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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità &#187; 1850</title>
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>Oscar Gustave Rejlander</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 13:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oscar Gustave Rejlander è stato uno dei personaggi più bizzarri e controversi fra quelli che hanno assistito in prima persona alla scoperta della fotografia, ma soprattutto fra coloro che hanno praticato, sperimentato e vissuto questa nuova forma di espressione.
Nasce in Svezia, probabilmente nel 1813, figlio di uno scalpellino che è anche ufficiale dell’esercito svedese; viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2278" class="wp-caption alignleft" style="width: 137px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-16.jpg"><img class="size-full wp-image-2278 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-16.jpg" alt="Oscar Gustave Rejlander" width="127" height="151" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a></p></div>
<p><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a> è stato uno dei personaggi più bizzarri e controversi fra quelli che hanno assistito in prima persona alla scoperta della fotografia, ma soprattutto fra coloro che hanno praticato, sperimentato e vissuto questa nuova forma di espressione.</p>
<p>Nasce in Svezia, probabilmente nel 1813, figlio di uno scalpellino che è anche ufficiale dell’esercito svedese; viene a Roma per studiare arte e a partire dal 1840 si stabilisce nella città inglese di Lincoln.</p>
<p>Si avvicina alla neonata fotografia durante la seconda metà degli anni Quaranta, in circostanze non del tutto chiarite, pare attraverso la conoscenza di uno degli assistenti di William Henry <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a>.</p>
<p>Ciò lo porta ad abbandonare progressivamente la pittura per dedicarsi alla nuova arte ed apre uno studio fotografico a Wolverhampton.</p>
<p>Nel corso dei primi anni Cinquanta apprende la tecnica del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a>, iniziando a produrre immagini ancora poco convenzionali per l’epoca, alcune di contenuto esplicitamente erotico, nelle quali sono ritratti anche ragazzi di strada e giovanissime prostitute.<span id="more-2275"></span></p>
<p>Nel 1855 partecipa con alcune fotografie all’Esposizione Universale di Parigi, ma la notorietà arriva nel 1857 con l’opera per la quale è più conosciuto, <em><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/the-two-ways-of-life/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con The Two Ways of Life">The Two Ways of Life</a></em>.</p>
<p>Rejlander era stato uno dei primi a sperimentare la tecnica del fotomontaggio ed è appunto in tal modo che realizza questo suo lavoro, un’immagine di 30 x 16 pollici, (cm 76 x 40 circa), ottenuta dalla stampa di 32 diversi negativi; si tratta di una composizione chiaramente ispirata dal dipinto di Raffaello “La scuola di Atene”, nella quale vengono raffigurati due diversi modi di vita: da un lato la saggezza, la religione, l’operosità e la virtù, dall’altro il gioco d’azzardo, il vino, la dissolutezza e la sensualità.<a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-25.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2279" title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-25-300x297.jpg" alt="Foto 2" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Viene esposta per la prima volta a Manchester ed ottiene da un lato grandi consensi, dall’altro grandi critiche, provocando anche nette divisioni nel mondo della fotografia ufficiale; è comunque apprezzata dalla regina Vittoria che ne acquista una copia da regalare al principe Alberto.</p>
<p>Nel 1860 realizza un altro fotomontaggio, non celebre quanto il primo, ma certamente singolare per la circostanza che lo determina e per lo spirito con cui Rejlander la affronta.</p>
<p>All’epoca un certo numero di inglesi pensa che sia il momento di muovere guerra alla Francia a causa della politica di Napoleone III nei confronti della Gran Bretagna: vengono formate allo scopo compagnie di volontari, composte in gran parte da persone non più giovanissime appartenenti alla media borghesia e al mondo delle professioni.</p>
<p>Rejlander è con loro (1st Wolverhampton Volunteer Company), anche perché è un ottimo tiratore, tanto che questa sua dote sarà celebrata sul <em>Wolverhampton Chronicle</em> del 20 novembre 1861, dove si racconta di una sua performance nel poligono di tiro di Wightwick sparando da una distanza di 250 yards.</p>
<div id="attachment_2280" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-33.jpg"><img class="size-full wp-image-2280 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-33.jpg" alt="Il fotografo Rejlander presenta il volontario Rejlander" width="300" height="269" /></a><p class="wp-caption-text">Il fotografo Rejlander presenta il volontario Rejlander</p></div>
