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La fotocamera ICAF Robj

La Robj

Torno a parlare di questo apparecchio fotografico, del quale già ho scritto ripetutamente collegandolo storicamente al modello Gabri. Come è noto entrambi i modelli nascono nel 1938 e i loro nomi terminano con la y finale (Roby e Gabry), fatto che induce il regime fascista a “consigliare” ad Antonio Bencini di sostituire la lettera finale con una i, molto più italiana e certamente non contaminata da influenze troppo anglosassoni. Tempo fa mi sono imbattuto in una versione di questa fotocamera che porta il nome Robj, con la j finale e siccome questa era per me una novità, mi sono rivolto a Donato Consonni, cioè a colui che è il maggior esperto in assoluto relativamente a tutta la produzione riferibile alle aziende ICAF, CMF e Bencini (vedasi in proposito l’interessantissimo HYPERLINK “http://bencinistory.altervista.org/” http://bencinistory.altervista.org/). Dal momento che anche per lui la Robj è stata una novità, ritengo opportuno proporre una nuova scheda tecnica su questo apparecchio, anche se le caratteristiche sono praticamente invariate rispetto alla versione già descritta su questo sito. Continua la lettura di La fotocamera ICAF Robj

La fotocamera Bilora Boy

La Boy

La costruzione della fotocamera Bilora Boy ha avuto inizio nel 1950 ed è proseguita per circa dieci anni attraverso numerosi modelli. Ne esistono infatti una decina di versioni che si differenziano a volte per particolari minimi, a volte per modifiche sostanziali, come per esempio la messa a fuoco o il formato del negativo. È realizzata in bakelite di colore nero oppure rosso-bruno (come nel caso dell’esemplare fotografato) e si caratterizza soprattutto per il particolare design dagli spigoli molto arrotondati. Dal punto di vista tecnico si tratta di una fotocamera semplicissima, praticamente priva di qualsiasi tipo di regolazione. Il nome stesso e la pubblicità che all’epoca la accompagnava la identificano come il classico apparecchio per ragazzi, il primo approccio alla fotografia. L’esemplare presentato è databile alla metà degli anni Cinquanta. Continua la lettura di La fotocamera Bilora Boy

La fotocamera Ensign Cadet

La Ensign Cadet

Per la Ensign Cadet vale quanto a già detto a proposito di altre fotocamere di tipo box relativamente alla assoluta semplicità dello strumento, fotocamere nelle quali è presente soltanto il minimo indispensabile per poter effettuare una ripresa fotografica. È interamente costruita in legno, rivestito di vulcanite di colore nero e sul frontale porta un marchio abbastanza vistoso in un inusuale colore rosso. Sulla parte superiore si trova una cinghietta di trasporto. Nel momento in cui questa fotocamera è stata prodotta, l’azienda britannica che l’ha costruita, caratterizzata da numerosi successivi cambiamenti di nome, era denominata Houghton Butcher Manufacturing Co. Ltd. L’esemplare fotografato è databile al 1924 circa. Continua la lettura di La fotocamera Ensign Cadet

La fotocamera Filmor

La Filmor

Questa fotocamera box è abbastanza rara e fa parte di un gruppo di apparecchi costruiti nel corso degli anni Cinquanta del Novecento dall’azienda torinese Fototecnica. È uno strumento semplicissimo, nel quale sono assenti regolazioni di ripresa di qualsiasi tipo, il classico apparecchio adatto per fotografare, in un giorno di sole, soggetti fermi che si trovano a una distanza medio lunga. È realizzata in lamiera metallica verniciata in colore nero ad effetto satinato e presenta il frontale abbellito con una lastrina di alluminio cromato e decorato a righe verticali; il nome dell’apparecchio ed il logo dell’azienda sono invece in colore rosso. Ne esiste un’altra versione dotata di mirino a specchio, nella quale il frontale è completamente rivestito con una lastrina cromata sulla quale il nome dell’apparecchio appare in colore nero. L’esemplare fotografato è databile al 1954 circa. Continua la lettura di La fotocamera Filmor

