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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità &#187; I tecnici</title>
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>Edward Weston e la Weston Electrical Instrument Co.</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 06:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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L’ingresso di questo marchio nel mondo della fotografia risale al 1932, ma la storia dell’azienda viene da molto più lontano e la sua importanza nell’evoluzione tecnica di vari sistemi di misurazione legati all’elettricità travalica di molto il semplice settore fotografico. Edward Weston (omonimo di uno dei più grandi fotografi del Novecento) nasce a Oswestry, Shropshire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/weston.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4004" title="weston" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/weston-300x118.jpg" alt="weston" width="300" height="118" /></a></p>
<p>L’ingresso di questo marchio nel mondo della fotografia risale al 1932, ma la storia dell’azienda viene da molto più lontano e la sua importanza nell’evoluzione tecnica di vari sistemi di misurazione legati all’elettricità travalica di molto il semplice settore fotografico.<strong> Edward Weston</strong> (omonimo di uno dei più grandi fotografi del Novecento) nasce a Oswestry, Shropshire, Gran Bretagna, il 9 maggio del 1850. Spinto dai genitori ad intraprendere studi di medicina, ottiene il diploma universitario nel 1870 e nello stesso anno emigra negli Stati Uniti. Il suo interesse primario è infatti legato alla chimica e all’applicazione dell’elettricità, tanto che appena giunto negli States impianta una propria attività nel campo della galvanoplastica. Comprende immediatamente che il problema principale è costituito dalla mancanza di una costante fonte di energia elettrica, tanto che abbandona dopo pochi mesi e svolge per due anni la professione di fotografo.<span id="more-3998"></span></p>
<div id="attachment_4007" class="wp-caption alignright" style="width: 230px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/Edward-Weston.jpg"><img class="size-full wp-image-4007 " title="Edward Weston" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/Edward-Weston.jpg" alt="Edward Weston" width="220" height="345" /></a><p class="wp-caption-text">Edward Weston</p></div>
<p>Nel 1872 rientra però nel settore che gli è più congeniale dando vita ad una nuova azienda assieme ad un socio (Harris &amp; Weston Electroplating Co.) e contemporaneamente si indirizza decisamente verso l’attività progettuale che nel 1875 gli vale il brevetto relativo ad una dinamo per galvanoplastica. Nel 1876 viene contattato da Frederick Stevens che gli offre l’opportunità di organizzare un reparto dedicato alle dinamo presso la Steven, Roberts &amp; Havell Company e la riuscita del progetto è tale che dopo un anno il reparto diventa una fabbrica autonoma situata a Newark, New York, la Weston Dynamo Machine Co. Di successo in successo cambia il nome della ditta in Weston Electric Light Co. e vince la gara d’appalto per l’illuminazione del Brooklyn Bridge. Dal 1888 si dedica quasi esclusivamente alla ricerca e alla progettazione, con continui tentativi di mettere a punto strumenti ed attrezzature sempre più efficienti e sofisticate; è in questo anno che fonda, sempre a Newark, la <strong>Weston Electrical Instrument Co.</strong> ottenendo nuovamente eccellenti risultati, tanto che alla sua morte, avvenuta nel 1936, avrà collezionato lo stupefacente numero di 309 brevetti statunitensi. Edward Weston ha inventato due leghe utilizzate in componenti elettrici, la costantana (lega binaria, 60% rame e 40% nichel) e la manganina (lega trivalente, 84% rame, 12% manganese e 4% nickel), ha sviluppato voltmetri, amperometri, wattmetri, ohmmetri, frequenzimetri, trasformatori e trasduttori. E’ suo il principio per la produzione di un magnete permanente, nonché la realizzazione, nel 1893, della cella di Weston, una pila a umido per la calibrazione in laboratorio di strumenti di misura, usata tra l’altro come standard internazionale di differenza di potenziale dal 1911 al 1990.</p>
<div id="attachment_4013" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/progetto.jpg"><img class="size-medium wp-image-4013 " title="progetto" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/progetto-200x300.jpg" alt="Particolare del primo progetto" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare del primo progetto</p></div>
<p>A livello di curiosità va detto che ha sviluppato anche un tachimetro magnetico e progettato l’amperometro montato sul cruscotto delle motociclette Harley-Davidson. Questo è un brevissimo riassunto del background tecnologico che l’azienda porta con sé quando allarga l’attività ai settori della fotografia e della cinematografia. I primi strumenti sono della fine degli anni Venti (Mod. E703, Mod. 614), ma si tratta di semplici misuratori della luce che vengono usati principalmente per riprese cinematografiche; il “foot-candle meter” Mod. 756 prodotto in quegli anni sarà ancora in uso nel 1939 nel corso delle riprese del film &#8220;Via col vento&#8221;. Il salto di qualità si verifica con la progettazione di un sistema di calcolo dell’esposizione fotografica nel momento in cui alla guida dell’impresa si trova anche <strong>Edward Faraday Weston</strong>, il figlio del fondatore; lo studio viene affidato all’ingegnere William Nelson Goodwin Jr. che per questo riceverà nel 1958 la Howard N. Potts Medal, riconoscimento assegnato per meriti ingegneristici dal Franklin Institute di Philadelphia. Il primo progetto è del 1931 e consiste in un contenitore a forma di cassa cilindrica con un contatore ad una estremità e un diaframma da obiettivo dall’altra, che riceverà il brevetto n° 2016469 nell’ottobre 1935. La costruzione di un vero e proprio esposimetro è dell’agosto 1932 quando viene presentato il <strong>Weston Model 617</strong>, primo di una lunga serie di apparecchi, ed è contestualmente definito il sistema di misurazione della sensibilità dei materiali da ripresa chiamato appunto <strong>Weston</strong>. Questa scala di misurazione va ad affiancarsi a quelle già in uso (<strong>H&amp;D</strong>, <strong>Scheinergrade</strong>, <strong>DIN</strong>, ecc …). Nel 1936 la Weston si fonde con la <strong>British Sangamo</strong>, compagnia che rappresentava la filale europea della Sangamo Electric Co. di Springfield, Illinois. In un primo tempo la fusione si realizza con la filiale britannica della Weston e si  allarga successivamente alla casa madre americana. Dalla fusione nasce la “<strong>Sangamo Weston</strong>”, una compagnia di livello internazionale nel campo della strumentazione elettrica.</p>
<p style="text-align: center;">
<div id="attachment_4015" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/carta-weston.jpg"><img class="size-medium wp-image-4015 " title="carta weston" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/11/carta-weston-300x123.jpg" alt="Carta intestata della Weston (1909)" width="300" height="123" /></a><p class="wp-caption-text">Carta intestata della Weston (1909)</p></div>
<p>La costruzione di esposimetri viene affidata, su licenza, anche ad aziende britanniche e giapponesi e, fino al 1973, sarà costituita da una quarantina di tipi principali, dal Mod. 617 di cui si è detto fino al Mod. S461.6. La progressiva implementazione di sistemi di misurazione della luce e di calcolo dell’esposizione all’interno della stessa fotocamera fa sì che il cosiddetto “esposimetro a mano” divenga un accessorio utilizzato quasi esclusivamente da alcuni professionisti o all’interno degli studi fotografici, un prodotto non più di largo consumo. La fabbricazione negli Stati Uniti cessa quindi nel 1973, ma alcuni modelli continuano comunque ad essere costruiti in Gran Bretagna da altre aziende (il modello <strong>Euromaster II</strong> dalla Megatron). La completa cessazione della produzione è avvenuta nel 2010.</p>
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		<title>Max Berek</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 17:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2581" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/08/Max-Berek.jpg"><img class="size-full wp-image-2581 " title="Max Berek" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/08/Max-Berek.jpg" alt="Max Berek" width="222" height="325" /></a><p class="wp-caption-text">Max Berek</p></div>
<p>La figura di <strong>Max Berek</strong> è una delle più importanti e nel contempo una delle meno conosciute nella storia dell’ottica fotografica. E’ infatti alquanto curioso (e a mio parere altrettanto ingiusto) che il progettista degli obiettivi che a partire dal 1925 equipaggiano la rivoluzionaria <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a> sia stato relegato in una posizione così secondaria rispetto ad<strong> Oskar Barnack</strong>, il costruttore dell’apparecchio; è certamente inconfutabile che la nascita della creatura di Barnack ha costituito una svolta epocale per quanto riguarda i sistemi fotografici, ma è altrettanto vero che senza ottiche come l’Elmar il successo del primo apparecchio per pellicola 35 mm non avrebbe potuto essere tanto travolgente. <strong>Max Berek</strong> nasce nel 1886 a Racibórz (Ratibor), nell’attuale Polonia; compie studi di matematica e mineralogia a Berlino e dal 1910 opera per due anni come assistente nell’Istituto di Mineralogia specializzandosi nel settore ottico. Nel 1912 inizia a lavorare presso la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernst-leitz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernst Leitz">Ernst Leitz</a> di Wetzlar, azienda che all’epoca si dedica alla costruzione di microscopi e strumenti ottici; si dimostra un tecnico di notevole valore, tra l’altro è lui a determinare la formula per il computo della profondità di campo della visione microscopica, formula tutt’ora utilizzata. <span id="more-2578"></span></p>
