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Jean Francois Antoine Claudet nasce a Lyon, in Francia nel 1797.
Si avvicina alla fotografia nel momento stesso della sua scoperta in quanto è uno degli allievi di Louis Jacques Mande Daguerre.
Dal momento che vive in Inghilterra e possiede un’attività commerciale nel settore ottico, oltre ad apprendere dallo stesso inventore i dettagli operativi per produrre dagherrotipi, acquista da Daguerre anche la licenza per esercitare la nuova arte oltre Manica.
Già nel 1841 apre uno studio a Londra provocando perfino la reazione di Richard Beard, altro pioniere inglese del dagherrotipo, reazione sfociata in un contenzioso legale che si conclude in suo favore.
L’attività è chiaramente molto redditizia, tanto che alla prima sede situata in Adelaide Gallery verranno successivamente affiancati altri due studi in Regent’s Park e in Regent Street, quest’ultimo chiamato “Temple of Photography”.
Già nel 1842 egli viene in contatto anche con l’altro padre della fotografia, William Henry Fox Talbot, che lo persuade a sperimentare anche il suo calotipo.
Dopo un periodo di prove con quest’ultimo metodo Claudet dichiara però di preferire il procedimento dagherrotipico, che in quel momento è ancora effettivamente superiore dal punto di vista qualitativo: scrive infatti allo stesso Talbot che …I say the Daguerreotype gives images more delicate, finer and of greater perfection than the Talbotype … Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1839, calotipo, dagherrotipo, David Brewster, foto stereoscopica, Jean Francois Antoine Claudet, Louis Jacques Mandé Daguerre, Petzval, Richard Beard, Royal Society, William Henry Fox Talbot
Leggi i commenti (0)Tanto è stato scritto sui ritratti di Nadar, soprattutto su quelli eseguiti alle “personalità” del suo tempo, soprattutto alle personaltà intellettuali che egli, per primo, con una intuizione che già era insita nei disegni del Pantheon Nadar, vuole rendere fruibili e accessibili ad un pubblico il più vasto possibile.
Nel 1999 fu organizzata una mostra dal Paul Getty Museum dal titolo “Nadar/Warhol: Paris/New York” nella quale veniva accostato il lavoro di Nadar a quello di Andy Warhol, due grandi fotografi, così distanti nel tempo, ma così vicini nel modo di sentire la fotografia anche come un mezzo per raccontare la notorietà, la fama, la capacità creativa, lo spessore intellettuale: Sarah Bernhardth, Gioacchino Rossini, Victor Hugo accanto a Marilyn Monroe, Mick Jagger, Truman Capote.
Nadar è un narratore della celebrità, un narratore che però della celebrità è stato capace di rendere, forse più di qualsiasi altro, sia il fascino e il mistero che l’autenticità espressiva.
La migliore descrizione del suo lavoro è probabilmente quella fatta da lui stesso con le parole pronunciate all’udienza del 12 marzo 1857 presso la Corte Imperiale di Parigi durante il processo di rivendicazione della proprietà esclusiva dello pseudonimo Nadar, nel pieno della tensione emotiva verso il nuovo mezzo artistico, all’inizio del periodo più creativo:
A ogni passo potete veder fotografare un pittore che non ha mai dipinto, un tenore senza scritture; e, lo dico sul serio, del vostro cocchiere come del vostro portinaio m’impegno a fare in una sola lezione altri due operatori fotografici. … la teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1853, fotografia, Nadar, ritrattiPierre Petit nasce in Francia, ad Aups, nel 1832 e giunge alla fotografia essendo uno dei numerosi giovani che verso la metà degli anni Cinquanta del XIX secolo lavora come assistente presso lo studio parigino di André Adolphe Eugène Disderi.
E’ uno dei primi ad entrare alle dipendenze del bizzarro inventore della “carte de visite”, tipo di ritratto che Disderi brevetta nel 1854 aprendo nello stesso anno il famoso studio al n° 8 di Boulevard des Italiens.
Apprende quindi le tecniche della ripresa fotografica, sviluppando però nel tempo un suo stile personale che lo induce ad abbandonare l’atelier del maestro e ad aprire, nel 1858, una propria attività di fotografo.