La fotocamera CMF Robi

La Robi
La Robi

Abbiamo già parlato ripetutamente della coppia di fotocamere Robi e Gabri che Antonio Bencini mette in produzione a partire dal 1937/38 dedicandole ai figli Roberto e Gabriella; ciò avviene contestualmente alla modifica del nome della sua azienda, che da ICAF diventa CMF. Nasce con il nome Roby, ma questo termine dal sapore troppo anglosassone non piace al fascismo (i regimi hanno sempre paura delle parole!!), che stabilisce la modifica della y finale; questo apparecchio non è altro che il modello di formato maggiore della piccola Gabry/Gabri, dal momento che le caratteristiche tecniche sono praticamente le stesse. È costruita in lamierino metallico verniciato a smalto nero e in gran parte rivestito di carta telata di colore nero. Si tratta di un oggetto poco comune sul mercato del collezionismo; l’esemplare fotografato è mancante della cinghietta di trasporto ed è databile al 1940 circa. Continua la lettura di La fotocamera CMF Robi

La fotocamera Conway

La Conway
La Conway

Si tratta del modello base della serie di fotocamere realizzate dalla Standard Cameras Limited di Birmingham nel corso degli anni Quaranta del Novecento, la cui produzione è poi continuata anche nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale. È un apparecchio caratterizzato da estrema semplicità costruttiva, la cui particolarità più rilevante consiste nella presenza di un filtro verde incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. L’uso del filtro verde è evidentemente riferito all’utilizzazione di pellicola in bianco e nero, in particolare per riprese di paesaggio, in quanto schiarisce la tonalità grigia della vegetazione fornendo della stessa una maggiore varietà di toni. La struttura esterna è realizzata in cartone pressato rivestito di vulcanite di colore nero, mentre l’interno è in lamiera metallica. L’obiettivo è circondato da una lastrina ottagonale in lamiera cromata sulla quale sono serigrafati il nome dell’apparecchio, il formato del negativo, due posizioni di regolazione della messa a fuoco e “Made in England”. L’esemplare fotografato è databile al 1950 circa. Continua la lettura di La fotocamera Conway

La fotocamera Fiammetta

La Fiammetta
La Fiammetta

La Fiammetta è una fotocamera interessante per svariati motivi, il primo dei quali è costituito dal fatto di essere stata prodotta da un’azienda che attualmente è praticamente sconosciuta, ma che, nella prima metà del Novecento, ha avuto un ruolo importante e decisivo nella nascita dell’industria fotografica italiana, la F.I.A.M.M.A. di Firenze. Va detto inoltre che, nonostante si tratti di un apparecchio di tipo box del tutto simile a molti altri prodotti nel periodo, presenta caratteristiche tecniche abbastanza singolari, in quanto alla grande semplicità di uso che contraddistingue ottica ed otturatore fa da contraltare la possibilità di regolazione dei diaframmi e soprattutto la presenza di un filtro giallo incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. Come è noto, la regola generale sull’uso dei filtri colorati nelle riprese effettuate con materiale sensibile in bianco e nero dice che ogni filtro schiarisce il suo colore e scurisce quello complementare (concetto di base che richiederebbe specifici approfondimenti) e, nel caso del giallo, il suo utilizzo più comune è finalizzato ad evidenziare le nuvole di un paesaggio a seguito dello scurirsi dell’azzurro del cielo. Continua la lettura di La fotocamera Fiammetta

