Archivio per la categoria "L'evoluzione tecnica"

L‘esposimetro con la sua custodia
Si tratta di uno strumento importante nell’ambito della produzione della Weston Electrical Instrument Co. in quanto appartiene a quella serie di esposimetri con la quale vengono introdotti elementi di razionalizzazione e semplificazione d’uso che saranno poi caratteristici di questo costruttore. La versione Junior è infatti un modello ulteriormente semplificato del Weston 850, in pratica la sua variante destinata ai fotoamatori. Il principale elemento di semplificazione consiste nella lettura immediata dell’esposizione, senza la necessità di dover ricorrere a tabelle di calcolo. La produzione inizia nel 1938, il design è dovuto ad Alexander William ed il prezzo di vendita negli Stati Uniti è all’epoca di $ 15,50. E’ costruito su un supporto metallico contenuto in un guscio di bakelite di colore nero ed è protetto da una custodia in cuoio particolarmente robusta e resistente. Le dimensioni dell’apparecchio sono di cm 5,4 (larghezza) x cm 7 (altezza) x cm 2,6 (profondità). Il peso è di 180 grammi, che diventano 240 con la custodia. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1938, fotocellule, luce riflessa, selenio, Weston 850, Weston Electrical Instrument Co.
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La seconda versione dell’Ernostar (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
La realizzazione di questo schema ottico rappresenta uno dei punti di arrivo del percorso progettuale che Ludwig Bertele aveva iniziato già a partire dal 1920 quando, alle dipendenze della Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, aveva messo a punto la sua prima ottica di portata storica con la realizzazione dell’Ernostar. Nel 1926, quando la Ernemann va a confluire nel colosso industriale Zeiss Ikon, Bertele passa naturalmente alle dipendenze di quest’ultimo, prima nella città di Jena e successivamente a Dresda dove stabilisce il proprio studio presso gli stabilimenti che erano stati sede della ICA; a titolo di cronaca va ricordato che egli, pur giovanissimo essendo nato nel 1900, è già uno dei più titolati progettisti in campo ottico fotografico a livello mondiale. Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, ripartendo ancora una volta dal vecchio Tripletto di Cooke, cercando di sviluppare ulteriormente i principi costruttivi che avevano portato al Tessar di Paul Rudolph ma soprattutto alla seconda versione del suo Ernostar. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1931, Ernemann, Ernostar, Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, ICA, Leni Riefensthal, Ludwig Bertele, Olympia Sonnar, Paul Rudolph, Planar, Sonnar, Tessar, tripletto di Cooke, Zeiss IkonAbbiamo già parlato ripetutamente di questo esposimetro apparso nel 1933, ma la rilevanza dello strumento, sia dal punto vista storico che tecnico, merita un piccolo approfondimento riguardo alle sue caratteristiche principali e al suo funzionamento. E’ costruito su un supporto in alluminio, chiuso da un guscio in bakelite di colore nero e dotato di una custodia in cuoio di ottima fattura. La custodia è provvista di una protezione di panno in corrispondenza della lente che ricopre la fotocellula e nella ribaltina di chiusura è fissata una placca di alluminio dotata di guide nelle quali sono inserite due lastrine, pure di alluminio, che riportano le quattro tabelle di calcolo dell’esposizione. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1933, bakelite, DIN, esposimetro, fotocellula, Gossen, luce riflessa, Scheiner, selenio
Nella seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento l’espansione commerciale della Gossen assume proporzioni sempre più rilevanti tanto che nel 1957 l’azienda conta oltre duemila dipendenti, una parte dei quali lavorano in un stabilimento aperto a Berlino. La produzione naturalmente è dedicata non soltanto ai settori della fotografia e della cinematografia, ma è in gran parte costituita da strumenti di misurazione di per usi diversi. Il settore riguardante la misurazione della luce è comunque sempre ben rappresentato e fornito, soprattutto durante gli anni Cinquanta, quando vengono prodotti anche modelli dedicati all’ingrandimento fotografico (esposimetri per camera oscura), all’uso con il microscopio e alla determinazione della temperatura colore, nel momento in cui inizia a diffondersi l’uso del materiale sensibile a colori. Il primo termocolorimetro, chiamato Kelvilux, è del 1952. Nel 1960/61, ha inizio la progettazione di apparecchi di nuova generazione equipaggiati con fotoresistenza al solfuro di cadmio anche se la costruzione di quelli con sensore al selenio continuerà comunque per parecchi anni. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1933, CdS, Gossen, Gossen GMBH, Kelvilux, Lunasix, Metrawatt, Ombrux, selenio, silicio, solfuro di cadmio, temperatura colore, termocolorimetro
Il primo logo Gossen