Mette subito in mostra le sue qualità, non solo come ritrattista, e le immagini che produce vengono apprezzate tanto da renderlo in breve tempo molto noto nell’ambiente artistico parigino.
Allestisce mostre fotografiche personali fin dai primi anni di attività, continuando con una certa regolarità ad esporre i suoi lavori, tanto che nel 1867 viene scelto come fotografo ufficiale dell’Esposizione Universale di Parigi.
Si tratta di un evento di gigantesche proporzioni e pari risonanza, sia per quanto riguarda gli spazi utilizzati, sia per il numero e la provenienza degli oltre 50.000 espositori.
Al Champ de Mars viene allestita una vera e propria città, dove l’esposizione, aperta ufficialmente il 1° aprile e chiusa il 31 ottobre , è visitata da poco meno di dieci milioni di persone.
L’atteggiamento semplice e diretto che caratterizza l’approccio di Petit con i suoi soggetti gli assicura la simpatia di numerosi personaggi, anche importanti, fra cui lo stesso imperatore Napoleone III.
Passano dal suo studio politici, uomini di cultura, artisti, soprattutto musicisti; esegue ritratti divenuti molto noti a Hector Berlioz, Maurice Ravel, Richard Wagner, ma anche a Francesco II di Borbone, re delle Due Sicilie.
Nei primi anni Settanta gli viene commissionata una serie di immagini sulla realizzazione della Statua della Libertà, altro evento di portata storica, per documentare il quale egli esegue numerose riprese fotografiche sia in patria che a New York, dove si reca a più riprese.
Per Petit si tratta di una seconda opportunità formidabile, che gli frutta un ritorno eccellente, sia in termini economici che di immagine; sul marchio che contraddistingue le cartes de visite uscite dal suo studio, situato al n° 31 di Place Cadet, appare la dicitura “PHOTOGRAPHIE DES DEUX MONDES – EXPOSITION UNIVERSELLE”.
Sperimentatore oltre che fotografo, pubblica anche dei saggi sull’arte fotografica e nel 1898 è il primo a tentare l’esecuzione di riprese subacquee.
Muore a Parigi nel 1909.
Rimangono di lui eccellenti immagini di famosi personaggi del suo tempo, ventuno delle quali sono conservate presso la National Portrait Gallery di Londra.
Tags: 1854, André Adolphe Eugène Disdéri, carte de visite, Hector Berlioz, Maurice Ravel, Pierre Petit, Richard Wagner
Carte de visite che ritrae lo stesso Disderi
André Adolphe Eugène Disderi è probabilmente il personaggio più singolare e caratteristico tra i fotografi del XIX secolo.
Per certi versi è la figura rappresentativa di quella particolare atmosfera di eccitazione creatasi intorno alla fotografia nei primissimi anni dopo l’annuncio della scoperta, quando la nuova forma di espressione passa rapidamente da sperimentazione chimica ad arte, a mania collettiva, a business.
Di origini italiane, nasce a Parigi il 28 marzo 1819 e si dedica fin da giovane ad innumerevoli attività di vario genere, tutte accomunate da una scarsa fortuna, dovuta probabilmente al fatto che l’intraprendenza che egli dimostra nell’impiantarle non è accompagnata da una identica abilità nel condurle a buon fine.
Dopo alcuni fallimenti si avvicina alla fotografia proveniente dalla pittura, una delle arti in cui si è cimentato, e nel 1854 apre uno studio al n° 8 di Boulevard des Italiens richiedendo contemporaneamente il brevetto per una sua invenzione in campo fotografico, la “carte de visite”.
L’idea probabilmente non è tutta farina del suo sacco, in quanto secondo il giornale parigino dell’epoca La Lumière, nello stesso anno due fotografi parigini, dilettanti di rango, avevano già avuto l’idea di aggiungere un piccolo ritratto ai biglietti da visita rendendoli in tal modo più personali e preziosi.
In ogni caso Disderi ottiene il brevetto, dando inizio ad una moda che incontra immediatamente un successo straordinario e inarrestabile.
