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Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.
E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.
Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.
Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox Talbot
Leggi i commenti (6)Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.
Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione classicheggiante, tappeti, arazzi, scalinate.
Non a caso diventa uno degli studi specializzati in fotografie di artisti e persone di spettacolo, soprattutto attrici, ballerine e cantanti d’opera; frequentano l’atelier anche eleganti signore, principalmente in virtù della capacità del fotografo di far apparire nella giusta luce ed evidenza gli abiti e le acconciature.
In alcuni casi è lo studio che richiede come modelle donne affascinanti disposte a farsi fotografare, che vengono trovate alle Folies Bèrgeres, alla Comedie Français o all’Opera Bouffe; passano per l’atelier Reutlinger anche rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte, compositori e uomini politici.
Fra i ritratti più conosciuti eseguiti negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo troviamo quelli di Giuseppe Verdi e di un gran numero di famose soprano, quali Adelina Patti, Nellie Melba, Lina Cavalieri, Sigrid Arnoldson e altre.
Nel 1880 Charles Reutlinger cede l’attività al fratello Emile che nel 1883 associa a sé anche il figlio Léopold Emile, nato nel 1863 in Perù, che rientra a Parigi proprio per aiutare il padre nella conduzione dell’atelier fotografico.
Léopold Emile porta avanti da solo lo studio a partire dal 1890, dando progressivamente all’attività un taglio di tipo più commerciale; continua comunque a preferire i ritratti di persone note, attori e attrici, ballerine, cantanti e stelle del teatro, le cui immagini però sono prodotte soprattutto in funzione della vendita al vasto pubblico degli ammiratori e dei collezionisti. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1850, Charles Reutlinger, Giuseppe VerdiIl pioniere della foto subacquea è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).
In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.
Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory Arago a Banyuls sur Mer e dal 1886 inizia a cimentarsi in immersioni subacquee; nello stesso periodo consegue il dottorato in scienze presso l’Università di Parigi.
Dal momento che si dedica anche alla fotografia, nel 1892 ha l’idea di riprendere la vita sottomarina e, con l’aiuto del fratello Augusto, progetta e costruisce una scatola sigillata in grado di contenere una fotocamera di tipo “detective” in grado di utilizzare lastre di vetro di formato 9 x 12 cm.
Con questa attrezzatura riesce a riprendere alcuni immagini, portandosi, abbigliato da palombaro, a profondità che arrivano all’incirca ad una decina di metri. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1892, Boutan, foto subacquea, fotografia, SleicherGli esperimenti finalizzati alla realizzazione di uno strumento in grado di riprodurre la visione stereoscopica hanno inizio nella prima metà del XIX secolo ad opera del geniale fisico inglese sir Charles Wheatstone (1802-1875).
Si tratta di un personaggio dagli interessi più svariati, che vanno dalle immagini tridimensionali al telegrafo, dagli strumenti musicali (il symphonium, la concertina) alla scrittura crittografica, fino all’elettricità.
Nel 1832 studia un sistema di specchi e prismi, realizzando uno strumento che nella forma ricorda un binocolo e che nel 1838 viene brevettato e presentato alla Royal Scottish Society of Arts come qualcosa “that it be called a Stereoscope, to indicate his property of representing solid figures”, rifacendosi così alla terminologia adottata due secoli prima da François de Aguilón: le immagini sono naturalmente dei disegni.
A seguito della scoperta della fotografia egli intuisce le possibilità del nuovo mezzo e cerca di interessare alla stereoscopia i protofotografi inglesi Jean Francois Antoine Claudet, Richard Beard ed Henry Collen. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1832, Achille Léon Quinet, Charles Wheatstone, David Brewster, Francois Antoine Claudet, François de Aguilón, Henry Collen, John Benjamin Dancer, microfotografia, Richard Beard, Tru Vue, View Master, visione stereoscopicaJean Francois Antoine Claudet nasce a Lyon, in Francia nel 1797.
Si avvicina alla fotografia nel momento stesso della sua scoperta in quanto è uno degli allievi di Louis Jacques Mande Daguerre.
Dal momento che vive in Inghilterra e possiede un’attività commerciale nel settore ottico, oltre ad apprendere dallo stesso inventore i dettagli operativi per produrre dagherrotipi, acquista da Daguerre anche la licenza per esercitare la nuova arte oltre Manica.