<p>Al termine della Prima Guerra Mondiale, nel momento in cui l’azienda decide di allargare la propria produzione al settore fotografico, egli si dedica allo studio di un’ottica con la quale equipaggiare la piccola fotocamera che <strong>Oskar Barnack </strong>sta mettendo a punto. Si tratta di un obiettivo di 50 mm di focale con apertura massima f/3.5, studiato per riprendere immagini nel nuovo formato di 24 x 36 mm; nella prima versione prende il nome di Leitz Anastigmat, successivamente viene battezzato Elmax (<strong>E</strong>rnst <strong>L</strong>eitz <strong>M</strong>ax Berek) ed infine assume il nome definitivo di Elmar. Oltre a questo obiettivo rientrante, certamente il più noto fra quelli elaborati da Berek, dobbiamo alla sua capacità creativa anche l<strong>’Hektor</strong> da 73 mm con apertura massima f/1.9 (uno dei più luminosi dell’epoca) e il Thambar da 90 mm con apertura massima f/2.2. Quest’ultima ottica è un obiettivo speciale dedicato al ritratto in grado di fornire immagini caratterizzate da piacevolissima morbidezza che all’epoca riscosse grande successo.</p>
<p>Nei primi anni Trenta, dopo la nascita della<strong> <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/contax/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Contax">Contax</a>,</strong> Berek si trova ad affrontare sul piano progettuale lo straordinario corredo di ottiche che la <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>, </strong>nella persona di <strong>Ludwig Bertele</strong>, ha predisposto per la 35 mm di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a>, nata proprio per fronteggiare il potere della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a>; a mettere in difficoltà Berek è in particolare lo schema del Sonnar, un obiettivo che fornisce prestazioni eccellenti, con livelli di luminosità mai sperimentati prima di allora, soprattutto nelle focali da 85 mm f/2 e da 50 mm f/1,5. L’impossibilità di prendere spunto dallo schema Sonnar, chiaramente coperto da brevetto, costringe <strong>Berek</strong> a ripartire da zero, soprattutto dopo aver constatato il parziale insuccesso del <strong>Summar</strong> f/2; il risultato di questa nuova fase di progettazione è il <strong>Summitar</strong> f/2, già praticamente pronto nel 1936, ma che la Leitz decide di produrre e mettere sul mercato soltanto dal 1939. Si tratta della base di partenza dalla quale, negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, verranno elaborate eccellenti ottiche Leitz, prima fra tutte il<strong> Summicron</strong> 50 mm f/2 uno di quegli schemi che entreranno (e che rimangono) nell’olimpo degli obiettivi fotografici. <strong>Max Berek </strong>muore nel 1948; di lui rimangono un saggio sull’ottica fotografica e varie decine di articoli su riviste scientifiche del settore.</p>
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		<title>Ludwig Bertele</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 20:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Ludwig Jakob Bertele nasce a Monaco di Baviera nel 1900.
Figlio di un architetto, dopo essersi dedicato a studi di indirizzo tecnico nella città di Dresda, nel 1920 viene assunto dalla Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft, all’epoca una delle industrie ottico/fotografiche più prestigiose a livello mondiale.
Dopo solo due anni, nonostante la giovane età e la evidente mancanza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<div id="attachment_2068" class="wp-caption alignleft" style="width: 162px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-11.jpg"><img class="size-full wp-image-2068 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto-11.jpg" alt="Ludwig Bertele" width="152" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">Ludwig Bertele</p></div>
<p>Ludwig Jakob Bertele nasce a Monaco di Baviera nel 1900.</p>
<p>Figlio di un architetto, dopo essersi dedicato a studi di indirizzo tecnico nella città di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a>, nel 1920 viene assunto dalla Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Aktiengesellschaft, all’epoca una delle industrie ottico/fotografiche più prestigiose a livello mondiale.</p>
<p>Dopo solo due anni, nonostante la giovane età e la evidente mancanza di esperienza nel settore, egli realizza il suo primo schema ottico, mostrando da subito le qualità che lo porteranno ad essere uno dei designer entrati nella storia della fotografia.</p>
<p>Si tratta di un progetto che porta alla realizzazione dell’Ernostar, un obiettivo ultraluminoso, che grazie all’incredibile (per l’epoca) apertura di f/2 va ad equipaggiare la prima fotocamera studiata appositamente per la foto di reportage, la Ermanox.</p>
<p>Nel 1926, quando la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> è parte della grande fusione di aziende che porta alla costituzione del colosso industriale <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>, anche Bertele passa alle dipendenze di quest’ultimo, trasferendosi prima a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a>, la città della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a>, e successivamente stabilendo il proprio ufficio a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a> presso quella che era stata la sede della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>.<span id="more-2065"></span></p>
<p>Nel 1930 inizia a progettare un nuovo schema ottico, rifacendosi sia al suo Ernostar, sia basandosi sul vecchio <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tripletto-di-cooke/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con tripletto di Cooke">Tripletto di Cooke</a>, che già era stato l’ispiratore del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/tessar/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Tessar">Tessar</a>.</p>
<p>Nel 1931 appare la prima versione di questo nuovo obiettivo, che viene battezzato <strong>Sonnar</strong>, nome derivato dal termine tedesco “Sonne”, cioè sole; si tratta infatti di un’ottica molto luminosa che nonostante la grande complessità costruttiva dovuta al fatto di essere costituita da sette lenti in tre gruppi, presenta un’apertura massima di f/2.</p>
<p>Nel 1932 appare una prima variante che porta l’apertura massima addirittura a f/1.5; sarà una delle ottiche con le quali verrà equipaggiata la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/contax/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Contax">Contax</a>, cioè la fotocamera 35 mm costruita dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a> proprio in quell’anno per rispondere alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/leica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Leica">Leica</a> prodotta dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernst-leitz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernst Leitz">Ernst Leitz</a>.</p>
<p>Visto gli eccellenti risultati forniti dal Sonnar è ancora a Bertele che nel 1934/35 viene affidato il compito di produrne un modello specificamente studiato per Leni Riefensthal, la regista e fotografa di regime che avrà il compito di documentare le Olimpiadi che si svolgeranno a Berlino nel 1936.</p>
<p>Si tratta di una richiesta (pare) ispirata direttamente dal Führer e anche in questo caso la risposta del progettista è all’altezza della situazione: viene prodotto infatti l’Olympia Sonnar, di focale 180 mm e di apertura f/2.8, un teleobiettivo rivoluzionario per l’epoca.</p>
<p>Nel 1942 Bertele lascia la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a> e per circa tre anni lavora per la Steinheil, casa produttrice di obiettivi con sede a Monaco di Baviera.</p>
<p>Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si trasferisce in Svizzera e collabora con la Wild di Heerbrugg, dove progetta sistemi ottici per microscopi ed obiettivi per riprese aeree.</p>
<p>Si ritira dall’attività ufficiale nel 1956, continuando comunque i suoi studi e svolgendo lavoro di consulenza; nel 1959 gli viene conferita una laurea honoris causa dal Politecnico di Zurigo e in questi anni riceve anche parecchi altri riconoscimenti pubblici per le sue realizzazioni in campo ottico.</p>
<p>Si ritira definitivamente nel 1973 e muore il 16 novembre 1985.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="JUSTIFY">
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		<title>Gli otturatori Alfred Gauthier</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 20:21:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gauthier è uno dei marchi più noti nella storia della fotografia: le sue origini risalgono al 1902, quando il tecnico tedesco Alfred Gauthier fonda un’azienda produttrice di otturatori fotografici a Calmbach, nella Foresta Nera.