<p>La situazione diventa naturalmente una fotografia, un autoritratto in fotomontaggio nel quale Rejlander il fotografo presenta Rejlander il volontario.</p>
<p>Nel 1862 si trasferisce nello studio londinese in Malden Road continuando a sperimentare doppie esposizioni, fotomontaggi, ritocchi ed elaborazioni diverse; è ormai molto esperto nella tecnica fotografica e realizza lavori ricercati che vende nelle librerie e nelle gallerie d’arte.</p>
<p>E’ in contatto con altri rappresentanti del mondo culturale inglese dell’epoca, come Charles Lutwidge Dodgson, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, l’autore di<em> Alice nel paese delle meraviglie</em>, che oltre ad essere scrittore, pratica anche la fotografia e che sarà a sua volta personaggio abbastanza controverso; è inoltre in rapporti di amicizia con la fotografa Julia Margaret Cameron, in compagnia della quale nel 1863 visita l’isola di Wight.</p>
<p>Consensi e critiche continuano ad accompagnare la sua attività ed egli non perde occasione per far parlare di sé: il suo studio è strutturato in maniera molto particolare, a forma di cono, con la macchina fotografica situata al vertice, nella parte più stretta.</p>
<div id="attachment_2282" class="wp-caption alignright" style="width: 225px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-42.jpg"><img class="size-medium wp-image-2282 " title="Foto 4" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-42-215x300.jpg" alt="Homeless (©1997 George Eastman House, Rochester, NY)" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Homeless (©1997 George Eastman House, Rochester, NY)</p></div>
<p>L’apparecchio fotografico è in ombra in modo che i suoi soggetti non ne siano condizionati e per misurare la luce del giorno e valutare i tempi di esposizione tiene nello studio un gatto: se gli occhi dell’animale sono fessure c’è luce per esposizioni brevi, se sono semiaperti bisogna allungare il tempo di posa, se sono aperti completamente è inutile tentare lo scatto perché la luce è troppo poca.</p>
<p>Non risultano altri casi documentati in cui un gatto venga usato come esposimetro e probabilmente si tratta di un aneddoto, ma la dice lunga sulle caratteristiche del personaggio.</p>
<p>Si dedica anche a riprese fotografiche ispirate da impegno sociale, realizzando servizi sulle miserevoli condizioni dei bambini di strada londinesi da cui provengono immagini divenute famose come “Homeless” o “Povero Joe”.</p>
<p>Sempre nel 1862 sposa Mary Bull, una sua modella di ventiquattro anni più giovane, che aveva fotografato fin dai tempi di Wolverhampton, quando la ragazza aveva 14 anni.</p>
<p>Nel 1872 alcune sue foto vengono utilizzate per illustrare il trattato di Charles Darwin “<em>The Expression of the Emotions in Man and Animals</em>”.</p>
<p>La sua attività però non gli ha reso molto da un punto di vista economico ed egli vive gli ultimi anni in condizioni di quasi povertà; nel 1874 si ammala gravemente e il 18 gennaio 1875 muore a Clapham, nei pressi di Londra.</p>
<p>Rimangono di lui alcuni album di stampe e alcune decine di negativi al collodio.</p>
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		<title>Alessandro Pavia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 14:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La figura del fotografo genovese Alessandro Pavia (1824-1889) è una delle meno note, ma nel contempo una delle più curiose nel panorama fotografico del XIX secolo.
Possiede un atelier fotografico a Genova, in Borgo Lanieri (poi in Piazza Valoria) ed è un professionista di notevole valore soprattutto per quanto riguarda i trattamenti chimici del materiale sensibile: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2056" title="Foto_3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_3.jpg" alt="Foto_3" width="282" height="143" /></a>La figura del fotografo genovese Alessandro Pavia (1824-1889) è una delle meno note, ma nel contempo una delle più curiose nel panorama fotografico del XIX secolo.</p>
<p>Possiede un atelier fotografico a Genova, in Borgo Lanieri (poi in Piazza Valoria) ed è un professionista di notevole valore soprattutto per quanto riguarda i trattamenti chimici del materiale sensibile: nel suo studio dà anche lezioni di tecnica fotografica e vende fotocamere.</p>
<p>Vive in prima persona, nel 1860, l’epopea della spedizione dei Mille e concepisce l’idea di fotografare, uno per uno, tutti i partecipanti all’impresa, realizzando con i loro ritratti delle <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/cartes-de-visite/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con cartes de visite">cartes de visite</a>, il tipo di immagine brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi.</p>