Già nel 1841 apre uno studio a Londra provocando perfino la reazione di Richard Beard, altro pioniere inglese del dagherrotipo, reazione sfociata in un contenzioso legale che si conclude in suo favore.
L’attività è chiaramente molto redditizia, tanto che alla prima sede situata in Adelaide Gallery verranno successivamente affiancati altri due studi in Regent’s Park e in Regent Street, quest’ultimo chiamato “Temple of Photography”.
Già nel 1842 egli viene in contatto anche con l’altro padre della fotografia, William Henry Fox Talbot, che lo persuade a sperimentare anche il suo calotipo.
Dopo un periodo di prove con quest’ultimo metodo Claudet dichiara però di preferire il procedimento dagherrotipico, che in quel momento è ancora effettivamente superiore dal punto di vista qualitativo: scrive infatti allo stesso Talbot che …I say the Daguerreotype gives images more delicate, finer and of greater perfection than the Talbotype … Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1839, calotipo, dagherrotipo, David Brewster, foto stereoscopica, Jean Francois Antoine Claudet, Louis Jacques Mandé Daguerre, Petzval, Richard Beard, Royal Society, William Henry Fox TalbotGauthier è uno dei marchi più noti nella storia della fotografia: le sue origini risalgono al 1902, quando il tecnico tedesco Alfred Gauthier fonda un’azienda produttrice di otturatori fotografici a Calmbach, nella Foresta Nera.
Il primo modello, il Koilos, appare nel 1904.
Nella prima versione è un otturatore centrale pneumatico a due lamelle, che diventano tre nella seconda, con tempi di scatto che vanno da 1 secondo a 1/300 più le pose T e B.
La caratteristica fessura che appare al momento dello scatto di un otturatore di questo tipo, diventerà tra l’altro il logo dell’azienda: sulle lamelle in posizione di parziale apertura appaiono le lettere A, G, C, cioè Alfred Gauthier Calmbach.
Si tratta di uno strumento che incontra un discreto successo e viene montato non solo su fotocamere tedesche, ma è utilizzato anche da costruttori inglesi e dall’americana Kodak. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1902, Alfred Gauthier, Calmbach, Carl Zeiss, Derval, Embezet, Emil Bush AG, Ibsor, ICA, ISBO, Kodak, Koilos, Pronto, Prontor II, Prontor II 00, Singlo, Telma, VarioFrederich H. Sanderson nasce nel 1856 a Cambridge.
Appassionato fotografo di architettura si rende conto che le fotocamere disponibili all’epoca per quel tipo di immagini non sono molto versatili e piuttosto carenti riguardo le regolazioni necessarie a riprendere soggetti caratterizzati da linee, volumi o particolarità architettoniche che devono essere rese con la maggiore correttezza possibile.
Quasi tutti gli apparecchi per uso professionale sono dotati di bolla per poter essere posizionati perfettamente paralleli al terreno, molti sono dotati del decentramento verticale della standarta portaottica, alcuni anche di quello orizzontale, ma si tratta di movimenti limitati, spesso non sufficienti a realizzare inquadrature corrette, movimenti che non bastano, per esempio, ad ovviare alle linee cadenti.
Per linee cadenti si intende quel fenomeno ottico che si verifica nel momento in cui, per fare un caso pratico, si è costretti ad inclinare la fotocamera verso l’alto per inquadrare completamente un edificio molto alto: la sommità del fabbricato, essendo più lontana dal piano di messa a fuoco rispetto alla zona adiacente al terreno, risulterà di dimensioni più piccole, dando l’impressione che un edificio a forma di parallelepipedo sia diventato un tronco di piramide. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1895, Dagor, diaframmi a revolver, Field camera, George Houghton & Sons Ltd., Hand & Stand, Holmes Bros., Houghtons Ltd., Sanderson, Thornton Pickard, Time & InstantaneousLa sensitometria è la scienza che si propone di misurare la sensibilità del materiale fotosensibile, consentendo quindi di definirne le caratteristiche al fine di ottenere la densità ideale dell’immagine in relazione all’esposizione alla luce e al successivo processo di trattamento, detto comunemente sviluppo.