Il motivo per cui questo genere di ritratto deve essere brevettato è legato alle modalità con cui avviene la ripresa fotografica, soprattutto per quanto riguarda l’attrezzatura; la fotocamera per carte de visite è infatti dotata di quattro obiettivi, che in un secondo tempo diventeranno otto o anche dodici, attraverso i quali su di un’unica lastra possono essere riprese quattro, otto o dodici pose, uguali oppure diverse fra loro, sia dello stesso soggetto che di soggetti diversi. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1854, André Adolphe Eugène Disdéri, carte de visite, collodio umido, Nadar, Pierre PetitCharles Nègre nasce a Grasse, in Provenza, nel 1820 e all’età di diciannove anni si reca a Parigi per studiare pittura nell’atelier di Paul Delaroche; il suo arrivo nella capitale francese precede di poco l’annuncio del 7 agosto 1839 con il quale viene resa pubblica la scoperta della fotografia.
Lavora anche negli studi di Drolling e di Ingres, ma è Delaroche che lo spinge ad utilizzare la fotografia per aiutarsi nella composizione ed è in questo modo che si avvicina e comincia a praticare la tecnica dagherrotipica nel 1844.
La svolta verso la fotografia avviene però quando inizia a praticare il metodo calotipico, soprattutto a seguito dell’incontro con Gustave Le Gray, suo condiscepolo nello studio di Delaroche.
Fa parte del gruppo di artisti e fotografi che in quegli anni a Parigi sperimentano la tecnica fotografica anche in rapporto alla pittura, gruppo dal quale usciranno anche Jean Lèon Gérôme, Roger Fenton e soprattutto Henry Jean Louis Le Secq al quale sarà legato da sentimenti di amicizia.
Apre uno studio al 21 del Quai Bourbon sull’Île Saint Louis a Parigi e al pari di Le Secq si dedica inizialmente a riprese di paesaggio e di architettura. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1844, Charles Nègre, Gustave Le Gray, Henry Jean Louis Le Secq, Jean Lèon Gérôme, Mission Héliographique, Paul Delaroche, Roger Fenton
Henry Jean Louis Le Secq fotografato da Gustave Le Gray nel 1848
Henry Jean Louis Le Secq nasce a Parigi il 18 agosto 1818.
Figlio di un uomo politico, compie studi di pittura e scultura lavorando poi negli atelier di vari maestri, tra cui i pittori James Pradier e Paul Delaroche.
In questo ambiente conosce ed entra in contatto con numerosi artisti, tra cui i primi fotografi parigini, ed è in tale contesto che a partire dal 1848 frequenta Gustave Le Gray, apprendendo le tecniche del dagherrotipo e del calotipo.
Fa quindi parte di quel gruppo da cui usciranno numerosi altri fotografi, da Jean Lèon Gérôme a Roger Fenton, all’amico Charles Nègre.
Nel 1851 partecipa alla fondazione della Société Héliographique ed è uno dei cinque fotografi (gli altri sono Hippolyte Bayard, Édouard Baldus, Auguste Mestral e lo stesso Gustave Le Gray) a cui vengono affidate le riprese della Mission Héliographique, iniziativa voluta dalla Commissione Francese dei Monumenti storici per procedere alla catalogazione delle bellezze monumentali della Francia anche in funzione della tutela e del restauro.
A Le Secq viene assegnato il territorio della Champagne, Alsazia e Lorena, Strasburgo, Amiens, Reims e Chartres; lavora con una fotocamera di grande formato dalla quale ottiene negativi su carta di 51 x 74 cm col metodo calotipico di Fox Talbot.
La documentazione più competa che egli produce è relativa alla cattedrale di Amiens, della quale vengono stampate 45 diverse vedute.
Il suo approccio alla fotografia è completamente diverso da quello attivo ed impegnato di Le Gray: è un aristocratico fotoamatore che esprime la sua passione per l’architettura e non a caso, oltre alle immagini riprese nell’ambito della Mission Héliographique, di lui sono rimasti quieti paesaggi, interni e foto di genere still life.
