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	<title>Storia della fotografia - itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità &#187; I fotografi</title>
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	<description>Itinerario tra fatti, personaggi,  attrezzature e curiosità che hanno fatto la storia della fotografia nel mondo.</description>
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		<title>Edward Sheriff Curtis</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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Edward Sheriff Curtis nasce il 16 febbraio 1868 a Whitewater (Wisconsin) figlio di un predicatore veterano della guerra di secessione. Durante l’infanzia vive a stretto contatto con la natura accompagnando spesso il padre, che in canoa, lungo i fiumi, raggiunge le località nelle quali tiene i suoi sermoni. Nel 1874 la famiglia si trasferisce a [...]]]></description>
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<div id="attachment_4273" class="wp-caption alignleft" style="width: 215px"><strong><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Edward-S.-Curtis-autoritratto.jpg"><img class="size-medium wp-image-4273 " title="Edward S. Curtis autoritratto" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Edward-S.-Curtis-autoritratto-205x300.jpg" alt="Edward S. Curtis autoritratto" width="205" height="300" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Edward S. Curtis, autoritratto</p></div>
<p><strong>Edward Sheriff Curtis</strong> nasce il 16 febbraio 1868 a Whitewater (Wisconsin) figlio di un predicatore veterano della guerra di secessione. Durante l’infanzia vive a stretto contatto con la natura accompagnando spesso il padre, che in canoa, lungo i fiumi, raggiunge le località nelle quali tiene i suoi sermoni. Nel 1874 la famiglia si trasferisce a Le Sueur County (Minnesota), dove il padre apre un negozio di drogheria; è in questa città che Curtis si avvicina alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, si costruisce la prima fotocamera e dal 1885 inizia il suo apprendistato di fotografo. Due anni dopo la famiglia si trasferisce a Seattle (Washington) e qui Edward, rimasto orfano del padre, entra in società prima nello studio di Rasmus Rothi e poi di Thomas Guptill sotto l&#8217;insegna “<strong>Curtis and Guptill, Photographers and Photoengravers</strong>“. Nel 1892 si sposa con Clara J. Phillips e nel 1895, già <strong>fotografo</strong> affermato, esegue il suo primo ritratto ad un’anziana pellerossa, la foto nota come “<strong>La Principessa Angelina</strong>”. Nel 1896 conosce George Bird Grinnell, esperto della cultura dei nativi americani, che nel 1900 lo invita a compiere una spedizione in Montana per riprendere indiani di diverse tribù, fra cui quella dei Piedi Neri, che si raduna per il rito della Danza del Sole. Si rende conto di assistere al tramonto degli usi e costumi di quei popoli, destinati a soccombere dinanzi all’avanzare inarrestabile della civiltà dell’uomo bianco, e comprende l’importanza di fissarli nell’immagine fotografica. Inizia da questo momento un’attività frenetica che lo porta a documentare, nel senso più ampio del termine, la vita e la cultura del<strong> popolo pellerossa</strong> riprendendo cerimonie, momenti di vita e di lavoro, volti e luoghi, consapevole di essere il testimone di una razza che sta scomparendo. Da questo momento dedica tutta la sua vita a quel progetto, sacrificando ad esso non solo il relativo benessere che lo studio fotografico gli avrebbe garantito, ma perfino la famiglia, affascinato da quello che egli definisce “un sogno così grande che non riesco a vederlo tutto”. <span id="more-4268"></span></p>
<p>A partire dal 1904 inizia a riprendere le tribù ad ovest del <strong>Mississippi</strong>, affida lo studio fotografico ad<strong> Adolph Murh </strong>ed interessa al progetto lo <em><strong>Smithsonian’s Bureau of American Ethnology </strong></em>che gli offre il proprio appoggio. A seguito del successo in un concorso fotografico viene chiamato a fotografare il presidente degli Stati Uniti <strong>Theodore Roosvelt</strong>, dal quale riceve un incoraggiamento per proseguire nell’impresa che si sta accingendo a compiere. Nel 1906 il finanziere e filantropo newyorkese John Pierpont Morgan, proprietario della Morgan Library, dietro l&#8217;opzione di controllo di una parte degli originali, offre a Curtis 75.000 dollari per produrre un&#8217;opera che, al suo compimento, doveva rivelarsi monumentale. La serie “The North American Indian” avrebbe infatti dovuto essere articolata in venti volumi, nella tiratura limitata di 500 copie ed avrebbe dovuto contenere <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1892/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 2">2</a>.500 foto degli indiani del nord America: il primo volume, venduto su prenotazione, viene pubblicato l&#8217;anno successivo, l&#8217;ultimo uscirà ventitré anni dopo, nel 1930. La missione di <strong>Curtis</strong> inizia ufficialmente il 30 marzo 1906. Appare subito chiaro che il progetto non può essere portato a compimento nei cinque anni che erano stati previsti, in quanto si tratta di un lavoro di ripresa minuzioso e meticoloso, svolto in un territorio immenso, con attrezzature fotografiche che richiedono tempi di ripresa e di lavorazione del materiale sensibile estremamente dilatati. Un brutto colpo al progetto è la morte dello stesso Morgan, avvenuta nel 1913, con la quale si interrompe la fonte di finanziamento; <strong>Curtis</strong> butta allora nel progetto i proventi del suo studio facendo in breve precipitare la famiglia in una difficile situazione economica, tanto che la moglie, che nel frattempo gli ha dato tre figli, nel 1916 chiede il divorzio. La ragione di ciò non è soltanto di natura economica, ma è determinata anche dal fatto che il marito è praticamente scomparso a causa delle continue campagne fotografiche della durata di mesi. Inizia per <strong>Curtis</strong> un periodo in cui è alla continua ricerca di finanziamenti per sostenere il suo progetto.  In difficoltà economiche sempre crescenti, verso il 1922 si trasferisce a Los Angeles e assieme alla figlia Beth, già in grado di svolgere la professione di fotografa, apre uno studio sulla collina di Hollywood, nella nascente mecca cinematografica. Per procurarsi denaro lavora perfino come assistente cameraman per Cecil B. DeMille, collaborando alle riprese di alcuni film (“I dieci comandamenti”, “Tarzan”, Il Re dei Re”, …); nello stesso anno riesce a pubblicare il 12° volume della collana. Nel 1924 è costretto a vendere all&#8217;<em><strong>American Museum of Natural History</strong></em> i diritti del suo film di tema etnografico <strong>“In the Land of the Head-Hunters” </strong>girato nel 1914 sulla vita delle tribù del nord-ovest, ma dalla vendita ricava <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1850/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>.500 dollari contro un costo di produzione di oltre 20.000.</p>