<p>In previsione della partenza i Mille si radunano a Genova, da dove prendono il largo il 5 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto; è probabilmente in questo momento che il fotografo concepisce il suo progetto, ma non può evidentemente riprenderli in quell’occasione per evidenti motivi logistici e di tempo.</p>
<p>Per realizzare il suo intento inizia quindi un lavoro di ricerca che lo impegnerà per un lungo periodo, ben oltre lo spazio temporale durante il quale si svolgono le azioni militari e che, nel giro di circa sei anni, gli consentirà di completare il suo album.<span id="more-2052"></span></p>
<p>Una breve ma efficace descrizione del suo lavoro la troviamo in un giornale dell’epoca, il Caffaro, quotidiano dallo spiccato fervore risorgimentale, che gli dedica un articolo appassionato:<em> <a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2054" title="Foto_1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_1-266x300.jpg" alt="Foto_1" width="266" height="300" /></a></em></p>
<p><em>&#8230;Alessandro Pavia, un gran barbone nero, dall’aria battagliera, provvide a diffondere l’arte nel popolo, impiantandosi in Borgo Lanieri. Ma la gloria della sua vita fu d’aver fotografato uno per uno, tutti i Mille di Marsala. Quelli che non riuscì a ritrarre in persona, riprodusse da altre fotografie e quadri, e fu ben fiero il giorno in cui poté offrire un album, passabilmente completo, al Gran Duce dei Mille. Vedendo gli amici, per via, o di sera al caffé, la sua materia saliente era sempre: oggi ho fotografato due dei Mille, ovverossia tre, quattro e via dicendo &#8230;</em></p>
<p>Quando questa specie di “caccia al garibaldino” si conclude, nell’Album dei Mille sono radunate le immagini di tutti i partecipanti alla spedizione, in ordine alfabetico, da Abba Giuseppe Cesare a Zuzzi Enrico Matteo, fra cui una sola donna, Rosalia Montmasson di Annecy, moglie di Francesco Crispi.</p>
<p>Completato il lavoro egli offre il volume a Giuseppe Garibaldi e tenta anche di venderne qualche copia, nell’intento di recuperare un po’ del denaro speso nella sua realizzazione, ma il prezzo è troppo alto (400 lire) e la vendita si risolve in un fallimento.</p>
<div id="attachment_2055" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_2.jpg"><img class="size-full wp-image-2055  " title="Foto_2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_2.jpg" alt="Giuseppe Garibaldi ripreso da Pavia" width="200" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Garibaldi ripreso da Pavia</p></div>
<p>Realizza allora una specie di opuscolo pubblicitario di ventotto pagine, l’ <em>Indice completo dei Mille sbarcati a Marsala condotti dal prode Generale Giuseppe Garibaldi, eseguito da Alessandro Pavia</em> che contiene tre sole fotografie e viene venduto a una lira.</p>
<p>La copia donata a Garibaldi è conservata all´Archivio Comunale di Palermo; si apre con una foto del generale ripresa verso il 1865 e colorata a mano; l’Album avrà l’approvazione dello stesso Garibaldi, tanto che verrà utilizzato anche come vero e proprio documento durante lo svolgimento dell’iter amministrativo che determinerà l’adozione di provvedimenti legislativi (medaglia, pensione, &#8230; ) in favore dei partecipanti alla spedizione militare.</p>
<p>Pavia non fu l’unico fotografo attratto dal fascino dell’impresa, che fu seguita e documentata anche da altri, tra i quali vanno ricordati, per la loro notorietà in campo fotografico, i francesi Eugène Sevaistre, Victor Laisné, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/gustave-le-gray/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Gustave Le Gray">Gustave Le Gray</a>, e <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/pierre-petit/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Pierre Petit">Pierre Petit</a>, autore del noto ritratto di Nino Bixio.</p>
<p>Parlando del lavoro di Pavia tornano alla mente le foto della Guerra di Secessione americana eseguite da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/mathew-brady/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Mathew Brady">Mathew Brady</a> e dai suoi fotografi, anche se gli intenti e soprattutto le modalità operative dei due differiscono totalmente.</p>
<p>Alessandro Pavia muore nel 1889; nel 2007 l’amministrazione comunale di Roma gli ha intitolato un giardino.</p>
<p>Il suo Album dei Mille è stato ripubblicato di recente.</p>
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		<title>Charles Marville</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 13:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Album du Vieux Paris]]></category>
		<category><![CDATA[Armand Guerinet]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Marville]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Désiré Blanquart Evrard]]></category>

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		<description><![CDATA[Il francese Charles Marville (1816-1879) si avvicina alla fotografia provenendo, come parecchi altri, dal mondo della pittura e soprattutto dell’incisione.
