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L’attinometro Watkins Bee

Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese
Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese

Si tratta di uno degli attinometri che hanno riscosso maggiore successo nei primi trent’anni del Novecento, soppiantato soltanto dall’apparizione dei primi veri e propri esposimetri al selenio. Come già si è detto, viene progettato e costruito a partire dal 1902 dall’inglese Alfred Watkins, che per questo strumento fonda ad Hereford la Watkins Meter Company. Ne esistono numerose varianti, relative sia alle caratteristiche costruttive e funzionali, sia al tipo di misurazione a cui erano specificamente dedicate. Il funzionamento si basa sulla rilevazione del tempo di annerimento di una piccola porzione di carta fotosensibile, che viene scoperta dall’operatore al momento di effettuare il calcolo dell’esposizione: a fianco di tale porzione di carta si trova una analoga porzione di carta grigia di confronto e quindi il tempo da rilevare è quello impiegato dalla carta bianca per assumere lo stesso valore di grigio di quella di confronto. Nei primi esemplari, a cui appartiene quello fotografato, le carte di confronto sono due, una più chiara e una più scura, ma il principio non cambia, in quanto il tempo va comunque rilevato rispetto a quella più scura. Lo strumento consta di una cassa metallica esterna e di una parte mobile interna che può ruotare per consentire di identificare i valori di esposizione. Sulla corona esterna sono indicati: Continua la lettura di L’attinometro Watkins Bee

Watkins Meter Company

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La storia di questa azienda britannica è del tutto particolare, sia per il tipo di prodotti che ha realizzato, sia per le caratteristiche del personaggio che ne è stato il protagonista. Alfred Watkins nasce ad Hereford, una città dell’Inghilterra occidentale capoluogo della contea di Herefordshire, il 27 gennaio 1855, terzo dei dieci figli di un ricco agricoltore. Mostra fin da giovane gli interessi più vari e si forma un bagaglio culturale di vaste proporzioni studiando e sperimentando come autodidatta, tanto da essere poi definito come un uomo di grande cultura che sapeva tutto di qualcosa e qualcosa di tutto (highly cultured man who knew everything about something and something about everything). Fra i suoi svariati interessi non manca quello per la fotografia, che naturalmente egli sviluppa coerentemente con quelle che sono le caratteristiche particolari a cui si è accennato, cioè ricavando un apparecchio fotografico a foro stenopeico da una scatola per sigari. Questo tipo di fotografia, data la mancanza di lenti e diaframmi, è legata esclusivamente alla lunghezza dell’esposizione, cioè alla quantità di luce presente sulla scena da riprendere, quindi al problema di determinare il valore di questa quantità. Ciò lo spinge ad iniziare studi sulle caratteristiche della luce in rapporto agli obiettivi e alla fotosensibilità dei materiali, studi che nel 1890 egli rende pubblici mediante un articolo sulla rivista British Journal of Photography brevettando contestualmente un suo strumento di misurazione. La sua invenzione però non viene accolta favorevolmente e inizialmente nessuna azienda appare disponibile a metterla in produzione, tanto che egli, per nulla scoraggiato, investe proprio capitale impiantando un laboratorio e realizzando personalmente i primi esemplari. Passa comunque non molto tempo e la costruzione di questo attinometro, che è stato chiamato Watkins Standard, viene affidata alla R. Field & Co., un’azienda di Birmingham. Continua la lettura di Watkins Meter Company