Archivi categoria: L’esposimetro

Il “pupillometro”

Particolare del brevetto relativo allo strumento di C.A. Watrous

La misurazione della quantità di luce che caratterizza una scena da riprendere con una fotocamera o una cinepresa è da sempre una delle necessità primarie del fotografo o dell’operatore e a questo scopo sono stati nel tempo studiati tutta una serie di strumenti che vengono normalmente identificati con la generica definizione di “esposimetro”. Abbiamo già tratteggiato le tappe principali del percorso che, partendo dalle prime tabelle di esposizione studiate per il dagherrotipo, ha portato alla situazione attuale passando per fotometri, attinometri, fotocellule al selenio e così via. Nell’ambito di questa evoluzione, uno degli strumenti più curiosi è stato certamente quello solitamente e impropriamente definito “pupillometro”, termine che in senso proprio identifica invece un apparecchio per uso medico che consente di misurare il diametro della pupilla. In pratica, partendo dal principio che la pupilla umana si dilata in condizioni di luce debole e si restringe in condizioni di luce intensa, si è pensato di realizzare un misuratore dell’intensità luminosa in grado di sfruttare tale capacità naturale e di trasferire quindi all’apparecchio fotografico i dati provenienti dall’occhio. Continua la lettura di Il “pupillometro”

VEB Feingerätewerk Weimar

Il logo VEB Feingerätewerk Weimar
Il logo VEB Feingerätewerk Weimar

La fondazione di questa azienda avviene il 1° luglio 1950 nella città tedesca di Weimar, all’epoca Repubblica Democratica Tedesca o più comunemente Germania dell’Est. Si tratta di una tipica industria di stato, dal momento che l’acronimo VEB anteposto alla denominazione delle aziende tedesco-orientali sta per Volkseigener Betrieb, impresa di proprietà del popolo, cioè dello stato. L’inizio della lavorazione è dell’anno successivo, con soli 25 addetti, e la produzione riguarda essenzialmente comuni orologi a sveglia; nel 1953 viene associata alla VEB Carl Zeiss Jena, la porzione della Carl Zeiss Jena rimasta sotto il controllo della Germania Est, mantenendo comunque una propria autonomia ed operando quindi come business unit indipendente. A seguito di ciò ha inizio la fabbricazione di prodotti ed attrezzature legate sia alla cinematografia/riprese sonore (il proiettore 8 mm “Weimar”, TK 35, …), sia alla fotografia con l’esposimetro al selenio modello Weimar Lux. Contestualmente il personale è aumentato fino alle 350 unità e l’allargamento della produzione porta l’azienda a raggiungere il numero di circa 1000 addetti nel 1956, quando si verifica la separazione dalla Zeiss e la VEB Feingerätewerk Weimar torna ad essere un marchio completamente indipendente, sempre comunque come industria di stato. Continua la lettura di VEB Feingerätewerk Weimar

L’attinometro Watkins Bee

Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese
Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese

Si tratta di uno degli attinometri che hanno riscosso maggiore successo nei primi trent’anni del Novecento, soppiantato soltanto dall’apparizione dei primi veri e propri esposimetri al selenio. Come già si è detto, viene progettato e costruito a partire dal 1902 dall’inglese Alfred Watkins, che per questo strumento fonda ad Hereford la Watkins Meter Company. Ne esistono numerose varianti, relative sia alle caratteristiche costruttive e funzionali, sia al tipo di misurazione a cui erano specificamente dedicate. Il funzionamento si basa sulla rilevazione del tempo di annerimento di una piccola porzione di carta fotosensibile, che viene scoperta dall’operatore al momento di effettuare il calcolo dell’esposizione: a fianco di tale porzione di carta si trova una analoga porzione di carta grigia di confronto e quindi il tempo da rilevare è quello impiegato dalla carta bianca per assumere lo stesso valore di grigio di quella di confronto. Nei primi esemplari, a cui appartiene quello fotografato, le carte di confronto sono due, una più chiara e una più scura, ma il principio non cambia, in quanto il tempo va comunque rilevato rispetto a quella più scura. Lo strumento consta di una cassa metallica esterna e di una parte mobile interna che può ruotare per consentire di identificare i valori di esposizione. Sulla corona esterna sono indicati: Continua la lettura di L’attinometro Watkins Bee