Le basi della sensitometria vengono poste nel 1890 grazie alle studi e agli esperimenti svolti da Ferdinand Hurter e Vero Charles Driffield.
Ferdinand Hurter (1844-1898) nasce a Schaffhausen, in Svizzera; rimasto orfano di padre in tenera età, dopo il ginnasio si trasferisce a Winterthur svolgendo lavori occasionali e poi a Zurigo dove può frequentare il Politecnico essendo nel contempo dipendente da una società che produce seta.
Successivamente si iscrive all’università di Heidelberg, indirizzandosi verso studi di chimica sotto la guida di Robert Bunsen e Gustav Kirchhoff; nel 1866, a soli 22 anni, si laurea con il massimo dei voti.
Dopo aver rifiutato un impiego come insegnante presso l’università di Aarau si trasferisce in Gran Bretagna, a Manchester; associandosi con Henry Deacon e Holbrook Gaskell nella loro azienda chimica produttrice di alcali che diviene Gaskell, Deacon & Co.
Diventa responsabie del settore chimico svolgendo anche ricerche di carattere innovativo che lo portano nel 1880 ad essere riconosciuto un’autorità in materia a livello mondiale. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1890, Actinograph, ASA, BSI, DIN, Ferdinand Hurter, GE, GOST, ISO, Scheinergrade, sensitometria, sviluppo, Vero Charles Driffield, WestonTanto è stato scritto sui ritratti di Nadar, soprattutto su quelli eseguiti alle “personalità” del suo tempo, soprattutto alle personaltà intellettuali che egli, per primo, con una intuizione che già era insita nei disegni del Pantheon Nadar, vuole rendere fruibili e accessibili ad un pubblico il più vasto possibile.
Nel 1999 fu organizzata una mostra dal Paul Getty Museum dal titolo “Nadar/Warhol: Paris/New York” nella quale veniva accostato il lavoro di Nadar a quello di Andy Warhol, due grandi fotografi, così distanti nel tempo, ma così vicini nel modo di sentire la fotografia anche come un mezzo per raccontare la notorietà, la fama, la capacità creativa, lo spessore intellettuale: Sarah Bernhardth, Gioacchino Rossini, Victor Hugo accanto a Marilyn Monroe, Mick Jagger, Truman Capote.
Nadar è un narratore della celebrità, un narratore che però della celebrità è stato capace di rendere, forse più di qualsiasi altro, sia il fascino e il mistero che l’autenticità espressiva.
La migliore descrizione del suo lavoro è probabilmente quella fatta da lui stesso con le parole pronunciate all’udienza del 12 marzo 1857 presso la Corte Imperiale di Parigi durante il processo di rivendicazione della proprietà esclusiva dello pseudonimo Nadar, nel pieno della tensione emotiva verso il nuovo mezzo artistico, all’inizio del periodo più creativo:
A ogni passo potete veder fotografare un pittore che non ha mai dipinto, un tenore senza scritture; e, lo dico sul serio, del vostro cocchiere come del vostro portinaio m’impegno a fare in una sola lezione altri due operatori fotografici. … la teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1853, fotografia, Nadar, ritratti
Lo schema ottico del Dagor, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)
Sono trascorsi due anni dalla realizzazione del Protar (Zeiss Anastigmat) quando nel 1892 Emil von Höegh, un matematico di soli ventisette anni, studia di sua iniziativa uno schema ottico simmetrico costituito da due tripletti cementati.
I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione dell’aberrazione sferica e cromatica, sia un’ampia porzione di campo libera da astigmatismo.
Non è invece corretto per il “coma”, cioè quell’aberrazione che fa sì che l’immagine di un punto lontano dall’asse ottico non venga riprodotta nitidamente, perché i bordi della lente mettono a fuoco diversamente rispetto alla sua area centrale, determinando una deformazione per cui il punto appare con una coda simile ad una cometa (da cui il nome). Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1892, aberrazione sferica, aberrazione sferica zonale, Anschütz, Ansel Adams, astigmatismo, Carl Moser, Carl Zeiss, coma, Dagor, Double Anastigmat Goerz, Emil Von Hoegh, Lynkeioskop, Optische Anstalt C.P. Goerz AG, Petzval, Protar, vignettatura, Zeiss Ikon




















