Archivio per la categoria "L'evoluzione tecnica"
Nel panorama dei numerosi obiettivi derivati dallo schema ottico Tessar, l’Anytar occupa certamente un posto di rilievo in quanto rappresenta il diretto progenitore di una delle ottiche più note della storia della fotografia: il Nikkor.
La sua costruzione è legata ai tecnici tedeschi che nei primi anni Venti del secolo scorso operano presso la Nippon Kōgaku Kōgyō K. K. al fine di trasmettere il know-how necessario ad avviare la produzione della neonata azienda, fondata a Tokio nel 1917.
Fra questi tecnici il posto di maggiore rilievo è occupato da Heinrich Acht, che svolge il ruolo di guida e coordinamento del team progettuale del quale entreranno gradualmente a far parte anche ingegneri giapponesi; direttamente interessato al progetto è certamente anche il collega di Acht Hermann Dillmann, di cui rimangono appunti del 1926 nei quali si fa riferimento all’Anytar da 107 mm.
Le focali individuate a livello di prototipo sono sette, studiate per fotocamere di formato medio/grande (6 x 9 o 9 x 12) e vanno da un grandangolo da 75 mm ad un tele da 360 mm, passando per un 105 mm, un 107 mm, un 120 mm, un 150 mm e un 180 mm. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1925, Anytar, Compur, Dagor, Friedrich Deckel, Heinrich Acht, Hermann Dillmann, Nikkor, Nippon Kōgaku Kōgyō K. K., Tessar, tripletto di Cooke
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La sua figura è invece di grande rilevanza in campo ottico, in quanto a lui si devono gli strumenti matematici (integrali di Fresnel) attraverso i quali negli anni 1815-1819 egli stesso formulò una teoria in grado di spiegare i fenomeni ottici di riflessione, rifrazione, interferenza e diffrazione.
All’epoca ottenne grandi riconoscimenti per i suoi meriti scientifici, fu membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi e della Royal Society di Londra dalla quale fu anche premiato con la Rumford Medal.
L’uso fotografico della lente di Fresnel ha inizio verso il 1948-1950 ad opera dei progettisti della Hasselblad, che pensano di sfruttarne le caratteristiche per rendere più luminoso lo schermo di messa a fuoco della fotocamera che stanno progettando. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1818, Augustin Jean Fresnel, diffrazione, interferenza, lente di Fresnel, messa a fuoco, riflessione, rifrazione
Una confezione di laste Autochrome
Il 17 dicembre 1903, la “Société Anonyme des Plaques et Papières photographiques A. Lumière et ses Fils” (più semplicemente “i fratelli Lumière”) brevetta il primo procedimento per realizzare immagini fotografiche a colori.
Tentativi ne erano stati fatti anche in tempi precedenti: nel 1891 il fisico franco-lussemburghese Gabriel Lippman mette a punto un metodo detto “interferenziale” (per il quale tra l’altro riceverà il Nobel per la Fisica nel 1908), ma la sua complessità è tale da non renderlo vantaggioso e quindi praticabile in ambito commerciale.
Le lastre preparate con il sistema dei fratelli Lumière saranno invece sul mercato a partire dal 1907 e rimarranno il principale prodotto sensibile a colori fino all’apparizione delle pellicole Kodachrome nel 1935 e Agfacolor l’anno successivo. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1903, Agfacolor, Autochrome, fecola di patate, fratelli Lumière, Gabriel Lippman, Kodachrome, Lumière, Prima Guerra Mondiale, sintesi additiva
Il Protar della Carl Zeiss, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Spesso, parlando di schemi ottici, si fa riferimento a lenti “incollate” o “cementate” fra di loro allo scopo di eliminare o ridurre aberrazioni ottiche e/o per ovviare agli effetti di interriflessione tipici dei contatti aria/vetro.
L’incollaggio delle lenti è attualmente realizzato mediante adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici, ma fino al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale tale operazione veniva effettuata con un prodotto naturale chiamato balsamo del Canada.
Il balsamo del Canada (o trementina del Canada) è un prodotto ricavato da una oleoresina naturale prodotta dall’abete balsamico (Abies balsamea), essenza tipica del Nord America, che si presenta in natura come un liquido chiaro, dal colore giallo pallido tendente al verde, dotato di una lieve fluorescenza; questo prodotto, opportunamente purificato, produce una sostanza liquida incolore viscosa e adesiva, che seccando diventa una massa trasparente. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1830, aberrazioni ottiche, balsamo del Canada, Charles Chevalier, doppietto acromatico, schemi ottici, vetro crown
Da sinistra il Tripletto di Cooke e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Nel 1920 Ludwig Bertele, appena assunto alla Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft di Dresda inizia a progettare uno schema ottico con l’intento di realizzare un obiettivo molto luminoso.
Nonostante sia giovanissimo (essendo nato nel 1900) e senza esperienza nel settore, nel giro di tre anni porta a compimento un lavoro eccellente, che si concretizzerà nella costruzione dell’Ernostar.