Non è certo il periodo in cui comincia a praticare la nuova forma di espressione, probabilmente nella seconda metà degli anni Quaranta del XIX secolo, dal momento che nel 1850 possiede già un’esperienza che gli consente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2021" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-116.jpg"><img class="size-medium wp-image-2021 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-116-226x300.jpg" alt="Charles Marville" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Charles Marville</p></div>
<p>Il francese Charles Marville (1816-1879) si avvicina alla fotografia provenendo, come parecchi altri, dal mondo della pittura e soprattutto dell’incisione.</p>
<p>Non è certo il periodo in cui comincia a praticare la nuova forma di espressione, probabilmente nella seconda metà degli anni Quaranta del XIX secolo, dal momento che nel 1850 possiede già un’esperienza che gli consente di ricevere un incarico ufficiale come fotografo dall’amministrazione parigina.</p>
<p>Gli viene infatti commissionata la documentazione fotografica di alcuni quartieri cittadini in vista dell’effettuazione di sostanziali interventi urbanistici.</p>
<p>Le sue prime immagini conosciute sono del 1851, ritratti e architettura, che vengono pubblicate da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a>.</p>
<p>A partire da questo momento effettua una lunga serie di riprese della città di Parigi, immagini che costituiscono una preziosa testimonianza della situazione esistente in alcuni quartieri la cui urbanistica sarà profondamente modificata dal barone Haussmann col suo piano di modernizzazione della città.<span id="more-2018"></span></p>
<div id="attachment_2022" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-216.jpg"><img class="size-medium wp-image-2022 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-216-300x223.jpg" alt="Parigi, Rue de Constantine" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Parigi, Rue de Constantine</p></div>
<p>Siamo nel periodo di transizione tra il negativo su carta e su lastra di vetro, tecniche entrambe utilizzate da Marville, con le quale ottiene positivi di notevole qualità; il lavoro di documentazione prosegue anche durante la fase della ricostruzione.</p>
<p>Marville lavora attivamente anche in collaborazione con molti architetti responsabili di progetti di restauro come Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc e Paul Abadie: sono sue alcune immagini degli interventi effettuati alla Sainte-Chapelle, a Notre-Dame o alla cattedrale di Moulins.</p>
<p>Nel 1858 documenta pure le trasformazioni al Bois de Boulogne e al teatro dell’Opera e gli viene commissionata dal Museo del Louvre la riproduzione fotografica di numerose opere d’arte.</p>
<div id="attachment_2023" class="wp-caption alignleft" style="width: 289px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-311.jpg"><img class="size-medium wp-image-2023 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-311-279x300.jpg" alt="Parigi, Rue des Bourdonnais nel 1858" width="279" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Parigi, Rue des Bourdonnais nel 1858</p></div>
<p>Nonostante questa attività egli rimane fuori dai circoli fotografici parigini e non è molto considerato dai suoi contemporanei; nel 1862 gli viene assegnato il riconoscimento di “Fotografo della città di Parigi” e nel 1865 il suo lavoro di documentazione viene riunita nella corposa raccolta <em>Album du Vieux Paris.</em></p>
<p>I negativi di Marville relativi a questo album sono conservati nella loro interezza dalla Biblioteca Storica della Città di Parigi e presso l&#8217;archivio fotografico della “Médiathèque de l&#8217;architecture et du patrimoine”, dove sono custodite anche un gran numero di vedute riprese nel corso degli anni 1850-1870 ad Amiens, Bourges, Chartres, Laon, Moulins, Parigi, Rouen, Saint-Germain-en-Laye e Strasburgo.</p>
<p>Dopo il 1870 di Marville si perdono le tracce e non è certa nemmeno la data della sua morte.</p>
<p>Sul finire del secolo il suo studio viene rilevato da Armand Guerinet.</p>
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		<title>L’atelier Reutlinger</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Reutlinger]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.
Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1904" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-14.jpg"><img class="size-medium wp-image-1904 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-14-254x300.jpg" alt="Charles Reutlinger" width="254" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Charles Reutlinger</p></div>
<p>Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.</p>
<p>Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione classicheggiante, tappeti, arazzi, scalinate.</p>
<p>Non a caso diventa uno degli studi specializzati in fotografie di artisti e persone di spettacolo, soprattutto attrici, ballerine e cantanti d’opera; frequentano l’atelier anche eleganti signore, principalmente in virtù della capacità del fotografo di far apparire nella giusta luce ed evidenza gli abiti e le acconciature.</p>
<div id="attachment_1905" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-25.jpg"><img class="size-medium wp-image-1905 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-25-198x300.jpg" alt="Foto 2" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L’attrice Lili Pinson</p></div>
<p>In alcuni casi è lo studio che richiede come modelle donne affascinanti disposte a farsi fotografare, che vengono trovate alle Folies Bèrgeres, alla Comedie Français o all’Opera Bouffe; passano per l’atelier Reutlinger anche rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte, compositori e uomini politici.</p>
<p>Fra i ritratti più conosciuti eseguiti negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo troviamo quelli di Giuseppe Verdi e di un gran numero di famose soprano, quali Adelina Patti, Nellie Melba, Lina Cavalieri, Sigrid Arnoldson e altre.</p>
<p>Nel 1880 Charles Reutlinger cede l’attività al fratello Emile che nel 1883 associa a sé anche il figlio Léopold Emile, nato nel 1863 in Perù, che rientra a Parigi proprio per aiutare il padre nella conduzione dell’atelier fotografico.</p>
<p>Léopold Emile porta avanti da solo lo studio a partire dal 1890, dando progressivamente all’attività un taglio di tipo più commerciale; continua comunque a preferire i ritratti di persone note, attori e attrici, ballerine, cantanti e stelle del teatro, le cui immagini però sono prodotte soprattutto in funzione della vendita al vasto pubblico degli ammiratori e dei collezionisti.<span id="more-1902"></span></p>
<div id="attachment_1906" class="wp-caption alignleft" style="width: 193px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-32.jpg"><img class="size-medium wp-image-1906 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-32-183x300.jpg" alt="L’attrice Sophie Croisette" width="183" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L’attrice Sophie Croisette</p></div>
<p>E’ uno dei primi a pubblicizzare il proprio studio su giornali e riviste, fatto che gli consente di allargare il giro di affari e soprattutto la notorietà, fino a fargli raggiungere in questo settore uno straordinario successo.</p>
<p>Allestisce anche mostre fotografiche e pubblica regolarmente immagini su riviste di successo, essendo per questo tenuto molto in considerazione da parte degli operatori dei settori della moda e dello spettacolo.</p>
<p>Il business e la popolarità di Léopold Emile Reutlinger raggiungono l’apice nei primi decenni del Novecento fino a quando, nel 1930, egli perde un occhio per un incidente occorsogli a causa del tappo di una bottiglia di champagne, avvenimento che lo costringe ad abbandonare l’attività.</p>
<p>Muore a Parigi il 16 marzo 1937.</p>
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		<title>Gustave Le Gray</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 09:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
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		<description><![CDATA[Gustave Le Gray nasce a Villiers le Bel, a nord di Parigi, nel 1820.
Portato per la pittura, frequenta gli studi di François Edouard Picot e di Paul Delaroche, luoghi in cui negli anni 1840-42 incontra Henri Le Secq, Charles Nègre, Jean Lèon Gérôme,  e altri.
Nel 1844 intraprende un viaggio di studi in Svizzera e in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Gustave-Le-Gray.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-498" title="Gustave Le Gray" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Gustave-Le-Gray.bmp" alt="Gustave Le Gray" width="180" height="216" /></a><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/gustave-le-gray/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Gustave Le Gray">Gustave Le Gray</a> nasce a Villiers le Bel, a nord di Parigi, nel 1820.</p>
<p>Portato per la pittura, frequenta gli studi di François Edouard Picot e di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/paul-delaroche/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Paul Delaroche">Paul Delaroche</a>, luoghi in cui negli anni 1840-42 incontra Henri Le Secq, Charles Nègre, Jean Lèon Gérôme,  e altri.</p>
