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Archivio per la categoria "I pionieri"

Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee

ripreso in una delle prime foto subacquee

Il pioniere della è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).

In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.

Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory Arago a Banyuls sur Mer e dal 1886 inizia a cimentarsi in immersioni subacquee; nello stesso periodo consegue il dottorato in scienze presso l’Università di Parigi.

Dal momento che si dedica anche alla , nel ha l’idea di riprendere la vita sottomarina e, con l’aiuto del fratello Augusto, progetta e costruisce una scatola sigillata in grado di contenere una fotocamera di tipo “detective” in grado di utilizzare di formato 9 x 12 cm.

Con questa attrezzatura riesce a riprendere alcuni immagini, portandosi, abbigliato da palombaro, a profondità che arrivano all’incirca ad una decina di metri. Leggi il resto di quest’articolo »

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Gli esperimenti finalizzati alla realizzazione di uno strumento in grado di riprodurre la hanno inizio nella prima metà del XIX secolo ad opera del geniale fisico inglese sir Charles Wheatstone (1802-).

Si tratta di un personaggio dagli interessi più svariati, che vanno dalle immagini tridimensionali al telegrafo, dagli strumenti musicali (il symphonium, la concertina) alla scrittura crittografica, fino all’elettricità.

Nel studia un sistema di specchi e prismi, realizzando uno strumento che nella forma ricorda un binocolo e che nel 1838 viene brevettato e presentato alla Royal Scottish Society of Arts come qualcosa “that it be called a Stereoscope, to indicate his property of representing solid figures”, rifacendosi così alla terminologia adottata due secoli prima da : le immagini sono naturalmente dei disegni.

A seguito della scoperta della egli intuisce le possibilità del nuovo mezzo e cerca di interessare alla stereoscopia i protofotografi inglesi Jean , ed . Leggi il resto di quest’articolo »

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nasce a Lyon, in Francia nel 1797.

Si avvicina alla nel momento stesso della sua scoperta in quanto è uno degli allievi di Louis Jacques Mande .

Dal momento che vive in Inghilterra e possiede un’attività commerciale nel settore ottico, oltre ad apprendere dallo stesso inventore i dettagli operativi per produrre dagherrotipi, acquista da Daguerre anche la licenza per esercitare la nuova arte oltre Manica.

Già nel 1841 apre uno studio a Londra provocando perfino la reazione di , altro pioniere inglese del , reazione sfociata in un contenzioso legale che si conclude in suo favore.

L’attività è chiaramente molto redditizia, tanto che alla prima sede situata in Adelaide Gallery verranno successivamente affiancati altri due studi in Regent’s Park e in Regent Street, quest’ultimo chiamato “Temple of Photography”.

Già nel 1842 egli viene in contatto anche con l’altro padre della fotografia, , che lo persuade a sperimentare anche il suo .

Dopo un periodo di prove con quest’ultimo metodo Claudet dichiara però di preferire il procedimento dagherrotipico, che in quel momento è ancora effettivamente superiore dal punto di vista qualitativo: scrive infatti allo stesso Talbot che …I say the Daguerreotype gives images more delicate, finer and of greater perfection than the Talbotype … Leggi il resto di quest’articolo »

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WarnpartUna delle figure più curiose che popolano la storia della è quella di , un personaggio a proposito del quale è necessario ricorrere con frequenza ad espressioni del tipo “pare” oppure “si dice che …”.

Non vi è certezza assoluta nemmeno a proposito del nome, probabilmente uno pseudonimo, se non un vero e proprio falso, né si conosce la data della nascita; per quanto riguarda il paese di provenienza, la maggioranza delle fonti lo dichiara russo di nascita, di certo vive ed opera in Inghiterra, paese nel quale arriva nel 1870, proveniente (pare) dalla Francia.

