Archivio per la categoria "I personaggi"
Pierre Petit nasce in Francia, ad Aups, nel 1832 e giunge alla fotografia essendo uno dei numerosi giovani che verso la metà degli anni Cinquanta del XIX secolo lavora come assistente presso lo studio parigino di André Adolphe Eugène Disderi.
E’ uno dei primi ad entrare alle dipendenze del bizzarro inventore della “carte de visite”, tipo di ritratto che Disderi brevetta nel 1854 aprendo nello stesso anno il famoso studio al n° 8 di Boulevard des Italiens.
Apprende quindi le tecniche della ripresa fotografica, sviluppando però nel tempo un suo stile personale che lo induce ad abbandonare l’atelier del maestro e ad aprire, nel 1858, una propria attività di fotografo.
Mette subito in mostra le sue qualità, non solo come ritrattista, e le immagini che produce vengono apprezzate tanto da renderlo in breve tempo molto noto nell’ambiente artistico parigino.
Allestisce mostre fotografiche personali fin dai primi anni di attività, continuando con una certa regolarità ad esporre i suoi lavori, tanto che nel 1867 viene scelto come fotografo ufficiale dell’Esposizione Universale di Parigi.
Si tratta di un evento di gigantesche proporzioni e pari risonanza, sia per quanto riguarda gli spazi utilizzati, sia per il numero e la provenienza degli oltre 50.000 espositori.
Al Champ de Mars viene allestita una vera e propria città, dove l’esposizione, aperta ufficialmente il 1° aprile e chiusa il 31 ottobre , è visitata da poco meno di dieci milioni di persone.
L’atteggiamento semplice e diretto che caratterizza l’approccio di Petit con i suoi soggetti gli assicura la simpatia di numerosi personaggi, anche importanti, fra cui lo stesso imperatore Napoleone III.
Passano dal suo studio politici, uomini di cultura, artisti, soprattutto musicisti; esegue ritratti divenuti molto noti a Hector Berlioz, Maurice Ravel, Richard Wagner, ma anche a Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie.
Nei primi anni Settanta gli viene commissionata una serie di immagini sulla realizzazione della Statua della Libertà, altro evento di portata storica, per documentare il quale egli esegue numerose riprese fotografiche sia in patria che a New York, dove si reca a più riprese.
Per Petit si tratta di una seconda opportunità formidabile, che gli frutta un ritorno eccellente, sia in termini economici che di immagine; sul marchio che contraddistingue le cartes de visite uscite dal suo studio, situato al n° 31 di Place Cadet, appare la dicitura “PHOTOGRAPHIE DES DEUX MONDES – EXPOSITION UNIVERSELLE”.
Sperimentatore oltre che fotografo, pubblica anche dei saggi sull’arte fotografica e nel 1898 è il primo a tentare l’esecuzione di riprese subacquee.
Muore a Parigi nel 1909.
Rimangono di lui eccellenti immagini di famosi personaggi del suo tempo, ventuno delle quali sono conservate presso la National Portrait Gallery di Londra.
Tags: 1854, André Adolphe Eugène Disdéri, carte de visite, Hector Berlioz, Maurice Ravel, Pierre Petit, Richard Wagner
Leggi i commenti (0)André Adolphe Eugène Disderi è probabilmente il personaggio più singolare e caratteristico tra i fotografi del XIX secolo.
Per certi versi è la figura rappresentativa di quella particolare atmosfera di eccitazione creatasi intorno alla fotografia nei primissimi anni dopo l’annuncio della scoperta, quando la nuova forma di espressione passa rapidamente da sperimentazione chimica ad arte, a mania collettiva, a business.
Di origini italiane, nasce a Parigi il 28 marzo 1819 e si dedica fin da giovane ad innumerevoli attività di vario genere, tutte accomunate da una scarsa fortuna, dovuta probabilmente al fatto che l’intraprendenza che egli dimostra nell’impiantarle non è accompagnata da una identica abilità nel condurle a buon fine.
