Archivio per la categoria "I costruttori"
Si tratta di una degli apparecchi prodotti nel corso degli anni Venti del Novecento dalla G. Glunz & Sohn Camerawerk di Hannover. La cassa è costruita in legno, la piastra anteriore e il dorso sono invece in metallo, il tutto rivestito di pelle di colore nero; anche il soffietto è in pelle del medesimo colore. Appartengono alla stessa serie la Glunz 3 e la Glunz 30, diverse per le minori dimensioni del formato. L’esemplare fotografato è databile al 1924 circa.
Caratteristiche principali
- Folding
- Formato del negativo 8 x 10 cm su pellicola in rullo 118 (rocchetto in legno) oppure su lastra di vetro 9 x 12.
- Per effettuare il caricamento della pellicola il dorso va completamente rimosso mediante la pressione di due pulsanti di sblocco che ne determinano lo sganciamento dal corpo macchina. Con l’apparecchio in posizione verticale lo scorrimento della pellicola avviene dal basso verso l’alto.
- Per l’utilizzazione della lastra il dorso non va rimosso, in quanto è dotato dell’antina di chiusura sfilabile per far posto allo chassis metallico.
- Inquadratura con mirino a specchio, reversibile orizzontale/verticale. Il mirino è dotato di bolla sferica per il controllo della verticalità dell’inquadratura Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1924, Compur, Doppelanastigmat Unofocal, Folding, Friedrich Deckel, G. Glunz & Sohn Camerawerk, rullo 118, Steinheil, Tessar, Zeiss (Carl Zeiss)
Leggi i commenti (0)Le origini più antiche di questa azienda tedesca risalgono al 1893, quando viene fondata nella città di Hannover con la denominazione di Glunz & Bülter. Le notizie storiche su questo marchio sono veramente molto scarse, la produzione è legata alle fotocamere folding a lastre tipiche di quel periodo, ma non sono noti particolari modelli usciti da questa fabbrica. Nel 1903 la società si scioglie, determinando da una parte la nascita di una nuova impresa, la Bülter & Stammer, dall’altra la modifica della proprietà di quella precedente, che diventa G. Glunz & Sohn Camerawerk. Anche in questo caso non sono noti i particolari dell’operazione e non è chiaro se si sia trattato dell’abbandono da parte di Bülter o della volontà di Glunz di far entrare il figlio nella società; la Bülter & Stammer continuerà autonomamente per molti anni, diventando poi Orionwerke nel 1921. Anche sulla nuova azienda le notizie sono veramente scarse, ma la produzione Glunz continua soprattutto con fotocamere folding per lastre di formati diversi, da 6 x 9 a 13 x 18 cm, che col tempo si fanno sempre più sofisticate e curate; nei cataloghi sono presenti comunque anche folding per pellicola in rullo e apparecchi di tipo instant da viaggio (Reisekamera). I modelli sono numerati progressivamente (Glunz Mod. 0, Glunz Mod. 1, ecc …) con codifiche diverse rispetto al formato (Glunz Mod. 3, Mod. 30 e Mod. 300) e vengono costruiti nel rispetto della migliore tradizione fotografica tedesca; si tratta infatti di realizzazioni di notevole livello qualitativo sia per quanto riguarda i materiali utilizzati che per l’accuratezza dei movimenti e delle regolazioni. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1893, Alfred Gauthier, Bülter & Stammer, Carl Zeiss, Compur, Friedrich Deckel, G. Glunz & Sohn Camerawerk, Glunz, Glunz & Bülter, Ingo, Orionwerke, Steinheil, Tessar, Vario, Vitessa, Voigtländer & SohnLa fondazione di una delle aziende più prestigiose del settore ottico-fotografico avviene il 12 ottobre 1919 a Tokyo, per iniziativa di Yamashita Takeshi e la prima denominazione è K.K. Takachiho Seisakusho: la produzione iniziale riguarda termometri e microscopi. Il fondatore proviene da un’esperienza lavorativa in questo settore presso la Tokiwa Shōkai, società che tra l’altro gli fornisce il sostegno finanziario per l’avvio dell’impresa e che durante il 1920 vende col proprio marchio i primi prodotti usciti dalla nuova fabbrica. La ragione di questa operazione va ricercata nel fatto che all’epoca il Giappone dipende di fatto dalle importazioni dalla Germania per quanto riguarda l’ottica di precisione ed è quindi evidente che la nascita di una nuova azienda in un settore così importante (non solo economicamente) viene in ogni modo favorita. Il marchio Olympus nasce dopo alcuni mesi e a partire dal 1931 comincia ad essere utilizzato il logo Olympus Tokyo. Fin dall’inizio il marchio si caratterizza per l’alta qualità dei prodotti e per l’attenzione dedicata alla ricerca e all’innovazione. La produzione dei primi dieci anni riguarda svariate apparecchiature in campo ottico con un particolare riguardo per il settore medico, tanto che nel 1933 la Takachiho diviene “Azienda approvata dalla Marina” per la fornitura di microscopi dotati di un’attrezzatura particolare destinata a riprendere fotografie su lastre di vetro del formato di 5,6 x 9,3 cm. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1919, Baldax, Compur, Copal, Copal Koki Co, Folding, Friedrich Deckel, Galileo, Ikonta, James McKeown, K.K. Takachiho Seisakusho, Koho, Mizuho Kōgaku, Mizuho Kōgaku Kenkyūjo, Nikon I, Olympus, Olympus Chrome Six, Olympus Kogaku Kogyo, Olympus Optical Company, Olympus Six, Olympus Six I, Olympus Six II, Olympus Standard, Proud-sha, Rulex, rullo 120, rullo 127, Schott, Semi-Olympus, Semi-Olympus II, Semi-Proud, Super Ikonta, Super Olympus Six I, Super Olympus Six II, Takachiho, Takachiho Kogaku Kogyo Co. Lt., Tessar, Tokyo, Zeiss Ikon, ZuikoE’ uno degli apparecchi “instant” prodotti dall’azienda Albini di Milano; si tratta di una fotocamera box di tipo classico, dotata però di parecchie regolazioni di ripresa, soprattutto se paragonata ad altre fotocamere coeve. E’ realizzata completamente in legno, rivestito in pelle di colore nero. L’esemplare fotografato è difficilmente databile, ma con una certa approssimazione si può dire che è stato costruito negli anni 1905-1910.
