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Archivio per la categoria "Gli schemi ottici"

La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

La seconda versione dell’ (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della Heinrich Aktiengesellschaft, aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’Ernostar. Nel 1926, quando la Ernemann va a confluire nel colosso industriale , Bertele passa naturalmente alle dipendenze di quest’ultimo, prima nella città di e successivamente a dove stabilisce il proprio studio presso gli stabilimenti che erano stati sede della ; a titolo di cronaca va ricordato che egli, pur giovanissimo essendo nato nel , è già uno dei più titolati progettisti in campo ottico fotografico a livello mondiale. Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, ripartendo ancora una volta dal vecchio , cercando di sviluppare ulteriormente i principi costruttivi che avevano portato al di Paul ma soprattutto alla seconda versione del suo Ernostar. Leggi il resto di quest’articolo »

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L’obiettivo R.O.J.A.

L’obiettivo

A partire dal la di Rathenow mette in produzione una serie di ottiche marcate R.O.J.A. acronimo riferibile probabilmente a “Rathenower Optische Institute”.

L’esemplare fotografato porta il marchio Busch’s Rapid Aplanat N° 2 – Foc. 8 ins – R.O.J.A. vorm Emil Busch. Rathenow.

Il termine “aplanat” fa riferimento ad un obiettivo in grado di correggere l’, così che “Rapid Aplanat” non è altro che una diversa denominazione di quello che è più comunemente definito “”.

Si tratta quindi dello schema ottico che nel 1866 viene messo a punto, indipendentemente uno dall’altro, dall’inglese e dal tedesco : il primo lo chiama appunto Rapid Rectilinear, il secondo invece obiettivo .

Lo schema si compone di quattro lenti in due gruppi, simmetrici di segno opposto, separati dal piano del diaframma; l’apertura massima deve essere abbastanza ridotta (di solito f/8 e in pochi casi anche f/6) proprio per correggere a sufficienza l’aberrazione sferica. Leggi il resto di quest’articolo »

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L’agenda di Kagorō Yoshihashi

L’agenda di Kagorō Yoshihashi

Nel panorama dei numerosi obiettivi derivati dallo schema ottico , l’ occupa certamente un posto di rilievo in quanto rappresenta il diretto progenitore di una delle ottiche più note della storia della fotografia: il .

La sua costruzione è legata ai tecnici tedeschi che nei primi anni Venti del secolo scorso operano presso la al fine di trasmettere il know-how necessario ad avviare la produzione della neonata azienda, fondata a Tokio nel 1917.

Fra questi tecnici il posto di maggiore rilievo è occupato da , che svolge il ruolo di guida e coordinamento del team progettuale del quale entreranno gradualmente a far parte anche ingegneri giapponesi; direttamente interessato al progetto è certamente anche il collega di Acht , di cui rimangono appunti del 1926 nei quali si fa riferimento all’Anytar da 107 mm.

Le focali individuate a livello di prototipo sono sette, studiate per fotocamere di formato medio/grande (6 x 9 o 9 x 12) e vanno da un grandangolo da 75 mm ad un tele da 360 mm, passando per un 105 mm, un 107 mm, un 120 mm, un 150 mm e un 180 mm. Leggi il resto di quest’articolo »

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Il Protar della Carl Zeiss, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Il della , due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Spesso, parlando di , si fa riferimento a lenti “incollate” o “cementate” fra di loro allo scopo di eliminare o ridurre e/o per ovviare agli effetti di interriflessione tipici dei contatti aria/vetro.

L’incollaggio delle lenti è attualmente realizzato mediante adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici, ma fino al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale tale operazione veniva effettuata con un prodotto naturale chiamato .

Il balsamo del Canada (o trementina del Canada) è un prodotto ricavato da una oleoresina naturale prodotta dall’abete balsamico (Abies balsamea), essenza tipica del Nord America, che si presenta in natura come un liquido chiaro, dal colore giallo pallido tendente al verde, dotato di una lieve fluorescenza; questo prodotto, opportunamente purificato, produce una sostanza liquida incolore viscosa e adesiva, che seccando diventa una massa trasparente. Leggi il resto di quest’articolo »

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Da sinistra il Tripletto di Cooke e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Da sinistra il e il (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel 1920 , appena assunto alla Heinrich Aktiengesellschaft di inizia a progettare uno schema ottico con l’intento di realizzare un obiettivo molto luminoso.

Nonostante sia giovanissimo (essendo nato nel ) e senza esperienza nel settore, nel giro di tre anni porta a compimento un lavoro eccellente, che si concretizzerà nella costruzione dell’.

Il punto di partenza è il solito Tripletto di Cooke, schema che già era stato alla base di ottiche leggendarie come il e il , che Bertele cerca di sviluppare in modo da renderlo il più luminoso possibile; allo stesso scopo, nel 1916, un ottico di Chicago di nome , aveva inserito un menisco positivo fra i due elementi anteriori del Tripletto ottenendo uno schema che era stato messo in produzione dall’americana Gundlach con il nome di Ultrastigmat. Leggi il resto di quest’articolo »

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Lo schema Planar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Lo schema (da R. Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel il dottor Paul , tecnico della , dopo la realizzazione dell’Anastigmat progettato nel 1890 si dedica allo studio di un nuovo obiettivo ispirandosi al doppietto di lenti dal quale è costituito il telescopio di .