Nella cattedrale di Notre Dame di Reims fotografa la Torre dei Re, quella posta verso sud, stando sulla sommità di un’altra torre; realizza un’immagine nella quale vengono rivelati con estrema nitidezza particolari architettonici e dettagli che normalmente non sono visibili da terra. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1851, Auguste Mestral, calotipo, Charles Nègre, dagherrotipo, Édouard Baldus, fotocamera, Fox Talbot, Gustave Le Gray, Henry Jean Louis Le Secq, Hippolyte Bayard, Jean Lèon Gérôme, La Lumière, Paul DelarocheClassificare come fotografo un personaggio come Étienne Jules Marey può apparire improprio e riduttivo, sta di fatto comunque che nella sua vita di studioso la fotografia ha avuto un ruolo di primo piano.
Nasce in Francia, a Beaune, il 5 marzo 1830, figlio di un commerciante di vini.
Portato per gli studi scientifici, a 19 anni si iscrive all’Università di Parigi e a 29 si laurea in fisiologia con una tesi riguardante la circolazione del sangue.
Da questo lavoro, incentrato anche sulla registrazione grafica della meccanica cardiaca, egli inizia ad allargare i propri interessi a tutte le forme di movimento, non solo in campo medico (circolazione sanguigna, respirazione, contrazione muscolare), ma anche al galoppo dei cavalli e al volo degli uccelli, così che a scopo di studio inventa vari strumenti, alcuni dei quali tesi alla registrazione fotografica dei movimenti.
Dal 1869 è titolare della cattedra di Histoire naturelle des corps organisés al Collège de France e dal 1878 è membro dell’Accademia delle Scienze.
La necessità di studiare il movimento degli animali lo porta, nel 1882, a progettare un apparecchio che gli consente di effettuare riprese fotografiche in sequenza rapida: lo strumento assomiglia molto ad un normale fucile da caccia, ma è caricato con lastre fotografiche circolari oppure ottagonali che ruotano in una camera oscura, mentre la canna contiene l’obiettivo.
La descrizione di questa curiosa “arma” è pubblicata dallo stesso inventore nella rivista La Nature del 22 aprile 1882, in un articolo nel quale egli spiega di essere riuscito “ …a costruire, con le dimensioni di un fucile da caccia, un apparecchio che fotografa 12 volte al secondo l’oggetto mirato; ogni immagine richiede, come tempo di posa, soltanto 1/720 di secondo.
La canna di questo fucile è un tubo che contiene un obiettivo fotografico (…) quando si tira il grilletto del fucile il meccanismo si mette in moto …”; ciò fa di questo strumento anche un precursore delle riprese cinematografiche. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1882, Cinematografo, Eadweard Muybridge, Eastman Dry Plate Company, Étienne Jules Marey, fotografia, fratelli Lumière, Kodak, Leon WarnerkeEadweard Muybridge nasce a Kingston upon Thames il 9 aprile 1830; il suo cognome di nascita è Muggeridge e viene battezzato come Edward James, nomi che egli cambierà, modificando il cognome prima in Muygridge, infine in Muybridge.
Trasferitosi negli Stati Uniti avvia un’attività di libraio, poi di editore ed infine si dedica alla fotografia.
Il primo lavoro di una certa rilevanza è costituito da una serie di immagini dello Yosemite Park e della città di S. Francisco, luogo in cui vive, che vengono anche pubblicate sotto lo pseudonimo di “Helios”.
Nel 1872 si verifica l’avvenimento che lo colloca nella storia della fotografia: il governatore dello Stato della California, Leland Stanford, gli si rivolge per sapere se il metodo fotografico è in grado di dimostrare che durante il galoppo di un cavallo esiste un momento in cui tutte e quattro le zampe sono sollevate da terra.
Questa infatti è non solo la tesi sostenuta dallo stesso Stanford, ma nella convinzione comune si ritiene che il cavallo si stacchi completamente da terra nella posizione di massima estensione delle zampe; questa situazione durante il galoppo è anche stata spesso raffigurata in quadri e disegni degli inizi del XIX secolo.
