Agli albori della fotografia una delle maggiori difficoltà operative fu la determinazione del valore di esposizione e fin da subito ebbero inizio i tentativi per cercare di classificare le diverse condizioni di ripresa ed individuare dei criteri validi per poter dare al fotografo un sistema di valutazione della luce che arrivava sul soggetto da riprendere. Credo che a questo proposito sia opportuna una premessa, che apparirà certamente banale per i fotografi, ma che vuole essere elemento di chiarezza per coloro che non hanno grande dimestichezza con le tecniche di base della ripresa fotografica. Il problema dei primi fotografi era la mancanza di quello strumento di misurazione chiamato poi esposimetro, cioè di quell’apparecchiatura che consente di quantificare la luce presente in una determinata scena e quindi di individuarne la giusta quantità per poter riprendere quella scena nella maniera adeguata. I parametri di definizione di questa “giusta quantità” sono due, la lunghezza del tempo durante il quale il materiale fotosensibile viene colpito dalla luce e la quantità di luce che in un determinato tempo raggiunge detto materiale, valore che dipende dall’ampiezza dell’apertura attraverso cui passa la luce stessa. Questi parametri, portati sul piano pratico nella costruzione delle fotocamere, sono comunemente definiti dai termini “tempo” (di scatto) e “diaframma”. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: ASA, BSI, Charles Marville, dagherrotipo, Daguerre, di scatto, diaframma, DIN, esposimetro, esposizione, fotosensibilità, GE, GOST, H&D, ISO, Leon Warnerke, Scheinergrade, sensitometria, tempo, Weston
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Dagherrotipo erotico francese anonimo, colorato a mano (1850 circa)
La realizzazione di raffigurazioni di contenuto erotico o esplicitamente pornografico è contestuale alla produzione stessa di immagini, siano esse semplici graffiti su una parete di roccia, decorazioni di un vaso, affreschi murali, quadri, stampe o disegni di varia natura.
Non è mia intenzione analizzare tale materia, né esprimere valutazioni sul confine tra arte, erotismo e pornografia, né tantomeno proporre interpretazioni socio-culturali o etiche di alcun tipo, ma raccontare, da cronista, il momento in cui l’immagine fotografica fa il suo ingresso prepotente in questo scenario.
La raffigurazione di soggetti a contenuto erotico-pornografico è un’attività già molto fiorente a cavallo fra XVIII e XIX secolo: a titolo di esempio si può dire che a Londra nel 1834, cioè cinque anni prima dell’annuncio di Daguerre, fra gli innumerevoli negozi di libri di Holywell Street, ne esistono alcune decine che trattano pubblicazioni a stampa di materiale erotico-pornografico, non in maniera furtiva, ma con tanto di locandine a carattere pubblicitario. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1861, dagherrotipo, Daguerre, fotografia, Max Simon NordauRichard Beard nasce il 22/12 /1801 a East Stonehouse, vicino a Newton Abbott, Devon, Regno Unito.
Appartiene ad una famiglia dedita al commercio, settore di attività nel quale anch’egli si inserisce a partire dal 1830 come mercante di carbone.
Nel 1839 è preso dall’atmosfera di grande eccitazione creatasi a seguito dell’annuncio delle scoperte di Daguerre e Fox Talbot e nel 1840 viene contattato da William Carpmael, agente di brevetti che gli fa conoscere un americano, William S. Johnson.
Costui sta cercando di promuovere un apparecchio fotografico a nome di suo figlio John e di Alexander S. Wolcott, che hanno aperto nel mese di marzo il primo studio fotografico americano per la ripresa di dagherrotipi.
L’apparecchio ideato da Wolcott, che usa uno specchio concavo invece dell’obiettivo, non si dimostra particolarmente affidabile, ma la vicenda fa comprendere a Beard il potenziale commerciale della nuova scoperta e quindi stipula un accordo con Wolcott & Johnson assicurandosi comunque il brevetto europeo sulla loro fotocamera. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1841, dagherrotipo, Daguerre, Fox Talbot, Jean Francois Antoine Claudet, John Frederick Goddard, John Johnson, Richard Beard, specchio concavo, Wolcott & Johnson
Il marchio Shew è uno di quelli poco conosciuti nella storia della fotografia e le notizie relative alla vita di questa azienda britannica non sono facilmente reperibili.
Pare che sia stata fondata nel 1849, ma la documentazione che la riguarda inizia nel 1851, quando è documentato un esercizio commerciale a nome J.J. Shew al n° 30 di Oxford Street a Londra.
Nel 1858 il titolare dell’attività è James J. Shew (1810-1873), che appare in una pubblicità riportata sul giornale Photographic News come fornitore di generiche “attrezzature fotografiche”.