Dopo alcuni fallimenti si avvicina alla fotografia proveniente dalla pittura, una delle arti in cui si è cimentato, e nel 1854 apre uno studio al n° 8 di Boulevard des Italiens richiedendo contemporaneamente il brevetto per una sua invenzione in campo fotografico, la “carte de visite”.
L’idea probabilmente non è tutta farina del suo sacco, in quanto secondo il giornale parigino dell’epoca La Lumière, nello stesso anno due fotografi parigini, dilettanti di rango, avevano già avuto l’idea di aggiungere un piccolo ritratto ai biglietti da visita rendendoli in tal modo più personali e preziosi.
In ogni caso Disderi ottiene il brevetto, dando inizio ad una moda che incontra immediatamente un successo straordinario e inarrestabile.
Il motivo per cui questo genere di ritratto deve essere brevettato è legato alle modalità con cui avviene la ripresa fotografica, soprattutto per quanto riguarda l’attrezzatura; la fotocamera per carte de visite è infatti dotata di quattro obiettivi, che in un secondo tempo diventeranno otto o anche dodici, attraverso i quali su di un’unica lastra possono essere riprese quattro, otto o dodici pose, uguali oppure diverse fra loro, sia dello stesso soggetto che di soggetti diversi. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1854, André Adolphe Eugène Disdéri, carte de visite, collodio umido, Nadar, Pierre PetitHeinrich Ernemann (1850–1928), sul finire degli anni Ottanta del XIX secolo è proprietario, a Dresda, di un negozio di biancheria, stoffe e calze, assieme ad un socio di nome Matthias; nel 1889 i due decidono di cambiare attività e fondano la Dresdner photographische Apparate Fabrik Ernemann & Matthias, ma già l’anno successivo Matthias abbandona la società.
Per quanto riguarda il settore fotografico Ernemann è un autodidatta, ma è dotato di grande talento: i suoi primi prodotti sono fotocamere per professionisti di cui egli costruisce praticamente soltanto la struttura in legno, acquistando tutte le parti metalliche e gli obiettivi.
Lo sviluppo dell’azienda è rapido, favorito anche dal trovarsi in quello che sta diventando il maggiore distretto dell’industria fotografica europea; la produzione riguarda inizialmente anche binocoli e proiettori, apparecchi sui quali vengono montate, come sulle fotocamere, lenti e obiettivi prodotti dalla Carl Zeiss, dalla Goerz o dalla Voigtländer.
Sul finire del secolo il continuo fiorire di industrie di questo genere determina un fenomeno di sovrapproduzione al quale Heinrich Ernemann risponde trasformando nel 1899 la sua azienda in società per azioni (Heinrich Ernemann, Aktiengesellschaft für Cameraproduktion in Dresden) e dando avvio alla fabbricazione in proprio anche degli otturatori. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1889, Bob, Carl Zeiss, Contessa Nettel, Dresda, Emil Wünsche, Ernostar, Exakta, Fondazione Carl Zeiss, Goerz, HEAG, Heinrich Ernemann, Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, ICA, Ihagee, Johan Steenbergen, Krügener (Rudolf Krügener), Ludwig Bertele, otturatore a tendina, Palmos AG, Richard Hüttig, Sonnar, VEB Pentacon, Voigtländer & SohnJohn Henry Dallmeyer nasce in Germania, a Loxten, nel 1830 e ancora molto giovane lavora come apprendista presso un negozio di ottica di Osnabrück.
Nel 1851 emigra in Inghilterra e dopo aver svolto varie attività trova impiego nel settore ottico presso l’azienda londinese di Andrew Ross, fondata nel 1830 e già molto quotata a livello europeo per la fabbricazione di microscopi.
Dallmeyer si dimostra in breve un tecnico di valore, guadagnandosi la stima di Ross, anche perché con in suo arrivo l’attività viene allargata verso la produzione di ottiche per fotografia.
