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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità &#187; Gli schemi ottici</title>
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>Il Sonnar</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:02:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
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La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che Ludwig Bertele aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’Ernostar. Nel 1926, quando la Ernemann va a confluire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4252" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/ernostar.jpg"><img class="size-medium wp-image-4252 " title="ernostar" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/ernostar-300x299.jpg" alt="La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ludwig-bertele/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ludwig Bertele">Ludwig Bertele</a></strong> aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della <strong>Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Aktiengesellschaft,</strong> aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’<strong>Ernostar</strong>. Nel 1926, quando la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a></strong> va a confluire nel colosso industriale <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>,</strong> Bertele passa naturalmente alle dipendenze di quest’ultimo, prima nella città di<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a></strong> e successivamente a <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a></strong> dove stabilisce il proprio studio presso gli stabilimenti che erano stati sede della <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a></strong>; a titolo di cronaca va ricordato che egli, pur giovanissimo essendo nato nel 1900, è già uno dei più titolati progettisti in campo ottico fotografico a livello mondiale. Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, ripartendo ancora una volta dal vecchio <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>, </strong>cercando di sviluppare ulteriormente i principi costruttivi che avevano portato al <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a></strong> di <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/paul-rudolph/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Paul Rudolph">Paul Rudolph</a></strong> ma soprattutto alla seconda versione del suo <strong>Ernostar</strong>. <span id="more-4246"></span></p>
<p>Nel giro di un anno appare il primo progetto di un nuovo schema ottico che viene battezzato <strong>Sonnar</strong>, la cui derivazione dal tedesco “Sonne” (sole) vuole essere un evidente riferimento ad un obiettivo molto luminoso, che in effetti presenta un valore di apertura massima di f/2. E’ composto da sei lenti in tre gruppi e la sua derivazione dalla seconda versione dell’<strong>Ernostar</strong> è più che evidente: la lente frontale è sostanzialmente identica, lo spesso gruppo negativo centrale è molto simile, il terzo e quarto gruppo dell’Ernostar risultano cementati con la conseguente eliminazione di due superfici aria-vetro e il piano del diaframma si è spostato in avanti.</p>
<div id="attachment_4254" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/sonnar.jpg"><img class="size-medium wp-image-4254 " title="sonnar" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/sonnar-300x105.jpg" alt="Le due versioni del Sonnar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="105" /></a><p class="wp-caption-text">Le due versioni del Sonnar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Dopo un anno ne viene brevettata una seconda versione, nella quale è stato modificato il gruppo cementato posteriore, che si presenta composto da una grossa lente centrale che ne separa altre due: queste ultime sono caratterizzate da una piccola differenza relativa all’indice di rifrazione. Si tratta di una soluzione che interviene in maniera decisiva sull’aberrazione sferica, così come richiesto in un obiettivo con un’apertura massima relativa molto alta, tanto che questa seconda versione presenta un’apertura massima di f/1.5. Le aberrazioni ottiche del Sonnar sono comunque superiori a quelle del <strong>Planar</strong>, ma il minor numero di superfici aria-vetro lo rende di fatto più incisivo e meno soggetto ai fenomeni di interriflessione, mentre nel confronto col <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a></strong> appare di livello superiore per quanto riguarda la correzione dell’aberrazione cromatica. Il <strong>Sonnar</strong> a sette lenti fornisce quindi risultati eccellenti, è l’ottica con la quale vengono realizzati tre teleobiettivi per la Contax, la fotocamera 35 mm che la Zeiss presenta nel 1932 come risposta commerciale alla Leica, dotandola di uno strepitoso corredo di dieci ottiche intercambiabili. Nel 1936, in occasione dello svolgimento dei giochi olimpici in Germania (giochi invernali a Garmisch e olimpiade di Berlino), viene affidato a Bertele il compito di produrne un modello particolare per le riprese fotografiche delle gare; per questi eventi sportivi egli metterà a punto l’<strong>Olympia Sonnar</strong> da 180 mm con apertura f/2.8, uno strumento rivoluzionario per l’epoca, che sarà utilizzato in primo luogo da <strong>Leni Riefensthal</strong>, la regista/fotografa del regime nazista.</p>
<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/foto.jpg"><img class="size-medium wp-image-4258 alignleft" title="foto" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-225x300.jpg" alt="foto" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Il valore di luminosità di questa ottica e il risultato che è in grado di fornire anche ai valori massimi di apertura la rendono un effettivo punto di svolta per quanto riguarda la possibilità di riprendere soggetti in movimento; a questo riguardo va aggiunto che, trattandosi di uno schema non compatibile per le sue caratteristiche costruttive con le corte lunghezze focali, la sua rilevanza è ancora maggiore in quanto consente la costruzione di focali medio-lunghe (85 mm, 135 mm, …), cioè i classici teleobiettivi dedicati alle foto d’azione e di reportage. Lo schema Ernostar/Sonnar è stato ripreso da altri costruttori, a volte come base di progettazione e in alcuni casi per la produzione di vere e proprie copie.</p>
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		<title>Gli obiettivi R.O.J.A.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 12:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emil Bush AG]]></category>
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		<category><![CDATA[1925]]></category>
		<category><![CDATA[aberrazione sferica]]></category>
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		<description><![CDATA[A partire dal 1900 la Emil Busch AG di Rathenow mette in produzione una serie di ottiche marcate R.O.J.A. acronimo riferibile probabilmente a “Rathenower Optische Institute”.
L’esemplare fotografato porta il marchio Busch’s Rapid Aplanat N° 2 &#8211; Foc. 8 ins &#8211; R.O.J.A. vorm Emil Busch. Rathenow.