Tale stato di cose permane fino al 1873, anno in cui l’azienda assume la denominazione J.F. Shew, mentre la sede risulta essere ai numeri 87-88 di Newman Street.
Nel 1877/78 l’attività commerciale si allarga ulteriormente ed appare un ulteriore recapito al n° 132 di Wardour Street con la nuova denominazione J.F. Shew & Co, probabilmente a seguito della nascita di due figli, James (nato nel 1872) e Albert (nato nel 1874) che successivamente saranno descritti come fabbricatori di cornici allo stesso indirizzo.
La tipologia di attività cambia verso la metà degli anni Ottanta del XIX secolo, periodo in cui inizia la fabbricazione di apparecchi fotografici su larga scala. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1849, Alphonse Giroux, dagherrotipo, Eclipse, J.F. Shew & Co, Shew, Shew & Co., Staley, Xit Pocket CameraAlphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.
E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.
Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.
Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox TalbotJean Francois Antoine Claudet nasce a Lyon, in Francia nel 1797.
Si avvicina alla fotografia nel momento stesso della sua scoperta in quanto è uno degli allievi di Louis Jacques Mande Daguerre.
Dal momento che vive in Inghilterra e possiede un’attività commerciale nel settore ottico, oltre ad apprendere dallo stesso inventore i dettagli operativi per produrre dagherrotipi, acquista da Daguerre anche la licenza per esercitare la nuova arte oltre Manica.
Già nel 1841 apre uno studio a Londra provocando perfino la reazione di Richard Beard, altro pioniere inglese del dagherrotipo, reazione sfociata in un contenzioso legale che si conclude in suo favore.
L’attività è chiaramente molto redditizia, tanto che alla prima sede situata in Adelaide Gallery verranno successivamente affiancati altri due studi in Regent’s Park e in Regent Street, quest’ultimo chiamato “Temple of Photography”.
Già nel 1842 egli viene in contatto anche con l’altro padre della fotografia, William Henry Fox Talbot, che lo persuade a sperimentare anche il suo calotipo.
Dopo un periodo di prove con quest’ultimo metodo Claudet dichiara però di preferire il procedimento dagherrotipico, che in quel momento è ancora effettivamente superiore dal punto di vista qualitativo: scrive infatti allo stesso Talbot che …I say the Daguerreotype gives images more delicate, finer and of greater perfection than the Talbotype … Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1839, calotipo, dagherrotipo, David Brewster, foto stereoscopica, Jean Francois Antoine Claudet, Louis Jacques Mandé Daguerre, Petzval, Richard Beard, Royal Society, William Henry Fox Talbot
Henry Jean Louis Le Secq fotografato da Gustave Le Gray nel 1848
Henry Jean Louis Le Secq nasce a Parigi il 18 agosto 1818.
Figlio di un uomo politico, compie studi di pittura e scultura lavorando poi negli atelier di vari maestri, tra cui i pittori James Pradier e Paul Delaroche.
In questo ambiente conosce ed entra in contatto con numerosi artisti, tra cui i primi fotografi parigini, ed è in tale contesto che a partire dal 1848 frequenta Gustave Le Gray, apprendendo le tecniche del dagherrotipo e del calotipo.
Fa quindi parte di quel gruppo da cui usciranno numerosi altri fotografi, da Jean Lèon Gérôme a Roger Fenton, all’amico Charles Nègre.
Nel 1851 partecipa alla fondazione della Société Héliographique ed è uno dei cinque fotografi (gli altri sono Hippolyte Bayard, Édouard Baldus, Auguste Mestral e lo stesso Gustave Le Gray) a cui vengono affidate le riprese della Mission Héliographique, iniziativa voluta dalla Commissione Francese dei Monumenti storici per procedere alla catalogazione delle bellezze monumentali della Francia anche in funzione della tutela e del restauro.
A Le Secq viene assegnato il territorio della Champagne, Alsazia e Lorena, Strasburgo, Amiens, Reims e Chartres; lavora con una fotocamera di grande formato dalla quale ottiene negativi su carta di 51 x 74 cm col metodo calotipico di Fox Talbot.
La documentazione più competa che egli produce è relativa alla cattedrale di Amiens, della quale vengono stampate 45 diverse vedute.
Il suo approccio alla fotografia è completamente diverso da quello attivo ed impegnato di Le Gray: è un aristocratico fotoamatore che esprime la sua passione per l’architettura e non a caso, oltre alle immagini riprese nell’ambito della Mission Héliographique, di lui sono rimasti quieti paesaggi, interni e foto di genere still life.