Nel 1854 sposa Hannah, la seconda figlia di Andrew, entrando in tal modo a far parte del gruppo familiare dirigente, e nel 1859, alla morte del fondatore, riceve un terzo di una corposa eredità, venendo in possesso di una cifra valutabile all’incirca in 20.000 sterline.
Assume la guida dell’azienda assieme al cognato Thomas Ross e nell’anno successivo, con l’accordo di quest’ultimo, fonda un proprio marchio dedicandosi in particolare alla produzione di obiettivi per fotocamere; anche la sua azienda è situata a Londra.
Si dedica allo studio e allo sviluppo di sistemi ottici e nel 1862 produce il suo primo obiettivo da ritratto, il Triple Achromatic lens; nel 1866 ne concepisce un secondo (Patent Portrait lens) , a cui fanno seguito prima il Wide angle Rectilinear e infine la realizzazione che lo fa entrare nella storia della fotografia, il Rapid Rectilinear.
Quest’ultimo viene realizzato praticamente in contemporanea con uno schema ottico identico, l’obiettivo Aplanatico, studiato in Germania da Carl August von Steinheil. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1860, anastigmatico, Andrew Ross, Aplanatico, Carl August von Steinheil, Dallmeyer Correspondent, Dallmeyer Snapshot De Luxe, Jena, John Henry Dallmeyer, Patent Portrait lens, Paul Rudolph, Rapid Rectilinear, Triple Achromatic lens, ZeissCharles Nègre nasce a Grasse, in Provenza, nel 1820 e all’età di diciannove anni si reca a Parigi per studiare pittura nell’atelier di Paul Delaroche; il suo arrivo nella capitale francese precede di poco l’annuncio del 7 agosto 1839 con il quale viene resa pubblica la scoperta della fotografia.
Lavora anche negli studi di Drolling e di Ingres, ma è Delaroche che lo spinge ad utilizzare la fotografia per aiutarsi nella composizione ed è in questo modo che si avvicina e comincia a praticare la tecnica dagherrotipica nel 1844.
La svolta verso la fotografia avviene però quando inizia a praticare il metodo calotipico, soprattutto a seguito dell’incontro con Gustave Le Gray, suo condiscepolo nello studio di Delaroche.
Fa parte del gruppo di artisti e fotografi che in quegli anni a Parigi sperimentano la tecnica fotografica anche in rapporto alla pittura, gruppo dal quale usciranno anche Jean Lèon Gérôme, Roger Fenton e soprattutto Henry Jean Louis Le Secq al quale sarà legato da sentimenti di amicizia.
Apre uno studio al 21 del Quai Bourbon sull’Île Saint Louis a Parigi e al pari di Le Secq si dedica inizialmente a riprese di paesaggio e di architettura. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1844, Charles Nègre, Gustave Le Gray, Henry Jean Louis Le Secq, Jean Lèon Gérôme, Mission Héliographique, Paul Delaroche, Roger FentonHenry Jean Louis Le Secq nasce a Parigi il 18 agosto 1818.
Figlio di un uomo politico, compie studi di pittura e scultura lavorando poi negli atelier di vari maestri, tra cui i pittori James Pradier e Paul Delaroche.
In questo ambiente conosce ed entra in contatto con numerosi artisti, tra cui i primi fotografi parigini, ed è in tale contesto che a partire dal 1848 frequenta Gustave Le Gray, apprendendo le tecniche del dagherrotipo e del calotipo.
Fa quindi parte di quel gruppo da cui usciranno numerosi altri fotografi, da Jean Lèon Gérôme a Roger Fenton, all’amico Charles Nègre.
Nel 1851 partecipa alla fondazione della Société Héliographique ed è uno dei cinque fotografi (gli altri sono Hippolyte Bayard, Édouard Baldus, Auguste Mestral e lo stesso Gustave Le Gray) a cui vengono affidate le riprese della Mission Héliographique, iniziativa voluta dalla Commissione Francese dei Monumenti storici per procedere alla catalogazione delle bellezze monumentali della Francia anche in funzione della tutela e del restauro.