La nascita del marchio Gossen risale al settembre 1919, quando l’ingegnere Paul Friedrich Karl Gossen e il socio accomandante Otto Cohn danno vita nella città tedesca di Baiersdorff all’azienda “Paul Gossen & Co. KG, Fabrik elektrischer Messgeräte”, destinata appunto a produrre strumenti di misurazione elettrica. Paul Gosssen era nato nel 1872 e dopo la laurea in ingegneria aveva lavorato inizialmente presso la stessa università e poi, nel periodo precedente alla chiamata alle armi, si era occupato di Raggi-X. Nel periodo successivo al primo conflitto mondiale il settore dell’elettricità vive un momento di grande espansione ed è in questo clima che l’impresa si sviluppa rapidamente, tanto che nel 1921 i sette operai occupati inizialmente sono diventati trentacinque ed avviene il trasferimento nella città di Erlangen alla ricerca di locali più ampi. Negli anni 1924-25 l’azienda vive un momento difficile, dovuto anche alla crisi economica generale che caratterizza quel periodo, momento che viene superato soprattutto in virtù della capacità di innovazione e della qualità dei prodotti che è in grado di esprimere. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1933, CdS, esposimetro, Gossen, King, Kodak AG, Kodak Instamatic 500, Lunasix, Ombrux, Paul Gossen, Paul Gossen & Co, Photolux, Regula IIIb, Regula IIId, Retina Automatic II, Retina Automatic III, Retinette Ib, selenio, Sixtus
L’esposimetro Leningrad 1 (selenio, 1950)
Non è mio proposito illustrare le questioni più strettamente tecniche legate al funzionamento e all’utilizzazione dell’esposimetro (tipi di lettura ecc…), ma anche una trattazione di taglio storico richiede, per evidenti motivi di comprensibilità, alcune notazioni generali riguardanti le sostanze fotosensibili che sono state via via utilizzate. La prima in ordine di tempo è stato il selenio (Se), elemento chimico di numero atomico 34. Si tratta di un non metallo, tossico, che si presenta in diverse forme (allotropi), di cui una stabile dall’aspetto grigio metallico. Per quel che attiene agli esposimetri ne sono state sfruttate due diverse caratteristiche, quella di possedere una resistenza elettrica inferiore quando è esposto alla luce e quella relativa alle sue proprietà fotovoltaiche, cioè alla sua capacità di trasformare la luce in una debole corrente elettrica. Quest’ultima è stata la più utilizzata per realizzare gli esposimetri prodotti a partire dal 1932/1933 fino a tutti gli anni Cinquanta del Novecento, strumenti costituiti da una fotocellula che genera una corrente elettrica proporzionale alla luce che la colpisce, da un galvanometro (microamperometro) e da un termistore di compensazione della temperatura ambiente. Il galvanometro traduce la corrente in una torsione meccanica a cui è collegato il classico ago indicatore. Per dare risultati sufficientemente affidabili è però necessario che la superficie colpita dalla luce sia abbastanza ampia e quindi il suo impiego è stato ovviamente limitato agli esposimetri non inseriti all’interno delle fotocamere. In alcuni dei primi modelli prodotti la fotocellula al selenio è stata ricoperta da uno schermo in vetro di forma ricurva in modo da aumentare la superficie illuminata e concentrare i raggi luminosi. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: esposimetro, fotocamera, galvanometro, selenioL’ingresso di questo marchio nel mondo della fotografia risale al 1932, ma la storia dell’azienda viene da molto più lontano e la sua importanza nell’evoluzione tecnica di vari sistemi di misurazione legati all’elettricità travalica di molto il semplice settore fotografico. Edward Weston (omonimo di uno dei più grandi fotografi del Novecento) nasce a Oswestry, Shropshire, Gran Bretagna, il 9 maggio del 1850. Spinto dai genitori ad intraprendere studi di medicina, ottiene il diploma universitario nel 1870 e nello stesso anno emigra negli Stati Uniti. Il suo interesse primario è infatti legato alla chimica e all’applicazione dell’elettricità, tanto che appena giunto negli States impianta una propria attività nel campo della galvanoplastica. Comprende immediatamente che il problema principale è costituito dalla mancanza di una costante fonte di energia elettrica, tanto che abbandona dopo pochi mesi e svolge per due anni la professione di fotografo. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1932, British Sangamo, DIN, Edward Faraday Weston, Edward Weston, Euromaster II, H&D, Sangamo Weston, Scheinergrade, Weston, Weston Electrical Instrument Co., Weston Model 617