Il primo modello, il Koilos, appare nel 1904.
Nella prima versione è un otturatore centrale pneumatico a due lamelle, che diventano tre nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1808" class="wp-caption alignleft" style="width: 130px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1.jpeg"><img class="size-full wp-image-1808" title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1.jpeg" alt="Alfred Gauthier" width="120" height="142" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a></p></div>
<p>Gauthier è uno dei marchi più noti nella storia della fotografia: le sue origini risalgono al 1902, quando il tecnico tedesco <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> fonda un’azienda produttrice di otturatori fotografici a Calmbach, nella Foresta Nera.</p>
<p>Il primo modello, il Koilos, appare nel 1904.<br />
Nella prima versione è un otturatore centrale pneumatico a due lamelle, che diventano tre nella seconda, con tempi di scatto che vanno da 1 secondo a 1/300 più le pose T e B.</p>
<p>La caratteristica fessura che appare al momento dello scatto di un otturatore di questo tipo, diventerà tra l’altro il logo dell’azienda: sulle lamelle in posizione di parziale apertura appaiono le lettere A, G, C, cioè <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> Calmbach.</p>
<p>Si tratta di uno strumento che incontra un discreto successo e viene montato non solo su fotocamere tedesche, ma è utilizzato anche da costruttori inglesi e dall’americana <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/kodak/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Kodak">Kodak</a>.<span id="more-1806"></span></p>
<p>Il secondo modello appare nel 1908 e non è più di tipo pneumatico, ma è il primo che viene azionato mediante il cavetto flessibile: il suo nome è ISBO.</p>
<p>Ha inizio da questo momento la produzione continua di nuovi modelli, dotati di caratteristiche diverse, evidentemente coerenti con quelle che sono le richieste dei costruttori di fotocamere.</p>
<p>Nello stesso anno 1908 appaiono infatti altri otto modelli (Eo, Derval, Embezet, Acro, Perco, Singlo, Vario, Pronto), alcuni dei quali, come Derval, Embezet, Vario e Pronto, avranno enorme diffusione e continueranno ad essere prodotti per molti anni.</p>
<div id="attachment_1810" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-22-copia.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1810  " title="Foto 2(2) copia" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-22-copia-150x150.jpg" alt="Il logo AFC" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo AGC</p></div>
<p>Nel 1909 appare il modello Peri, costruito appositamente per la neonata <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>.</p>
<p>Nel 1910 l’azienda si trasforma in società a responsabilità limitata (<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> GmbH) con un capitale nominale di 250.000 marchi e con la partecipazione della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> come socio di minoranza.</p>
<p>Nel 1911 viene costruito l’Ebusch appositamente per la Emil Bush AG e nel 1913 l’Ibsor a tre lamelle, anche questo diventato otturatore “storico”, soprattutto per la grande diffusione fra le fotocamere di livello medio (tempi di scatto da 1 secondo a 1/100 più pose B e T).</p>
<p>Il periodo della Prima Guerra Mondiale e soprattutto quello immediatamente successivo determinano un periodo di stasi produttiva, tanto che un nuovo modello appare soltanto nel 1926 e viene chiamato Telma; nello stesso periodo appaiono anche il Vero e, nel 1929, una nuova versione di Pronto a due lamelle che raggiunge il tempo di scatto di 1/200 di secondo.</p>
<p>Nel 1931 il fondatore si ritira dall’attività per ragioni di età e il controllo della società, chiamata Prontor-Werk <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a> GmbH, viene assunto dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> come socio di maggioranza.</p>
<div id="attachment_1812" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-311.jpg"><img class="size-medium wp-image-1812 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-311-300x241.jpg" alt="Un otturatore Vario degli anni Venti" width="300" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">Un otturatore Vario degli anni Venti</p></div>
<p>Nel 1933 appare un secondo modello di Telma, nel 1934 il Pronto a tre lamelle e soprattutto il Prontor II, che dal 1938 sarà dotato di contatto per il flash.</p>
<p>Nel 1935 viene costruito per la tedesca Robot un otturatore rotante che raggiunge la velocità di scatto di 1/500 di secondo e nel 1940 il Prontor II 00 a cinque lamelle.</p>
<p>A seguito della Seconda Guerra Mondiale gli stabilimenti vengono requisiti dal governo militare della zona occupata dalla forze francesi e la progettazione di nuovi modelli può riprendere nel 1948; da quel momento vengono costruiti esemplari sempre più perfezionati chiamati con i nomi storici che hanno segnato la vita della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/alfred-gauthier/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Alfred Gauthier">Alfred Gauthier</a>, nomi come Prontor, Ibsor, Singlo, Vero, Vario e così via.</p>
<p>Nel 1966 il Prontor 1000 LK raggiunge la velocità di 1/1000 di secondo.<br />
Nel 1969 agli otturatori viene affiancata la produzione di attrezzature elettroniche di precisione dedicate ad ambiti non solo fotografici, con specializzazioni per l’ottica e gli strumenti medicali.</p>
<p>Nel 1976 la produzione di otturatori di tutto il gruppo Zeiss viene riunita nell’azienda chiamata PRONTOR, tutt’ora esistente.</p>
<p>Nel 2002 i cento anni di attività sono stati celebrati con una importante cerimonia.</p>
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		<title>Frederich H. Sanderson</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Houghton-Butcher-Ensign-Barnet-Ross]]></category>
		<category><![CDATA[I tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[1895]]></category>
		<category><![CDATA[Dagor]]></category>
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		<category><![CDATA[Field camera]]></category>
		<category><![CDATA[George Houghton & Sons Ltd.]]></category>
		<category><![CDATA[Hand & Stand]]></category>
		<category><![CDATA[Holmes Bros.]]></category>
		<category><![CDATA[Houghtons Ltd.]]></category>
		<category><![CDATA[Sanderson]]></category>
		<category><![CDATA[Thornton Pickard]]></category>
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		<description><![CDATA[Frederich H. Sanderson nasce nel 1856 a Cambridge.
Appassionato fotografo di architettura si rende conto che le fotocamere disponibili all’epoca per quel tipo di immagini non sono molto versatili e piuttosto carenti riguardo le regolazioni necessarie a riprendere soggetti caratterizzati da linee, volumi o particolarità architettoniche che devono essere rese con la maggiore correttezza possibile.