A Le Secq viene assegnato il territorio della Champagne, Alsazia e Lorena, Strasburgo, Amiens, Reims e Chartres; lavora con una fotocamera di grande formato dalla quale ottiene negativi su carta di 51 x 74 cm col metodo calotipico di Fox Talbot.
La documentazione più competa che egli produce è relativa alla cattedrale di Amiens, della quale vengono stampate 45 diverse vedute.
Il suo approccio alla fotografia è completamente diverso da quello attivo ed impegnato di Le Gray: è un aristocratico fotoamatore che esprime la sua passione per l’architettura e non a caso, oltre alle immagini riprese nell’ambito della Mission Héliographique, di lui sono rimasti quieti paesaggi, interni e foto di genere still life.
Nella cattedrale di Notre Dame di Reims fotografa la Torre dei Re, quella posta verso sud, stando sulla sommità di un’altra torre; realizza un’immagine nella quale vengono rivelati con estrema nitidezza particolari architettonici e dettagli che normalmente non sono visibili da terra. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1851, Auguste Mestral, calotipo, Charles Nègre, dagherrotipo, Édouard Baldus, fotocamera, Fox Talbot, Gustave Le Gray, Henry Jean Louis Le Secq, Hippolyte Bayard, Jean Lèon Gérôme, La Lumière, Paul Delaroche
Una delle figure più curiose che popolano la storia della fotografia è quella di Leon Warnerke, un personaggio a proposito del quale è necessario ricorrere con frequenza ad espressioni del tipo “pare” oppure “si dice che …”.
Non vi è certezza assoluta nemmeno a proposito del nome, probabilmente uno pseudonimo, se non un vero e proprio falso, né si conosce la data della nascita; per quanto riguarda il paese di provenienza, la maggioranza delle fonti lo dichiara russo di nascita, di certo vive ed opera in Inghiterra, paese nel quale arriva nel 1870, proveniente (pare) dalla Francia.
E’ ufficialmente un uomo d’affari e un fotografo (membro tra l’altro dell’autorevole Photographic Society of Great Britain), che però documenti successivi al suo periodo inglese definiscono come “noto falsario di banconote europee”, arrivando alcuni addirittura a considerarlo come uno dei maestri del XIX secolo nell’arte della falsificazione delle banconote, con una preferenza per il rublo. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1875, collodio secco, esposimetro, George Eastman, Kodak, Leon WarnerkeDurante gli anni in cui si stavano realizzando i primi esperimenti volti al superamento delle lastre al collodio umido, era stata valutata da alcuni non solo la possibilità di superare il problema rappresentato dal dover preparare le lastre immediatamente prima di usarle, ma anche di sostituire il collodio come elemento di supporto dell’emulsione fotosensibile ai sali d’argento.
I tentativi in questo senso avevano avuto un momento di stasi dopo il 1855, sia a seguito della messa a punto delle lastre al collodio secco da parte di Jean Marie Taupenot, sia perché le prove fino ad allora effettuate non sembravano dare buon esito.
Già verso il 1850 Pointevin aveva tentato di sostituire il collodio con gelatina di origine animale, ma il sostanziale insuccesso a cui era andato incontro lo aveva indotto a desistere; erano trascorsi parecchi anni prima che nel 1868 l’inglese W.H. Harrison pubblicasse sul The British Journal of Photography un breve articolo intitolato “La filosofia delle lastre asciutte”, una anticipazione di un suo esperimento parzialmente riuscito con bromoioduro d’argento col quale aveva sensibilizzato uno strato di gelatina. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1871, bromuro d’argento, collodio secco, collodio umido, Frederick Scott Archer, gelatina, Jean Marie Taupenot, Richard Leach MaddoxClassificare come fotografo un personaggio come Étienne Jules Marey può apparire improprio e riduttivo, sta di fatto comunque che nella sua vita di studioso la fotografia ha avuto un ruolo di primo piano.
