Archivi categoria: Ottica

La fotocamera Le Glyphoscope

Le Glyphoscope
Le Glyphoscope

Ecco uno strumento abbastanza speciale, che alle sue particolarità di fotocamera stereoscopica aggiunge il fatto di essere utilizzabile anche come visore stereo. La produzione di questo apparecchio inizia nel 1904/1905 ad opera dell’azienda parigina Jules Richard e prosegue poi per oltre vent’anni con una lunga serie di modelli e di varianti, mantenendo comunque la particolarità di cui si è detto relativamente al suo uso come visore. Vale la pena di ricordare che in contemporanea sta avvenendo, da parte dei fratelli Lumière, lo sviluppo delle lastre positive Autochrome, il primo materiale sensibile a colori basato sul principio della sintesi additiva spaziale che utilizza come filtro i microscopici granelli della fecola di patate; proprio l’Autochrome sarà nel giro di alcuni anni uno dei supporti sensibili privilegiati dagli utilizzatori di fotocamere stereo. Per usare Le Glyphoscope come visore è necessario: Continua la lettura di La fotocamera Le Glyphoscope

Il Sonnar

La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che Ludwig Bertele aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’Ernostar. Nel 1926, quando la Ernemann va a confluire nel colosso industriale Zeiss Ikon, Bertele passa naturalmente alle dipendenze di quest’ultimo, prima nella città di Jena e successivamente a Dresda dove stabilisce il proprio studio presso gli stabilimenti che erano stati sede della ICA; a titolo di cronaca va ricordato che egli, pur giovanissimo essendo nato nel 1900, è già uno dei più titolati progettisti in campo ottico fotografico a livello mondiale. Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, ripartendo ancora una volta dal vecchio Tripletto di Cooke, cercando di sviluppare ulteriormente i principi costruttivi che avevano portato al Tessar di Paul Rudolph ma soprattutto alla seconda versione del suo Ernostar. Continua la lettura di Il Sonnar

Gli obiettivi R.O.J.A.

L’obiettivo R.O.J.A.
L’obiettivo R.O.J.A.

A partire dal 1900 la Emil Busch AG di Rathenow mette in produzione una serie di ottiche marcate R.O.J.A. acronimo riferibile probabilmente a “Rathenower Optische Institute”.

L’esemplare fotografato porta il marchio Busch’s Rapid Aplanat N° 2 – Foc. 8 ins – R.O.J.A. vorm Emil Busch. Rathenow.

Il termine “aplanat” fa riferimento ad un obiettivo in grado di correggere l’aberrazione sferica, così che “Rapid Aplanat” non è altro che una diversa denominazione di quello che è più comunemente definito “Rapid Rectilinear”.

Si tratta quindi dello schema ottico che nel 1866 viene messo a punto, indipendentemente uno dall’altro, dall’inglese John Henry Dallmeyer e dal tedesco Hugo Adolph von Steinheil: il primo lo chiama appunto Rapid Rectilinear, il secondo invece obiettivo aplanatico.

Lo schema si compone di quattro lenti in due gruppi, simmetrici di segno opposto, separati dal piano del diaframma; l’apertura massima deve essere abbastanza ridotta (di solito f/8 e in pochi casi anche f/6) proprio per correggere a sufficienza l’aberrazione sferica. Continua la lettura di Gli obiettivi R.O.J.A.

L’obiettivo Anytar

L’agenda di Kagorō Yoshihashi
L’agenda di Kagorō Yoshihashi

Nel panorama dei numerosi obiettivi derivati dallo schema ottico Tessar, l’Anytar occupa certamente un posto di rilievo in quanto rappresenta il diretto progenitore di una delle ottiche più note della storia della fotografia: il Nikkor.

La sua costruzione è legata ai tecnici tedeschi che nei primi anni Venti del secolo scorso operano presso la Nippon Kōgaku Kōgyō K. K. al fine di trasmettere il know-how necessario ad avviare la produzione della neonata azienda, fondata a Tokio nel 1917.

Fra questi tecnici il posto di maggiore rilievo è occupato da Heinrich Acht, che svolge il ruolo di guida e coordinamento del team progettuale del quale entreranno gradualmente a far parte anche ingegneri giapponesi; direttamente interessato al progetto è certamente anche il collega di Acht Hermann Dillmann, di cui rimangono appunti del 1926 nei quali si fa riferimento all’Anytar da 107 mm.

Le focali individuate a livello di prototipo sono sette, studiate per fotocamere di formato medio/grande (6 x 9 o 9 x 12) e vanno da un grandangolo da 75 mm ad un tele da 360 mm, passando per un 105 mm, un 107 mm, un 120 mm, un 150 mm e un 180 mm. Continua la lettura di L’obiettivo Anytar

La lente di Fresnel

Augustin Jean Fresnel
Augustin Jean Fresnel

In ambito strettamente fotografico la notorietà del fisico francese Augustin Jean Fresnel (1788 – 1827) è alquanto modesta, legata pressoché esclusivamente ad un particolare tipo di lente, detta appunto “di Fresnel”, utilizzata a partire dalla metà del XX secolo negli schermi di  messa a fuoco delle fotocamere di medio formato e 35 mm.