E’ ufficialmente un uomo d’affari e un fotografo (membro tra l’altro dell’autorevole Photographic Society of Great Britain), che però documenti successivi al suo periodo inglese definiscono come “noto falsario di banconote europee”, arrivando alcuni addirittura a considerarlo come uno dei maestri del XIX secolo nell’arte della falsificazione delle banconote, con una preferenza per il rublo. Leggi il resto di quest’articolo »

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Durante gli anni in cui si stavano realizzando i primi esperimenti volti al superamento delle lastre al , era stata valutata da alcuni non solo la possibilità di superare il problema rappresentato dal dover preparare le lastre immediatamente prima di usarle, ma anche di sostituire il collodio come elemento di supporto dell’emulsione fotosensibile ai sali d’argento.

I tentativi in questo senso avevano avuto un momento di stasi dopo il 1855, sia a seguito della messa a punto delle lastre al da parte di , sia perché le prove fino ad allora effettuate non sembravano dare buon esito.

Già verso il Pointevin aveva tentato di sostituire il collodio con di origine animale, ma il sostanziale insuccesso a cui era andato incontro lo aveva indotto a desistere; erano trascorsi parecchi anni prima che nel 1868 l’inglese W.H. Harrison pubblicasse sul The British Journal of Photography un breve articolo intitolato “La filosofia delle lastre asciutte”, una anticipazione di un suo esperimento parzialmente riuscito con bromoioduro d’argento col quale aveva sensibilizzato uno strato di gelatina. Leggi il resto di quest’articolo »

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Frederick Scott Archer nasce nel 1813 a Bishop’s Stortford, Gran Bretagna.

Trasferitosi a Londra, diventa scultore e si avvicina alla in quanto è il sistema migliore per riprendere le immagini dei suoi soggetti.

Insoddisfatto della qualità dei risultati ottenuti con il metodo di a causa della insufficiente nitidezza e del basso contrasto, inizia a sperimentare un nuovo metodo di sensibilizzazione delle lastre, nel tentativo di coniugare la finezza del con la praticità del e mantenendo quindi la possibilità di stampare più copie dallo stesso .

Questo nuovo procedimento viene messo a punto già verso il , ma è ufficializzato soltanto nel mediante la pubblicazione di un articolo sul numero di “The Chemist”, del marzo di quell’anno.

Le operazioni di sensibilizzazione iniziano stendendo sulla un prodotto che sia in grado di farvi aderire l’elemento fotosensibilie.

Questo prodotto è il cotone collodio o binitrocellulosa, cioè un composto di nitrocellulosa e di azoto, quest’ultimo nella percentuale di circa il 12%; si presenta come una sostanza dalla consistenza viscosa dotata però di un aspetto perfettamente limpido e trasparente.

In certi casi, in alternativa al cotone collodio, è usato il fulmicotone o trinitrocellulosa o cotone fulminante, che tra l’altro è una sostanza altamente infiammabile ed esplosiva, tanto che nel  linguaggio comune, la locuzione “al fulmicotone” sta ad indicare un evento o un’azione che si verifica in tempi rapidissimi e/o con improvvisa violenza. Leggi il resto di quest’articolo »

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Louis Désiré Blanquart Evrard (Bibliothèque municipale de Lille, Fonds Lefebvre 5, 16 – stampa all’albumina)

(Bibliothèque municipale de Lille, Fonds Lefebvre 5, 16 – stampa all’)

Louis Désiré Blanquart Evrard nasce il 2 agosto 1802 nella città francese di Lille.

Nel , l’anno della , è un commerciante di stoffe e tessuti che, al pari di molti altri, rimane particolarmente colpito dalle vicende e dal clamore legati alla nuova scoperta ed inizia ad interessarsi al fenomeno della fotosensibilità.

Dal comincia a dedicarsi allo studio della , il procedimento che sta mettendo a punto e che sarà ufficializzato nell’anno successivo; questo interesse si concretizza nella realizzazione da parte sua della prima pubblicazione francese su tale procedimento, apparsa nel .

Contestualmente Blanquart Evrard si dedica ad esperimenti propri, legati soprattutto al metodo di stampa delle copie positive e nel annuncia di aver messo a punto un nuovo supporto sensibile, costituito da fogli di carta albuminata.