<p>Nel 1844 intraprende un viaggio di studi in Svizzera e in Italia; mentre si trova a Roma scopre la fotografia e viene attratto dal fascino di questo nuovo metodo di produzione delle immagini.</p>
<p>Rientrato in Francia nel 1847, pur continuando a praticare la pittura, inizia a fotografare prima con il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a> e poi con il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/calotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con calotipo">calotipo</a>, la tecnica di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a>, che in quegli anni si sta diffondendo anche in Francia soprattutto per opera di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a>.</p>
<p>Nel 1850 inizia anche a sperimentare nuove tecniche, come la ceratura della carta prima della sensibilizzazione e, pare, la sensibilizzazione del vetro con il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a> indipendentemente da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/frederick-scott-archer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Frederick Scott Archer">Frederick Scott Archer</a>, colui al quale è riconosciuta la paternità della scoperta avendola resa ufficialmente nota nel 1851.<span id="more-488"></span></p>
<p>Queste sue ricerche verranno pubblicate negli anni succesivi e per questo sarà ritenuto un maestro e un leader dalle generazioni di giovani fotografi calotipisti francesi che stanno emergendo; fra gli allievi che frequentano il suo studio vi sono Maxime Du Camp, Léon de Laborde, i fratelli Aguado, Adrien Tournachon e John Beasley Greene.</p>
<p>Il suo trattato sulla fotografia verrà pubblicato in quattro successive edizioni dal 1850 al 1854.</p>
<p>Nel 1851 è uno dei cinque fotografi scelti per la Mission Héliographique, iniziativa finalizzata alla documentazione degli edifici francesi da tutelare e da restaurare, e nel corso di un viaggio durato tre mesi attraverso Touraine ed Aquitania riprende circa seicento immagini su carta cerata.</p>
<p>Già in questo periodo Le Gray si distingue in particolare per la cura con quale esegue le copie positive su carta riuscendo ad ottenere toni e sfumature di grande qualità.</p>
<p>E’ anche uno dei co-fondatori della<strong> Société Héliographique</strong> nel 1851 e della <strong>Société Française de Photographie</strong> nel 1854.</p>
<p>Oltre al ritratto si dedica alle riprese di paesaggio/architettura e a partire dal 1855 dirige un grande studio fotografico sul Boulevard des Capucines sostenuto finanziariamente dalla famiglia de Briges.</p>
<p>Dal 1855/56 inizia a riprendere paesaggi marini, soprattutto sulle spiagge della Normandia, della Bretagna e del Mediterraneo; si tratta di immagini ora molto conosciute, ma anche molto discusse per la tecnica e soprattutto per l’approccio artistico con cui sono state ottenute.</p>
<p>Si tratta infatti di esempi di stampa combinata, cioè di una tecnica che consiste nello stampare su uno stesso foglio di carta negativi dello stesso soggetto ripresi in tempi diversi, al fine di evidenziarne i particolari o gli elementi salienti e comporre quindi immagini di grande fascino.</p>
<p>Uno dei soggetti più adatti a tale tipo di operazione è senza dubbio il paesaggio marino, che Le Gray riprende in due momenti diversi della giornata, nelle ore diurne  per avere una buona immagine della costa e della superficie del mare, al tramonto per avere una buona resa delle nuvole e del cielo.</p>
<p>Una delle immagini più note realizzate con questa tecnica è <strong>The Great Wave</strong>, del 1857.</p>
<div id="attachment_499" class="wp-caption alignright" style="width: 260px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Le-Gray-The-Great-Wave-1857.jpg"><img class="size-full wp-image-499 " title="Le Gray - The Great Wave 1857" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Le-Gray-The-Great-Wave-1857.jpg" alt="The Great Wave " width="250" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">The Great Wave </p></div>
<p>La tecnica calotipica è particolarmente adatta a un tale tipo di elaborazione, in quanto la superficie non perfettamente liscia del supporto cartaceo rende non molto nitidi i dettagli e quindi sopperisce ad eventuali sovrapposizioni non perfette in fase di stampa.</p>
<p>Queste sue immagini hanno subito grande successo (una mostra a Londra nel 1856) e alle sue fotografie si ispireranno anche alcuni pittori, tra cui Gustave Courbet, soprattutto per lo studio delle atmosfere e delle luci determinate dalla presenza di grandi formazioni nuvolose.</p>
<p>Le Gray è per questo considerato uno degli antesignani di quel movimento fotografico comunemente noto come “<em>pittorialismo</em>”, nato sul finire del XIX secolo per dare dignità artistica al mezzo fotografico, all’epoca ritenuto, a volte con disprezzo, un semplice procedimento meccanico di produzione di immagini.</p>