Il punto di partenza è il solito Tripletto di Cooke, schema che già era stato alla base di ottiche leggendarie come il Planar e il Tessar, che Bertele cerca di sviluppare in modo da renderlo il più luminoso possibile; allo stesso scopo, nel 1916, un ottico di Chicago di nome Charles C. Minor, aveva inserito un menisco positivo fra i due elementi anteriori del Tripletto ottenendo uno schema che era stato messo in produzione dall’americana Gundlach con il nome di Ultrastigmat. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1923, Charles C. Minor, Dresda, Erich Salomon, Ermanox, Ernostar, Gundlach, Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, Ludwig Bertele, Planar, Sonnar, Tessar, tripletto di Cooke, Ultrastigmat, Zeiss IkonNel 1896 il dottor Paul Rudolph, tecnico della Schott und Genossen, dopo la realizzazione dell’Anastigmat progettato nel 1890 si dedica allo studio di un nuovo obiettivo ispirandosi al doppietto di lenti dal quale è costituito il telescopio di Gauss.
Concepisce uno schema ottico simmetrico a sei lenti in grado di ridurre decisamente curvatura di campo astigmatismo e aberrazione sferica: il principale handicap è però costituito dalle numerose superfici aria-vetro che determinano fenomeni di interriflessione (flare) ed un livello di contrasto troppo basso.
L’impressione quindi è di scarsa nitidezza, causata appunto dal fatto che un gran numero di lenti porta con sé un gran numero di riflessi interni “parassiti”; la luce che colpisce una lente non viene soltanto rifratta (sia nel momento di ingresso che nel momento di uscita dalla lente stessa), ma anche in parte riflessa o verso l’aria o verso il vetro ottico da cui la lente è costituita. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1896, Carl Zeiss, Gauss, Paul Rudolph, Planar, Rudolph, Schott und Genossen, TessarL’uso del telemetro come strumento per il controllo della messa a fuoco di un obiettivo fotografico inizia nel 1932, quando il direttore tecnico della Zeiss Ikon, il dottor Heinz Kuppelbender, decide di avvalersene in sede di progetto della fotocamera Contax, cioè di quell’apparecchio studiato come risposta commerciale alla Leica prodotta dalla Ernst Leitz.
Il telemetro è uno strumento ottico in grado di misurare la distanza tra colui che lo utilizza e un qualsiasi punto del campo visivo ed è costituito, semplificando al massimo, da due distinti fori di visione posizionati ad una distanza fissa l’uno dall’altro: il primo foro di visione è dotato di un prisma che può essere ruotato e che riflette l’immagine proveniente dal foro stesso su uno specchio semi-trasparente posto all’interno del secondo foro di visione. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1932, Contax, Ernst Leitz, Heinz Kuppelbender, Leica, messa a fuoco, telemetro, Zeiss IkonAlphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.
E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.
Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.
Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox TalbotGli esperimenti finalizzati alla realizzazione di uno strumento in grado di riprodurre la visione stereoscopica hanno inizio nella prima metà del XIX secolo ad opera del geniale fisico inglese sir Charles Wheatstone (1802-1875).
Si tratta di un personaggio dagli interessi più svariati, che vanno dalle immagini tridimensionali al telegrafo, dagli strumenti musicali (il symphonium, la concertina) alla scrittura crittografica, fino all’elettricità.
Nel 1832 studia un sistema di specchi e prismi, realizzando uno strumento che nella forma ricorda un binocolo e che nel 1838 viene brevettato e presentato alla Royal Scottish Society of Arts come qualcosa “that it be called a Stereoscope, to indicate his property of representing solid figures”, rifacendosi così alla terminologia adottata due secoli prima da François de Aguilón: le immagini sono naturalmente dei disegni.
A seguito della scoperta della fotografia egli intuisce le possibilità del nuovo mezzo e cerca di interessare alla stereoscopia i protofotografi inglesi Jean Francois Antoine Claudet, Richard Beard ed Henry Collen. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1832, Achille Léon Quinet, Charles Wheatstone, David Brewster, Francois Antoine Claudet, François de Aguilón, Henry Collen, John Benjamin Dancer, microfotografia, Richard Beard, Tru Vue, View Master, visione stereoscopicaLa visione stereoscopica consiste essenzialmente nella percezione della profondità e quindi della tridimensionalità degli oggetti visualizzati.
Pare che il primo ad occuparsi di visione tridimensionale sia stato il filosofo e matematico greco Euclide e molti secoli più tardi realizza esperimenti in tal senso Leonardo da Vinci; tra il XVI e il XVII secolo è oggetto di interesse sia da parte di studiosi quali il filosofo – alchimista Giovanni Battista Della Porta (che si occupa anche ripetutamente del fenomeno della camera oscura) o pittori come Jacopo Chimenti, detto l’Empoli.
Il termine “stereoscopico” si deve però al gesuita belga François de Aguilón, che nel 1613 dà alle stampe il volume “Francisci Aguiloni e Societate Iesu Opticorum libri sex: philosophis iuxta ac mathematicis utiles”: nel libro sesto di tale opera un capitolo è dedicato tra l’altro a “De stereographice altero proiectionis genere ex oculi contactu”.
Ciò che ci consente di vedere in tre dimensioni è la visione binoculare, dal momento che i nostri occhi vedono la realtà da due posizioni differenti: ogni occhio registra un’immagine da una propria angolazione e ciò che vediamo è il risultato della sovrapposizione di queste due visioni operata dal cervello secondo un meccanismo che ancora non è stato del tutto chiarito. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1613, Charles Wheatstone, François de Aguilón, Leonardo Da Vinci, visione stereoscopica














