi, ferrotipo, fotografia, Kodak
Mathew Brady nel 1875

Mathew Brady nel 1875

Mathew B. Brady nasce nel 1822 a Warren County, nei pressi di New York, in una famiglia di immigrati irlandesi.

All’età di soli 22 anni avvia un proprio studio fotografico a New York dove esegue ritratti su dagherrotipo incontrando notevole successo, tanto che dopo cinque anni ne apre un secondo a Washington, dove conosce Juliette Handy, che sposa nel 1851.

Sono gli anni in cui la fotografia vive un’evoluzione continua, con l’apparizione pressoché ininterrotta di procedimenti e materiali sempre nuovi, sia per la ripresa che per la stampa.

Si passa infatti dal dagherrotipo al calotipo, poi all’ambrotipo, al ferrotipo ed infine alle lastre al collodio.

Sono anche gli anni in cui negli studi fotografici esplode la moda dellecartes de visite, tipo di ritratto lanciato dal fotografo parigino André Adolphe Eugène Disdéri; la novità rappresentata da queste piccole foto, accessibili come costo anche ai ceti popolari e pertanto diffuse a livello di massa, fa sì che in pochi anni ne vengano prodotte milioni di esemplari in Europa e negli Stati Uniti. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1861, 1887, Alexander Gardner, ambrotipo, André Adolphe Eugène Disdéri, calotipo, cartes de visite, collodio, dagherrotipo, ferrotipo, fotografia, James Gardner, Mathew B. Brady, ripresa, stampa, Timothy H. O'Sullivan, Ulysses Grant
 
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