L’esposimetro Weston 850 Junior

L‘esposimetro con la sua custodia
L‘esposimetro con la sua custodia

Si tratta di uno strumento importante nell’ambito della produzione della Weston Electrical Instrument Co. in quanto appartiene a quella serie di esposimetri con la quale vengono introdotti elementi di razionalizzazione e semplificazione d’uso che saranno poi caratteristici di questo costruttore. La versione Junior è infatti un modello ulteriormente semplificato del Weston 850, in pratica la sua variante destinata ai fotoamatori. Il principale elemento di semplificazione consiste nella lettura immediata dell’esposizione, senza la necessità di dover ricorrere a tabelle di calcolo. La produzione inizia nel 1938, il design è dovuto ad Alexander William ed il prezzo di vendita negli Stati Uniti è all’epoca di $ 15,50. E’ costruito su un supporto metallico contenuto in un guscio di bakelite di colore nero ed è protetto da una custodia in cuoio particolarmente robusta e resistente. Le dimensioni dell’apparecchio sono di cm 5,4 (larghezza) x cm 7 (altezza) x cm 2,6 (profondità). Il peso è di 180 grammi, che diventano 240 con la custodia. Continua la lettura di L’esposimetro Weston 850 Junior

L’esposimetro Gossen Ombrux

Abbiamo già parlato ripetutamente di questo esposimetro apparso nel 1933, ma la rilevanza dello strumento, sia dal punto vista storico che tecnico, merita un piccolo approfondimento riguardo alle sue caratteristiche principali e al suo funzionamento. E’ costruito su un supporto in alluminio, chiuso da un guscio in bakelite di colore nero e dotato di una custodia in cuoio di ottima fattura. La custodia è provvista di una protezione di panno in corrispondenza della lente che ricopre la fotocellula e nella ribaltina di chiusura è fissata una placca di alluminio dotata di guide nelle quali sono inserite due lastrine, pure di alluminio, che riportano le quattro tabelle di calcolo dell’esposizione. Continua la lettura di L’esposimetro Gossen Ombrux

Paul Gossen & Co. – Parte seconda

Il logo anni Settanta
Il logo anni Settanta

Nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento l’espansione commerciale della Gossen assume proporzioni sempre più rilevanti tanto che nel 1957 l’azienda conta oltre duemila dipendenti, una parte dei quali lavorano in un stabilimento aperto a Berlino. La produzione naturalmente è dedicata non soltanto ai settori della fotografia e della cinematografia, ma è in gran parte costituita da strumenti di misurazione di per usi diversi. Il settore riguardante la misurazione della luce è comunque sempre ben rappresentato e fornito, soprattutto durante gli anni Cinquanta, quando vengono prodotti anche modelli dedicati all’ingrandimento fotografico (esposimetri per camera oscura), all’uso con il microscopio e alla determinazione della temperatura colore, nel momento in cui inizia a diffondersi l’uso del materiale sensibile a colori. Il primo termocolorimetro, chiamato  Kelvilux, è del 1952. Nel 1960/61, ha inizio la progettazione di apparecchi di nuova generazione equipaggiati con fotoresistenza al solfuro di cadmio anche se la costruzione di quelli con sensore al selenio continuerà comunque per parecchi anni. Continua la lettura di Paul Gossen & Co. – Parte seconda

Paul Gossen & Co. – Parte prima: dalla fondazione al CdS

Il primo logo Gossen
Il primo logo Gossen

La nascita del marchio Gossen risale al settembre 1919, quando l’ingegnere Paul Friedrich Karl Gossen e il socio accomandante Otto Cohn danno vita nella città tedesca di Baiersdorff all’azienda “Paul Gossen & Co. KG, Fabrik elektrischer Messgeräte”, destinata appunto a produrre strumenti di misurazione elettrica. Paul Gosssen era nato nel 1872 e dopo la laurea in ingegneria aveva lavorato inizialmente presso la stessa università e poi, nel periodo precedente alla chiamata alle armi, si era occupato di Raggi-X. Nel periodo successivo al primo conflitto mondiale il settore dell’elettricità vive un momento di grande espansione ed è in questo clima che l’impresa si sviluppa rapidamente, tanto che nel 1921 i sette operai occupati inizialmente sono diventati trentacinque ed avviene il trasferimento nella città di Erlangen alla ricerca di locali più ampi. Negli anni 1924-25 l’azienda vive un momento difficile, dovuto anche alla crisi economica generale che caratterizza quel periodo, momento che viene superato soprattutto in virtù della capacità di innovazione e della qualità dei prodotti che è in grado di esprimere. Continua la lettura di Paul Gossen & Co. – Parte prima: dalla fondazione al CdS

L’esposimetro (parte quinta)

L’esposimetro Leningrad (selenio, 1950)
L’esposimetro Leningrad 1 (selenio, 1950)