Quasi tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1657" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/1896.jpg"><img class="size-medium wp-image-1657 " title="1896" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/1896-212x300.jpg" alt="Pubblicità Sanderson del 1896" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità Sanderson del 1896</p></div>
<p>Frederich H. Sanderson nasce nel 1856 a Cambridge.</p>
<p>Appassionato fotografo di architettura si rende conto che le fotocamere disponibili all’epoca per quel tipo di immagini non sono molto versatili e piuttosto carenti riguardo le regolazioni necessarie a riprendere soggetti caratterizzati da linee, volumi o particolarità architettoniche che devono essere rese con la maggiore correttezza possibile.</p>
<p>Quasi tutti gli apparecchi per uso professionale sono dotati di bolla per poter essere posizionati perfettamente paralleli al terreno, molti sono dotati del decentramento verticale della standarta portaottica, alcuni anche di quello orizzontale, ma si tratta di movimenti limitati, spesso non sufficienti a realizzare inquadrature corrette, movimenti che non bastano, per esempio, ad ovviare alle linee cadenti.</p>
<p>Per linee cadenti si intende quel fenomeno ottico che si verifica nel momento in cui, per fare un caso pratico, si è costretti ad inclinare la fotocamera verso l’alto per inquadrare completamente un edificio molto alto: la sommità del fabbricato, essendo più lontana dal piano di messa a fuoco rispetto alla zona adiacente al terreno, risulterà di dimensioni più piccole, dando l’impressione che un edificio a forma di parallelepipedo sia diventato un tronco di piramide.<span id="more-1652"></span></p>
<p>Questo effetto può anche essere piacevole per dare slancio e profondità, ma certamente non è auspicabile se si deve documentare in modo puntuale.</p>
<div id="attachment_1658" class="wp-caption alignright" style="width: 223px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/1902.jpg"><img class="size-medium wp-image-1658 " title="1902" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/1902-213x300.jpg" alt="Pubblicità Sanderson del 1902" width="213" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità Sanderson del 1902</p></div>
<p>In questi casi è necessario disporre di un apparecchio fotografico che consenta di mantenere il rapporto di parallelismo tra soggetto e piano di messa a fuoco e il sistema più semplice per ottenere ciò è poter basculare la standarta portaottica, avere cioè la possibilità di inclinarla per compensare l’effetto di distorsione di cui si è detto.</p>
<p>Il brevetto che Sanderson ottiene nel 1895 va proprio in questa direzione: egli in pratica progetta una fotocamera adatta alle sue esigenze, dotandola di movimenti di decentramento e basculaggio verticale dell’obiettivo che consentono una libertà di inquadratura molto maggiore e mantengono il parallelismo tra soggetto e piano di messa a fuoco.</p>
<p>Sul numero di maggio 1895 la rivista inglese <em>The Practical Photographer </em>descrive l’innovazione nella maniera seguente:</p>
<p>&#8220;This is a new principle applied to normal bellows cameras, and it admits of extending the camera to its full length by a very simple motion. It also enables the front to be moved up and down to almost any position. All this can be accomplished with the head under the focusing cloth without the necessity of walking round to the front of the camera …” (<em>Questo è un nuovo principio applicato alle normali macchine fotografiche a soffietto, e permette di estendere la fotocamera per tutta la sua lunghezza con un movimento molto semplice. Esso consente inoltre di spostare in su e in giù la parte anteriore praticamente in qualsiasi posizione. Tutto ciò si può fare tenendo la testa sotto il panno di messa a fuoco, senza la necessità di girare attorno alla parte anteriore della fotocamera …</em> ).</p>
<p>La costruzione dell’apparecchio viene affidata alla Holmes Bros., azienda che nel 1904 viene assorbita, assieme ad altre due, dalla George Houghton &amp; Sons Ltd. per formare la Houghtons Ltd.</p>
<div id="attachment_1659" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-33.jpg"><img class="size-medium wp-image-1659 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-33-300x252.jpg" alt="Una Sanderson del 1910, con obiettivo Dagor dotato di diaframmi a revolver e otturatore Time &amp; Instantaneous prodotto dalla Thornton Pickard" width="300" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Una Sanderson del 1910, con obiettivo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a> dotato di diaframmi a revolver e otturatore Time &amp; Instantaneous prodotto dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/thornton-pickard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Thornton Pickard">Thornton Pickard</a></p></div>
<p>E’ un modello in continua evoluzione, che viene prodotto prima in varie versioni “Field camera”, cioè apparecchi di grande formato da usare esclusivamente con treppiede, e successivamente in diverse versioni “Hand &amp; Stand” cioè di dimensioni più ridotte.</p>
<p>Le varianti presenti sui modelli sono innumerevoli e riguardano sia i movimenti di regolazione, sia le ottiche/otturatori, sia le finiture esterne e i soffietti.</p>
<p>I modelli base sono una ventina, questi i principali:</p>
<p><strong>Field Cameras</strong>:</p>
<p>Original, Modello A, Modello B, Popular, Regular Popular, Royal, Compact Popular, Junior Popular, Tropical;<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Hand &amp; Stand Cameras</strong></p>
<p>Original, Regular Model, De Luxe, Tropical De Luxe, Tropical, Junior, Roll Film, Tropical Roll Film, Tourist, Post Card.</p>
<p>Frederich H. Sanderson otterrà altri brevetti (otto in totale dal 1895 al 1907) tutti riguardanti modifiche, migliorie o implementazioni finalizzate a rendere ancora più versatili ed efficenti le fotocamere che portano il suo nome.</p>
<p>La maggior parte degli apparecchi è stata costruita nel periodo precedente la prima Guerra Mondiale, comunque la produzione è proseguita per moltissimi anni, l’ultima Sanderson è del 1939, quando il suo progettista era scomparso già da dieci anni.</p>
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		<title>Ferdinand Hurter e Vero Charles Driffield: la sensitometria</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 15:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tecnici]]></category>
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		<description><![CDATA[La sensitometria è la scienza che si propone di misurare la sensibilità del materiale fotosensibile, consentendo quindi di definirne le caratteristiche al fine di ottenere la densità ideale dell’immagine in relazione all’esposizione alla luce e al successivo processo di trattamento, detto comunemente sviluppo.