La sua figura è invece di grande rilevanza in campo ottico, in quanto a lui si devono gli strumenti matematici (integrali di Fresnel) attraverso i quali negli anni 1815-1819 egli stesso formulò una teoria in grado di spiegare i fenomeni ottici di riflessione, rifrazione, interferenza e diffrazione.

All’epoca ottenne grandi riconoscimenti per i suoi meriti scientifici, fu membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi e della Royal Society di Londra dalla quale fu anche premiato con la Rumford Medal.

L’uso fotografico della lente di Fresnel ha inizio verso il 1948-1950 ad opera dei progettisti della Hasselblad, che pensano di sfruttarne le caratteristiche per rendere più luminoso lo schermo di messa  a fuoco della fotocamera che stanno progettando. Continua la lettura di La lente di Fresnel

Il balsamo del Canada

Il Protar della Carl Zeiss, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Il Protar della Carl Zeiss, due doppietti di lenti incollate (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Spesso, parlando di schemi ottici, si fa riferimento a lenti “incollate” o “cementate” fra di loro allo scopo di eliminare o ridurre aberrazioni ottiche e/o per ovviare agli effetti di interriflessione tipici dei contatti aria/vetro.

L’incollaggio delle lenti è attualmente realizzato mediante adesivi poliesterici, epossidici e poliuretanici, ma fino al periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale tale operazione veniva effettuata con un prodotto naturale chiamato balsamo del Canada.

Il balsamo del Canada (o trementina del Canada) è un prodotto ricavato da una oleoresina naturale prodotta dall’abete balsamico (Abies balsamea), essenza tipica del Nord America, che si presenta in natura come un liquido chiaro, dal colore giallo pallido tendente al verde, dotato di una lieve fluorescenza; questo prodotto, opportunamente purificato, produce una sostanza liquida incolore viscosa e adesiva, che seccando diventa una massa trasparente. Continua la lettura di Il balsamo del Canada

L’Ernostar

Da sinistra il Tripletto di Cooke e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Da sinistra il Tripletto di Cooke e il Gundlach Ultrastigmat (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel 1920 Ludwig Bertele, appena assunto alla Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft di Dresda inizia a progettare uno schema ottico con l’intento di realizzare un obiettivo molto luminoso.

Nonostante sia giovanissimo (essendo nato nel 1900) e senza esperienza nel settore, nel giro di tre anni porta a compimento un lavoro eccellente, che si concretizzerà nella costruzione dell’Ernostar.

Il punto di partenza è il solito Tripletto di Cooke, schema che già era stato alla base di ottiche leggendarie come il Planar e il Tessar, che Bertele cerca di sviluppare in modo da renderlo il più luminoso possibile; allo stesso scopo, nel 1916, un ottico di Chicago di nome Charles C. Minor, aveva inserito un menisco positivo fra i due elementi anteriori del Tripletto ottenendo uno schema che era stato messo in produzione dall’americana Gundlach con il nome di Ultrastigmat. Continua la lettura di L’Ernostar

Il Planar

Lo schema Planar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Lo schema Planar (da R. Kingslake, A History of the Photographic Lens)

Nel 1896 il dottor Paul Rudolph, tecnico della Schott und Genossen, dopo la realizzazione dell’Anastigmat progettato nel 1890 si dedica allo studio di un nuovo obiettivo ispirandosi al doppietto di lenti dal quale è costituito il telescopio di Gauss.

Concepisce uno schema ottico simmetrico a sei lenti in grado di ridurre decisamente curvatura di campo, astigmatismo e aberrazione sferica: il principale handicap è però costituito dalle numerose superfici aria-vetro che determinano fenomeni di interriflessione (flare) ed un livello di contrasto troppo basso.

L’impressione è quindi di scarsa nitidezza, causata appunto dal fatto che un gran numero di lenti porta con sé un gran numero di riflessi interni “parassiti”; la luce che colpisce una lente non viene soltanto rifratta (sia nel momento di ingresso che nel momento di uscita dalla lente stessa), ma anche in parte riflessa o verso l’aria o verso il vetro ottico da cui la lente è costituita. Continua la lettura di Il Planar

Le fotocamere a telemetro

Schema base di funzionamento del telemetro (da Wikipedia)
Schema base di funzionamento del telemetro (da Wikipedia)

L’uso del telemetro come strumento per il controllo della messa a fuoco di un obiettivo fotografico inizia nel 1932, quando il direttore tecnico della Zeiss Ikon, il dottor Heinz Kuppelbender, decide di avvalersene in sede di progetto della fotocamera Contax, cioè di quell’apparecchio studiato come risposta commerciale alla Leica prodotta dalla Ernst Leitz.

Il telemetro è uno strumento ottico in grado di misurare la distanza tra colui che lo utilizza e un qualsiasi punto del campo visivo ed è costituito, semplificando al massimo, da due distinti fori di visione posizionati ad una distanza fissa l’uno dall’altro: il primo foro di visione è dotato di un prisma che può essere ruotato e che riflette l’immagine proveniente dal foro stesso su uno specchio semi-trasparente posto all’interno del secondo foro di visione. Continua la lettura di Le fotocamere a telemetro

Alphonse Bernoud

Alphonse Bernoud
Alphonse Bernoud

Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.

Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.

E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.

Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.

Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Continua la lettura di Alphonse Bernoud