<p>E’ costretto a cedere al figlio di Morgan tutti i diritti sul suo progetto in cambio del finanziamento dell’opera fino alla conclusione. Nel 1927, di ritorno dall&#8217;Alaska dove ha svolto le riprese per il 19° e il 20° volume, viene perfino arrestato per non aver corrisposto alla ex-consorte gli alimenti relativi agli ultimi sette anni. Il lavoro viene portato a termine nel 1930, con un costo totale che, rapportato al valore attuale, secondo alcune stime raggiunge quasi la folle cifra di 35 milioni di dollari; nel 1933 i diritti dell’intera opera passano da Morgan alla Charles E. Lauriat Company di Boston per mille dollari. Il materiale costituito da diciannove bozze complete dell’opera, migliaia di stampe su carta, prove di stampa, decine di migliaia di negativi e altri provini è rimasto dimenticato nei magazzini della Lauriat fino al 1972. <strong>Edward Curtis</strong> muore il 21 ottobre 1952 a causa di un infarto mentre si trova nella casa della figlia Beth a Los Angeles. Per le <strong>riprese fotografiche</strong> ha percorso quasi 65.000 chilometri lungo tutto il territorio americano, utilizzando ogni mezzo di trasporto, dal treno alla canoa, dal cavallo alle lunghe marce a piedi. La sua opera è costituita da circa 50.000 negativi e 10.000 registrazioni riprese con un proto-registratore a cilindri di cera che documentano le centinaia di lingue e di musiche delle diverse tribù dei nativi americani; ha conosciuto molti <strong>capi indiani </strong>e di alcuni di essi ha fissato la decadenza. Le sue<strong> fotografie</strong> sono più eloquenti di qualsiasi racconto: in alcune immagini gli atteggiamenti dei guerrieri ormai sulla via del tramonto o delle madri con i piccoli in braccio suggeriscono una fierezza e una tristezza infinite, quasi il testamento di un popolo che presto sarebbe scomparso. Molti altri hanno fotografato i <strong>pellerossa</strong>, ma nessuno come lui ne ha condiviso la vita e colto la cultura, producendo una documentazione non solo fotograficamente eccezionale, ma anche fondamentale dal punto di vista etnografico.</p>

<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/edward-s-curtis-autoritratto/' title='Edward S. Curtis autoritratto'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Edward-S.-Curtis-autoritratto-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Edward S. Curtis autoritratto" title="Edward S. Curtis autoritratto" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/ah-chee-lo-1905/' title='Ah Chee Lo 1905'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Ah-Chee-Lo-1905-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ah Chee Lo 1905" title="Ah Chee Lo 1905" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/albero-solitario-1908/' title='Albero Solitario 1908'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Albero-Solitario-1908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Albero Solitario 1908" title="Albero Solitario 1908" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/anziana-hupa-1923/' title='Anziana Hupa 1923'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Anziana-Hupa-1923-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Anziana Hupa 1923" title="Anziana Hupa 1923" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/aquila-nera-nez-perce-1905/' title='Aquila Nera, Nez Perce 1905'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Aquila-Nera-Nez-Perce-1905-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Aquila Nera, Nez Perce 1905" title="Aquila Nera, Nez Perce 1905" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/capo-crow-1908/' title='Capo Crow 1908'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Capo-Crow-1908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Capo Crow 1908" title="Capo Crow 1908" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/cuore-di-corvo-1908/' title='Cuore di Corvo 1908'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Cuore-di-Corvo-1908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Cuore di Corvo 1908" title="Cuore di Corvo 1908" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/donna-lummi-lhaqtemish/' title='Donna Lummi (Lhaq&#039;temish)'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Donna-Lummi-Lhaqtemish--150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Donna Lummi (Lhaq&#039;temish)" title="Donna Lummi (Lhaq&#039;temish)" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/fanciulla-apache-jicarilla-1905/' title='Fanciulla Apache Jicarilla 1905'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Fanciulla-Apache-Jicarilla-1905-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Fanciulla Apache Jicarilla 1905" title="Fanciulla Apache Jicarilla 1905" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/geronimo/' title='Geronimo'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Geronimo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Geronimo" title="Geronimo" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/guerriero-apache-1903/' title='Guerriero Apache 1903'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Guerriero-Apache-1903-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Guerriero Apache 1903" title="Guerriero Apache 1903" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/guerriero-apsaroke-1908/' title='Guerriero Apsaroke 1908'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Guerriero-Apsaroke-1908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Guerriero Apsaroke 1908" title="Guerriero Apsaroke 1908" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/guerriero-cheyenne-1910/' title='Guerriero Cheyenne 1910'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Guerriero-Cheyenne-1910-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Guerriero Cheyenne 1910" title="Guerriero Cheyenne 1910" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/guerriero-navajo-1906/' title='Guerriero Navajo 1906'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Guerriero-Navajo-1906-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Guerriero Navajo 1906" title="Guerriero Navajo 1906" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/la-principessa-angelina/' title='La Principessa Angelina'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/La-Principessa-Angelina-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La Principessa Angelina" title="La Principessa Angelina" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/madre-e-figlio-cayuse-1910/' title='Madre e figlio Cayuse 1910'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Madre-e-figlio-Cayuse-1910-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Madre e figlio Cayuse 1910" title="Madre e figlio Cayuse 1910" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/madre-e-figlio-hupa-1923/' title='Madre e figlio Hupa 1923'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Madre-e-figlio-Hupa-1923-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Madre e figlio Hupa 1923" title="Madre e figlio Hupa 1923" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/madre-hopi-1921/' title='Madre Hopi 1921'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Madre-Hopi-1921-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Madre Hopi 1921" title="Madre Hopi 1921" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/povi-tamu-fiore-del-mattino-1925/' title='Povi Tamu (Fiore del Mattino) 1925'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Povi-Tamu-Fiore-del-Mattino-1925-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Povi Tamu (Fiore del Mattino) 1925" title="Povi Tamu (Fiore del Mattino) 1925" /></a>