Non è mio proposito illustrare le questioni più strettamente tecniche legate al funzionamento e all’utilizzazione dell’esposimetro (tipi di lettura ecc…), ma anche una trattazione di taglio storico richiede, per evidenti motivi di comprensibilità, alcune notazioni generali riguardanti le sostanze fotosensibili che sono state via via utilizzate. La prima in ordine di tempo è stato il selenio (Se), elemento chimico di numero atomico 34. Si tratta di un non metallo, tossico, che si presenta in diverse forme (allotropi), di cui una stabile dall’aspetto grigio metallico. Per quel che attiene agli esposimetri ne sono state sfruttate due diverse caratteristiche, quella di possedere una resistenza elettrica inferiore quando è esposto alla luce e quella relativa alle sue proprietà fotovoltaiche, cioè alla sua capacità di trasformare la luce in una debole corrente elettrica. Quest’ultima è stata la più utilizzata per realizzare gli esposimetri prodotti a partire dal 1932/1933 fino a tutti gli anni Cinquanta del Novecento, strumenti costituiti da una fotocellula che genera una corrente elettrica proporzionale alla luce che la colpisce, da un galvanometro (microamperometro) e da un termistore di compensazione della temperatura ambiente. Il galvanometro traduce la corrente in una torsione meccanica a cui è collegato il classico ago indicatore. Per dare risultati sufficientemente affidabili è però necessario che la superficie colpita dalla luce sia abbastanza ampia e quindi il suo impiego è stato ovviamente limitato agli esposimetri non inseriti all’interno delle fotocamere. In alcuni dei primi modelli prodotti la fotocellula al selenio è stata ricoperta da uno schermo in vetro di forma ricurva in modo da aumentare la superficie illuminata e concentrare i raggi luminosi. Continua la lettura di L’esposimetro (parte quinta)

Edward Weston e la Weston Electrical Instrument Co.

weston

L’ingresso di questo marchio nel mondo della fotografia risale al 1932, ma la storia dell’azienda viene da molto più lontano e la sua importanza nell’evoluzione tecnica di vari sistemi di misurazione legati all’elettricità travalica di molto il semplice settore fotografico. Edward Weston (omonimo di uno dei più grandi fotografi del Novecento) nasce a Oswestry, Shropshire, Gran Bretagna, il 9 maggio del 1850. Spinto dai genitori ad intraprendere studi di medicina, ottiene il diploma universitario nel 1870 e nello stesso anno emigra negli Stati Uniti. Il suo interesse primario è infatti legato alla chimica e all’applicazione dell’elettricità, tanto che appena giunto negli States impianta una propria attività nel campo della galvanoplastica. Comprende immediatamente che il problema principale è costituito dalla mancanza di una costante fonte di energia elettrica, tanto che abbandona dopo pochi mesi e svolge per due anni la professione di fotografo. Continua la lettura di Edward Weston e la Weston Electrical Instrument Co.

L’esposimetro (parte quarta)

Particolare dell’Electrophot di Rhamstine
Particolare dell’Electrophot di Rhamstine

Le origini dell’esposimetro come noi lo intendiamo oggi vanno fatte risalire a due particolari caratteristiche del selenio. Infatti questo non metallo è dotato di proprietà fotovoltaiche, cioè reagisce alla luce convertendola in una debole corrente elettrica, e mostra anche un effetto fotoconduttivo, cioè la sua conduttanza elettrica aumenta nel momento in cui viene esposto alla luce. La prima cella solare si deve allo statunitense Charles Fritts, che la costruisce nel 1883 sfruttando appunto la prima delle caratteristiche di cui si è detto. Si tratta però di una realizzazione che all’epoca non trova applicazioni pratiche, dal momento che la sua efficienza di conversione da luce ad elettricità è estremamente bassa (inferiore all’1%) mentre la realizzazione della cella, nella quale il selenio è impiegato unitamente ad un sottilissimo strato d’oro, risulta essere molto costosa. La corrente emessa è così debole che è rilevabile soltanto in laboratorio con l’uso di amperometri molto potenti. Un passo successivo può essere identificato nella cella solare di W. S. Gripenberg, che nel 1913 realizza uno strumento in cui un lungo filamento d’oro opportunamente disposto viene appoggiato su una base di selenio ed attraversato da una corrente elettrica. Il selenio influenza la conducibilità dell’oro, così che nel momento in cui la luce non colpisce la cella l’oro è estremamente resistente e fa passare poca corrente, mentre in presenza della luce la resistenza diminuisce. Un ohmmetro misura il valore della resistenza elettrica del circuito in uscita dalla cella e quando questo risulta minore significa che essa è colpita da una quantità maggiore di luce. Continua la lettura di L’esposimetro (parte quarta)