Proprio in questo periodo si verifica un evento drammatico, che per un po’ di tempo distoglie Muybridge dalla fotografia e dai tentativi di documentare la corsa di un cavallo riprendendone fotograficamente tutti i movimenti: è il 1874 quando egli scopre che sua moglie ha un amante e che questo amante è il sindaco di S. Francisco, Harry Larkyns. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1878, Eadweard Muybridge, fotografia, The Horse in motion
Ritratto di Ottomar Anschütz nel 1890
Ottomar Anschütz nasce il 16 maggio 1846 a Lissa (Prussia) figlio di un pittore decoratore.
Appresa la tecnica fotografica da Franz Hanfstaengl e da altri professionisti di Monaco, nel 1868 ritorna nella città natale dove apre un proprio studio.
Per il tipo di fotografia che è portato a fare, sente in maniera particolare l’inadeguatezza degli apparecchi dell’epoca, realizzati per immagini statiche di tipo paesaggistico o anche per ritratti in studio, ma del tutto inadatti alla foto d’azione di qualsiasi tipo; tale inadeguatezza è riferita sia ai lunghi tempi necessari alla predisposizione dell’attrezzatura in condizioni operative, sia alla insufficiente rapidità dei tempi di scatto.
Egli infatti ama fotografare gli animali in movimento, le competizioni sportive ed in generale le situazioni che richiedono l’uso della fotocamera a mano libera, così che è indotto a studiare soluzioni tecniche adatte a tali condizioni di ripresa.

Una volpe fotografata da Ottomar Anschütz
Dal 1882 inizia a sviluppare il progetto di un otturatore a tendina posto sul piano focale, soluzione che consente tempi di scatto molto rapidi, per nulla paragonabili a quelli che si possono ottenere con gli strumenti utilizzati in quel periodo.
Con tali apparecchiature riesce, verso il 1884, a realizzare alcune delle fotografie che lo renderanno all’epoca molto noto ed apprezzato, in particolare alcune sequenze relative a cicogne in volo oppure a cavalli in movimento o ad esibizioni di ginnasti.
Nel 1886 partecipa alla fondazione dell’azienda Optische Anstalt C.P. Goerz AG di Berlino, per la quale due anni dopo brevetta l’otturatore a tendina sul piano focale che prenderà il suo nome, così come la fotocamera sul quale lo stesso sarà montato, la Goerz Anschütz. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1882, Contessa Nettel, Eadweard Muybridge, Ernemann, Étienne Jules Marey, ICA, Optische Anstalt C.P. Goerz AG, Ottomar Anschütz, otturatore a tendina, Zeiss Ikon
Nadar, autoritratto
Gaspard Félix Tournachon nasce a Parigi il 6 aprile 1820; vive per un certo periodo a Lione dove la famiglia si è trasferita e rientra a Parigi all’età di diciassette anni dopo essere rimasto orfano di padre.
Comincia a frequentare corsi di medicina, ma il suo carattere estroverso lo spinge piuttosto a cercare contatti con la cultura liberale e con il mondo dell’arte, facendo in tal modo conoscenza con l’ambiente della letteratura e della musica.
Inizia egli stesso a scrivere articoli per piccoli giornali e scopre la sua vena di caricaturista; già verso il 1841 inizia a farsi conoscere con lo pseudonimo di “Nadar” e a collaborare con riviste satiriche, attività che, nel clima liberale che segue alla vittoria repubblicana nel 1848, lo porta a realizzare caricature per Le Charivari e a fondare l’anno successivo Le Revue comique e Le Petit journal pour rire.
Il suo incontro con la fotografia avviene quando manda il fratello Adrien, che economicamente naviga in cattive acque, a scuola da Gustave Le Gray che in quel momento è a Parigi il fotografo più quotato; l’intento è quello di orientarlo verso una professione che promette bene per l’avvenire. Leggi il resto di quest’articolo »
Tags: 1853, carte de visite, collodio, Gaspard Félix Tournachon, Gustave Le Gray, Nadar
