<a href='http://www.storiadellafotografia.it/2011/12/12/edward-sheriff-curtis/uomo-della-medicina-crow-1908/' title='Uomo della medicina Crow 1908'><img width="150" height="150" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2011/12/Uomo-della-medicina-Crow-1908-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Uomo della medicina Crow 1908" title="Uomo della medicina Crow 1908" /></a>

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		<title>Lawrence d’Arabia (Thomas Edward Lawrence)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Nov 2010 05:00:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Può apparire singolare (e forse anche improprio) inserire Lawrence d’Arabia nella categoria dei fotografi, ma riteniamo di farlo soprattutto in relazione alla passione che egli dimostrò per questa forma di espressione, unita anche ad una notevole perizia operativa. Thomas Edward Lawrence nasce il 16 agosto 1888 a Tremadoc, Caernarvonshire, Gran Bretagna; nell’estate del 1896 la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/201-Foto-12.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-2845" title="201- Foto 1(2)" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/201-Foto-12-235x300.jpg" alt="201- Foto 1(2)" width="235" height="300" /></a>Può apparire singolare (e forse anche improprio) inserire <strong>Lawrence d’Arabia </strong>nella categoria dei fotografi, ma riteniamo di farlo soprattutto in relazione alla passione che egli dimostrò per questa forma di espressione, unita anche ad una notevole perizia operativa. <strong>Thomas Edward Lawrence</strong> nasce il 16 agosto 1888 a Tremadoc, Caernarvonshire, Gran Bretagna; nell’estate del 1896 la sua famiglia si trasferisce ad Oxford, dove egli frequenta un istituto scolastico che possiede una solida reputazione ed è collegato sia alla Oxford City Corporation, sia alla prestigiosa istituzione universitaria presente nella città. Suo padre è un appassionato fotografo dilettante e da lui il giovane apprende le tecniche di base per eseguire riprese. A questo proposito si racconta che abbia fotografato il gruppo dei ragazzi della sua classe e che, volendo anch’egli essere presente nell’immagine, abbia collegato la pompetta di comando dell’otturatore pneumatico ad un tubo di gomma lungo a sufficienza per attivare lo scatto a distanza rimanendo assieme ai suoi compagni. L’apparecchio fotografico del padre, attualmente conservato presso il “Museum of the History of Science” dell’Università di Oxford, è una “<em>half plate field camera</em>“, cioè una macchina portatile di formato “mezza lastra” che equivale a 4¾ x 6½ inch, cioè cm 12 x 16,5. Si tratta di una fotocamera che reca il marchio “<strong>R. &amp; J. Beck</strong> London n. 420”, corredata da un obiettivo con lunghezza focale 185 mm “Patent Taylor, <strong>Taylor &amp; Hobson</strong> Leicester N° 7940”: sul formato “half plate” un 185 mm è praticamente una focale normale. <span id="more-2841"></span></p>
<p>Le prime fotografie di Lawrence, riprese probabilmente nel 1907/1908, si riferiscono a panorami di castelli francesi, luoghi che egli ama molto e dai quali è rimasto molto colpito. A questo proposito, essendo prossimo alla tesi di laurea, viene convinto da un suo insegnante ad occuparsi del confronto fra i castelli medioevali europei e quelli costruiti dai crociati in Medio Oriente, fatto che lo spinge a recarsi in Siria, dove un apparecchio fotografico che ha portato con sé gli viene rubato. Conseguita la laurea nel 1910, ha in regalo una nuova fotocamera, anch’essa attualmente conservata presso il “Museum of the History of Science” dell’Università di Oxford; sia questo apparecchio che quello appartenuto al padre furono infatti donati al museo dal fratello minore di Lawrence. Questa seconda fotocamera è stata costruita dall’azienda londinese <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dallmeyer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dallmeyer">Dallmeyer</a> </strong>ed è una classica folding in legno dotata delle regolazioni della standarta anteriore (decentramento e basculaggio) che consentono la correzione delle linee cadenti, quindi il classico apparecchio per foto di architettura. Si tratta con molta probabilità del modello <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dallmeyer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dallmeyer">Dallmeyer</a> Correspondent</strong>., anche se ciò non è espressamente indicato sull’apparecchio. E’ dotata di mirino a specchio e la messa a fuoco è graduata sia in metri che in feet per un obiettivo di 135 mm, focale normale su un formato di circa 9 x 12 cm; l’otturatore è un <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/compur/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Compur">Compur</a> </strong>della <strong><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/friedrich-deckel/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Friedrich Deckel">Friedrich Deckel</a> </strong>e il corredo di ottiche comprende in tutto cinque obiettivi, un grandangolo Ross e altri quattro di diverse focali prodotti dalla stessa <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dallmeyer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dallmeyer">Dallmeyer</a>.</p>
<div id="attachment_2844" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/201-Foto-22.jpg"><img class="size-medium wp-image-2844 " title="201-Foto 2(2)" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/11/201-Foto-22-300x237.jpg" alt="La Dallmeyer di Lawrence con il corredo di ottiche e gli accessori" width="300" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">La <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dallmeyer/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Dallmeyer">Dallmeyer</a> di Lawrence con il corredo di ottiche e gli accessori</p></div>
<p>A corredo vi sono inoltre un filtro verde medio, quattro chassis doppi in legno per lastre di vetro numerati da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1850/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a> a 8, un lentino per la messa a fuoco di precisione su vetro smerigliato e il classico panno nero. Sulla valigia in pelle la dicitura “Property of T.E. Lawrence, Pole Hill, Chingford, Essex”. Nel complesso quindi siamo in presenza di un’attrezzatura di alto livello, più confacente ad un professionista che ad un fotoamatore. Questo corredo sarà poi ampiamente utilizzato negli anni 1911-1919 per documentare ricerche archeologiche in Medio Oriente: soltanto nella campagna di scavi del 1911 Lawrence riprenderà circa duecento immagini e per quattro anni sarà anche responsabile della riprese fotografiche sul sito siriano di Carchemish. A seguito della Prima Guerra Mondiale si verificheranno poi gli avvenimenti politico/militari che porteranno <strong>Thomas Edward Lawrence</strong> ad essere conosciuto come il leggendario <strong>Lawrence d’Arabia</strong>.</p>
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		<title>The Two Ways of Life</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 09:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1857]]></category>
		<category><![CDATA[fotomontaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Gustave Rejlander]]></category>
		<category><![CDATA[The Two Ways of Life]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvenimento più ragguardevole che caratterizza la “Manchester Art Treasures Exhibition” del 1857 è la presentazione di un’immagine fotografica del tutto particolare realizzata da Oscar Gustave Rejlander.