Il termine “aplanat” fa riferimento ad un obiettivo in grado di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2639" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-12.JPG"><img class="size-medium wp-image-2639 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-12-300x227.jpg" alt="L’obiettivo R.O.J.A." width="300" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">L’obiettivo R.O.J.A.</p></div>
<p>A partire dal 1900 la <strong>Emil Busch AG</strong> di Rathenow mette in produzione una serie di ottiche marcate R.O.J.A. acronimo riferibile probabilmente a “Rathenower Optische Institute”.</p>
<p>L’esemplare fotografato porta il marchio <em><strong>Busch’s Rapid Aplanat N° 2 &#8211; Foc. 8 ins &#8211; R.O.J.A. vorm Emil Busch. Rathenow.</strong></em></p>
<p>Il termine “aplanat” fa riferimento ad un obiettivo in grado di correggere l’aberrazione sferica, così che “Rapid Aplanat” non è altro che una diversa denominazione di quello che è più comunemente definito “<strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a></strong>”.</p>
<p>Si tratta quindi dello schema ottico che nel 1866 viene messo a punto, indipendentemente uno dall’altro, dall’inglese<strong> John Henry Dallmeyer</strong> e dal tedesco <strong>Hugo Adolph von Steinheil</strong>: il primo lo chiama appunto <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a>, il secondo invece obiettivo aplanatico.</p>
<p>Lo schema si compone di quattro lenti in due gruppi, simmetrici di segno opposto, separati dal piano del diaframma; l’apertura massima deve essere abbastanza ridotta (di solito f/8 e in pochi casi anche f/6) proprio per correggere a sufficienza l’aberrazione sferica.<span id="more-2635"></span></p>
<div id="attachment_2640" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-21.JPG"><img class="size-medium wp-image-2640 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-21-300x157.jpg" alt="I due gruppi ottici smontati" width="300" height="157" /></a><p class="wp-caption-text">I due gruppi ottici smontati</p></div>
<p>Questo schema ha avuto un successo eccezionale, monopolizzando il mercato per almeno trent’anni e continuando ad essere costruito in milioni di esemplari anche dopo lo sviluppo degli altri schemi ottici storici quali il <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a></strong>, il <strong>Planar</strong> o l’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a>.</p>
<p>Gli ultimi <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a> sono stati realizzati all’inizio degli anni Trenta del Novecento.</p>
<p>Questo esemplare di R.O.J.A. non è databile se non in maniera molto approssimativa, ma di certo è stato costruito fra il 1900 e il 1910, anno in cui la sua produzione cessa; la collaborazione commerciale esistente all’epoca fra la Emil Busch AG e la S<strong>chott und Genossen</strong> di<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a></strong> fa ragionevolmente ritenere che le lenti siano costruite con il vetro ottico dell’azienda condotta da <strong>Otto Schott</strong>, appartenente al gruppo di imprese allora controllate dalla <strong>Fondazione <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a></strong>.</p>
<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-31.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2642" title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/10/Foto-31-250x300.jpg" alt="Foto 3" width="250" height="300" /></a>L’obiettivo è interamente costruito in ottone, misura 40 mm di lunghezza (paraluce escluso) e il diametro delle lenti è di mm 25.</p>
<p>I valori del diaframma a iride sono <strong>f/8, f/11, f/16, f/22, f/32, f/45, f/64</strong>.</p>
<p>La lunghezza focale è di 8 inch, cioè 200 mm.</p>
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		<title>L’obiettivo Anytar</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 20:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[Nippon Kōgaku: la Nikon]]></category>
		<category><![CDATA[1925]]></category>
		<category><![CDATA[Anytar]]></category>
		<category><![CDATA[Compur]]></category>
		<category><![CDATA[Dagor]]></category>
		<category><![CDATA[Friedrich Deckel]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Acht]]></category>
		<category><![CDATA[Hermann Dillmann]]></category>
		<category><![CDATA[Nikkor]]></category>
		<category><![CDATA[Nippon Kōgaku Kōgyō K. K.]]></category>
		<category><![CDATA[Tessar]]></category>
		<category><![CDATA[tripletto di Cooke]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel panorama dei numerosi obiettivi derivati dallo schema ottico Tessar, l’Anytar occupa certamente un posto di rilievo in quanto rappresenta il diretto progenitore di una delle ottiche più note della storia della fotografia: il Nikkor.