Lamperti & Garbagnati

lamperti garbagnati

La nascita di questa azienda italiana risale al 1883, anno in cui, a Milano, una piccola attività commerciale nel campo della fotografia (Gerolamo Brioschi) viene acquisita dal tecnico Edoardo Lamperti in società con il commerciante di articoli fotografici Garbagnati. La produzione viene avviata immediatamente e riguarda apparecchi fotografici destinati ad un uso professionale, che nei primissimi anni sono costituiti principalmente da fotocamere destinate alla ripresa di “carte de visite”. Fra queste è noto un modello dotato di sei obiettivi Darlot in grado di riprendere altrettante immagini dello stesso soggetto, sia identiche che in pose diverse: evidentemente sul finire dell’Ottocento era ancora abbastanza in auge quel tipo di ritratto multiplo che viene fatto comunemente risalire ad André Adolphe Eugène Disderi. All’incirca dal 1892 ha inizio la produzione di strumenti per uso non solo professionale, il più rilevante dei quali è una fotocamera del tipo all’epoca definito detective, chiamata “Istantanea a ripetizione”, costruita cioè in modo da permettere un cambio rapido della lastra; si tratta sostanzialmente di una box nella quale possono essere caricate un certo numero di lastre utilizzabili in successione mediante l’azionamento di una leva che fa cadere sul fondo dell’apparecchio quella già esposta e mette la successiva in posizione di ripresa. Continua la lettura di Lamperti & Garbagnati

La fotocamera Alba N° 29

La fotocamera Alba N° 29
La fotocamera Alba N° 29

E’ uno degli apparecchi “instant” prodotti dall’azienda Albini di Milano; si tratta di una fotocamera box di tipo classico, dotata però di parecchie regolazioni di ripresa, soprattutto se paragonata ad altre fotocamere coeve. E’ realizzata completamente in legno, rivestito in pelle di colore nero. L’esemplare fotografato è difficilmente databile, ma con una certa approssimazione si può dire che è stato costruito negli anni 1905-1910.

Caratteristiche  principali

–    Fotocamera di tipo box

–    Formato del negativo cm 9 x 12 su lastra di vetro.

–    Può contenere dodici lastre, che vengono premute in posizione di ripresa da una molla fissata alla parete di chiusura del dorso; il cambio della lastra è comandato da una leva presente sulla parte superiore dell’apparecchio che contestualmente fa avanzare anche il contapose. Ad ogni azionamento della leva la lastra esposta cade sul fondo dell’apparecchio e la successiva va in posizione di ripresa. La fotocamera va caricata e scaricata in camera oscura.

–    Inquadratura con due mirini a specchio, uno per l’inquadratura orizzontale e uno per quella verticale. Continua la lettura di La fotocamera Alba N° 29

Albini

Il logo delle fotocamere Alba
Il logo delle fotocamere Alba

Nell’ultimo decennio del XIX secolo la fotografia vive il suo primo momento di grande popolarità e larga diffusione, soprattutto dopo che le attrezzature da ripresa hanno cominciato ad essere più piccole e maneggevoli ed è stata introdotta la possibilità di eseguire più scatti senza la necessità di dotarsi di pesanti ed ingombranti strumentazioni. In questi anni vengono quindi avviate numerosissime piccole aziende per la produzione di questo tipo di apparecchi e mentre alcune di esse evolveranno poi in vere e proprie industrie di grandi dimensioni, altre resteranno a livello pressoché artigianale, rimanendo a volte in attività per periodi molto brevi. Questo fenomeno si verifica anche in Italia e anche se le sue dimensioni non sono paragonabili a quelle raggiunte in paesi come Germania, Inghilterra o Stati Uniti, dà luogo a numerosi piccoli laboratori che producono centinaia di modelli di fotocamere di buona parte delle quali si sono poi perse le tracce e la memoria. Una di queste aziende è la Albini di Milano, che viene fondata nel 1896 nella zona di Niguarda con lo scopo di costruire apparecchi fotografici del tipo definito all’epoca “detective”, cioè portatili ed usabili a mano libera senza effettuare complicate regolazioni; si tratta delle classiche box a lastre di diversi formati, costruite in legno e dotate all’interno dello spazio per contenere da sei a dodici chassis. Continua la lettura di Albini