Si tratta di un’opera di grande formato (30 x 16 inch, cioè 76 x 40,5 cm circa) che da un punto di vista tecnico è costruita in sede di stampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2290" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-17.jpg"><img class="size-medium wp-image-2290 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-17-300x149.jpg" alt="The Two Ways of Life (©  The Royal Photographic Society, Bath, England)" width="300" height="149" /></a><p class="wp-caption-text">The Two Ways of Life (©  The Royal Photographic Society, Bath, England)</p></div>
<p>L’avvenimento più ragguardevole che caratterizza la “Manchester Art Treasures Exhibition” del 1857 è la presentazione di un’immagine fotografica del tutto particolare realizzata da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a>.</p>
<p>Si tratta di un’opera di grande formato (30 x 16 inch, cioè 76 x 40,5 cm circa) che da un punto di vista tecnico è costruita in sede di stampa mediante il fotomontaggio di trentadue diversi negativi.</p>
<p>Rejlander è un pioniere di questo tipo di procedimento, che è ancora praticamente sconosciuto e presenta rilevanti difficoltà realizzative, tanto che sono state necessarie sei settimane di lavoro per portare a compimento la composizione.</p>
<p>Per quanto riguarda il contenuto si tratta di un’opera allegorica che appare ispirata dal dipinto di Raffaello “La scuola di Atene”: mentre nell’opera pittorica sono rappresentate la scienza e la filosofia, nella <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> viene mostrata la contrapposizione tra due modi di vivere.<span id="more-2288"></span></p>
<p>Al centro della scena appare un vecchio saggio che mostra a due giovani le possibilità di scelta, “the two ways of life”, da un lato il gioco d’azzardo, il vino, il sesso, dall’altro la religione, il lavoro, la famiglia.</p>
<p>Al centro una figura di donna semivestita, ma velata, rappresenta il pentimento e mostra la disponibilità a lasciarsi condurre verso il bene.</p>
<p>L’opera scatena reazioni contrastanti: mentre da un lato viene esaltata la capacità compositiva ed espressiva di Rejlander, dall’altro viene aspramente criticato sia il metodo, cioè il fotomontaggio, sia il contenuto, soprattutto in relazione alle riprese di nudi femminili.</p>
<p>L’autore viene accusato di essersi servito di prostitute: siamo nell’Inghilterra vittoriana dove l’ideale femminile prevalente è quello della “donna angelo” il cui corpo è un tempio, pura e intoccabile da un lato, priva di elementari diritti legali dall’altro, angelo del focolare costretto a vivere una condizione giuridica estremamente misera.</p>
<p>Mentre è in corso la polemica la regina Vittoria mostra di essere poco “vittoriana” ed acquista per dieci ghinee un esemplare della foto da donare al marito, il principe Alberto di Sassonia Coburgo Gotha.</p>
<p>Nonostante l’implicito patrocinio regale la disputa prosegue, portando addirittura ad una secessione all’interno della Photographic Society of Scotland che sfocia nella costituzione della Edinburgh Photographic Society; in un’altra occasione, ancora in Scozia, si arriva al punto di esporre la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> coprendone la parte sinistra.</p>
<p>Ma non ci sono soltanto critiche negative e sulla rivista Photographic Notes (aprile 1857) la composizione viene definita “ <em>… magnifica … decisamente la più bella foto del suo genere mai realizzata…</em>”.</p>
<div id="attachment_2291" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-26.jpg"><img class="size-medium wp-image-2291  " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-26-300x225.jpg" alt="Una splendida immagine di Rejlander, stampata a rovescio al centro del fotomontaggio e in parte elaborata a sua volta" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Una splendida immagine di prova di Rejlander, stampata a rovescio al centro del fotomontaggio e in parte elaborata a sua volta</p></div>
<p>Da un punto di vista tecnico e operativo per una stampa di questo genere serviva all’epoca un lavoro enorme dovuto, soprattutto, al fatto che la fonte luminosa era la luce del giorno.</p>
<p>Un singolo negativo richiedeva fino a due ore di esposizione e per ottenere in positivo la tonalità voluta era necessario procedere attraverso un numero esorbitante di prove; l’altra difficoltà era costituita dalla mascheratura necessaria a rendere il più possibile naturale il punto di contatto fra le diverse immagini.</p>
<p>Sono visibili sulla stampa, anche se in misura minima, piccoli aloni più scuri nei punti in cui sono state accostate le diverse scene.</p>
<p>Esistono due versioni di <em>The Two Ways of Life</em>, nella seconda il vecchio saggio al centro della scena anziché guardare verso il peccato è rivolto verso destra; il motivo della variante non è chiaro, ma è possibile che l’Autore abbia voluto apportare una modifica (stampando il negativo a rovescio) a seguito dell’osservazione fatta da qualcuno sul fatto che questo personaggio appariva interessato più al vizio che alla virtù.</p>
<p>E’ una mia impressione o sul lato sinistro della scena c’è un’atmosfera molto più allegra?</p>
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		<title>Oscar Gustave Rejlander</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 13:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oscar Gustave Rejlander è stato uno dei personaggi più bizzarri e controversi fra quelli che hanno assistito in prima persona alla scoperta della fotografia, ma soprattutto fra coloro che hanno praticato, sperimentato e vissuto questa nuova forma di espressione.