Le origini dell’esposimetro come noi lo intendiamo oggi vanno fatte risalire a due particolari caratteristiche del selenio. Infatti questo non metallo è dotato di proprietà fotovoltaiche, cioè reagisce alla luce convertendola in una debole corrente elettrica, e mostra anche un effetto fotoconduttivo, cioè la sua conduttanza elettrica aumenta nel momento in cui viene esposto alla luce. La prima cella solare si deve allo statunitense Charles Fritts, che la costruisce nel 1883 sfruttando appunto la prima delle caratteristiche di cui si è detto. Si tratta però di una realizzazione che all’epoca non trova applicazioni pratiche, dal momento che la sua efficienza di conversione da luce ad elettricità è estremamente bassa (inferiore all’1%) mentre la realizzazione della cella, nella quale il selenio è impiegato unitamente ad un sottilissimo strato d’oro, risulta essere molto costosa. La corrente emessa è così debole che è rilevabile soltanto in laboratorio con l’uso di amperometri molto potenti. Un passo successivo può essere identificato nella cella solare di W. S. Gripenberg, che nel 1913 realizza uno strumento in cui un lungo filamento d’oro opportunamente disposto viene appoggiato su una base di selenio ed attraversato da una corrente elettrica. Il selenio influenza la conducibilità dell’oro, così che nel momento in cui la luce non colpisce la cella l’oro è estremamente resistente e fa passare poca corrente, mentre in presenza della luce la resistenza diminuisce. Un ohmmetro misura il valore della resistenza elettrica del circuito in uscita dalla cella e quando questo risulta minore significa che essa è colpita da una quantità maggiore di luce. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: Electrophot, Erlangen, esposimetro, Fritts, Gripenberg, luce riflessa, Ombrux, Paul Gossen & Co, Rhamstine, selenio, Weston, Weston Electrical Instrument Corporation, Weston Model 617In aggiunta al sistema di calcolo mediante tabelle, i principali tipi di strumenti utilizzati per la determinazione dei valori di esposizione nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento fino agli anni immediatamente precedenti al secondo conflitto mondiale sono essenzialmente tre, i fotometri a dischi combinatori, i fotometri a estinzione e gli attinometri a carta fotosensibile. I fotometri a dischi combinatori sono strumenti che utilizzano principi di calcolo molto simili o in qualche caso identici a quelli delle tabelle, ma sono più semplici da usare e di più immediata consultazione. Il calcolo dell’esposizione avviene infatti ruotando i dischi che li compongono e facendo collimare i dati di base (condizioni di luce, tipo di soggetto, ecc…) in modo che in una finestrella appaia il valore di tempo o di diaframma consigliato dallo strumento. Erano in genere realizzati in cartoncino, ma ne esistono anche esemplari in alluminio. Ne sono stati costruiti una quantità di modelli, soprattutto dalle aziende produttrici di materiali sensibili per facilitare l’uso dei propri prodotti. Nei primi decenni del Novecento erano finalizzati non solo al calcolo dell’esposizione, ma contenevano anche i dati di conversione da un sistema sensitometrico all’altro. La produzione è proseguita fino agli anni Sessanta del Novecento, cioè fino al momento in cui sulle fotocamere non era ancora incorporato un sistema esposimetrico e l’acquisto di un esposimetro separato era abbastanza oneroso se rapportato ad uno di questi semplici calcolatori. Di seguito, a titolo dimostrativo, sono pubblicati un fotometro Cappelli degli anni Venti (recto e verso) e uno prodotto dalla Kodak (1960 circa). E’ chiaro che si trattava di un metodo sempre molto legato a valutazioni abbastanza soggettive, come già si era detto a proposito delle tabelle. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: Agifold III, Agilux, attinometri, Contax, Decoudun, Degen, esposimetro, fotometro a estinzione, Fotometro a estinzione di Degen, Franke & Heidecke, ICA, Le Photometre Normal, Leica, Photometre, Watkins, Wynne, Zeiss IkonLa possibilità di classificare i materiali da ripresa in base alla loro fotosensibilità col metodo introdotto da Hurter e Driffield fornisce una base scientifica da cui partire nel tentativo di riuscire a determinare la corretta esposizione per le diverse situazioni operative, individuare cioè i valori di tempo/diaframma, la “giusta quantità” di luce di cui si è parlato. Negli anni a cavallo fra Ottocento e Novecento questi tentativi portano sia alla realizzazione dei primi approssimativi sistemi di misurazione, sia all’elaborazione di complicate tabelle di calcolo, ottenute affinando le valutazioni di tipo sostanzialmente empirico che avevano caratterizzato tutta la seconda metà del XIX secolo. Per avere un’idea della natura e della complessità di questi strumenti, siano essi abbozzi di esposimetro, regoli calcolatori o tabelle di vario genere, vale la pena di esaminarne alcuni a titolo di esempio, cominciando con un sistema di tavole di posa ancora attuale nei primi anni Trenta del Novecento, quando sono già trascorsi quarant’anni dagli esperimenti di Hurter e Driffield ed esistono diverse scale di classificazione della sensibilità dei materiali fotografici; si tratta di un sistema elaborato da Huillard e Cusin, descritto in un manuale dell’epoca (E.N. Campazzi, La Fotografia, A. Vallardi Editore, 1934). Il sistema consta di quattro tabelle, relative la prima al tipo di luce (A=cielo luminoso, B=velato, C=parzialmente nuvoloso, D=coperto), la seconda al tipo di soggetto e la terza al diaframma selezionato: ad ogni valore è associato un coefficiente e la somma di questi coefficienti di base ne fornisce uno finale con cui identificare il tempo di scatto corretto, esposto nella quarta tabella. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: diaframma, esposimetro, fotosensibilità, tempo di scatto