<p>Si può dire, semplificando al massimo, che si tratta di aggiungere elementi di manualità o di elaborazione alla produzione dell’immagine fotografica in modo da renderla il più possibile simile ad un disegno e quindi legarla maggiormente alle capacità di “intervento” del fotografo piuttosto che sfruttare senza trucchi ed infingimenti le capacità espressive dell’obiettivo della fotocamera.</p>
<p>Il pittorialismo sarà a lungo in auge, fino alla reazione a questo tipo di impostazione che si verificherà a partire dai primi decenni del Novecento.</p>
<p>A proposito di stampa combinata, va segnalato il caso più eclatante di un tale approccio alla fotografia, quello costituito da “<strong>Two ways of live</strong>”, un’immagine prodotta da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a> nel 1857 mediante l’utilizzazione di trenta distinti negativi.</p>
<p>Tornando a Le Gray e alla sua attività di fotografo va segnalato che, sempre nel 1856, esegue il ritratto dell&#8217;imperatrice Eugenia e realizza un reportage su un nuovo accampamento militare al Châlons sur Marne; a queste attività fanno seguito, negli anni successivi, una serie di notevoli immagini di Parigi e numerosi ritratti in studio, fra cui quello di Alexandre Dumas.</p>
<p>Nel 1860, difficoltà finanziarie e personali lo spingono a lasciare Parigi e la Francia e ad iniziare assieme allo stesso Dumas una crociera nel Mediterraneo, durante la quale esegue numerose riprese fotografiche calotipiche e che tra l’altro lo porta a trovarsi a Palermo nel momento in cui la città viene presa da Garibaldi nel corso della Spedizione dei Mille.</p>
<div id="attachment_500" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Le-Gray-Palermo-nel-1860.jpg"><img class="size-full wp-image-500 " title="Le Gray - Palermo nel 1860" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Le-Gray-Palermo-nel-1860.jpg" alt="Panorama di Palermo nel 1860" width="250" height="155" /></a><p class="wp-caption-text">Panorama di Palermo nel 1860</p></div>
<p>Le sue foto della città devastata dalle bombe e dalla rivolta diventano note in Europa in tempi brevi (per l’epoca).</p>
<p>A seguito di dissapori con Dumas a causa di una donna, Le Gray si dirige poi da solo verso il Libano, dove fotografa Beirut e le rovine di Baalbek, quindi prosegue verso Alessandria d’Egitto dove per qualche tempo fotografa per conto di ricchi viaggiatori, fra cui il conte di Chambord e il Principe di Galles, il futuro re d’Inghilterra Edoardo VII.</p>
<p>Di questo periodo è anche una corrispondenza epistolare con il grande fotografo parigino <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/nadar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Nadar">Nadar</a>.</p>
<p>Nel 1864 si stabilisce al Cairo dove diventa maestro di disegno dei figli del vicerè Khedive Ismail Pasha e apre un negozio di fotografia.</p>
<p>Nel 1867 invia alcune sue immagini all’Esposizione Universale di Parigi, senza però riuscire a farsi notare.</p>
<p>Su incarico del vicerè partecipa come fotografo a missioni militari e ad un viaggio lungo il Nilo realizzando servizi di grande effetto, ma ormai è soltanto un umile professore di disegno.</p>
<p>La data della sua morte non è certa, il 30 luglio 1882 secondo alcune fonti, il 30 luglio 1884 secondo altre.</p>
<p>Le Gray è stato rapidamente dimenticato in patria e l&#8217;importanza del suo lavoro, anche in relazione ai tentativi di far progredire le tecniche fotografiche, ha ricominciato ad essere apprezzata soltanto oltre cent’anni dopo, negli anni Ottanta del XX secolo.</p>
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		<title>Louis Désiré Blanquart Evrard e la carta all’albumina</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 11:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I materiali sensibili e i procedimenti]]></category>
		<category><![CDATA[I pionieri]]></category>
		<category><![CDATA[1839]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Abel Niépce de Saint Victor]]></category>
		<category><![CDATA[albumina]]></category>
		<category><![CDATA[André Eugene Disderi]]></category>
		<category><![CDATA[calotipìa]]></category>
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		<category><![CDATA[carta salata]]></category>
		<category><![CDATA[cartes de visite]]></category>
		<category><![CDATA[Fox Talbot]]></category>
		<category><![CDATA[Louis Désiré Blanquart Evrard]]></category>
		<category><![CDATA[Thomas Sutton]]></category>

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		<description><![CDATA[Louis Désiré Blanquart Evrard nasce il 2 agosto 1802 nella città francese di Lille.
Nel 1839, l’anno della fotografia, è un commerciante di stoffe e tessuti che, al pari di molti altri, rimane particolarmente colpito dalle vicende e dal clamore legati alla nuova scoperta ed inizia ad interessarsi al fenomeno della fotosensibilità.
