Archivi categoria: L’evoluzione tecnica

Il “pupillometro”

Particolare del brevetto relativo allo strumento di C.A. Watrous

La misurazione della quantità di luce che caratterizza una scena da riprendere con una fotocamera o una cinepresa è da sempre una delle necessità primarie del fotografo o dell’operatore e a questo scopo sono stati nel tempo studiati tutta una serie di strumenti che vengono normalmente identificati con la generica definizione di “esposimetro”. Abbiamo già tratteggiato le tappe principali del percorso che, partendo dalle prime tabelle di esposizione studiate per il dagherrotipo, ha portato alla situazione attuale passando per fotometri, attinometri, fotocellule al selenio e così via. Nell’ambito di questa evoluzione, uno degli strumenti più curiosi è stato certamente quello solitamente e impropriamente definito “pupillometro”, termine che in senso proprio identifica invece un apparecchio per uso medico che consente di misurare il diametro della pupilla. In pratica, partendo dal principio che la pupilla umana si dilata in condizioni di luce debole e si restringe in condizioni di luce intensa, si è pensato di realizzare un misuratore dell’intensità luminosa in grado di sfruttare tale capacità naturale e di trasferire quindi all’apparecchio fotografico i dati provenienti dall’occhio. Continua la lettura di Il “pupillometro”

L’autoscatto Photoclip

Come già si è detto, l’autoscatto è uno di quegli strumenti connessi all’esecuzione di riprese fotografiche che nella prima metà del XX secolo è stato costruito anche da aziende che poco o nulla avevano da spartire con la fotografia; ciò è avvenuto in quanto si tratta di un congegno che di fatto è un “misuratore di tempo” e come tale è risultato congruo alla tecnologia posseduta anche da imprese normalmente estranee a tutto ciò che ruotava intorno al mondo della fotosensibilità. In questo caso si tratta di un’azienda svizzera, la cui fondazione risale al 1897 ad opera di Antoine Muller e Alcide Vaucher, due insegnanti che si associano per dare vita ad una fabbrica di orologi situata a Bienne. Inizialmente si stabiliscono, con una trentina di addetti, in una costruzione che già ospitava un’officina e nel 1902 allargano l’attività in uno stabilimento appositamente costruito. Il nome dato all’impresa è naturalmente Muller & Vaucher (abbreviato in M & V sui loro prodotti), ma nel 1898 viene depositato e registrato anche il marchio Recta. La notorietà di questo costruttore è legata più che altro alle bussole, la cui produzione inizia nei primi decenni del XX secolo soprattutto per merito dell’ingegnere Eric Vaucher e prosegue per tutto il Novecento; l’azienda, che nel tempo ha assunto il nome di Recta, è tutt’ora esistente anche se non si trova più in Svizzera, dal momento che nel 1996 è stata acquisita dalla finlandese SUUNTO e nel 2009 tutte le lavorazioni sono state trasferite in Finlandia, nella città di Vantaa. Continua la lettura di L’autoscatto Photoclip

L’autoscatto

autoscattoParlare del dispositivo comunemente definito “autoscatto” può sembrare banale, ma naturalmente anche questo accessorio ha avuto una storia tutta sua, che va di pari passo con l’evoluzione tecnica degli apparecchi fotografici. Tecnicamente è un dispositivo che consente di ritardare l’apertura dell’otturatore di un tempo variabile (alcuni secondi), tempo che viene predeterminato ed impostato da chi esegue la ripresa fotografica. Da un punto di vista pratico, l’autoscatto è utile in diverse situazioni di ripresa, anche se quella in cui viene più comunemente utilizzato è la foto di sè stessi, da soli o in situazioni diverse. È molto utile anche nel caso si vogliano diminuire il più possibile i movimenti indotti nell’apparecchio fotografico dalla pressione manuale del pulsante di scatto, particolarmente in caso di riprese effettuate con la fotocamera su treppiede e con tempi di otturazione non molto veloci o di notevole durata (alcuni secondi), o anche con focali molto lunghe (teleobiettivi) e quindi ridurre al minimo o eliminare quell’inconveniente comunemente definito “micromosso”. Continua la lettura di L’autoscatto

