Archivi tag: 1933

Univex (Universal Camera Corporation)

 

Questa azienda statunitense viene fondata il 26 gennaio 1933 a New York da Otto Wolff Githens, un ex agente di una società di prestiti, e da Jacob J. Shapiro, funzionario di una società di assicurazioni per taxi. L’intento è quello di produrre apparecchi fotografici alla portata di chiunque, sia per quanto riguarda la facilità di utilizzazione, ma soprattutto per il prezzo di vendita molto abbordabile. In relazione a ciò, già all’atto della fondazione, i due soci si ripromettono di costruire in un anno un numero di apparecchi così elevato da superare la produzione di qualsiasi altra azienda del settore a livello mondiale. Il primo apparecchio, la Univex Model A, appare nello stesso anno 1933: è costruita in materiale plastico, presenta un design molto essenziale ed utilizza un rullino di pellicola dedicato. La particolarità che fa di questa fotocamera un caso alquanto singolare è l’incredibile costo di soli 39 centesimi di dollaro, mentre l’importo del rullino di pellicola è di 10 centesimi. La pellicola, codificata come “tipo 00” viene prodotta in Belgio dalla Gevaert, è stata chiamata Univex Ultrachrome e da un rullino si ottengono sei fotogrammi delle dimensioni di 1⅛ x 1½ inch, cioè 38 x 28 mm. Continua la lettura di Univex (Universal Camera Corporation)

La fotocamera Fiammetta

La Fiammetta
La Fiammetta

La Fiammetta è una fotocamera interessante per svariati motivi, il primo dei quali è costituito dal fatto di essere stata prodotta da un’azienda che attualmente è praticamente sconosciuta, ma che, nella prima metà del Novecento, ha avuto un ruolo importante e decisivo nella nascita dell’industria fotografica italiana, la F.I.A.M.M.A. di Firenze. Va detto inoltre che, nonostante si tratti di un apparecchio di tipo box del tutto simile a molti altri prodotti nel periodo, presenta caratteristiche tecniche abbastanza singolari, in quanto alla grande semplicità di uso che contraddistingue ottica ed otturatore fa da contraltare la possibilità di regolazione dei diaframmi e soprattutto la presenza di un filtro giallo incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. Come è noto, la regola generale sull’uso dei filtri colorati nelle riprese effettuate con materiale sensibile in bianco e nero dice che ogni filtro schiarisce il suo colore e scurisce quello complementare (concetto di base che richiederebbe specifici approfondimenti) e, nel caso del giallo, il suo utilizzo più comune è finalizzato ad evidenziare le nuvole di un paesaggio a seguito dello scurirsi dell’azzurro del cielo. Continua la lettura di La fotocamera Fiammetta

L’esposimetro Gossen Ombrux

Abbiamo già parlato ripetutamente di questo esposimetro apparso nel 1933, ma la rilevanza dello strumento, sia dal punto vista storico che tecnico, merita un piccolo approfondimento riguardo alle sue caratteristiche principali e al suo funzionamento. E’ costruito su un supporto in alluminio, chiuso da un guscio in bakelite di colore nero e dotato di una custodia in cuoio di ottima fattura. La custodia è provvista di una protezione di panno in corrispondenza della lente che ricopre la fotocellula e nella ribaltina di chiusura è fissata una placca di alluminio dotata di guide nelle quali sono inserite due lastrine, pure di alluminio, che riportano le quattro tabelle di calcolo dell’esposizione. Continua la lettura di L’esposimetro Gossen Ombrux

Paul Gossen & Co. – Parte seconda

Il logo anni Settanta
Il logo anni Settanta

Nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento l’espansione commerciale della Gossen assume proporzioni sempre più rilevanti tanto che nel 1957 l’azienda conta oltre duemila dipendenti, una parte dei quali lavorano in un stabilimento aperto a Berlino. La produzione naturalmente è dedicata non soltanto ai settori della fotografia e della cinematografia, ma è in gran parte costituita da strumenti di misurazione di per usi diversi. Il settore riguardante la misurazione della luce è comunque sempre ben rappresentato e fornito, soprattutto durante gli anni Cinquanta, quando vengono prodotti anche modelli dedicati all’ingrandimento fotografico (esposimetri per camera oscura), all’uso con il microscopio e alla determinazione della temperatura colore, nel momento in cui inizia a diffondersi l’uso del materiale sensibile a colori. Il primo termocolorimetro, chiamato  Kelvilux, è del 1952. Nel 1960/61, ha inizio la progettazione di apparecchi di nuova generazione equipaggiati con fotoresistenza al solfuro di cadmio anche se la costruzione di quelli con sensore al selenio continuerà comunque per parecchi anni. Continua la lettura di Paul Gossen & Co. – Parte seconda

