Archivio per la categoria "La fotografia immaginata"

Felice Giani, La fanciulla di Corinto (fine XVIII-inizio XIX sec.)

Felice Giani, La fanciulla di Corinto (fine XVIII-inizio XIX sec.)

La rappresentazione artistica è anche una forte “necessità di presenza”.

Si afferma come un artificio col quale possiamo trattenere e anche possedere qualcosa, ma in special modo qualcuno, al di là dei limiti di spazio e di tempo, perché fissa un’immagine che rimarrà tale anche quando il soggetto ritratto sarà in un altro luogo, oppure invecchiato, mutato o scomparso per sempre.

Leon Battista Alberti, architetto, scrittore, matematico, filosofo, musicista, una delle figure più autorevoli e poliedriche del Rinascimento, nel 1436 afferma (De Pictura, Libro II) che “Tiene in sé la pittura forza divina non solo quanto si dice dell’amicizia, quale fa gli uomini assenti essere presenti, ma più i morti dopo molti secoli essere quasi vivi ….”. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: immagine, Leon Battista Alberti

E’ noto che le interpretazioni scientifiche di alcuni fenomeni naturali e la loro spiegazione razionale sono state in certi casi confutate, avversate e a volte duramente combattute da chi dei fenomeni stessi aveva delle spiegazioni a priori, fondate su asserzioni più filosofiche che scientifiche.

Anche la fotografia ha avuto in almeno due casi degli avversari che l’hanno “bocciata” da un punto di vista etico oppure respinta sul piano scientifico.

Il primo evento risale all’undicesimo secolo: nel 1267 il filosofo e fisico inglese Roger Bacon (1214-1294) descrive il principio della camera oscura nel saggio De Moltiplicatione Specium, scritto che attira l’attenzione del tribunale ecclesiastico, anche perché egli è un frate francescano.

Va detto che il termine “fisico” applicato ad un uomo di quell’epoca non ha il significato che noi oggi siamo soliti attribuirgli, in quanto Bacon, come molti altri, si muove in un territorio ancora fortemente permeato da occultismo e superstizione; sta di fatto che uno dei padri dell’empirismo e del metodo scientifico viene sottoposto a giudizio e condannato a causa di quelle immagini effimere che ha osato evocare.

Il secondo caso si verifica invece nel momento della scoperta ed è caratterizzato da elementi a dir poco grotteschi; mentre il caso di Bacon si colloca con piena coerenza nell’ambiente culturale del tempo, il secondo è, a mio parere, un tocco di assoluta arretratezza in pieno XIX secolo. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1840, Daguerre, Roger Bacon

In una sera di un giorno imprecisato, di un anno imprecisato (ma è da poco iniziato il XVII secolo),  nel Castello di Praga, un pubblico di rango assiste ad una rappresentazione.

Sono gli ospiti dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo e il regista dell’evento è il rabbino Jehuda Löw.

Le premesse per una serata emozionante ci sono tutte: l’Imperatore da un po’ di tempo mostra comportamenti bizzarri, qualcuno dice che il suo equilibrio psichico sia gravemente compromesso, altri parlano di riti, di misteri …

Sul rabbino si mormorano cose molto più strane, pare perfino che abbia plasmato col fango della Moldava un essere dalle forme umane, il Golem, che gli abbia dato la vita e che lo tenga nascosto in casa …

Lo spettacolo infatti non delude: ecco che davanti agli occhi degli spettatori passano uno dietro l’altro gli antenati di Rodolfo, una processione di morti, un’esibizione che atterrisce i presenti, la paura si trasforma in panico, la confusione, la fuga, … alla fine scoppia perfino un incendio.

Ma non c’erano morti viventi quella sera a Praga, e il rabbino non era un mago; l’unica “entità” inconsueta che si trovava nel castello era la lanterna (naturalmente magica) con cui Löw aveva dato vita alla sua performance.

La descrizione più antica di quello strumento chiamato lanterna magica la dobbiamo a padre Athanasius Kircher, quello della camera oscura gigante, che aveva intuito come il principio ottico fosse valido sia per riprendere che per proiettare e che illustra queste sue considerazioni nel saggio Ars Magna Lucis et Umbrae, nel 1646. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1646, Athanasius Kircher, lanterna magica, Lumière

RitaglioCharles François Tiphaigne de La Roche (1722 – 1774) è un medico e scrittore francese che nel 1760 pubblica in maniera anonima un romanzo utopistico intitolato Giphantie (l’anagramma del suo nome).

Lo scritto parla di un viaggio immaginario che il protagonista compie e che può essere direttamente collegato al filone fantastico-utopistico de “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift (1726).

L’autore racconta di essere stato trasportato da un uragano in un posto meraviglioso ed inaccessibile in cui la natura possiede ancora tutta la sua energia primitiva e nel quale vivono gli spiriti elementari che governano l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.

Uno degli spiriti, il prefetto dell’isola, guida il viaggiatore alla scoperta di questo luogo meraviglioso durante il quale gli vengono mostrate anche delle tele dipinte, che appaiono al viaggiatore come visioni “reali” del mondo esterno.

Il prefetto gli spiega allora il modo con cui esse si sono prodotte e la spiegazione non è altro che l’immaginazione di quella che 79 anni più tardi sarà la fotografia, cioè di un procedimento che permette di fissare in modo stabile le immagini della realtà su dei quadri mediante l’azione della luce. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1760, Charles François Tiphaigne de La Roche, fotografia, immagini, procedimento
 
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