Le basi della sensitometria vengono poste nel 1890 grazie alle studi e agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1564" class="wp-caption alignleft" style="width: 254px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1564 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-1-244x300.jpg" alt="Ferdinand Hurter in un ritratto eseguito da Driffield" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ferdinand Hurter in un ritratto eseguito da Driffield</p></div>
<p>La sensitometria è la scienza che si propone di misurare la sensibilità del materiale fotosensibile, consentendo quindi di definirne le caratteristiche al fine di ottenere la densità ideale dell’immagine in relazione all’esposizione alla luce e al successivo processo di trattamento, detto comunemente sviluppo.</p>
<p>Le basi della sensitometria vengono poste nel 1890 grazie alle studi e agli esperimenti svolti da Ferdinand Hurter e Vero Charles Driffield.</p>
<p>Ferdinand Hurter (1844-1898) nasce a Schaffhausen, in Svizzera; rimasto orfano di padre in tenera età, dopo il ginnasio si trasferisce a Winterthur svolgendo lavori occasionali e poi a Zurigo dove può frequentare il Politecnico essendo nel contempo dipendente da una società che produce seta.</p>
<p>Successivamente si iscrive all’università di Heidelberg, indirizzandosi verso studi di chimica sotto la guida di Robert Bunsen e Gustav Kirchhoff; nel 1866, a soli 22 anni, si laurea con il massimo dei voti.</p>
<p>Dopo aver rifiutato un impiego come insegnante presso l’università di Aarau si trasferisce in Gran Bretagna, a Manchester; associandosi con Henry Deacon e Holbrook Gaskell nella loro azienda chimica produttrice di alcali che diviene Gaskell, Deacon &amp; Co.</p>
<p>Diventa responsabie del settore chimico svolgendo anche ricerche di carattere innovativo che lo portano nel 1880 ad essere riconosciuto un’autorità in materia a livello mondiale.<span id="more-1561"></span></p>
<p>Sposato con sei figli è un personaggio dagli interessi più diversi, amante della musica (suona il clarinetto e il pianoforte) e della fotografia.</p>
<p>E’ proprio l’interesse verso quest’ultima che lo porta ad interessarsi della sensibilità delle emulsioni fotografiche in collaborazione con Vero Charles Driffield, ingegnere della stessa Gaskell, Deacon &amp; Co.</p>
<div id="attachment_1565" class="wp-caption alignright" style="width: 229px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1565 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-2-219x300.jpg" alt="Vero Charles Driffield" width="219" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vero Charles Driffield</p></div>
<p>Vero Charles Driffield (1848-1915) nasce a Prescott, Gran Bretagna; dopo gli studi giovanili presso la Sandbach Grammar School, mostra interesse per la fotografia e all’età di diciassette anni lavora per circa sei mesi nello studio di Henry Sampson a Southport.</p>
<p>Laureatosi poi in ingegneria, nel 1871 si impiega presso la Gaskell, Deacon &amp; Co. dove incontra Ferdinand Hurter.</p>
<p>Accomunati dall’interesse per la musica diventano amici e Driffield trasmette ad Hurter l’hobby della fotografia; l’approccio di quest’ultimo, visto il personaggio, è di tipo prevalentemente scientifico, così che intorno al 1876 i due intraprendono ricerche volte a determinare il rapporto tra la densità del negativo e l’esposizione, cioè, banalizzando al massimo, il rapporto che esiste tra una determinata coppia tempo/diaframma al momento dello scatto e il conseguente livello di &#8220;annerimento&#8221; di un negativo bianco e nero.</p>
<p>Ciò naturalmente in relazione al tipo di rivelatore (sviluppo) utilizzato per trattare quel negativo.</p>
<p>I risultati delle ricerche vengono pubblicati e fruttano ai due tecnici la Progress Medal della<em> Royal Photographic Society</em> inglese nel 1898, anno della morte di Hurter.</p>
<p>Il loro sistema si rivela fondamentale per iniziare a classificare scientificamente la fotosensibilità: consta essenzialmente di un grafico che riporta sull’asse orizzontale l’esposizione in unità logaritmiche e sull’asse verticale la densità del negativo dopo lo sviluppo; la curva caratteristica risultante viene chiamata <strong>H&amp;D curve</strong>.</p>
<div id="attachment_1566" class="wp-caption alignleft" style="width: 256px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1566 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/02/Foto-3-246x300.jpg" alt="L’ Actinograph" width="246" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L’ Actinograph</p></div>
<p>A scopo di calcolo viene anche costruito uno strumento chiamato <strong>Actinograph</strong>.</p>
<p>La scoperta in pratica stabilisce che esiste una relazione matematica, e quindi scientifica, tra l’esposizione, il tipo di rivelatore, il tempo di <strong>sviluppo</strong> e la densità del negativo, fatto che alcuni anni dopo sarà normato nelle scale di sensibilità (<strong>Scheinergrade</strong>, <strong>DIN</strong>, <strong>BSI</strong>, <strong>Weston</strong>, <strong>GE</strong>, <strong>ASA</strong>, <strong>GOST</strong>); dal 1978 è in vigore la scala internazionale <strong>ISO</strong>. Come è noto la classificazione ISO è attualmente utilizzata, naturalmente senza far riferimento allo sviluppo, anche per definire dal punto di vista dell’utilizzo pratico il livello di sensibilità dei sensori delle fotocamere digitali. E’ opportuno precisare che questa trattazione è finalizzata a raccontare brevemente la scoperta di Hurter e Driffield esclusivamente da un punto di vista storico &#8211; cronologico, in quanto l’illustrazione scientifica della stessa richiede ben altri livelli di analisi e di approfondimento.</p>
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		<title>Emil von Höegh: il Dagor</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 11:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli schemi ottici]]></category>
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		<category><![CDATA[1892]]></category>
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I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1345" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Schemi-Dagor.jpg"><img class="size-medium wp-image-1345 " title="Schemi Dagor" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Schemi-Dagor-300x125.jpg" alt="Lo schema ottico del Dagor, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)" width="300" height="125" /></a><p class="wp-caption-text">Lo schema ottico del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a>, a sinistra la versione originale, a destra quella “rovesciata” (da R Kingslake, A History of the Photographic Lens)</p></div>
<p>Sono trascorsi due anni dalla realizzazione del Protar (Zeiss Anastigmat) quando nel 1892 Emil von Höegh, un matematico di soli ventisette anni, studia di sua iniziativa uno schema ottico simmetrico costituito da due tripletti cementati.</p>
<p>I due elementi esterni di ogni tripletto sono positivi, quelli centrali sono negativi in modo da ottenere sia una buona correzione dell’aberrazione sferica e cromatica, sia un’ampia porzione di campo libera da astigmatismo.</p>
<p>Non è invece corretto per il “coma”, cioè quell’aberrazione che fa sì che l’immagine di un punto lontano dall’asse ottico non venga riprodotta nitidamente, perché i bordi della lente mettono a fuoco diversamente rispetto alla sua area centrale, determinando una deformazione per cui il punto appare con una coda simile ad una cometa (da cui il nome).<span id="more-1342"></span></p>
<p>Per ovviare a ciò il diaframma deve essere sistemato in posizione centrale ed equidistante rispetto ai due gruppi ottici simmetrici in modo che tale aberrazione si corregga automaticamente.</p>
<p>Emil von Höegh propone il suo prodotto alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> (così almeno si dice) e, visto il disinteresse dimostrato, lo offre alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a>, azienda berlinese di prodotti ottici nata soltanto quattro anni prima.</p>
<p>Quest’ultima in quel momento produce obiettivi secondo lo schema “rectilinear” fra cui il Lynkeioskop, disegnato dal proprio ottico Carl Moser, che tra l’altro è deceduto in quei giorni; viene quindi provata la costruzione di un esemplare dell’obiettivo di von Höegh e, visti gli eccellenti risultati, non solo ne viene avviata la produzione, ma il progettista viene assunto nel ruolo che era stato di Moser.</p>
<p>Questo obiettivo prende il nome di Double Anastigmat <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a>, che nel 1904 sarà abbreviato in <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagor/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dagor">Dagor</a></strong>.</p>
<p>Incontra un successo immediato, tanto che nel giro di pochissimi anni ne vengono prodotti e commercializzati circa 30.000 esemplari; l’ottica copre un angolo di campo di circa 30° ad un’apertura non eccezionale, di solito f/6.8 oppure, al massimo, f/5.6.</p>
<p>L’unico inconveniente di questo schema è una residua aberrazione sferica zonale, che comunque non gli impedisce di avere il successo di cui si è detto, sia fra i professionisti che i fotoamatori: viene montato sulla Anschütz, la più nota ed utilizzata fra le fotocamere prodotte dalla stessa <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a>, quella che per anni sarà il modello “flagship” della casa berlinese.</p>
<p>In tempi successivi viene costruito in una versione, per così dire, rovesciata, che comunque non differisce di fatto da quella originale, in quanto rimangono invariate lunghezza focale, apertura massima, somma di Petzval, correzione di astigmatismo e aberrazione sferica, mentre il raggio di curvatura, l’aberrazione sferica zonale e la curvatura di campo differiscono di pochissimo.</p>
<p>L’unica differenza fra le due versioni è rappresentata dall’indice di rifrazione degli elementi interni, più basso se questi sono negativi e più alto se sono positivi; il tipo rovesciato presenta di solito uno spessore più elevato generando maggiori rischi di vignettatura.</p>
<p>Viene prodotto fino al 1926, anno in cui la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> viene assorbita nella fusione di aziende da cui nasce la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>.</p>
<p>Si tratta comunque dell’obiettivo più noto prodotto dalla <strong>Optische Anstalt C.P. <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> AG,</strong> un’ottica che ha incontrato grande successo per moltissimi anni ed è stata costruita negli Stati Uniti dalla <strong>C.P. <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> American Optical Co. f</strong>ino a tempi abbastanza recenti.</p>
<p>E’ uno degli obiettivi utilizzati nei primi anni di attività dal grande fotografo americano Ansel Adams.</p>