Dal 1840 comincia a dedicarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_333" class="wp-caption alignleft" style="width: 234px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/ooo.png"><img class="size-medium wp-image-333 " title="ooo" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/ooo-224x300.png" alt="Louis Désiré Blanquart Evrard (Bibliothèque municipale de Lille, Fonds Lefebvre 5, 16 – stampa all’albumina)" width="224" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a> (Bibliothèque municipale de Lille, Fonds Lefebvre 5, 16 – stampa all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a>)</p></div>
<p><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a> nasce il 2 agosto 1802 nella città francese di Lille.</p>
<p>Nel 1839, l’anno della fotografia, è un commerciante di stoffe e tessuti che, al pari di molti altri, rimane particolarmente colpito dalle vicende e dal clamore legati alla nuova scoperta ed inizia ad interessarsi al fenomeno della fotosensibilità.</p>
<p>Dal 1840 comincia a dedicarsi allo studio della calotipìa, il procedimento che <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a> sta mettendo a punto e che sarà ufficializzato nell’anno successivo; questo interesse si concretizza nella realizzazione da parte sua della prima pubblicazione francese su tale procedimento, apparsa nel 1847.</p>
<p>Contestualmente Blanquart Evrard si dedica ad esperimenti propri, legati soprattutto al metodo di stampa delle copie positive e nel 1850 annuncia di aver messo a punto un nuovo supporto sensibile, costituito da fogli di carta albuminata.</p>
<p>Fino a quel momento, secondo la procedura studiata da Talbot, la tiratura delle copie positive da negativo calotipico avviene su fogli di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carta-salata/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con carta salata">carta salata</a>.</p>
<p>L’elemento di novità introdotto da Blanquart Evrard è relativo all’uso dell’albume d’uovo come sostanza per far aderire i sali fotosensibili al foglio di carta, in analogia a quanto già sperimentato due anni prima da Abel Niépce de Saint Victor per le lastre negative su vetro.</p>
<p>Il procedimento all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> costituisce una notevole innovazione rispetto alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carta-salata/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con carta salata">carta salata</a>, in quanto per la prima volta il composto fotosensibile fatto di sali d’argento non impregna direttamente il supporto, ma è separato da questo dalla sostanza collante costituita dall’albume d’uovo.<span id="more-326"></span></p>
<p>Ciò determina un notevole miglioramento della qualità delle immagini, in quanto la visibilità delle fibre cartacee diminuisce nettamente conferendo alla copie positive maggiore dettaglio e ricchezza di toni.</p>
<p>Il procedimento prevede che sul foglio di carta venga prima spalmata una mescolanza di albume d’uovo e cloruro di ammonio, poi aggiunto nitrato d’argento.</p>
<p>Le stampe all&#8217;<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> vengono generalmente virate all&#8217;oro, che, come tutti i viraggi, ne aumenta la stabilità e quindi la durata; questo trattamento, costituito essenzialmente da cloruro d’oro, fa assumere all’immagine una colorazione che, in relazione alla concentrazione di cloruro e al pH del bagno, va dal nero porpora al bruno caldo, dal viola-malva fino al rosaceo nelle alte luci.</p>
<p>In genere questo trattamento conferisce alla stampa una particolare morbidezza di toni dovuta anche all’effetto “collaterale” di abbassare il livello di contrasto.</p>
<p>La carta all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> verrà utilizzata a partire dal 1854 anche per stampare le “<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/cartes-de-visite/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con cartes de visite">cartes de visite</a>”, i ritratti fotografici delle dimensioni di un biglietto da visita montati su cartoncino, brevettati dal fotografo ritrattista francese André Eugene Disderi.</p>
<div id="attachment_336" class="wp-caption alignright" style="width: 255px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Albero-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-336 " title="Albero 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/11/Albero-1-245x300.jpg" alt="Una foto di Louis Désiré Blanquart Evrard  stampata su carta all’albumina (www.getty.edu)" width="245" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Una foto di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a>  stampata su carta all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> (www.getty.edu)</p></div>
<p>L’unico inconveniente pratico della carta all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> è la tendenza ad arrotolarsi, anche per lo spessore minimo che la caratterizza: per questo motivo le stampe devono necessariamente essere incollate su un cartone che faccia loro da supporto.</p>
<p>L’utilizzazione pratica del nuovo sistema di stampa viene avviata da Blanquart Evrard a Lille già nel 1851 quando, in collaborazione con Hippolyte Fockedey, fonda la società “<strong><em>Photographique Imprimerie</em></strong>”, la prima azienda francese a produrre copie fotografiche su larga scala e ad impiegare un certo numero di dipendenti; vengono prodotte serie di stampe delle immagini realizzate dallo stesso Blanquart Evrard e anche da altri fotografi, tra cui John Beasly Greene, Charles Marville e Henri Le Secq.</p>
<p>Questa attività va avanti dal 1851 al 1855 e le succede la “<strong><em>Blanquart Evrard Printing Company</em></strong>”, costituita allo stesso scopo.</p>
<p><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a> nel 1856 fonda anche, assieme a Thomas Sutton, la rivista “<strong><em>Photographic Notes</em></strong>”, una pubblicazione che uscirà per undici anni.</p>
<p>Il metodo di sensibilizzazione all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a>, che tra l’altro consente dei tempi molto più rapidi di produzione delle copie positive rispetto alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carta-salata/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con carta salata">carta salata</a> di Talbot, verrà impiegato fino agli ultimi anni del XIX secolo; verso il 1870 con questo sistema comincerà ad essere avviata anche la produzione di carta sensibile con metodi protoindustriali.</p>
<p><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a> muore il 28 aprile 1872.</p>
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