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Ecco uno strumento abbastanza speciale, che alle sue particolarità di fotocamera stereoscopica aggiunge il fatto di essere utilizzabile anche come visore stereo. La produzione di questo apparecchio inizia nel 1904/1905 ad opera dell’azienda parigina e prosegue poi per oltre vent’anni con una lunga serie di modelli e di varianti, mantenendo comunque la particolarità di cui si è detto relativamente al suo uso come visore. Vale la pena di ricordare che in contemporanea sta avvenendo, da parte dei , lo sviluppo delle lastre positive , il primo materiale sensibile a colori basato sul principio della spaziale che utilizza come filtro i microscopici granelli della ; proprio l’Autochrome sarà nel giro di alcuni anni uno dei supporti sensibili privilegiati dagli utilizzatori di fotocamere stereo. Per usare Le Glyphoscope come visore è necessario: Leggi il resto di quest’articolo »

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Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.

Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.

E’ in Italia già nel in quanto è documentato un suo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.

Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da , ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.

Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »

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Gli esperimenti finalizzati alla realizzazione di uno strumento in grado di riprodurre la hanno inizio nella prima metà del XIX secolo ad opera del geniale fisico inglese sir Charles Wheatstone (1802-1875).

Si tratta di un personaggio dagli interessi più svariati, che vanno dalle immagini tridimensionali al telegrafo, dagli strumenti musicali (il symphonium, la concertina) alla scrittura crittografica, fino all’elettricità.

Nel studia un sistema di specchi e prismi, realizzando uno strumento che nella forma ricorda un binocolo e che nel 1838 viene brevettato e presentato alla Royal Scottish Society of Arts come qualcosa “that it be called a Stereoscope, to indicate his property of representing solid figures”, rifacendosi così alla terminologia adottata due secoli prima da : le immagini sono naturalmente dei disegni.

A seguito della scoperta della fotografia egli intuisce le possibilità del nuovo mezzo e cerca di interessare alla stereoscopia i protofotografi inglesi Jean , ed . Leggi il resto di quest’articolo »

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Il frontespizio del volume di François de Aguilón

Il frontespizio del volume di

La consiste essenzialmente nella percezione della profondità e quindi della tridimensionalità degli oggetti visualizzati.

Pare che il primo ad occuparsi di visione tridimensionale sia stato il filosofo e matematico greco Euclide e molti secoli più tardi realizza esperimenti in tal senso ; tra il XVI e il XVII secolo è oggetto di interesse sia da parte di studiosi quali il filosofo – alchimista Giovanni Battista Della Porta (che si occupa anche ripetutamente del fenomeno della camera oscura) o pittori come Jacopo Chimenti, detto l’Empoli.

Il termine “stereoscopico” si deve però al gesuita belga François de Aguilón, che nel dà alle stampe il volume “Francisci Aguiloni e Societate Iesu Opticorum libri sex: philosophis iuxta ac mathematicis utiles”: nel libro sesto di tale opera un capitolo è dedicato tra l’altro a “De stereographice altero proiectionis genere ex oculi contactu”.

Ciò che ci consente di vedere in tre dimensioni è la visione binoculare, dal momento che i nostri occhi vedono la realtà da due posizioni differenti: ogni occhio registra un’immagine da una propria angolazione e ciò che vediamo è il risultato della sovrapposizione di queste due visioni operata dal cervello secondo un meccanismo che ancora non è stato del tutto chiarito. Leggi il resto di quest’articolo »

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