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		<title>Heinrich Ernemann Aktiengesellschaft</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 15:11:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Heinrich Ernemann (1850–1928), sul finire degli anni Ottanta del XIX secolo è proprietario, a Dresda, di un negozio di biancheria, stoffe e calze, assieme ad un socio di nome Matthias; nel 1889 i due decidono di cambiare attività e fondano la Dresdner photographische Apparate Fabrik Ernemann &#38; Matthias, ma già l’anno successivo Matthias abbandona la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1210" class="wp-caption alignleft" style="width: 111px"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-1.jpg"><img class="size-full wp-image-1210" title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-1.jpg" alt="Heinrich Ernemann" width="101" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a></p></div>
<p>Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> (1850–1928), sul finire degli anni Ottanta del XIX secolo è proprietario, a <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dresda/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dresda">Dresda</a>, di un negozio di biancheria, stoffe e calze, assieme ad un socio di nome Matthias; nel 1889 i due decidono di cambiare attività e fondano la Dresdner photographische Apparate Fabrik <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> &amp; Matthias, ma già l’anno successivo Matthias abbandona la società.</p>
<p>Per quanto riguarda il settore fotografico <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> è un autodidatta, ma è dotato di grande talento: i suoi primi prodotti sono fotocamere per professionisti di cui egli costruisce praticamente soltanto la struttura in legno, acquistando tutte le parti metalliche e gli obiettivi.</p>
<p>Lo sviluppo dell’azienda è rapido, favorito anche dal trovarsi in quello che sta diventando il maggiore distretto dell’industria fotografica europea; la produzione riguarda inizialmente anche binocoli e proiettori, apparecchi sui quali vengono montate, come sulle fotocamere, lenti e obiettivi prodotti dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a>, dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> o dalla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/voigtlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Voigtländer">Voigtländer</a>.</p>
<p>Sul finire del secolo il continuo fiorire di industrie di questo genere determina un fenomeno di sovrapproduzione al quale Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> risponde trasformando nel 1899 la sua azienda in società per azioni (<strong>Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a>, Aktiengesellschaft für Cameraproduktion in Dresden</strong>) e dando avvio alla fabbricazione in proprio anche degli otturatori.<span id="more-1205"></span></p>
<div id="attachment_1211" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-1211 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-2-300x201.jpg" alt="Gli stabilimenti Ernemann" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Gli stabilimenti <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a></p></div>
<p>Dal 1900 vengono messe in produzione fotocamere folding molto maneggevoli per l’epoca, che per il particolare sistema di apertura e fuoriuscita dell’ottica vengono chiamate “klapp”; sono costruite inizialmente in legno, poi in metallo ricoperto in vulcanite.</p>
<p>L’uso del legno e delle finiture in ottone continua per le fotocamere “tropical”, cioè quelle utilizzate in climi molto caldi e umidi oppure a bordo delle navi, in condizioni in cui il metallo (di solito alluminio) è soggetto a rapidi effetti di ossidazione e corrosione.</p>
<p>Nel 1903 mette sul mercato una cinepresa denominata <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Kino (che utilizza un film da 17,5 mm) dedicata al mercato amatoriale e nel 1904 richiama suo figlio dagli Stati Uniti d’America dove lo aveva inviato cinque anni prima per fare esperienza internazionale.</p>
<div id="attachment_1212" class="wp-caption alignleft" style="width: 275px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-3.jpg"><img class="size-medium wp-image-1212 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-3-265x300.jpg" alt="La torre Ernemann, poi Pentacon" width="265" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La torre <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a>, poi Pentacon</p></div>
<p>Alexander <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> diventa il direttore tecnico dell’azienda, che con il suo arrivo si orienta ulteriormente verso il mercato della cinematografia; il primo proiettore non ha successo, ma serve come banco di prova per il successivo modello, l’&#8221;Imperator&#8221; del 1909, costruito in acciaio.</p>
<p>I nuovi metodi di produzione introdotti da Alexander <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> lanciano la società verso una posizione di forza, tanto che nel 1908, al verificarsi di un nuovo momento di sovrapproduzione, l’azienda ne risente marginalmente gli effetti, mentre alcuni dei concorrenti sono costretti ad adottare drastici provvedimenti di riorganizzazione aziendale ed è in questo contesto in cui, nel 1909, la potente Fondazione <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/carl-zeiss/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Carl Zeiss">Carl Zeiss</a> acquisisce la Emil Wünsche, la Richard Hüttig, la Rudolf Krügener (questa non per crisi economica) e con la Palmos AG già di sua proprietà, da vita alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>.</p>
<p>Da questo momento la <strong>Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Aktiengesellschaft</strong> (<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> AG) diventa una delle aziende leader per la produzione di apparecchiature fotografiche, sia per quanto riguarda la qualità, sia per le intuizioni e le modifiche di carattere tecnico: le principali innovazioni in questo senso riguardano gli otturatori a tendina sul piano focale e la luminosità delle ottiche.</p>
<p>Già nel 1907 ha prodotto la sua prima reflex a lastre e dal 1908 inizia a costruire in proprio anche gli obiettivi, lanciando numerosi modelli di classiche fotocamere di tipo folding a cui si affiancano altri apparecchi sempre più maneggevoli, poiché il giovane Alexander ha intuito che il mercato richiede attrezzature sempre più dotate di rapidità d’uso.</p>
<div id="attachment_1213" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-1213 " title="Foto 4" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-4-229x300.jpg" alt="La pubblicità della prima reflex Ernemann a lastre" width="229" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La pubblicità della prima reflex <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> a lastre</p></div>
<p>Vengono quindi progettate numerose soluzioni tecniche molto innovative, le quali, pur mantenendo caratteristiche di complessità operativa, vengono incontro alla necessità di effettuare riprese a mano libera, con adeguati tempi di scatto e di messa a fuoco.</p>
<p>Nel 1910 si impiega presso la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> un giovane olandese, Johan Steenbergen, il quel momento un illustre sconosciuto, che però nel giro di non molti anni darà vita ad una delle industrie che segneranno la storia della fotografia del XX secolo, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jhagee/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jhagee">Jhagee</a>, la casa produttrice dell’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/exakta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Exakta">Exakta</a>.</p>
<p>Nel periodo della Prima Guerra Mondiale la produzione <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> viene parzialmente riconvertita a scopi bellici e ciò consente un allargamento del mercato favorendo la diffusione di apparecchi fotografici per uso “normale” fra i soldati.</p>
<p>Nel 1920 viene fondata un’azienda separata dedicata agli apparecchi per cinematografia in collaborazione con la Krupp, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a>-Krupp Kinoapparate.</p>
<p>In 1923 la divisione fotografica si trasferisce nel nuovo stabilimento il cui fabbricato centrale (ancora conosciuto come la torre <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a>) diventerà la sede ed il simbolo di una delle industrie fotografiche della Germania Est, la VEB Pentacon.</p>
<p>Nel 1924, Ludwig Bertele (uno dei più noti tecnici di sempre, che negli anni successivi produrrà altre ottiche famose, prima fra tutte lo Zeiss Sonnar) sviluppa per la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> l’obiettivo “Ernostar”, schema asimmetrico a sei elementi, dotato di luminosità eccezionale, (100 mm f/2 oppure 85 mm f/1.8) che consentirà di produrre la prima vera fotocamera da reportage, la Ermanox, dotata di un otturatore a tendina sul piano focale con tempi fino a 1/1000 di secondo.</p>
<div id="attachment_1214" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-5.jpg"><img class="size-full wp-image-1214 " title="Foto 5" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/01/Foto-5.jpg" alt="Pubblicità con un disegno schematico della Klapp" width="228" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicità con un disegno schematico della Klapp</p></div>
<p>In questo periodo però anche per la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> viene il momento di andare verso una razionalizzazione della produzione e nel 1926 partecipa alla grande fusione di aziende che la porterà, assieme alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>, alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> e alla Contessa Nettel a formare il gigantesco gruppo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>.</p>
<p>Nei 37 anni di attività la <strong>Heinrich <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a> Aktiengesellschaft</strong> ha ottenuto 213 brevetti per quanto riguarda il settore ottico/fotografico/cinematografico ed ha prodotto circa 140 modelli di fotocamere: oltre alle celeberrime Klapp ed Ermanox, vanno ricordate la lunga serie delle Bob (18 modelli base più le varianti) e delle HEAG (16 modelli base più le varianti e le versioni stereo).</p>
<p>Si tratta di un’azienda che, a mio parere, per le innovazioni tecnologiche introdotte, per l’originalità ed il numero di modelli messi in produzione, ha un posto fra le più grandi industrie della storia della fotografia.</p>
<p>Per quanto riguarda le macchine da proiezione cinematografica il marchio è tutt’ora esistente.</p>
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		<title>John Henry Dallmeyer</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 12:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[John Henry Dallmeyer nasce in Germania, a Loxten, nel 1830 e ancora molto giovane lavora come apprendista presso un negozio di ottica di Osnabrück.