VEB Feingerätewerk Weimar

Il logo VEB Feingerätewerk Weimar
Il logo VEB Feingerätewerk Weimar

La fondazione di questa azienda avviene il 1° luglio 1950 nella città tedesca di Weimar, all’epoca Repubblica Democratica Tedesca o più comunemente Germania dell’Est. Si tratta di una tipica industria di stato, dal momento che l’acronimo VEB anteposto alla denominazione delle aziende tedesco-orientali sta per Volkseigener Betrieb, impresa di proprietà del popolo, cioè dello stato. L’inizio della lavorazione è dell’anno successivo, con soli 25 addetti, e la produzione riguarda essenzialmente comuni orologi a sveglia; nel 1953 viene associata alla VEB Carl Zeiss Jena, la porzione della Carl Zeiss Jena rimasta sotto il controllo della Germania Est, mantenendo comunque una propria autonomia ed operando quindi come business unit indipendente. A seguito di ciò ha inizio la fabbricazione di prodotti ed attrezzature legate sia alla cinematografia/riprese sonore (il proiettore 8 mm “Weimar”, TK 35, …), sia alla fotografia con l’esposimetro al selenio modello Weimar Lux. Contestualmente il personale è aumentato fino alle 350 unità e l’allargamento della produzione porta l’azienda a raggiungere il numero di circa 1000 addetti nel 1956, quando si verifica la separazione dalla Zeiss e la VEB Feingerätewerk Weimar torna ad essere un marchio completamente indipendente, sempre comunque come industria di stato. Continua la lettura di VEB Feingerätewerk Weimar

L’attinometro Watkins Bee

Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese
Il Watkins Bee Meter nella sua confezione di vendita. Questo esemplare è stato prodotto per il mercato francese

Si tratta di uno degli attinometri che hanno riscosso maggiore successo nei primi trent’anni del Novecento, soppiantato soltanto dall’apparizione dei primi veri e propri esposimetri al selenio. Come già si è detto, viene progettato e costruito a partire dal 1902 dall’inglese Alfred Watkins, che per questo strumento fonda ad Hereford la Watkins Meter Company. Ne esistono numerose varianti, relative sia alle caratteristiche costruttive e funzionali, sia al tipo di misurazione a cui erano specificamente dedicate. Il funzionamento si basa sulla rilevazione del tempo di annerimento di una piccola porzione di carta fotosensibile, che viene scoperta dall’operatore al momento di effettuare il calcolo dell’esposizione: a fianco di tale porzione di carta si trova una analoga porzione di carta grigia di confronto e quindi il tempo da rilevare è quello impiegato dalla carta bianca per assumere lo stesso valore di grigio di quella di confronto. Nei primi esemplari, a cui appartiene quello fotografato, le carte di confronto sono due, una più chiara e una più scura, ma il principio non cambia, in quanto il tempo va comunque rilevato rispetto a quella più scura. Lo strumento consta di una cassa metallica esterna e di una parte mobile interna che può ruotare per consentire di identificare i valori di esposizione. Sulla corona esterna sono indicati: Continua la lettura di L’attinometro Watkins Bee

La fotocamera Le Glyphoscope

Le Glyphoscope
Le Glyphoscope

Ecco uno strumento abbastanza speciale, che alle sue particolarità di fotocamera stereoscopica aggiunge il fatto di essere utilizzabile anche come visore stereo. La produzione di questo apparecchio inizia nel 1904/1905 ad opera dell’azienda parigina Jules Richard e prosegue poi per oltre vent’anni con una lunga serie di modelli e di varianti, mantenendo comunque la particolarità di cui si è detto relativamente al suo uso come visore. Vale la pena di ricordare che in contemporanea sta avvenendo, da parte dei fratelli Lumière, lo sviluppo delle lastre positive Autochrome, il primo materiale sensibile a colori basato sul principio della sintesi additiva spaziale che utilizza come filtro i microscopici granelli della fecola di patate; proprio l’Autochrome sarà nel giro di alcuni anni uno dei supporti sensibili privilegiati dagli utilizzatori di fotocamere stereo. Per usare Le Glyphoscope come visore è necessario: Continua la lettura di La fotocamera Le Glyphoscope