Fino a quel momento, secondo la procedura studiata da Talbot, la tiratura delle copie positive da calotipico avviene su fogli di .

L’elemento di novità introdotto da Blanquart Evrard è relativo all’uso dell’albume d’uovo come sostanza per far aderire i sali fotosensibili al foglio di carta, in analogia a quanto già sperimentato due anni prima da per le lastre negative su vetro.

Il procedimento all’albumina costituisce una notevole innovazione rispetto alla carta salata, in quanto per la prima volta il composto fotosensibile fatto di sali d’argento non impregna direttamente il supporto, ma è separato da questo dalla sostanza collante costituita dall’albume d’uovo. Leggi il resto di quest’articolo »

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Claude Félix nasce nel 1805 a Saint Cyr (Saône et Loire), figlio di un cugino di primo grado di .

Segue la carriera militare che lo porta a diventare tenente del 1° Reggimento dei Dragoni e nel 1843 capitano della guardia municipale di Parigi.

Nell’ambito dei suoi studi di fisica e di chimica si occupa ripetutamente delle sostanze fotosensibili, cercando in particolare dei metodi per produrre immagini a colori e per realizzare incisioni col metodo fotomeccanico.

Il procedimento per il quale ha un posto nella storia della è però relativo alla fotosensibilizzazione di , materiale alternativo rispetto ai supporti utilizzati fino a quel momento per riprendere immagini in , cioè la lastra dagherrotipica argentata per elettrolisi o il semplice foglio di carta.

I suoi esperimenti si concretizzano nel , anno nel quale tenta anche di realizzare riprese a colori senza però riuscire a fissarle.

Il vetro è un materiale che se da un lato risolve l’inconveniente comune a tutte le immagini positive dirette, cioè l’inversione destra/sinistra, è però una superficie molto difficile da trattare nel momento in cui bisogna farle aderire la sostanza fotosensibile. Leggi il resto di quest’articolo »

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Janez Auguštin Puhar nasce il 2 agosto 1814 in una famiglia di scalpellini, a Kranj, in Slovenia.

Dopo gli studi elementari frequenta scuole di grado più elevato a Lubiana; è eccezionalmente portato ad imparare le lingue straniere e infatti parlerà correntemente il tedesco, l’inglese, il francese e l’italiano.

Non solo è molto attratto dalla matematica, dalla fisica e dalla chimica, ma ha talento musicale ed è in grado di suonare vari strumenti.

Al termine degli studi, per assecondare il desiderio di sua madre, entra in seminario e nel 1838 è ordinato sacerdote.

Dal svolge il ministero sacerdotale a Metlika ed è nel corso di quest’anno o del successivo che viene raggiunto dalla notizia della scoperta di ; da persona curiosa ed eccezionalmente dotata qual è, probabilmente (non vi sono testimonianze in merito) cerca di informarsi sul procedimento dagherrotipico ed inizia ad effettuare tentativi personali di riprese fotografiche. Leggi il resto di quest’articolo »

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illiam Henry Fox Talbot. Carte de visite di John Moffat, Edimburgo 1866

. Carte de visite di John Moffat, Edimburgo 1866

Mentre la febbre della sta dilagando in Europa, William Henry continua nei suoi esperimenti tesi ad affinare il procedimento della .

I suoi tentativi non si sono mai interrotti ed è proprio nell’anno fatidico che egli acquisisce tutta una serie di conoscenze ed esperienze che si riveleranno di importanza fondamentale per il futuro della fotografia.

Grazie ad è venuto a conoscenza delle proprietà fissative del e quindi possiede il metodo per arrestare il processo di annerimento dei sali d’argento e rendere definitive e stabili le immagini prodotte sulla carta sensibilizzata.

Dai primi mesi del rivolge la sua attenzione verso nuovi materiali fotosensibili e ancora una volta sono svariate circostanze a spianargli la strada. Leggi il resto di quest’articolo »

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