Nasce in Francia, a Beaune, il 5 marzo 1830, figlio di un commerciante di vini.
Portato per gli studi scientifici, a 19 anni si iscrive all’Università di Parigi e a 29 si laurea in fisiologia con una tesi riguardante la circolazione del sangue.
Da questo lavoro, incentrato anche sulla registrazione grafica della meccanica cardiaca, egli inizia ad allargare i propri interessi a tutte le forme di movimento, non solo in campo medico (circolazione sanguigna, respirazione, contrazione muscolare), ma anche al galoppo dei cavalli e al volo degli uccelli, così che a scopo di studio inventa vari strumenti, alcuni dei quali tesi alla registrazione fotografica dei movimenti.
Dal 1869 è titolare della cattedra di Histoire naturelle des corps organisés al Collège de France e dal 1878 è membro dell’Accademia delle Scienze.
La necessità di studiare il movimento degli animali lo porta, nel 1882, a progettare un apparecchio che gli consente di effettuare riprese fotografiche in sequenza rapida: lo strumento assomiglia molto ad un normale fucile da caccia, ma è caricato con lastre fotografiche circolari oppure ottagonali che ruotano in una camera oscura, mentre la canna contiene l’obiettivo.
La descrizione di questa curiosa “arma” è pubblicata dallo stesso inventore nella rivista La Nature del 22 aprile 1882, in un articolo nel quale egli spiega di essere riuscito “ …a costruire, con le dimensioni di un fucile da caccia, un apparecchio che fotografa 12 volte al secondo l’oggetto mirato; ogni immagine richiede, come tempo di posa, soltanto 1/720 di secondo.
La canna di questo fucile è un tubo che contiene un obiettivo fotografico (…) quando si tira il grilletto del fucile il meccanismo si mette in moto …”; ciò fa di questo strumento anche un precursore delle riprese cinematografiche. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1882, Cinematografo, Eadweard Muybridge, Eastman Dry Plate Company, Étienne Jules Marey, fotografia, fratelli Lumière, Kodak, Leon WarnerkeEadweard Muybridge nasce a Kingston upon Thames il 9 aprile 1830; il suo cognome di nascita è Muggeridge e viene battezzato come Edward James, nomi che egli cambierà, modificando il cognome prima in Muygridge, infine in Muybridge.
Trasferitosi negli Stati Uniti avvia un’attività di libraio, poi di editore ed infine si dedica alla fotografia.
Il primo lavoro di una certa rilevanza è costituito da una serie di immagini dello Yosemite Park e della città di S. Francisco, luogo in cui vive, che vengono anche pubblicate sotto lo pseudonimo di “Helios”.
Nel 1872 si verifica l’avvenimento che lo colloca nella storia della fotografia: il governatore dello Stato della California, Leland Stanford, gli si rivolge per sapere se il metodo fotografico è in grado di dimostrare che durante il galoppo di un cavallo esiste un momento in cui tutte e quattro le zampe sono sollevate da terra.
Questa infatti è non solo la tesi sostenuta dallo stesso Stanford, ma nella convinzione comune si ritiene che il cavallo si stacchi completamente da terra nella posizione di massima estensione delle zampe; questa situazione durante il galoppo è anche stata spesso raffigurata in quadri e disegni degli inizi del XIX secolo.
Proprio in questo periodo si verifica un evento drammatico, che per un po’ di tempo distoglie Muybridge dalla fotografia e dai tentativi di documentare la corsa di un cavallo riprendendone fotograficamente tutti i movimenti: è il 1874 quando egli scopre che sua moglie ha un amante e che questo amante è il sindaco di S. Francisco, Harry Larkyns. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1878, Eadweard Muybridge, fotografia, The Horse in motion
