Nasce in Svezia, probabilmente nel 1813, figlio di uno scalpellino che è anche ufficiale dell’esercito svedese; viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2278" class="wp-caption alignleft" style="width: 137px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-16.jpg"><img class="size-full wp-image-2278 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-16.jpg" alt="Oscar Gustave Rejlander" width="127" height="151" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a></p></div>
<p><a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/oscar-gustave-rejlander/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Oscar Gustave Rejlander">Oscar Gustave Rejlander</a> è stato uno dei personaggi più bizzarri e controversi fra quelli che hanno assistito in prima persona alla scoperta della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, ma soprattutto fra coloro che hanno praticato, sperimentato e vissuto questa nuova forma di espressione.</p>
<p>Nasce in Svezia, probabilmente nel 1813, figlio di uno scalpellino che è anche ufficiale dell’esercito svedese; viene a Roma per studiare arte e a partire dal 1840 si stabilisce nella città inglese di Lincoln.</p>
<p>Si avvicina alla neonata <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> durante la seconda metà degli anni Quaranta, in circostanze non del tutto chiarite, pare attraverso la conoscenza di uno degli assistenti di William Henry <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a>.</p>
<p>Ciò lo porta ad abbandonare progressivamente la pittura per dedicarsi alla nuova arte ed apre uno studio fotografico a Wolverhampton.</p>
<p>Nel corso dei primi anni Cinquanta apprende la tecnica del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a>, iniziando a produrre immagini ancora poco convenzionali per l’epoca, alcune di contenuto esplicitamente erotico, nelle quali sono ritratti anche ragazzi di strada e giovanissime prostitute.<span id="more-2275"></span></p>
<p>Nel 1855 partecipa con alcune fotografie all’Esposizione Universale di Parigi, ma la notorietà arriva nel 1857 con l’opera per la quale è più conosciuto, <em>The Two Ways of Life</em>.</p>
<p>Rejlander era stato uno dei primi a sperimentare la tecnica del fotomontaggio ed è appunto in tal modo che realizza questo suo lavoro, un’immagine di 30 x 16 pollici, (cm 76 x 40 circa), ottenuta dalla stampa di 32 diversi negativi; si tratta di una composizione chiaramente ispirata dal dipinto di Raffaello “La scuola di Atene”, nella quale vengono raffigurati due diversi modi di vita: da un lato la saggezza, la religione, l’operosità e la virtù, dall’altro il gioco d’azzardo, il vino, la dissolutezza e la sensualità.<a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-25.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2279" title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-25-300x297.jpg" alt="Foto 2" width="300" height="297" /></a></p>
<p>Viene esposta per la prima volta a Manchester ed ottiene da un lato grandi consensi, dall’altro grandi critiche, provocando anche nette divisioni nel mondo della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> ufficiale; è comunque apprezzata dalla regina Vittoria che ne acquista una copia da regalare al principe Alberto.</p>
<p>Nel 1860 realizza un altro fotomontaggio, non celebre quanto il primo, ma certamente singolare per la circostanza che lo determina e per lo spirito con cui Rejlander la affronta.</p>
<p>All’epoca un certo numero di inglesi pensa che sia il momento di muovere guerra alla Francia a causa della politica di Napoleone III nei confronti della Gran Bretagna: vengono formate allo scopo compagnie di volontari, composte in gran parte da persone non più giovanissime appartenenti alla media borghesia e al mondo delle professioni.</p>
<p>Rejlander è con loro (1st Wolverhampton Volunteer Company), anche perché è un ottimo tiratore, tanto che questa sua dote sarà celebrata sul <em>Wolverhampton Chronicle</em> del 20 novembre 1861, dove si racconta di una sua performance nel poligono di tiro di Wightwick sparando da una distanza di 250 yards.</p>
<div id="attachment_2280" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-33.jpg"><img class="size-full wp-image-2280 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-33.jpg" alt="Il fotografo Rejlander presenta il volontario Rejlander" width="300" height="269" /></a><p class="wp-caption-text">Il fotografo Rejlander presenta il volontario Rejlander</p></div>
<p>La situazione diventa naturalmente una <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, un autoritratto in fotomontaggio nel quale Rejlander il fotografo presenta Rejlander il volontario.</p>
<p>Nel 1862 si trasferisce nello studio londinese in Malden Road continuando a sperimentare doppie esposizioni, fotomontaggi, ritocchi ed elaborazioni diverse; è ormai molto esperto nella tecnica fotografica e realizza lavori ricercati che vende nelle librerie e nelle gallerie d’arte.</p>
<p>E’ in contatto con altri rappresentanti del mondo culturale inglese dell’epoca, come Charles Lutwidge Dodgson, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lewis Carroll, l’autore di<em> Alice nel paese delle meraviglie</em>, che oltre ad essere scrittore, pratica anche la <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> e che sarà a sua volta personaggio abbastanza controverso; è inoltre in rapporti di amicizia con la fotografa Julia Margaret Cameron, in compagnia della quale nel 1863 visita l’isola di Wight.</p>
<p>Consensi e critiche continuano ad accompagnare la sua attività ed egli non perde occasione per far parlare di sé: il suo studio è strutturato in maniera molto particolare, a forma di cono, con la macchina fotografica situata al vertice, nella parte più stretta.</p>
<div id="attachment_2282" class="wp-caption alignright" style="width: 225px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-42.jpg"><img class="size-medium wp-image-2282 " title="Foto 4" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-42-215x300.jpg" alt="Homeless (©1997 George Eastman House, Rochester, NY)" width="215" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Homeless (©1997 George Eastman House, Rochester, NY)</p></div>
<p>L’apparecchio fotografico è in ombra in modo che i suoi soggetti non ne siano condizionati e per misurare la luce del giorno e valutare i tempi di esposizione tiene nello studio un gatto: se gli occhi dell’animale sono fessure c’è luce per esposizioni brevi, se sono semiaperti bisogna allungare il tempo di posa, se sono aperti completamente è inutile tentare lo scatto perché la luce è troppo poca.</p>
<p>Non risultano altri casi documentati in cui un gatto venga usato come esposimetro e probabilmente si tratta di un aneddoto, ma la dice lunga sulle caratteristiche del personaggio.</p>
<p>Si dedica anche a riprese fotografiche ispirate da impegno sociale, realizzando servizi sulle miserevoli condizioni dei bambini di strada londinesi da cui provengono immagini divenute famose come “Homeless” o “Povero Joe”.</p>
<p>Sempre nel 1862 sposa Mary Bull, una sua modella di ventiquattro anni più giovane, che aveva fotografato fin dai tempi di Wolverhampton, quando la ragazza aveva 14 anni.</p>
<p>Nel 1872 alcune sue foto vengono utilizzate per illustrare il trattato di Charles Darwin “<em>The Expression of the Emotions in Man and Animals</em>”.</p>
<p>La sua attività però non gli ha reso molto da un punto di vista economico ed egli vive gli ultimi anni in condizioni di quasi povertà; nel 1874 si ammala gravemente e il 18 gennaio 1875 muore a Clapham, nei pressi di Londra.</p>
<p>Rimangono di lui alcuni album di stampe e alcune decine di negativi al collodio.</p>
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		<title>Richard Beard</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 20:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
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		<category><![CDATA[dagherrotipo]]></category>
		<category><![CDATA[Daguerre]]></category>
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		<category><![CDATA[John Frederick Goddard]]></category>
		<category><![CDATA[John Johnson]]></category>
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		<category><![CDATA[specchio concavo]]></category>
		<category><![CDATA[Wolcott & Johnson]]></category>

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		<description><![CDATA[Richard Beard nasce il 22/12 /1801 a East Stonehouse, vicino a Newton Abbott, Devon, Regno Unito.