Nel 1851 emigra in Inghilterra e dopo aver svolto varie attività trova impiego nel settore ottico presso l’azienda londinese di Andrew Ross, fondata nel 1830 e già molto quotata a livello europeo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1129" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/John-H-Dallmeyer1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1129 " title="John H Dallmeyer" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/John-H-Dallmeyer1-215x300.jpg" alt="John H Dallmeyer" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">John H. Dallmeyer</p></div>
<p>John Henry Dallmeyer nasce in Germania, a Loxten, nel 1830 e ancora molto giovane lavora come apprendista presso un negozio di ottica di Osnabrück.</p>
<p>Nel 1851 emigra in Inghilterra e dopo aver svolto varie attività trova impiego nel settore ottico presso l’azienda londinese di Andrew Ross, fondata nel 1830 e già molto quotata a livello europeo per la fabbricazione di microscopi.</p>
<p>Dallmeyer si dimostra in breve un tecnico di valore, guadagnandosi la stima di Ross, anche perché con in suo arrivo l’attività viene allargata verso la produzione di ottiche per fotografia.</p>
<p>Nel 1854 sposa Hannah, la seconda figlia di Andrew, entrando in tal modo a far parte del gruppo familiare dirigente, e nel 1859, alla morte del fondatore, riceve un terzo di una corposa eredità, venendo in possesso di una cifra valutabile all’incirca in 20.000 sterline.</p>
<p>Assume la guida dell’azienda assieme al cognato Thomas Ross e nell’anno successivo, con l’accordo di quest’ultimo, fonda un proprio marchio dedicandosi in particolare alla produzione di obiettivi per fotocamere; anche la sua azienda è situata a Londra.<img class="alignright size-full wp-image-1130" title="logo_dallmeyer" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/logo_dallmeyer.jpg" alt="logo_dallmeyer" width="156" height="70" /></p>
<p>Si dedica allo studio e allo sviluppo di sistemi ottici e nel 1862 produce il suo primo obiettivo da ritratto, il <strong>Triple Achromatic lens</strong>; nel 1866 ne concepisce un secondo (<strong>Patent Portrait lens</strong>) , a cui fanno seguito prima il <strong>Wide angle Rectilinear</strong> e infine la realizzazione che lo fa entrare nella storia della fotografia, il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/rapid-rectilinear/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Rapid Rectilinear">Rapid Rectilinear</a>.</p>
<p>Quest’ultimo viene realizzato praticamente in contemporanea con uno schema ottico identico, l’obiettivo <strong>Aplanatico,</strong> studiato in Germania da Carl August von Steinheil.<span id="more-1117"></span></p>
<div id="attachment_1131" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Thomas-R.-Dallmeyer.jpg"><img class="size-medium wp-image-1131 " title="Thomas R. Dallmeyer" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Thomas-R.-Dallmeyer-226x300.jpg" alt="Thomas R. Dallmeyer" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Thomas R. Dallmeyer</p></div>
<p>Si tratta di un’ottica che sarà all’avanguardia fino alla fine del secolo, prodotta in milioni di esemplari e superata soltanto dall’obiettivo <strong>anastigmatico</strong> messo a punto nel 1890 da Paul Rudolph, un tecnico della Zeiss di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/jena/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Jena">Jena</a>.</p>
<p>Lenti ed obiettivi saranno sempre il prodotto primario della Dallmeyer, che però metterà sul mercato anche un certo numero di modelli di fotocamere, in parte fabbricate in proprio, in parte fatte costruire presso da altre aziende.</p>
<p>Ottico di prim’ordine, costruisce fra l’altro sistemi per osservatori astronomici di vari paesi europei, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ordine di San Stanislao dal governo russo e la Legion d’Onore da quello francese.</p>
<p>Muore nel 1883, all’età di 53 anni, lasciando l’azienda nelle mani del figlio maggiore, Thomas Rudolph Dallmeyer.</p>
<p>Quest’ultimo è già un tecnico di esperienza che ha studiato ottica presso il Kings College di Londra e che nel 1891 pubblica tra l’altro il libro <em>Telephotography</em>.<a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/logo_dallmeyer2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1132" title="logo_dallmeyer2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/logo_dallmeyer2.jpg" alt="logo_dallmeyer2" width="109" height="75" /></a></p>
<p>Nel 1892 l’azienda assume la denominazione di J. H. Dallmeyer Ltd. sotto la direzione di James Ludovic Lindsay, 26° conte di Crawford.</p>
<p>Nel 1906 anche Thomas Dallmeyer muore a soli 47 anni.</p>
<p><strong>Elenco di alcuni dei principali obiettivi prodotti dalla Dallmeyer</strong>.</p>
<p>Adon, Dallon Tele-Anastigmat, Dalmac Anastigmat, Dalrac, Pentac, Serrac, Stigmatic, Super-Six, Ultrac, Wide Angle Anastigmat.</p>
<p><strong>Elenco di alcuni dei principali modelli di fotocamere prodotte dalla Dallmeyer</strong>:</p>
<p>Dallmeyer Dual, Dallmeyer Snapshot, Dallmeyer Snapshot De Luxe, Dallmeyer Speed, <strong>Dallmeyer Correspondent</strong>.</p>
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		<title>Ottomar Anschütz</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2009/12/04/ottomar-anschutz/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 09:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[I tecnici]]></category>
		<category><![CDATA[1882]]></category>
		<category><![CDATA[Contessa Nettel]]></category>
		<category><![CDATA[Eadweard Muybridge]]></category>
		<category><![CDATA[Ernemann]]></category>
		<category><![CDATA[Étienne Jules Marey]]></category>
		<category><![CDATA[ICA]]></category>
		<category><![CDATA[Optische Anstalt C.P. Goerz AG]]></category>
		<category><![CDATA[Ottomar Anschütz]]></category>
		<category><![CDATA[otturatore a tendina]]></category>
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		<description><![CDATA[Ottomar Anschütz nasce il 16 maggio 1846 a Lissa (Prussia) figlio di un pittore decoratore.