La sua costruzione è legata ai tecnici tedeschi che nei primi anni Venti del secolo scorso operano presso la Nippon Kōgaku [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2444" class="wp-caption alignleft" style="width: 175px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/07/Foto-11.jpg"><img class="size-full wp-image-2444 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/07/Foto-11.jpg" alt="L’agenda di Kagorō Yoshihashi" width="165" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">L’agenda di Kagorō Yoshihashi</p></div>
<p>Nel panorama dei numerosi obiettivi derivati dallo schema ottico <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a>, l’Anytar occupa certamente un posto di rilievo in quanto rappresenta il diretto progenitore di una delle ottiche più note della storia della fotografia: il Nikkor.</p>
<p>La sua costruzione è legata ai tecnici tedeschi che nei primi anni Venti del secolo scorso operano presso la Nippon Kōgaku Kōgyō K. K. al fine di trasmettere il know-how necessario ad avviare la produzione della neonata azienda, fondata a Tokio nel 1917.</p>
<p>Fra questi tecnici il posto di maggiore rilievo è occupato da Heinrich Acht, che svolge il ruolo di guida e coordinamento del team progettuale del quale entreranno gradualmente a far parte anche ingegneri giapponesi; direttamente interessato al progetto è certamente anche il collega di Acht Hermann Dillmann, di cui rimangono appunti del 1926 nei quali si fa riferimento all’Anytar da 107 mm.</p>
<p>Le focali individuate a livello di prototipo sono sette, studiate per fotocamere di formato medio/grande (6 x 9 o 9 x 12) e vanno da un grandangolo da 75 mm ad un tele da 360 mm, passando per un 105 mm, un 107 mm, un 120 mm, un 150 mm e un 180 mm.<span id="more-2440"></span></p>
<p>All’epoca la principale finalità dell’azienda è quella di produrre obiettivi per riprese aeree e ciò spiega la tendenza ad orientarsi verso le lunghe focali.</p>
<p>L’evoluzione di questo progetto è documentata da un’agenda contenente gli appunti di Kagorō Yoshihashi, l’ingegnere giapponese che raccoglie l’eredità dei tecnici tedeschi e che sviluppa poi in prima persona alcuni Anytar di diversa focale, come per esempio quello da 105 mm.</p>
<p>Il manoscritto porta il titolo di “Obiettivi fotografici, Maggio 1930” e raccoglie i dati tecnici relativi a ventisette schemi ottici, inclusi il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>, il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> e il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a>.</p>
<div id="attachment_2445" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/07/Foto-21.jpg"><img class="size-medium wp-image-2445 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/07/Foto-21-300x121.jpg" alt="A sinistra lo schema Anytar, a destra il Tessar" width="300" height="121" /></a><p class="wp-caption-text">A sinistra lo schema Anytar, a destra il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a></p></div>
<p>La costruzione vera e propria ha inizio nel 1929, quando tutti i tecnici tedeschi sono rientrati in patria, ma non si tratta ancora di una produzione di serie e non è noto il numero di Anytar effettivamente assemblati.</p>
<p>Si tratta di obiettivi praticamente introvabili, tanto che la stessa Nikon ne conserva soltanto due esemplari nel proprio archivio storico; sono entrambi montati su otturatori <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/compur/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Compur">Compur</a> della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/friedrich-deckel/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Friedrich Deckel">Friedrich Deckel</a>, uno è un prototipo, l’altro è marcato &#8220;Anytar&#8221; e &#8220;Nippon Kogaku Tokyo&#8221;.</p>
<p>Verso il 1937 un certo numero di Anytar della prima serie viene venduto ai dipendenti ad un prezzo scontato.</p>
<p>Dal 1932 è in produzione la versione commerciale che nel frattempo ha assunto il nome di Nikkor.</p>
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		<title>Il balsamo del Canada</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 14:03:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1830]]></category>
		<category><![CDATA[aberrazioni ottiche]]></category>
		<category><![CDATA[balsamo del Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Chevalier]]></category>
		<category><![CDATA[doppietto acromatico]]></category>
		<category><![CDATA[schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[vetro crown]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso, parlando di schemi ottici, si fa riferimento a lenti “incollate” o “cementate” fra di loro allo scopo di eliminare o ridurre aberrazioni ottiche e/o per ovviare agli effetti di interriflessione tipici dei contatti aria/vetro.
L’incollaggio delle lenti è attualmente realizzato mediante adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici, ma fino al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2163" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Carl-Zeiss-Protar.jpg"><img class="size-medium wp-image-2163 " title="Carl Zeiss Protar" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Carl-Zeiss-Protar-300x243.jpg" alt="Il Protar della Carl Zeiss, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Il Protar della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a>, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Spesso, parlando di schemi ottici, si fa riferimento a lenti “incollate” o “cementate” fra di loro allo scopo di eliminare o ridurre aberrazioni ottiche e/o per ovviare agli effetti di interriflessione tipici dei contatti aria/vetro.</p>
<p>L’incollaggio delle lenti è attualmente realizzato mediante adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici, ma fino al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale tale operazione veniva effettuata con un prodotto naturale chiamato <strong>balsamo del Canada</strong>.</p>
<p>Il balsamo del Canada (o trementina del Canada) è un prodotto ricavato da una oleoresina naturale prodotta dall’abete balsamico (<em>Abies balsamea</em>), essenza tipica del Nord America, che si presenta in natura come un liquido chiaro, dal colore giallo pallido tendente al verde, dotato di una lieve fluorescenza; questo prodotto, opportunamente purificato, produce una sostanza liquida incolore viscosa e adesiva, che seccando diventa una massa trasparente.<span id="more-2159"></span></p>
<p>La sua caratteristica peculiare è di possedere un indice di rifrazione della luce (n = 1,530) simile a quello del vetro Crown e per tale motivo è una sostanza in grado di non incidere sulla trasparenza; il suo uso come adesivo per vetri, lenti e strumenti ottici è quindi precedente alla scoperta della fotografia, soprattutto per quanto riguarda la microscopia e la relativa preparazione dei vetrini, nonché come prodotto in grado di inglobare campioni da laboratorio.</p>
<p>L’incollaggio delle lenti col balsamo era una operazione abbastanza delicata e complessa: le due parti venivano perfettamente pulite e quindi riscaldate ad una temperatura piuttosto elevata in modo da far sì che il collante potesse mantenere un elevato grado di fluidità a contatto del vetro.</p>
<p>Al centro di una delle lenti (di solito quella concava) veniva fatta cadere una quantità sufficiente di balsamo del Canada, vi si applicava sopra la lente convessa mantenendo le due parti premute con forza fino a che il collante non avesse occupato tutta la superficie di contatto fino a sbavare lungo i bordi.</p>
<p>L’asciugatura dell’incollaggio avveniva in due fasi, prima in ambiente leggermente riscaldato e poi all’aria, in temperatura ambiente.</p>
<p>La pulitura delle sbavature avveniva con il benzolo, prodotto in grado di sciogliere le gocce di balsamo fuoriuscite dai bordi delle lenti.</p>
<p>Per quanto riguarda la fotografia il primo sistema ottico in cui appaiono lenti incollate è il doppietto acromatico convergente progettato da Charles Chevalier nella seconda metà degli anni Venti del XIX secolo.</p>
<p>Il prodotto è ancora in commercio, utilizzato sia come collante (gioielleria, industria cartaria, arti grafiche, restauro, …) nonché in farmacologia, cosmesi e nella preparazione di vernici.</p>
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		<title>L’Ernostar</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 13:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1923]]></category>
		<category><![CDATA[Charles C. Minor]]></category>
		<category><![CDATA[Dresda]]></category>
		<category><![CDATA[Erich Salomon]]></category>
		<category><![CDATA[Ermanox]]></category>
		<category><![CDATA[Ernostar]]></category>
		<category><![CDATA[Gundlach]]></category>
		<category><![CDATA[Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft]]></category>
		<category><![CDATA[Ludwig Bertele]]></category>
		<category><![CDATA[Planar]]></category>
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		<category><![CDATA[Tessar]]></category>
		<category><![CDATA[tripletto di Cooke]]></category>
		<category><![CDATA[Ultrastigmat]]></category>
		<category><![CDATA[Zeiss Ikon]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1920 Ludwig Bertele, appena assunto alla Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft di Dresda inizia a progettare uno schema ottico con l’intento di realizzare un obiettivo molto luminoso.
