Rochester, New York, 1880: William H. Walker inizia a costruire apparecchi fotografici sotto il marchio “Wm. H. Walker and Company” e dopo due anni assieme a due soci, Reid e Inglis, amplia l’attività al campo del materiale sensibile da ripresa, avviando la produzione di lastre al collodio secco (dry plates). Nel 1883 il settore relativo alle fotocamere viene acquistato da W.F. Carlton, che dà alla nuova fabbrica il nome di “Rochester Optical Company” e continua la produzione degli apparecchi Walker. Nel 1890, a seguito del successo commerciale incontrato, Carlton sposta la propria sede in locali più ampi e a seguito di tale trasferimento la vecchia fabbrica è utilizzata dal fratello, H.B. Carlton, per dare avvio ad una nuova azienda che viene chiamata “Rochester Camera Manufacturing Company”. Il prodotto più noto ed innovativo della Rochester Optical Company è la serie di fotocamere Premo, una linea di apparecchi costruiti in varie versioni dal 1893 fino al 1921, mentre per quanto riguarda la Rochester Camera Manufacturing Company il modello di punta è costituito dalla Poco, anch’essa in diverse varianti peraltro molto simili a quelle dell’azienda del fratello/concorrente. Leggi il resto di quest’articolo »
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Leggi i commenti (0)Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.
E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.
Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.
Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox Talbot
Jonathan Fallowfield è un personaggio poco noto nella storia della fotografia, ma la sua figura non va dimenticata in quanto, al pari di altri, ha contribuito in maniera rilevante alla diffusione della nuova scoperta, avendone compreso da subito l’enorme potenziale.
Nasce a Londra nel 1835 e dopo aver ottenuto una specializzazione come chimico, nel 1856 dà avvio ad un’attività commerciale per la vendita di prodotti legati ai trattamenti dei materiali sensibili per fotografia e fonda la Jonathan Fallowfield & Co.
Non sono note le caratteristiche precise della sua attività, è certo che negli anni Sessanta e nei primi anni Settanta del XIX secolo si occupa della vendita di fotocamere e dei prodotti per effettuare riprese al collodio umido e successivamente al collodio secco.
Il suo business è descritto come vendita di “Boxes for slides”, “Photographic Chemicals”, “Dealer and Maker of Optical Lanterns”. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1856, Bausch & Lomb, carte de visite, collodio secco, collodio umido, Dallmeyer, Facile, Goerz, Jonathan Fallowfield, The Falloroll
Una delle figure più curiose che popolano la storia della fotografia è quella di Leon Warnerke, un personaggio a proposito del quale è necessario ricorrere con frequenza ad espressioni del tipo “pare” oppure “si dice che …”.
Non vi è certezza assoluta nemmeno a proposito del nome, probabilmente uno pseudonimo, se non un vero e proprio falso, né si conosce la data della nascita; per quanto riguarda il paese di provenienza, la maggioranza delle fonti lo dichiara russo di nascita, di certo vive ed opera in Inghiterra, paese nel quale arriva nel 1870, proveniente (pare) dalla Francia.
E’ ufficialmente un uomo d’affari e un fotografo (membro tra l’altro dell’autorevole Photographic Society of Great Britain), che però documenti successivi al suo periodo inglese definiscono come “noto falsario di banconote europee”, arrivando alcuni addirittura a considerarlo come uno dei maestri del XIX secolo nell’arte della falsificazione delle banconote, con una preferenza per il rublo. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1875, collodio secco, esposimetro, George Eastman, Kodak, Leon WarnerkeDurante gli anni in cui si stavano realizzando i primi esperimenti volti al superamento delle lastre al collodio umido, era stata valutata da alcuni non solo la possibilità di superare il problema rappresentato dal dover preparare le lastre immediatamente prima di usarle, ma anche di sostituire il collodio come elemento di supporto dell’emulsione fotosensibile ai sali d’argento.
I tentativi in questo senso avevano avuto un momento di stasi dopo il 1855, sia a seguito della messa a punto delle lastre al collodio secco da parte di Jean Marie Taupenot, sia perché le prove fino ad allora effettuate non sembravano dare buon esito.
Già verso il 1850 Pointevin aveva tentato di sostituire il collodio con gelatina di origine animale, ma il sostanziale insuccesso a cui era andato incontro lo aveva indotto a desistere; erano trascorsi parecchi anni prima che nel 1868 l’inglese W.H. Harrison pubblicasse sul The British Journal of Photography un breve articolo intitolato “La filosofia delle lastre asciutte”, una anticipazione di un suo esperimento parzialmente riuscito con bromoioduro d’argento col quale aveva sensibilizzato uno strato di gelatina. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1871, bromuro d’argento, collodio secco, collodio umido, Frederick Scott Archer, gelatina, Jean Marie Taupenot, Richard Leach MaddoxFin dall’introduzione del procedimento al collodio umido emerge la necessità di mettere a punto una variante che non obblighi i fotografi a sensibilizzare le lastre immediatamente prima dell’utilizzo, ciò per gli evidenti motivi di scomodità e di disagio che tale pratica comporta.
L’elemento positivo che caratterizza le “wet plates” è la notevole sensibilità, conferita loro proprio dal fatto di essere utilizzate ancora umide, e quindi il principale fattore di negatività del renderle asciutte appare immediatamente legato alla perdita di rapidità dell’emulsione con il conseguente allungamento dei tempi di ripresa.
Il superamento delle lastre umide avviene quindi attraverso tutta una serie di procedimenti successivi, genericamente definiti “al collodio secco” ognuno dei quali presenta proprie specificità e varianti. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1851, albumina, collodio, collodio secco, collodio umido, Jean Marie Taupenot, nitrato di argento