Appresa la tecnica fotografica da Franz Hanfstaengl e da altri professionisti di Monaco, nel 1868 ritorna nella città natale dove apre un proprio studio.
Per il tipo di fotografia che è portato a fare, sente in maniera particolare l’inadeguatezza degli apparecchi dell’epoca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_706" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Ottomar.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-706  " title="Ottomar" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Ottomar-150x150.jpg" alt="Ottomar" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Ritratto di Ottomar Anschütz nel 1890</p></div>
<p>Ottomar Anschütz nasce il 16 maggio 1846 a Lissa (Prussia) figlio di un pittore decoratore.</p>
<p>Appresa la tecnica fotografica da Franz Hanfstaengl e da altri professionisti di Monaco, nel 1868 ritorna nella città natale dove apre un proprio studio.</p>
<p>Per il tipo di fotografia che è portato a fare, sente in maniera particolare l’inadeguatezza degli apparecchi dell’epoca, realizzati per immagini statiche di tipo paesaggistico o anche per ritratti in studio, ma del tutto inadatti alla foto d’azione di qualsiasi tipo; tale inadeguatezza è riferita sia ai lunghi tempi necessari alla predisposizione dell’attrezzatura in condizioni operative, sia alla insufficiente rapidità dei tempi di scatto.</p>
<p>Egli infatti ama fotografare gli animali in movimento, le competizioni sportive ed in generale le situazioni che richiedono l’uso della fotocamera a mano libera, così che è indotto a studiare soluzioni tecniche adatte a tali condizioni di ripresa.</p>
<div id="attachment_707" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Una.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-707   " title="Una" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Una-150x150.jpg" alt="Una volpe" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Una volpe fotografata da Ottomar Anschütz</p></div>
<p>Dal 1882 inizia a sviluppare il progetto di un otturatore a tendina posto sul piano focale, soluzione che consente tempi di scatto molto rapidi, per nulla paragonabili a quelli che si possono ottenere con gli strumenti utilizzati in quel periodo.</p>
<p>Con tali apparecchiature riesce, verso il 1884, a realizzare alcune delle fotografie che lo renderanno all’epoca molto noto ed apprezzato, in particolare alcune sequenze relative a cicogne in volo oppure a cavalli in movimento o ad esibizioni di ginnasti.</p>
<p>Nel 1886 partecipa alla fondazione dell’azienda<strong> Optische Anstalt C.P. <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> AG</strong> di Berlino, per la quale due anni dopo brevetta l’otturatore a tendina sul piano focale che prenderà il suo nome, così come la fotocamera sul quale lo stesso sarà montato, la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> Anschütz.<span id="more-701"></span></p>
<p>Si tratta di una “strut folding”, cioè un apparecchio a struttura rigida in cui la parte frontale che porta l’obiettivo è assicurata al dorso da quattro tiranti metallici richiudibili su sé stessi: anche il soffietto è di tipo semirigido e consente un’apertura della fotocamera in tempi molto più rapidi rispetto a quelli di una folding di tipo classico.</p>
<div id="attachment_712" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/La.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-712  " title="La" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/La-150x150.jpg" alt="La fotocamera Goerz Anschütz" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">La fotocamera <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> Anschütz</p></div>
<p>Anche il sistema di messa a fuoco appare estremamente innovativo ed attuale, in quanto avviene mediante lo scorrimento dell’ottica su una vite elicoidale, azionabile con una leva, che consente all’operatore di poter osservare l’immagine sul vetro smerigliato posto sul dorso.</p>
<p>Il successo è immediato, dal momento che il suo otturatore è in grado di raggiungere tempi di scatto fino ad 1/1000 di secondo; i tempi si selezionano combinando diverse tensioni della molla (numerate da 1 a 10, regolabili con una manopola posta sul fianco sinistro) con una scala di valori riportati su una seconda manopola posizionata sul fianco destro della fotocamera; da quest’ultima si possono selezionare anche i tempi “B” e “T”.</p>
<p>Nei primi modelli, su una delle tendine è riprodotta, in vernice rossa, la firma dell’inventore.</p>
<div id="attachment_715" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/La-firma-riprodotta-sulla-tendina.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-715 " title="La firma riprodotta sulla tendina" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/La-firma-riprodotta-sulla-tendina-150x130.jpg" alt="La firma riprodotta sulla tendina dell'otturatore" width="150" height="130" /></a><p class="wp-caption-text">La firma riprodotta sulla tendina dell&#39;otturatore</p></div>
<p>A titolo di esempio e per rendere immediatamente percepibile la portata della novità introdotta, basta elencare i tempi di scatto di una <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> Anschütz del 1909:</p>
<p>1/10, 1/20, 1/30, 1/40, 1/50, 1/60, 1/75, 1/80, 1/90, 1/100, 1/120, 1/160, 1/180, 1/240, 1/360, 1/480, 1/500, 1/750, 1/1000, B, T</p>
<p>Ottomar Anschütz è noto anche per essere stato il fotografo della famiglia dell’imperatore Guglielmo II e per aver insegnato fotografia ai membri della famiglia regnante.</p>
<div id="attachment_717" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/il2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-717 " title="il" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/il2-150x150.jpg" alt="Il Kaiser Guglielmo II fotografato da Anschütz" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il Kaiser Guglielmo II fotografato da Anschütz</p></div>
<p>E’ stato il primo fotografo ad essere ammesso nel 1899 all’annuale mostra berlinese delle Arti.</p>
<p>Si è occupato anche di cinematografia realizzando già nel 1885 un sistema per riprendere ed proiettare sequenze di immagini in movimento mediante uno dei sistemi precursori del cinematografo (Tachyscope).</p>
<p>Ottomar Anschütz muore a Berlino il 30 maggio 1907.</p>
<p>La sua popolarità di presso i fotografi d’azione è rimasta molto alta per i primi due decenni del XX secolo e la soluzione tecnica da lui introdotta è stata replicata nel giro di alcuni anni da altri grandi produttori dell’epoca (<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con ICA">ICA</a>, Contessa Nettel, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/ernemann/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Ernemann">Ernemann</a>) che hanno realizzato apparecchi fotografici simili ed altrettanto funzionali, tanto da fare concorrenza con la fotocamera della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a>.</p>
<div id="attachment_718" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Cicogne-1884-Otto-Lilienthal-Museum.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-718 " title="Cicogne, 1884 (Otto Lilienthal Museum)" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2009/12/Cicogne-1884-Otto-Lilienthal-Museum-150x150.jpg" alt="Cicogne, 1884 (Otto Lilienthal Museum)" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Cicogne, 1884 (Otto Lilienthal Museum)</p></div>
<p>La modernità della soluzione tecnica da lui introdotta è anche testimoniata dal fatto che, pur con aggiornamenti e modifiche, la Anschütz è ancora in produzione nel 1926, quando la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/goerz/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Goerz">Goerz</a> cessa l’attività entrando nella grande fusione di aziende che darà vita alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/zeiss-ikon/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Zeiss Ikon">Zeiss Ikon</a>.</p>
<p>Per quanto riguarda le foto di movimento ed in particolare quelle di animali, l’importanza della sua figura è pari (se non superiore)  a quelle di Eadweard Muybridge e di Étienne Jules Marey.</p>
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