Nonostante sia giovanissimo (essendo nato nel 1900) e senza esperienza nel settore, nel giro di tre anni porta a compimento un lavoro eccellente, che si concretizzerà nella costruzione dell’Ernostar.
Il punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2156" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-18.jpg"><img class="size-medium wp-image-2156 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-18-300x130.jpg" alt="Da sinistra il Tripletto di Cooke e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a> e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Nel 1920 <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ludwig-bertele/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ludwig Bertele">Ludwig Bertele</a>, appena assunto alla Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Aktiengesellschaft di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a> inizia a progettare uno schema ottico con l’intento di realizzare un obiettivo molto luminoso.</p>
<p>Nonostante sia giovanissimo (essendo nato nel 1900) e senza esperienza nel settore, nel giro di tre anni porta a compimento un lavoro eccellente, che si concretizzerà nella costruzione dell’Ernostar.</p>
<p>Il punto di partenza è il solito <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>, schema che già era stato alla base di ottiche leggendarie come il Planar e il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a>, che Bertele cerca di sviluppare in modo da renderlo il più luminoso possibile; allo stesso scopo, nel 1916, un ottico di Chicago di nome Charles C. Minor, aveva inserito un menisco positivo fra i due elementi anteriori del Tripletto ottenendo uno schema che era stato messo in produzione dall’americana Gundlach con il nome di Ultrastigmat.<span id="more-2154"></span></p>
<p>La modifica apportata da Bertele è più rilevante e sostanziale in quanto egli sostituisce l’elemento anteriore con due doppietti positivi cementati realizzando un’ottica che lascia sorpresi i tecnici della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> soprattutto per la luminosità di f/2 che la caratterizza.</p>
<p>Non solo va subito in produzione, ma per questo obiettivo, chiamato appunto Ernostar, viene progettata la Ermanox, la prima fotocamera espressamente dedicata al reportage, in quanto utilizzabile anche a mano libera in virtù della luminosità dell’obiettivo.</p>
<div id="attachment_2157" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-26.jpg"><img class="size-medium wp-image-2157 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-26-300x94.jpg" alt="Le tre versioni dell’Ernostar: da sinistra f/2, f/1.8, f/2.7 (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="94" /></a><p class="wp-caption-text">Le tre versioni dell’Ernostar: da sinistra f/2, f/1.8, f/2.7 (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Sarà questo apparecchio fotografico che renderà famoso non solo Bertele in quanto progettista, ma anche il fotografo Erich Salomon, che realizzerà con esso una serie di famosi ritratti soprattutto a personaggi politici dell’epoca.</p>
<p>L’Ernostar del 1923 con apertura massima f/2 si evolve l’anno seguente in due successive versioni, una con apertura f/1.8 e un’altra con apertura di f/2.7.</p>
<p>Questo obiettivo e la fotocamera a lui dedicata continueranno ad essere prodotti anche dopo il 1926, anno in cui la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> confluisce nella <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>: sarà proprio partendo dall’Ernostar che Bertele realizzerà il Sonnar, un’altra delle sue creature più famose.</p>
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		<title>Il Planar</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 17:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1896]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Zeiss]]></category>
		<category><![CDATA[Gauss]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Rudolph]]></category>
		<category><![CDATA[Planar]]></category>
		<category><![CDATA[Rudolph]]></category>
		<category><![CDATA[Schott und Genossen]]></category>
		<category><![CDATA[Tessar]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1896 il dottor Paul Rudolph, tecnico della Schott und Genossen, dopo la realizzazione dell’Anastigmat progettato nel 1890 si dedica allo studio di un nuovo obiettivo ispirandosi al doppietto di lenti dal quale è costituito il telescopio di Gauss.