Appartiene ad una famiglia dedita al commercio, settore di attività nel quale anch’egli si inserisce a partire dal 1830 come mercante di carbone.
Nel 1839 è preso dall’atmosfera di grande eccitazione creatasi a seguito dell’annuncio delle scoperte di Daguerre e Fox [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2212" class="wp-caption alignleft" style="width: 253px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-2212 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/05/Foto-11-243x300.jpg" alt="Richard Beard" width="243" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Richard Beard</p></div>
<p>Richard Beard nasce il 22/12 /1801 a East Stonehouse, vicino a Newton Abbott, Devon, Regno Unito.</p>
<p>Appartiene ad una famiglia dedita al commercio, settore di attività nel quale anch’egli si inserisce a partire dal 1830 come mercante di carbone.</p>
<p>Nel 1839 è preso dall’atmosfera di grande eccitazione creatasi a seguito dell’annuncio delle scoperte di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/daguerre/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Daguerre">Daguerre</a> e <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a> e nel 1840 viene contattato da William Carpmael, agente di brevetti che gli fa conoscere un americano, William S. Johnson.</p>
<p>Costui sta cercando di promuovere un apparecchio fotografico a nome di suo figlio John e di Alexander S. Wolcott, che hanno aperto nel mese di marzo il primo studio fotografico americano per la ripresa di dagherrotipi.</p>
<p>L’apparecchio ideato da Wolcott, che usa uno specchio concavo invece dell’obiettivo, non si dimostra particolarmente affidabile, ma la vicenda fa comprendere a Beard il potenziale commerciale della nuova scoperta e quindi stipula un accordo con Wolcott &amp; Johnson assicurandosi comunque il brevetto europeo sulla loro fotocamera.<span id="more-2211"></span></p>
<p>Nello stesso periodo entra in contatto anche con il chimico inglese John Frederick Goddard, che sta cercando di aumentare la sensibilità della lastra dagherrotipica, ed acquisisce la possibilità di avvalersi anche dei suoi risultati.</p>
<p>Il 23 marzo 1841 apre il suo primo studio fotografico a Londra, in Regent Street, acquistando da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/daguerre/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Daguerre">Daguerre</a> il diritto di usare il suo metodo per quanto riguarda “<em>England, Wales and the town of Berwick on Tweed, and in all Her Majesty’s Colonies and Plantations abroad</em>”, fatto che gli consente di esercitare di fatto una specie di monopolio su tutto il territorio britannico, dandogli anche il diritto di concedere licenze per l’apertura di studi fotografici.</p>
<p>Nel mese di giugno 1841 dichiara infatti di aver concesso autorizzazioni<em> “for Liverpool, Brighton, Bristol, Bath, Cheltenham and Plymouth”.</em></p>
<p>Il primo studio nella provincia inglese viene aperto a Plymouth il 31 luglio, il secondo a Bristol il 10 agosto e nel mese di settembre a Cheltenham e Liverpool.</p>
<p>Il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1892/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 2">2</a> ottobre Alfred Barber apre uno studio a Nottingham e le spese incontrate da questo fotografo per dare inizio all’attività (<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1850/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 1">1</a>.200 sterline) danno un’idea delle proporzioni del business messo in piedi da Beard: il costo per la licenza di Liverpool, che vale anche per un’area di dieci miglia tutto intorno alla città, viene fissato in <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/1892/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con 2">2</a>.500 sterline.</p>
<p>In breve tempo Beard avvia una serie di ateliers nella città di Londra investendo circa 20.000 sterline e valuta anche la possibilità di acquistare il diritto di usare il metodo di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a>, ma i due non raggiungono l’accordo.</p>
<p>Nel frattempo John Johnson è arrivato in Gran Bretagna ed opera come assistente e consulente di Beard, collaborando anche con Goddard, che nel frattempo è riuscito ad abbassare i tempi di esposizione della lastra dagherrotipica trattandola con vapori di bromo in aggiunta a quelli di iodio.</p>
<p>Nel novembre del 1842 lo stesso Johnson ottiene da Beard i diritti per utilizzare il metodo dagherrotipico nelle contee del Lancashire, Cheshire e Derbyshire ed assume anche il controllo della Photographic &amp; Daguerreotype Portrait Gallery che Beard possiede a Manchester.</p>
<p>Per quanto riguarda l’attività più propriamente fotografica di Beard, nonostante egli si autodefinisca “<em>photographic artist</em>” non vi sono chiare evidenze della sua produzione e alcuni dagherrotipi ancora esistenti che gli vengono attribuiti pare siano stati in buona parte realizzati da altri operatori.</p>
<p>La diffusione della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> e l’inevitabile nascita della concorrenza spingono Beard a difendere la sua condizione di monopolio con azioni legali contro altri fotografi, fra cui il francese Jean Francois Antoine Claudet, che ha acquistato la licenza del <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a> dallo stesso inventore (essendone stato anche un allievo) aprendo uno studio a Londra nel 1841; il contenzioso si conclude in favore di Claudet.</p>
<p>Si tratta di un buon numero di liti e denunce che però non hanno praticamente esito (contro Edward Josephs, Edward Holland, Robert Rankine Bake e William Chapple e il già citato Alfred Barber), la più nota delle quali è quella intentata contro John Egerton, Jeremiah Egerton e Charles Bates negli anni 1845-1849, azione al termine della quale Beard dichiara bancarotta.</p>
<p>Più che di un vero fallimento pare trattarsi di uno stratagemma commerciale, in quanto poi l’attività viene ripresa dal figlio.</p>
<p>L’abbandono della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> da parte di Beard è del 1860-61 quando parla nuovamente di se stesso come “commerciante di carbone”.</p>
<p>E’ uno dei personaggi singolari e controversi del periodo pionieristico della <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, uno che entra in contatto ed interagisce direttamente con i grandi protagonisti di quel periodo, stabilendo però con loro rapporti di tipo quasi esclusivamente commerciale.</p>
<p>Muore il 7 giugno 1885.</p>