Concepisce uno schema ottico simmetrico a sei lenti in grado di ridurre decisamente curvatura di campo, e : il principale handicap è però costituito dalle numerose superfici aria-vetro che determinano fenomeni di interriflessione (flare) ed un livello di contrasto troppo basso.

L’impressione è quindi di scarsa nitidezza, causata appunto dal fatto che un gran numero di lenti porta con sé un gran numero di riflessi interni “parassiti”; la luce che colpisce una lente non viene soltanto rifratta (sia nel momento di ingresso che nel momento di uscita dalla lente stessa), ma anche in parte riflessa o verso l’aria o verso il vetro ottico da cui la lente è costituita. Leggi il resto di quest’articolo »

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Da sinistra, prima e seconda versione dell’Heliar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Da sinistra, prima e seconda versione dell’ (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel il tecnico della Voigtländer Carl August Hans , mette a punto un nuovo schema ottico chiamato Heliar, al pari di molti altri ispirato al ; risulta infatti evidente il tentativo di modificare il tripletto stesso in senso simmetrico.

La modifica più evidente è la sostituzione dell’elemento posteriore con un doppietto di lenti incollate.

Nella prima versione, brevettata appunto nel 1900, lo schema formato da cinque lenti in tre gruppi si dimostra però per nulla soddisfacente in quanto è caratterizzato da forte , da un evidente in caso di riprese a distanza e naturalmente presenta l’ tipica dello schema ispiratore. Leggi il resto di quest’articolo »

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Paul Rudoplh

Paul Rudoplh

Il è probabilmente l’obiettivo più noto nel mondo della fotografia, uno schema ottico che per oltre mezzo secolo è stato sinonimo di nitidezza e qualità dell’immagine, anche perché prodotto dall’azienda che più di ogni altra ha segnato la storia della fotografia, la .

La storia del Tessar ha inizio nel 1899, quando il dottor Paul , tecnico della che già nel 1890 aveva progettato lo (successivamente ), realizza uno schema ottico a quattro lenti che chiama , chiaramente ispirato al .

Nonostante la buona correttezza delle immagini prodotte, Rudolph non ne rimane soddisfatto e nel vi apporta una modifica sostanziale.

Ne utilizza soltanto le due lenti anteriori alle quali aggiunge il doppietto posteriore dell’Anastigmat interponendovi il diaframma: il risultato è strabiliante per incisività e nitidezza, tanto che in breve tempo questo obiettivo sarà soprannominato “” (occhio d’aquila).

Nelle prime serie di esemplari prodotti l’apertura massima è di f/6.3, poi nel 1917 viene portata a f/4.5 per arrivare, nel 1930, a f/2.8. Leggi il resto di quest’articolo »

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Disegni in scala del Tripletto di Cooke, da sinistra a destra in tre versioni successive (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Disegni in scala del , da sinistra a destra in tre versioni successive (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel , responsabile del settore ottico della , un’azienda inglese di York, sviluppa uno schema completamente nuovo basandosi sul principio elementare secondo il quale unendo una lente positiva con una negativa del medesimo valore le due lenti si neutralizzano dando una somma di uguale a zero.

Taylor separa poi le due lenti facendo diventare positivo il sistema, ma lasciando invariata la somma di Petzval.

Uno schema così asimmetrico è caratterizzato però da aberrazioni fortissime: Taylor quindi pensa di dividere in due uno degli elementi e opta per quello positivo, che viene quindi spezzato e posizionato ai lati di quello negativo.

Nel primo progetto l’obiettivo dovrebbe avere un’apertura di f/4 e coprire un angolo di campo di circa 13° con spazi fra le lenti praticamente identici; successivamente questo progetto viene parzialmente modificato, sia andando verso aperture massime più ridotte (f/5.6 o f/6.3) sia allargando l’angolo di campo fino a circa 27°. Leggi il resto di quest’articolo »

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Lo schema ottico del Dagor, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Lo schema ottico del , a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Sono trascorsi due anni dalla realizzazione del () quando nel Emil von Höegh, un matematico di soli ventisette anni, studia di sua iniziativa uno schema ottico simmetrico costituito da due tripletti cementati.

I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione dell’ e cromatica, sia un’ampia porzione di campo libera da .

Non è invece corretto per il “”, cioè quell’aberrazione che fa sì che l’immagine di un punto lontano dall’asse ottico non venga riprodotta nitidamente, perché i bordi della lente mettono a fuoco diversamente rispetto alla sua area centrale, determinando una deformazione per cui il punto appare con una coda simile ad una cometa (da cui il nome). Leggi il resto di quest’articolo »

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