Concepisce uno schema ottico simmetrico a sei lenti in grado di ridurre decisamente curvatura di campo, astigmatismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2145" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-16.jpg"><img class="size-medium wp-image-2145 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-16-300x176.jpg" alt="Lo schema Planar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="176" /></a><p class="wp-caption-text">Lo schema Planar (da R. Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Nel 1896 il dottor <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/paul-rudolph/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Paul Rudolph">Paul Rudolph</a>, tecnico della Schott und Genossen, dopo la realizzazione dell’Anastigmat progettato nel 1890 si dedica allo studio di un nuovo obiettivo ispirandosi al doppietto di lenti dal quale è costituito il telescopio di Gauss.</p>
<p>Concepisce uno schema ottico simmetrico a sei lenti in grado di ridurre decisamente curvatura di campo, astigmatismo e aberrazione sferica: il principale handicap è però costituito dalle numerose superfici aria-vetro che determinano fenomeni di interriflessione (flare) ed un livello di contrasto troppo basso.</p>
<p>L’impressione è quindi di scarsa nitidezza, causata appunto dal fatto che un gran numero di lenti porta con sé un gran numero di riflessi interni “parassiti”; la luce che colpisce una lente non viene soltanto rifratta (sia nel momento di ingresso che nel momento di uscita dalla lente stessa), ma anche in parte riflessa o verso l’aria o verso il vetro ottico da cui la lente è costituita.<span id="more-2143"></span></p>
<p>Il problema è quindi legato a ridurre il più possibile gli spazi occupati dall’aria tra gli elementi positivi e negativi, nonché a limitare al massimo lo spessore degli elementi negativi.</p>
<p>L’operazione viene effettuata costruendo gli elementi negativi mediante due diversi tipi di vetro ottico, aventi il medesimo indice di rifrazione, ma potere dispersivo differente: le due parti vengono quindi cementate fra di loro.</p>
<p>Il risultato è eccellente sotto ogni punto di vista anche se questo obiettivo, che è stato chiamato Planar, continua ad essere affetto da basso contrasto; il nome è derivato dal fatto di essere esente da fenomeni di curvatura di campo e quindi in grado di trasmettere un’immagine estremamente corretta, la più corretta realizzata fino a quel momento.</p>
<p>Non incontra quindi un grande successo e per parecchi anni gli verrà preferito il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a>, l’obiettivo che lo stesso Rudolph progetta nel 1902 sempre per la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a>, non a caso costituito da sole quattro lenti.</p>
<p>I residui effetti di flare del Planar vengono superati soltanto con il trattamento antiriflesso, introdotto verso la metà degli anni Trenta: per il Planar questo momento rappresenta un vero punto di svolta, in quanto lo trasforma nello schema ottico di maggior successo, il più copiato dai più importanti costruttori di ottiche tedeschi, americani e, più tardi, giapponesi.</p>
<p>Attualmente gran parte degli obiettivi ad alta luminosità sono derivati dallo schema Planar.</p>
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		<title>L’ Heliar e il Dynar</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 14:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1900]]></category>
		<category><![CDATA[Bessa]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Zeiss]]></category>
		<category><![CDATA[Dallmeyer]]></category>
		<category><![CDATA[Dynar]]></category>
		<category><![CDATA[Harting]]></category>
		<category><![CDATA[Heliar]]></category>
		<category><![CDATA[Oxyn]]></category>
		<category><![CDATA[Pentac]]></category>
		<category><![CDATA[Tessar]]></category>
		<category><![CDATA[tripletto di Cooke]]></category>
		<category><![CDATA[Voigtländer]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1900 il tecnico della Voigtländer Carl August Hans Harting, mette a punto un nuovo schema ottico chiamato Heliar, al pari di molti altri ispirato al tripletto di Cooke; risulta infatti evidente il tentativo di modificare il tripletto stesso in senso simmetrico.
La modifica più evidente è la sostituzione dell’elemento posteriore con un doppietto di lenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1836" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-115.jpg"><img class="size-medium wp-image-1836 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-115-300x125.jpg" alt="Da sinistra, prima e seconda versione dell’Heliar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra, prima e seconda versione dell’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a> (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Nel 1900 il tecnico della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/voigtlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Voigtländer">Voigtländer</a> Carl August Hans Harting, mette a punto un nuovo schema ottico chiamato <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a>, al pari di molti altri ispirato al <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">tripletto di Cooke</a>; risulta infatti evidente il tentativo di modificare il tripletto stesso in senso simmetrico.</p>
<p>La modifica più evidente è la sostituzione dell’elemento posteriore con un doppietto di lenti incollate.</p>
<p>Nella prima versione, brevettata appunto nel 1900, lo schema formato da cinque lenti in tre gruppi si dimostra però per nulla soddisfacente in quanto è caratterizzato da forte astigmatismo, da un evidente coma in caso di riprese a distanza e naturalmente presenta l’aberrazione sferica tipica dello schema ispiratore.<span id="more-1832"></span></p>
<div id="attachment_1838" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-214.jpg"><img class="size-medium wp-image-1838  " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-214-300x213.jpg" alt="Il Dynar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="213" /></a><p class="wp-caption-text">Il Dynar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Tutti questi limiti sono ben noti al progettista, tanto che Harting nel 1902 ne disegna una versione asimmetrica con la quale riesce a ridurre l’astigmatismo, senza però riuscire a risolvere il problema del coma e soprattutto peggiorando l’effetto di distorsione.</p>
<p>Nonostante ciò non si dà per vinto e già nel 1903 ne sforna una terza versione che appare influenzata dal <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a>, brevettato dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> l’anno precedente.</p>
<p>L’intervento consiste essenzialmente nell’inversione degli elementi esterni in modo che la superficie incollata rivolta verso il piano del diaframma appaia convessa invece che concava; quest’ultima versione viene chiamata Dynar e nonostante un lieve peggioramento per quanto riguarda l’astigmatismo il rendimento complessivo viene migliorato di molto; immediatamente dopo Harting costruisce anche uno schema “misto” formato da un gruppo dell’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a> e da uno del Dynar, chiamandolo Oxyn.</p>