Paul Gossen & Co. – Parte prima: dalla fondazione al CdS

Il primo logo Gossen
Il primo logo Gossen

La nascita del marchio Gossen risale al settembre 1919, quando l’ingegnere Paul Friedrich Karl Gossen e il socio accomandante Otto Cohn danno vita nella città tedesca di Baiersdorff all’azienda “Paul Gossen & Co. KG, Fabrik elektrischer Messgeräte”, destinata appunto a produrre strumenti di misurazione elettrica. Paul Gosssen era nato nel 1872 e dopo la laurea in ingegneria aveva lavorato inizialmente presso la stessa università e poi, nel periodo precedente alla chiamata alle armi, si era occupato di Raggi-X. Nel periodo successivo al primo conflitto mondiale il settore dell’elettricità vive un momento di grande espansione ed è in questo clima che l’impresa si sviluppa rapidamente, tanto che nel 1921 i sette operai occupati inizialmente sono diventati trentacinque ed avviene il trasferimento nella città di Erlangen alla ricerca di locali più ampi. Negli anni 1924-25 l’azienda vive un momento difficile, dovuto anche alla crisi economica generale che caratterizza quel periodo, momento che viene superato soprattutto in virtù della capacità di innovazione e della qualità dei prodotti che è in grado di esprimere. Continua la lettura di Paul Gossen & Co. – Parte prima: dalla fondazione al CdS

La fotocamera Korelle 3 x 4

Korelle 3x4
La Korelle 3 x 4

Si tratta di uno degli apparecchi costruiti dalla Franz Kochmann Fabrik Photographischer Apparate a partire dal 1931 per l’uso di pellicola in rullo formato 127. E’ una piccola fotocamera le cui dimensioni e peso risultano alquanto ridotti, soprattutto se si tiene conto dell’epoca in cui è stata prodotta. La denominazione “Korelle” è infatti comune anche ad altri modelli, caratterizzati peraltro da formati diversi, dal 4,5 x 6 al 18 x 24 mm, fino al 6 x 6 della famosa Reflex Korelle. Ne esistono alcune varianti per quanto riguarda l’obiettivo: oltre al Trioplan di cui è dotato l’esemplare fotografato, sono noti apparecchi che montano il Radionar (Schneider), l’Enoldar (Ludwig) o il Coronar (Friedrich). E’ interamente realizzata in metallo con copertura in vulcanite; il piccolo soffietto è in pelle di colore nero. Continua la lettura di La fotocamera Korelle 3 x 4

La fotocamera Voigtländer Superb

La Voigtländer Superb
La Voigtländer Superb

La Superb è un apparecchio abbastanza particolare, nato nel 1932 come risposta della Voigtländer al successo commerciale incontrato dalla “madre di tutte le biottiche”, la Rolleiflex. E’ infatti caratterizzata da due soluzioni tecniche che ne fanno uno strumento unico, dal momento che tali soluzioni non hanno poi trovato impiego in altre fotocamere. La prima riguarda il metodo utilizzato per la correzione dell’errore di parallasse, errore comune a tutti gli apparecchi nei quali l’inquadratura non avviene attraverso lo stesso obiettivo di ripresa e che viene quindi completamente superato soltanto con l’inquadratura SLR (Single Lens Reflex). Il metodo consiste nel fatto che l’obiettivo superiore dedicato all’inquadratura si inclina verso il basso proporzionalmente alla vicinanza del soggetto ripreso: è noto infatti che l’errore di parallasse aumenta al crescere della vicinanza del soggetto, per scomparire di fatto in caso di messa a fuoco a grande distanza/infinito. La seconda riguarda il sistema di visualizzazione del tempo di scatto impostato, che l’operatore può verificare tenendo la fotocamera nella normale posizione operativa verticale, cioè senza la necessità di guardare di fronte il disco selettore dell’otturatore; tale risultato è ottenuto mediante un minuscolo specchio sul quale si riflettono i valori dei tempi di scatto che sono ovviamente serigrafati “a rovescio” sul disco selettore stesso. L’esemplare fotografato è databile al 1933 circa. Continua la lettura di La fotocamera Voigtländer Superb