L’esposimetro Weston 850 Junior

L‘esposimetro con la sua custodia
L‘esposimetro con la sua custodia

Si tratta di uno strumento importante nell’ambito della produzione della Weston Electrical Instrument Co. in quanto appartiene a quella serie di esposimetri con la quale vengono introdotti elementi di razionalizzazione e semplificazione d’uso che saranno poi caratteristici di questo costruttore. La versione Junior è infatti un modello ulteriormente semplificato del Weston 850, in pratica la sua variante destinata ai fotoamatori. Il principale elemento di semplificazione consiste nella lettura immediata dell’esposizione, senza la necessità di dover ricorrere a tabelle di calcolo. La produzione inizia nel 1938, il design è dovuto ad Alexander William ed il prezzo di vendita negli Stati Uniti è all’epoca di $ 15,50. E’ costruito su un supporto metallico contenuto in un guscio di bakelite di colore nero ed è protetto da una custodia in cuoio particolarmente robusta e resistente. Le dimensioni dell’apparecchio sono di cm 5,4 (larghezza) x cm 7 (altezza) x cm 2,6 (profondità). Il peso è di 180 grammi, che diventano 240 con la custodia. Continua la lettura di L’esposimetro Weston 850 Junior

Il Sonnar

La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)

La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che Ludwig Bertele aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’Ernostar. Nel 1926, quando la Ernemann va a confluire nel colosso industriale Zeiss Ikon, Bertele passa naturalmente alle dipendenze di quest’ultimo, prima nella città di Jena e successivamente a Dresda dove stabilisce il proprio studio presso gli stabilimenti che erano stati sede della ICA; a titolo di cronaca va ricordato che egli, pur giovanissimo essendo nato nel 1900, è già uno dei più titolati progettisti in campo ottico fotografico a livello mondiale. Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, ripartendo ancora una volta dal vecchio Tripletto di Cooke, cercando di sviluppare ulteriormente i principi costruttivi che avevano portato al Tessar di Paul Rudolph ma soprattutto alla seconda versione del suo Ernostar. Continua la lettura di Il Sonnar

L’esposimetro Gossen Ombrux

Abbiamo già parlato ripetutamente di questo esposimetro apparso nel 1933, ma la rilevanza dello strumento, sia dal punto vista storico che tecnico, merita un piccolo approfondimento riguardo alle sue caratteristiche principali e al suo funzionamento. E’ costruito su un supporto in alluminio, chiuso da un guscio in bakelite di colore nero e dotato di una custodia in cuoio di ottima fattura. La custodia è provvista di una protezione di panno in corrispondenza della lente che ricopre la fotocellula e nella ribaltina di chiusura è fissata una placca di alluminio dotata di guide nelle quali sono inserite due lastrine, pure di alluminio, che riportano le quattro tabelle di calcolo dell’esposizione. Continua la lettura di L’esposimetro Gossen Ombrux

Paul Gossen & Co. – Parte seconda

Il logo anni Settanta
Il logo anni Settanta

Nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento l’espansione commerciale della Gossen assume proporzioni sempre più rilevanti tanto che nel 1957 l’azienda conta oltre duemila dipendenti, una parte dei quali lavorano in un stabilimento aperto a Berlino. La produzione naturalmente è dedicata non soltanto ai settori della fotografia e della cinematografia, ma è in gran parte costituita da strumenti di misurazione di per usi diversi. Il settore riguardante la misurazione della luce è comunque sempre ben rappresentato e fornito, soprattutto durante gli anni Cinquanta, quando vengono prodotti anche modelli dedicati all’ingrandimento fotografico (esposimetri per camera oscura), all’uso con il microscopio e alla determinazione della temperatura colore, nel momento in cui inizia a diffondersi l’uso del materiale sensibile a colori. Il primo termocolorimetro, chiamato  Kelvilux, è del 1952. Nel 1960/61, ha inizio la progettazione di apparecchi di nuova generazione equipaggiati con fotoresistenza al solfuro di cadmio anche se la costruzione di quelli con sensore al selenio continuerà comunque per parecchi anni. Continua la lettura di Paul Gossen & Co. – Parte seconda