<div id="attachment_1839" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-312.jpg"><img class="size-medium wp-image-1839 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-312-300x261.jpg" alt="L’Heliar in una pubblicità degli anni Trenta" width="300" height="261" /></a><p class="wp-caption-text">L’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a> in una pubblicità degli anni Trenta</p></div>
<p>Lo schema Dynar non avrà fortuna per alcuni anni e comincerà ad essere prodotto nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale assumendo il nome originario di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a>; nonostante le difficoltà iniziali si dimostrerà un’ottica di prim’ordine e sarà montata su alcune delle fotocamere più prestigiose prodotte da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/voigtlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Voigtländer">Voigtländer</a>, negli anni Trenta del XX secolo.</p>
<p>Sarà a sua volta utilizzato come base per altri schemi ottici, come ad esempio il Pentac dell’inglese Dallmeyer.</p>
<p>La versione più raffinata di questo schema ottico è senza dubbio l’eccellente Color <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a> con il quale è equipaggiata l’ultima versione della Bessa prodotta fino al 1955.</p>
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		<title>Il Tessar</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 07:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1902]]></category>
		<category><![CDATA[Adlerauge]]></category>
		<category><![CDATA[Bausch & Lomb]]></category>
		<category><![CDATA[Biotessar]]></category>
		<category><![CDATA[Carl Zeiss]]></category>
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		<category><![CDATA[Schott und Genossen]]></category>
		<category><![CDATA[Tessar]]></category>
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		<category><![CDATA[Unar]]></category>
		<category><![CDATA[Zeiss Anastigmat]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Tessar è probabilmente l’obiettivo più noto nel mondo della fotografia, uno schema ottico che per oltre mezzo secolo è stato sinonimo di nitidezza e qualità dell’immagine, anche perché prodotto dall’azienda che più di ogni altra ha segnato la storia della fotografia, la Carl Zeiss Jena.
La storia del Tessar ha inizio nel 1899, quando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1693" class="wp-caption alignleft" style="width: 156px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-16.jpg"><img class="size-full wp-image-1693 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-16.jpg" alt="Paul Rudoplh" width="146" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Rudoplh</p></div>
<p>Il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> è probabilmente l’obiettivo più noto nel mondo della fotografia, uno schema ottico che per oltre mezzo secolo è stato sinonimo di nitidezza e qualità dell’immagine, anche perché prodotto dall’azienda che più di ogni altra ha segnato la storia della fotografia, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a>.</p>
<p>La storia del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> ha inizio nel 1899, quando il dottor <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/paul-rudolph/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Paul Rudolph">Paul Rudolph</a>, tecnico della Schott und Genossen che già nel 1890 aveva progettato lo Zeiss Anastigmat (successivamente Protar), realizza uno schema ottico a quattro lenti che chiama Unar, chiaramente ispirato al <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>.</p>
<p>Nonostante la buona correttezza delle immagini prodotte, Rudolph non ne rimane soddisfatto e nel 1902 vi apporta una modifica sostanziale.</p>
<p>Ne utilizza soltanto le due lenti anteriori alle quali aggiunge il doppietto posteriore dell’Anastigmat interponendovi il diaframma: il risultato è strabiliante per incisività e nitidezza, tanto che in breve tempo questo obiettivo sarà soprannominato “Adlerauge” (occhio d’aquila).</p>
<p>Nelle prime serie di esemplari prodotti l’apertura massima è di f/6.3, poi nel 1917 viene portata a f/4.5 per arrivare, nel 1930, a f/2.8.<span id="more-1685"></span></p>
<p>La principale caratteristica di questo schema ottico è la capacità di correggere in maniera decisa aberrazione sferica, coma, astigmatismo e aberrazioni cromatiche, fornendo un’immagine la cui qualità nel giro di pochissimo tempo ne decreta il successo più assoluto.</p>
<p>Già nel febbraio 1903 viene brevettato negli Stati Uniti e prodotto in regime di monopolio dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/bausch-lomb/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Bausch &amp; Lomb">Bausch &amp; Lomb</a>, che su licenza della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a> costruisce già il Protar.</p>
<p>Il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> sarà montato sulle fotocamere più prestigiose costruite per circa sessant’anni, non solo dalle case produttrici in qualche modo legate al gruppo Zeiss, ma anche da altre industrie fotografiche tedesche e americane, con la sola eccezione della rivale “storica” della Zeiss, cioè la Ernst Leitz produttrice della Leica.</p>
<p>Solo a titolo di esempio si possono citare le serie di fotocamere Rolleiflex ed Exakta.</p>
<p>Nel tempo subisce anche parziali modifiche o varianti, tra cui vanno ricordate il Biotessar f/2.8 disegnato nel 1925 dai tecnici della Zeiss Wandersleb e Merté oppure, in tempi più recenti, l’aggiuntivo Protessar.</p>
<p>Quest’ultimo sfrutta il fatto che nel <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> la lente frontale definisce la focale dell&#8217;ottica e quindi cambiandola è possibile variare la focale stessa anche su fotocamere ad obiettivo fisso.</p>
<div id="attachment_1694" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-25.jpg"><img class="size-medium wp-image-1694 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-25-300x103.jpg" alt="Da sinistra, l’Anastigmat, l’Unar e il Tessar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="103" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra, l’Anastigmat, l’Unar e il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>L’aggiuntivo Protessar viene utilizzato per esempio negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo su alcuni modelli di fotocamere Contaflex 35 mm ad ottica fissa, apparecchi dove è possibile rimuovere la sola lente frontale dell’obiettivo normale e sostituirla con aggiuntivi che consentono di ottenere un 105 mm, un 85 mm o un 35 mm.</p>
<p>Il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> è stato a sua volta ispiratore di numerosissimi obiettivi delle più svariate marche; di tali ottiche si riporta un elenco di massima:</p>
<p>- <strong>Agfa</strong>: Solinar</p>
<p>- <strong>Berthiot</strong>: Flor, Ilor</p>
<p>- <strong>Boyer</strong>: Saphir</p>
<p>- <strong>Busch</strong>: Glyptar</p>
<p>- <strong>Dallmeyer</strong>: Dalmac, Perfac, Serrac</p>
<p>- <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a></strong>: Ernon</p>
<p>- <strong>Hermagis</strong>: Hellor, Lynx</p>