Meopta

Il logo Optikotechna
Il logo Optikotechna

La fondazione di questa azienda risale al 1933, quando l’ingegner Alois Beneš e il fisico Alois Mazurek danno vita alla Optikotechna nella città cecoslovacca di Přerov. In realtà le origini sono più antiche, in quanto l’iniziativa imprenditoriale è conseguente alla fusione di due precedenti attività nel settore ottico-fotografico, la Optikotechna Přerov e la C. P. Göerz Bratislava, quest’ultima esistente fin dal 1907 come stabilimento sussidiario della Optische Anstalt C. P. Goerz Aktiengesellschaft di Berlino. La produzione iniziale riguarda essenzialmente ingranditori per la stampa dei negativi, attrezzature per camera oscura ed ottiche da ingrandimento, progettate dallo stesso Mazurek. Già dal 1935 l’Optikotechna lavora per l’esercito cecoslovacco fornendo attrezzature ottiche a scopo bellico e nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale viene acquistata dalla Zbrojovka di Brno che investe nell’azienda anche con la costruzione di un nuovo stabilimento. Dal 1939 ha inizio la produzione della fotocamera Flexette, una biottica di formato 6 x 6 che va ad aggiungersi alla già nutrita schiera di copie della Rolleiflex e che sarà l’inizio di una lunga serie di apparecchi TLR. Continua la lettura di Meopta

La Kodak: dalla morte di Eastman al digitale

George Eastman
George Eastman

La tragica scomparsa di George Eastman avvenuta nel 1932 non incide minimamente sull’andamento dell’azienda, che, come si è visto, è ormai un colosso industriale a livello mondiale.

L’inizio degli anni Trenta del XX secolo possono essere considerati l’epoca d’oro per la fotografia, anni che in estrema sintesi si riassumono semplicemente citando la Leica, la Contax, la Rolleiflex, l’Exakta, la Bessa.

Anche per il marchio Kodak questo periodo è estremamente importante, in quanto pur mantenendosi fedele al principio ispiratore proprio dello stesso Eastman secondo il quale la fotocamera deve essere uno strumento accattivante, desiderato, ma soprattutto facile da usare, inizia pure la produzione di strumenti caratterizzati anche da eccellenti prestazioni.

E’ in questo contesto che nel 1934, negli stabilimenti Kodak di Stoccarda, e quindi in quella Germania che detiene il primato tecnologico per quanto riguarda la qualità delle attrezzature da ripresa, viene realizzata la prima macchina fotografica di elevate caratteristiche ottico-meccaniche, che privilegia l’aspetto più specificamente tecnico e che darà inizio ad una serie di fotocamere compatte divenute leggendarie: la Retina I. Continua la lettura di La Kodak: dalla morte di Eastman al digitale

La fotocamera Agfa Billy Record

billi

La produzione della serie di fotocamere “Billy” ha avuto inizio nel 1927.

Ne sono state realizzate quattro versioni diverse, che si differenziano per l’ottica, per l’otturatore e per le decorazioni riportate sul rivestimento in vulcanite.

Il modello “Billy Record” è stato costruito dal 1933 al 1942.


Caratteristiche principali

  • Folding a soffietto di tipo classico
  • Formato del negativo cm 6 x 9 su pellicola in rullo 120
  • Inquadratura mediante mirino a specchio, reversibile in posizione verticale/orizzontale, oppure a traguardo (sia il mirino che il telaio si trovano sul corpo macchina)
  • Messa a fuoco su scala metrica mediante scorrimento a vite dell’obiettivo su tre posizioni fisse, metri 2-3, 3-6, 6-∞. Il movimento avviene azionando un cursore posto sulla sinistra della piastra portaottica
  • Obiettivo Agfa Anastigmat Jgestar da 100 mm con apertura massima f/6.3
  • Diaframmi 6.3 – 8 – 11 – 16 – 22