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		<title>Alessandro Pavia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 14:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Eugène Sevaistre]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Secessione]]></category>
		<category><![CDATA[Gustave Le Gray]]></category>
		<category><![CDATA[Mathew Brady]]></category>
		<category><![CDATA[Pierre Petit]]></category>
		<category><![CDATA[Victor Laisné]]></category>

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		<description><![CDATA[La figura del fotografo genovese Alessandro Pavia (1824-1889) è una delle meno note, ma nel contempo una delle più curiose nel panorama fotografico del XIX secolo.
Possiede un atelier fotografico a Genova, in Borgo Lanieri (poi in Piazza Valoria) ed è un professionista di notevole valore soprattutto per quanto riguarda i trattamenti chimici del materiale sensibile: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2056" title="Foto_3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_3.jpg" alt="Foto_3" width="282" height="143" /></a>La figura del fotografo genovese Alessandro Pavia (1824-1889) è una delle meno note, ma nel contempo una delle più curiose nel panorama fotografico del XIX secolo.</p>
<p>Possiede un atelier fotografico a Genova, in Borgo Lanieri (poi in Piazza Valoria) ed è un professionista di notevole valore soprattutto per quanto riguarda i trattamenti chimici del materiale sensibile: nel suo studio dà anche lezioni di tecnica fotografica e vende fotocamere.</p>
<p>Vive in prima persona, nel 1860, l’epopea della spedizione dei Mille e concepisce l’idea di fotografare, uno per uno, tutti i partecipanti all’impresa, realizzando con i loro ritratti delle cartes de visite, il tipo di immagine brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi.</p>
<p>In previsione della partenza i Mille si radunano a Genova, da dove prendono il largo il 5 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto; è probabilmente in questo momento che il fotografo concepisce il suo progetto, ma non può evidentemente riprenderli in quell’occasione per evidenti motivi logistici e di tempo.</p>
<p>Per realizzare il suo intento inizia quindi un lavoro di ricerca che lo impegnerà per un lungo periodo, ben oltre lo spazio temporale durante il quale si svolgono le azioni militari e che, nel giro di circa sei anni, gli consentirà di completare il suo album.<span id="more-2052"></span></p>
<p>Una breve ma efficace descrizione del suo lavoro la troviamo in un giornale dell’epoca, il Caffaro, quotidiano dallo spiccato fervore risorgimentale, che gli dedica un articolo appassionato:<em> <a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2054" title="Foto_1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_1-266x300.jpg" alt="Foto_1" width="266" height="300" /></a></em></p>
<p><em>&#8230;Alessandro Pavia, un gran barbone nero, dall’aria battagliera, provvide a diffondere l’arte nel popolo, impiantandosi in Borgo Lanieri. Ma la gloria della sua vita fu d’aver fotografato uno per uno, tutti i Mille di Marsala. Quelli che non riuscì a ritrarre in persona, riprodusse da altre fotografie e quadri, e fu ben fiero il giorno in cui poté offrire un album, passabilmente completo, al Gran Duce dei Mille. Vedendo gli amici, per via, o di sera al caffé, la sua materia saliente era sempre: oggi ho fotografato due dei Mille, ovverossia tre, quattro e via dicendo &#8230;</em></p>
<p>Quando questa specie di “caccia al garibaldino” si conclude, nell’Album dei Mille sono radunate le immagini di tutti i partecipanti alla spedizione, in ordine alfabetico, da Abba Giuseppe Cesare a Zuzzi Enrico Matteo, fra cui una sola donna, Rosalia Montmasson di Annecy, moglie di Francesco Crispi.</p>
<p>Completato il lavoro egli offre il volume a Giuseppe Garibaldi e tenta anche di venderne qualche copia, nell’intento di recuperare un po’ del denaro speso nella sua realizzazione, ma il prezzo è troppo alto (400 lire) e la vendita si risolve in un fallimento.</p>
<div id="attachment_2055" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_2.jpg"><img class="size-full wp-image-2055  " title="Foto_2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/04/Foto_2.jpg" alt="Giuseppe Garibaldi ripreso da Pavia" width="200" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Giuseppe Garibaldi ripreso da Pavia</p></div>
<p>Realizza allora una specie di opuscolo pubblicitario di ventotto pagine, l’ <em>Indice completo dei Mille sbarcati a Marsala condotti dal prode Generale Giuseppe Garibaldi, eseguito da Alessandro Pavia</em> che contiene tre sole fotografie e viene venduto a una lira.</p>
<p>La copia donata a Garibaldi è conservata all´Archivio Comunale di Palermo; si apre con una foto del generale ripresa verso il 1865 e colorata a mano; l’Album avrà l’approvazione dello stesso Garibaldi, tanto che verrà utilizzato anche come vero e proprio documento durante lo svolgimento dell’iter amministrativo che determinerà l’adozione di provvedimenti legislativi (medaglia, pensione, &#8230; ) in favore dei partecipanti alla spedizione militare.</p>
<p>Pavia non fu l’unico fotografo attratto dal fascino dell’impresa, che fu seguita e documentata anche da altri, tra i quali vanno ricordati, per la loro notorietà in campo fotografico, i francesi Eugène Sevaistre, Victor Laisné, <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/gustave-le-gray/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Gustave Le Gray">Gustave Le Gray</a>, e <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/pierre-petit/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Pierre Petit">Pierre Petit</a>, autore del noto ritratto di Nino Bixio.</p>
<p>Parlando del lavoro di Pavia tornano alla mente le foto della Guerra di Secessione americana eseguite da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/mathew-brady/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Mathew Brady">Mathew Brady</a> e dai suoi fotografi, anche se gli intenti e soprattutto le modalità operative dei due differiscono totalmente.</p>
<p>Alessandro Pavia muore nel 1889; nel 2007 l’amministrazione comunale di Roma gli ha intitolato un giardino.</p>
<p>Il suo Album dei Mille è stato ripubblicato di recente.</p>
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		<title>Charles Marville</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 13:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Album du Vieux Paris]]></category>
		<category><![CDATA[Armand Guerinet]]></category>
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		<description><![CDATA[Il francese Charles Marville (1816-1879) si avvicina alla fotografia provenendo, come parecchi altri, dal mondo della pittura e soprattutto dell’incisione.