<p>- <strong>Ilex</strong>: Paragon</p>
<p>- <strong>Kodak</strong>: Ektar</p>
<p>- <strong>Laak</strong>: Dailytar</p>
<p>- <strong>Leitz</strong>: Elmar</p>
<p>- <strong>Meyer</strong>: Primotar</p>
<p>- <strong>Plaubel</strong>: Anticomar</p>
<p>-<strong> Rodenstock</strong>: Ysar</p>
<p>-<strong> Ross</strong>: Xtralux</p>
<p>- <strong>Roussel</strong>: Stylor</p>
<p>- <strong>Schneider</strong>: Comparon, Xenar</p>
<p>- <strong>Taylor-Hobson</strong>: Apotal, Ental</p>
<p>- <strong>Voigtlander</strong>: Heliostigmat, Skopar</p>
<p>-<strong> Wollensak</strong>: Raptar</p>
<p>- <strong>Wray</strong>: Lustrar</p>
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		<title>Il tripletto di Cooke</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2010/01/22/il-tripletto-di-cooke/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 14:35:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[1893]]></category>
		<category><![CDATA[Cooke & Sons]]></category>
		<category><![CDATA[Elmar]]></category>
		<category><![CDATA[H. Dennis Taylor]]></category>
		<category><![CDATA[Heliar]]></category>
		<category><![CDATA[Petzval]]></category>
		<category><![CDATA[Taylor Hobson]]></category>
		<category><![CDATA[Tessar]]></category>
		<category><![CDATA[tripletto di Cooke]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 1893 H. Dennis Taylor, responsabile del settore ottico della Cooke &#38; Sons, un’azienda inglese di York, sviluppa uno schema completamente nuovo basandosi sul principio elementare secondo il quale unendo una lente positiva con una negativa del medesimo valore le due lenti si neutralizzano dando una somma di Petzval uguale a zero.
Taylor separa poi le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1394" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Tripletto-di-Cooke.jpg"><img class="size-medium wp-image-1394 " title="Tripletto di Cooke" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Tripletto-di-Cooke-300x104.jpg" alt="Disegni in scala del Tripletto di Cooke, da sinistra a destra in tre versioni successive (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="104" /></a><p class="wp-caption-text">Disegni in scala del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>, da sinistra a destra in tre versioni successive (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Nel 1893 H. Dennis Taylor, responsabile del settore ottico della Cooke &amp; Sons, un’azienda inglese di York, sviluppa uno schema completamente nuovo basandosi sul principio elementare secondo il quale unendo una lente positiva con una negativa del medesimo valore le due lenti si neutralizzano dando una somma di Petzval uguale a zero.</p>
<p>Taylor separa poi le due lenti facendo diventare positivo il sistema, ma lasciando invariata la somma di Petzval.</p>
<p>Uno schema così asimmetrico è caratterizzato però da aberrazioni fortissime: Taylor quindi pensa di dividere in due uno degli elementi e opta per quello positivo, che viene quindi spezzato e posizionato ai lati di quello negativo.</p>
<p>Nel primo progetto l’obiettivo dovrebbe avere un’apertura di f/4 e coprire un angolo di campo di circa 13° con spazi fra le lenti praticamente identici; successivamente questo progetto viene parzialmente modificato, sia andando verso aperture massime più ridotte (f/5.6 o f/6.3) sia allargando l’angolo di campo fino a circa 27°.<span id="more-1391"></span></p>
<p>Vengono anche modificate le distanze tra gli elementi ottici in modo di avere varie possibilità, (due interspazi e tre lenti) per arrivare ad una buona correzione sia delle due aberrazioni cromatiche sia del coma e dell’astigmatismo.</p>
<p>La mancanza di simmetria dello schema costringe poi il progettista a ripetute modifiche delle lenti per arrivare a ridurre drasticamente la distorsione; egli procede lentamente per calcoli e tentativi, metodo estremamente dispendioso, che gli è consentito dal fatto di avere accesso ad un’azienda che produce vetro ottico.</p>
<p>Si tratta di un prodotto molto complesso da assemblare in pratica: i primi esemplari di obiettivi che vengono realizzati sono addirittura equipaggiati con tre viti di regolazione attraverso le quali è possibile registrare volta per volta l’elemento centrale negativo fino ad ottenere la qualità ottica desiderata, viti che, una volta raggiunta la regolazione ottimale, vengono cementate per impedirne successivi movimenti.</p>
<p>Tra l’altro la fabbricazione di questo obiettivo non viene curata dalla Cooke, che non costruisce ottiche, ma viene affidata ad una ditta impiantata qualche anno prima a Leicester, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/taylor-hobson/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Taylor Hobson">Taylor Hobson</a>.</p>
<p>La coincidenza dei nomi è casuale, infatti non vi è relazione tra il progettista Dennis Taylor e i fratelli William e Thomas Smithis Taylor fondatori di questa azienda, che all’epoca è ancora una piccola impresa, ma che nel tempo diventerà una delle più prestigiose case costruttrici di strumentazione ottica di precisione.</p>
<p>Nonostante ciò questo schema ottico è stato da sempre conosciuto come &#8220;il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">tripletto di Cooke</a>&#8221;, così come l’obiettivo che ne è derivato, il &#8220;<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/taylor-hobson/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Taylor Hobson">Taylor Hobson</a> Cooke&#8221;.</p>
<p>L’importanza storica di questo schema risiede non solo nelle prestazioni che è in grado di fornire con le varie versioni in cui è stato costruito, ma soprattutto nell’essere stato l’ispiratore di tutta una serie di obiettivi che di lì a pochi anni cambieranno il mondo dell’ottica fotografica: credo sia sufficiente citare come esempio il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a> della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a>, l’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/heliar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Heliar">Heliar</a> della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/voigtlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Voigtländer">Voigtländer</a> e l’Elmar della Ernst Leitz.</p>
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		<title>Emil von Höegh: il Dagor</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2010/01/17/emil-von-hoegh-il-dagor/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 11:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
		<category><![CDATA[Goerz]]></category>
		<category><![CDATA[I tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[1892]]></category>
		<category><![CDATA[aberrazione sferica]]></category>
		<category><![CDATA[aberrazione sferica zonale]]></category>
		<category><![CDATA[Anschütz]]></category>
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		<category><![CDATA[Zeiss Ikon]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono trascorsi due anni dalla realizzazione del Protar (Zeiss Anastigmat) quando nel 1892 Emil von Höegh, un matematico di soli ventisette anni, studia di sua iniziativa uno schema ottico simmetrico costituito da due tripletti cementati.