Nella cattedrale di Notre Dame di Reims fotografa la Torre dei Re, quella posta verso sud, stando sulla sommità di un’altra torre; realizza un’immagine nella quale vengono rivelati con estrema nitidezza particolari architettonici e dettagli che normalmente non sono visibili da terra. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1851, Auguste Mestral, calotipo, Charles Nègre, dagherrotipo, Édouard Baldus, fotocamera, Fox Talbot, Gustave Le Gray, Henry Jean Louis Le Secq, Hippolyte Bayard, Jean Lèon Gérôme, La Lumière, Paul Delaroche
Gustave Le Gray nasce a Villiers le Bel, a nord di Parigi, nel 1820.
Portato per la pittura, frequenta gli studi di François Edouard Picot e di Paul Delaroche, luoghi in cui negli anni 1840-42 incontra Henri Le Secq, Charles Nègre, Jean Lèon Gérôme, e altri.
Nel 1844 intraprende un viaggio di studi in Svizzera e in Italia; mentre si trova a Roma scopre la fotografia e viene attratto dal fascino di questo nuovo metodo di produzione delle immagini.
Rientrato in Francia nel 1847, pur continuando a praticare la pittura, inizia a fotografare prima con il dagherrotipo e poi con il calotipo, la tecnica di Fox Talbot, che in quegli anni si sta diffondendo anche in Francia soprattutto per opera di Louis Désiré Blanquart Evrard.
Nel 1850 inizia anche a sperimentare nuove tecniche, come la ceratura della carta prima della sensibilizzazione e, pare, la sensibilizzazione del vetro con il collodio umido indipendentemente da Frederick Scott Archer, colui al quale è riconosciuta la paternità della scoperta avendola resa ufficialmente nota nel 1851. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1850, calotipo, dagherrotipo, Fox Talbot, Frederick Scott Archer, Gustave Le Gray, Louis Désiré Blanquart Evrard, Nadar, Oscar Gustave Rejlander, Paul Delaroche, Roger Fenton, stampa combinata
Una fotocamera a soffietto Tudor n° 4 del 1905 circa
William Lewis nasce 1791 a Pontypool, Monmouthshire, nel sud del Galles e nel 1831 emigra negli Stati Uniti assieme ai suoi otto figli.
Verso la metà degli anni Quaranta dell’Ottocento (la data non è nota), assieme al figlio maggiore William Henry apre un’attività per la costruzione di fotocamere da dagherrotipo e di altre attrezzature legate al procedimento fotografico dagherrotipico.
Il laboratorio si trova a Manhattan, al 142 di Chatham Square, l’azienda è denominata “W. and W. H. Lewis” e vi lavora anche un secondo figlio, Henry John.
La fotografia evidentemente ha rappresentato una vera occasione di svolta per la famiglia Lewis, se si considera che un terzo figlio, Richard, svolge attività di fotografo mentre la figlia Jennie è sposata con il dagherrotipista Alonzo J. Drummond.
Nel 1851, quando ormai la tecnica messa a punto da Daguerre ha imboccato il viale del tramonto, l’azienda introduce una variante nell’apparecchio da ripresa, applicando un soffietto di stoffa per collegare, mantenendo l’oscurità all’interno, la parte posteriore dove è posizionata la lastra fotosensibile alla parte anteriore dove è fissato l’obiettivo. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1851, dagherrotipo, Daguerre, fotocamera, messa a fuoco, soffietto, William LewisJames Ambrose Cutting (1814 – 1867) è stato un fotografo ed un inventore americano, nato ad Havershill, nello stato del New Hampshire.
Trascorre la giovinezza in condizioni di povertà, fino a quando, nel 1842, con il denaro guadagnato per l’invenzione di un nuovo tipo di alveare, può trasferirsi a Boston.
Nel 1854, con tre distinti brevetti, egli protegge una sua tecnica per produrre immagini fotografiche positive su lastre di vetro al collodio umido (Patent Numbers 11,213 – 11,266 – 11,267: Awarded to James Ambrose Cutting of Boston, Massachusetts for creating collodion positive photographs on glass).
Di certo quindi è Cutting colui al quale va ascritta la paternità del metodo per produrre quel particolare tipo di immagine positiva diretta che sarà chiamato “ambrotipo”, anche se molte fonti sostengono che l’idea iniziale di un tale tipo di utilizzo del negativo al collodio era stata dell’inventore stesso di tale procedimento, cioè Frederick Scott Archer, fin dal 1852. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1854, ambrotipo, carte de visite, collodio umido, dagherrotipo, ferrotipo, Frederick Scott Archer, James Ambrose Cutting, nitrato d’argento, tintype