Caratteristiche principali
- Fotocamera di tipo box
- Formato del negativo cm 9 x 12 su lastra di vetro.
- Può contenere dodici lastre, che vengono premute in posizione di ripresa da una molla fissata alla parete di chiusura del dorso; il cambio della lastra è comandato da una leva presente sulla parte superiore dell’apparecchio che contestualmente fa avanzare anche il contapose. Ad ogni azionamento della leva la lastra esposta cade sul fondo dell’apparecchio e la successiva va in posizione di ripresa. La fotocamera va caricata e scaricata in camera oscura.
- Inquadratura con due mirini a specchio, uno per l’inquadratura orizzontale e uno per quella verticale. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1905, Alba, Albini, box, doppietto acromatico, Otturatore a ghigliottina
Nell’ultimo decennio del XIX secolo la fotografia vive il suo primo momento di grande popolarità e larga diffusione, soprattutto dopo che le attrezzature da ripresa hanno cominciato ad essere più piccole e maneggevoli ed è stata introdotta la possibilità di eseguire più scatti senza la necessità di dotarsi di pesanti ed ingombranti strumentazioni. In questi anni vengono quindi avviate numerosissime piccole aziende per la produzione di questo tipo di apparecchi e mentre alcune di esse evolveranno poi in vere e proprie industrie di grandi dimensioni, altre resteranno a livello pressoché artigianale, rimanendo a volte in attività per periodi molto brevi. Questo fenomeno si verifica anche in Italia e anche se le sue dimensioni non sono paragonabili a quelle raggiunte in paesi come Germania, Inghilterra o Stati Uniti, dà luogo a numerosi piccoli laboratori che producono centinaia di modelli di fotocamere di buona parte delle quali si sono poi perse le tracce e la memoria. Una di queste aziende è la Albini di Milano, che viene fondata nel 1896 nella zona di Niguarda con lo scopo di costruire apparecchi fotografici del tipo definito all’epoca “detective”, cioè portatili ed usabili a mano libera senza effettuare complicate regolazioni; si tratta delle classiche box a lastre di diversi formati, costruite in legno e dotate all’interno dello spazio per contenere da sei a dodici chassis. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1896, Alba, Alba N° 64, Albini, box, Carl Zeiss, Dagor, doppietto acromatico, Eurynar, Folding, Ganzini & Namias, Goerz, Mario Ganzini, Rapid Rectilinear, Rodenstock, Rodolfo Namias, TessarUn elemento abbastanza curioso riguardo a questo apparecchio è relativo al suo nome, dal momento che Tanit era una dea fenicia/cartaginese, venerata tra l’altro come protettrice della fertilità, dell’amore e del piacere. Viene messa in produzione da Ferrania nel 1953, presentata alla XXXI Fiera di Milano come apparecchio di tipo economico destinato alla “diffusione della fotografia”, come dichiarato da una pubblicità dell’epoca. Si tratta infatti di una delle classiche fotocamere anni Cinquanta che presentano estrema semplicità d’uso, richiedendo in pratica la sola regolazione della messa a fuoco. Il corpo macchina presenta comunque un design interessante ed innovativo ed è realizzato per intero in lega leggera con il marchio di fabbrica che, nella parte superiore, appare in rilievo direttamente nella fusione. Questa stessa linea caratterizzerà anche fotocamere di altri costruttori, prima fra tutte la Bella del marchio tedesco Bilora. L’obiettivo è montato su un cannotto fisso realizzato in lamiera verniciata di colore nero, il corpo è in parte ricoperto di vulcanite del medesimo colore. L’esemplare fotografato appartiene alla prima serie ed è databile all’incirca al 1953. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1953, Bella, Bilora, Ferrania, Tanit