I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1345" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Schemi-Dagor.jpg"><img class="size-medium wp-image-1345 " title="Schemi Dagor" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Schemi-Dagor-300x125.jpg" alt="Lo schema ottico del Dagor, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Lo schema ottico del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a>, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Sono trascorsi due anni dalla realizzazione del Protar (Zeiss Anastigmat) quando nel 1892 Emil von Höegh, un matematico di soli ventisette anni, studia di sua iniziativa uno schema ottico simmetrico costituito da due tripletti cementati.</p>
<p>I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione dell’aberrazione sferica e cromatica, sia un’ampia porzione di campo libera da astigmatismo.</p>
<p>Non è invece corretto per il “coma”, cioè quell’aberrazione che fa sì che l’immagine di un punto lontano dall’asse ottico non venga riprodotta nitidamente, perché i bordi della lente mettono a fuoco diversamente rispetto alla sua area centrale, determinando una deformazione per cui il punto appare con una coda simile ad una cometa (da cui il nome).<span id="more-1342"></span></p>
<p>Per ovviare a ciò il diaframma deve essere sistemato in posizione centrale ed equidistante rispetto ai due gruppi ottici simmetrici in modo che tale aberrazione si corregga automaticamente.</p>
<p>Emil von Höegh propone il suo prodotto alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> (così almeno si dice) e, visto il disinteresse dimostrato, lo offre alla Goerz, azienda berlinese di prodotti ottici nata soltanto quattro anni prima.</p>
<p>Quest’ultima in quel momento produce obiettivi secondo lo schema “rectilinear” fra cui il Lynkeioskop, disegnato dal proprio ottico Carl Moser, che tra l’altro è deceduto in quei giorni; viene quindi provata la costruzione di un esemplare dell’obiettivo di von Höegh e, visti gli eccellenti risultati, non solo ne viene avviata la produzione, ma il progettista viene assunto nel ruolo che era stato di Moser.</p>
<p>Questo obiettivo prende il nome di Double Anastigmat Goerz, che nel 1904 sarà abbreviato in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a></strong>.</p>
<p>Incontra un successo immediato, tanto che nel giro di pochissimi anni ne vengono prodotti e commercializzati circa 30.000 esemplari; l’ottica copre un angolo di campo di circa 30° ad un’apertura non eccezionale, di solito f/6.8 oppure, al massimo, f/5.6.</p>
<p>L’unico inconveniente di questo schema è una residua aberrazione sferica zonale, che comunque non gli impedisce di avere il successo di cui si è detto, sia fra i professionisti che i fotoamatori: viene montato sulla Anschütz, la più nota ed utilizzata fra le fotocamere prodotte dalla stessa Goerz, quella che per anni sarà il modello “flagship” della casa berlinese.</p>
<p>In tempi successivi viene costruito in una versione, per così dire, rovesciata, che comunque non differisce di fatto da quella originale, in quanto rimangono invariate lunghezza focale, apertura massima, somma di Petzval, correzione di astigmatismo e aberrazione sferica, mentre il raggio di curvatura, l’aberrazione sferica zonale e la curvatura di campo differiscono di pochissimo.</p>
<p>L’unica differenza fra le due versioni è rappresentata dall’indice di rifrazione degli elementi interni, più basso se questi sono negativi e più alto se sono positivi; il tipo rovesciato presenta di solito uno spessore più elevato generando maggiori rischi di vignettatura.</p>
<p>Viene prodotto fino al 1926, anno in cui la Goerz viene assorbita nella fusione di aziende da cui nasce la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>.</p>
<p>Si tratta comunque dell’obiettivo più noto prodotto dalla <strong>Optische Anstalt C.P. Goerz AG,</strong> un’ottica che ha incontrato grande successo per moltissimi anni ed è stata costruita negli Stati Uniti dalla <strong>C.P. Goerz American Optical Co. f</strong>ino a tempi abbastanza recenti.</p>
<p>E’ uno degli obiettivi utilizzati nei primi anni di attività dal grande fotografo americano Ansel Adams.</p>
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