Questo apparecchio si inserisce nel lungo filone delle Zenit (Зенит), dal momento che segue la Zenit 3 (1959) e precede la Zenit 3M (1962). E’ stata prodotta soltanto per due anni, dal 1961 al 1962, ma è un modello interessante da un punto di vista tecnico e costruttivo. Il progetto si deve a Nikolaj Michailowitsh Marenkov, che sviluppa un sistema molto innovativo per l’epoca relativamente alla fabbricazione del corpo macchina, che viene stampato a pressione con un notevole risparmio di manodopera nel ciclo di costruzione. Con l’automatizzazione applicata al sistema di montaggio, la KMZ (Krasnogorsky Mekhanichesky Zavod) raggiunge un livello produttivo molto elevato, tanto che in soli due anni vengono sfornati otre 65.000 apparecchi; si tratta quindi di un modello di passaggio, un precursore del modello 3M, che risulta di fatto praticamente identico, ad eccezione dell’estetica del pentaprisma e della finitura delle parti metalliche. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1961, KMZ, Krasnogorsky Mekhanichesky Zavod, Kristall, M39 x 1, reflex, Zenit, Zenit 3, Zenit 3M, ИНДУСТАР - 50L’azienda milanese FATIF è nel contempo uno dei più titolati e dei meno conosciuti costruttori di apparecchiature fotografiche professionali da studio, per quanto riguarda sia gli apparecchi da ripresa che le attrezzature accessorie (banks, stativi, ecc …). Viene fondata nel 1944 e la sua produzione iniziale è costituita da fotocamere in legno di grande formato (cm 13 x 18), sia per riprese in studio che nel formato “da viaggio”; fin dall’inizio i prodotti sono di ottima fattura, soprattutto per quanto riguarda i movimenti di regolazione delle standarte ai fini della composizione dell’’inquadratura. Nel corso degli anni Cinquanta viene progressivamente abbandonato l’uso del legno e gli apparecchi vengono realizzati prima con l’inserimento di parti metalliche, poi interamente in metallo. Alla XXXVII Fiera di Milano del 1959 vengono presentati tre apparecchi di grande formato, la Luxi Special Studio (cm 13 x 18) montata su una coppia di tubi telescopici, la Mayor Color (cm 13 x 18) e la Mayorette (cm 9 x 12) entrambe montate su un unico tubo (monotrave o monorotaia). Dall’inizio degli anni Sessanta vengono poi costruite le fotocamere Standard (cm 13 x 18), Tecnic’s Master (cm 9 x 12 e 4 x 5 pollici) e Super Color per i formati da cm 13 x 18 e 18 x 24. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1944, DS, DS 13 x 18, DS2, FATIF, Legge di Scheimpflug
Si tratta di uno degli apparecchi di medio formato con cui la Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH di Francoforte rientra nel mercato delle fotocamere dopo gli anni della seconda guerra mondiale, una folding di tipo classico, un modello molto simile ad altri prodotti in quel periodo dalla maggior parte dei marchi europei. Il corpo macchina è rivestito di vulcanite, il soffietto è in cartoncino ricoperto esternamente con pelle di colore nero. E’ stata costruita con due diversi allestimenti, che riguardano sia l’ottica (Adox Adoxar oppure Steinheil Cassar) che l’otturatore (Vario oppure Pronto); la produzione è iniziata nel 1954 ed è terminata nel 1958/59. Sulla parte destra del frontale è stampato il caratteristico logo Adox, sulla piastra di base è impresso il nome Golf e sul dorso la dicitura Made in Germany. L’esemplare fotografato è databile all’incirca al 1956. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1956, Adox, Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH, Adox Golf, Adoxar, Alfred Gauthier, Cassar, Folding, mirino galileiano, Pronto, rullo 120, Steinheil, Vario
La Adox Fotowerke Dr. C. Schleußner GmbH è una delle prime aziende tedesche apparse in seguito alla scoperta della fotografia, dal momento che la sua nascita risale al 1860, nella città di Francoforte, ad opera del dottor Carl Schleußner (Schleussner). Il fondatore è stato un pioniere per quanto riguarda le lastre sensibilizzate per usi fotografici e, secondo alcune fonti, si tratta del più antico produttore a livello industriale di questo genere di materiali. Al di là di classifiche più o meno attendibili è certo che Schleußner inizia la sua attività preparando lastre al collodio umido e la prosegue nel corso della seconda metà del XIX secolo seguendo l’evoluzione dei materiali da ripresa e successivamente da stampa. Sul finire del secolo collabora con il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen, lo scopritore del Raggi X, realizzando nella sua azienda le prime lastre per radiografia. Si tratta di un marchio che ha attraversato tutti gli anni eroici della fotografia, mantenendo però sempre le dimensioni dell’impresa di tipo familiare, senza mai espandersi oltre un certo limite, come invece è avvenuto, per esempio, per la connazionale Agfa; la produzione di materiali sensibili per foto e radiografia è la costante che ne accompagna la vita fino al 1934, quando l’azienda esordisce nel settore delle fotocamere. Leggi il resto di quest’articolo »

