Non è certo il periodo in cui comincia a praticare la nuova forma di espressione, probabilmente nella seconda metà degli anni Quaranta del XIX secolo, dal momento che nel 1850 possiede già un’esperienza che gli consente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2021" class="wp-caption alignleft" style="width: 236px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-116.jpg"><img class="size-medium wp-image-2021 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-116-226x300.jpg" alt="Charles Marville" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Charles Marville</p></div>
<p>Il francese Charles Marville (1816-1879) si avvicina alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> provenendo, come parecchi altri, dal mondo della pittura e soprattutto dell’incisione.</p>
<p>Non è certo il periodo in cui comincia a praticare la nuova forma di espressione, probabilmente nella seconda metà degli anni Quaranta del XIX secolo, dal momento che nel 1850 possiede già un’esperienza che gli consente di ricevere un incarico ufficiale come fotografo dall’amministrazione parigina.</p>
<p>Gli viene infatti commissionata la documentazione fotografica di alcuni quartieri cittadini in vista dell’effettuazione di sostanziali interventi urbanistici.</p>
<p>Le sue prime immagini conosciute sono del 1851, ritratti e architettura, che vengono pubblicate da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/louis-desire-blanquart-evrard/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Louis Désiré Blanquart Evrard">Louis Désiré Blanquart Evrard</a>.</p>
<p>A partire da questo momento effettua una lunga serie di riprese della città di Parigi, immagini che costituiscono una preziosa testimonianza della situazione esistente in alcuni quartieri la cui urbanistica sarà profondamente modificata dal barone Haussmann col suo piano di modernizzazione della città.<span id="more-2018"></span></p>
<div id="attachment_2022" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-216.jpg"><img class="size-medium wp-image-2022 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-216-300x223.jpg" alt="Parigi, Rue de Constantine" width="300" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">Parigi, Rue de Constantine</p></div>
<p>Siamo nel periodo di transizione tra il negativo su carta e su lastra di vetro, tecniche entrambe utilizzate da Marville, con le quale ottiene positivi di notevole qualità; il lavoro di documentazione prosegue anche durante la fase della ricostruzione.</p>
<p>Marville lavora attivamente anche in collaborazione con molti architetti responsabili di progetti di restauro come Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc e Paul Abadie: sono sue alcune immagini degli interventi effettuati alla Sainte-Chapelle, a Notre-Dame o alla cattedrale di Moulins.</p>
<p>Nel 1858 documenta pure le trasformazioni al Bois de Boulogne e al teatro dell’Opera e gli viene commissionata dal Museo del Louvre la riproduzione fotografica di numerose opere d’arte.</p>
<div id="attachment_2023" class="wp-caption alignleft" style="width: 289px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-311.jpg"><img class="size-medium wp-image-2023 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-311-279x300.jpg" alt="Parigi, Rue des Bourdonnais nel 1858" width="279" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Parigi, Rue des Bourdonnais nel 1858</p></div>
<p>Nonostante questa attività egli rimane fuori dai circoli fotografici parigini e non è molto considerato dai suoi contemporanei; nel 1862 gli viene assegnato il riconoscimento di “Fotografo della città di Parigi” e nel 1865 il suo lavoro di documentazione viene riunita nella corposa raccolta <em>Album du Vieux Paris.</em></p>
<p>I negativi di Marville relativi a questo album sono conservati nella loro interezza dalla Biblioteca Storica della Città di Parigi e presso l&#8217;archivio fotografico della “Médiathèque de l&#8217;architecture et du patrimoine”, dove sono custodite anche un gran numero di vedute riprese nel corso degli anni 1850-1870 ad Amiens, Bourges, Chartres, Laon, Moulins, Parigi, Rouen, Saint-Germain-en-Laye e Strasburgo.</p>
<p>Dopo il 1870 di Marville si perdono le tracce e non è certa nemmeno la data della sua morte.</p>
<p>Sul finire del secolo il suo studio viene rilevato da Armand Guerinet.</p>
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		<title>Alphonse Bernoud</title>
		<link>http://www.storiadellafotografia.it/2010/03/22/alphonse-bernoud/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[L’immagine stereoscopica]]></category>
		<category><![CDATA[1841]]></category>
		<category><![CDATA[albumina]]></category>
		<category><![CDATA[Alphonse Bernoud]]></category>
		<category><![CDATA[collodio secco]]></category>
		<category><![CDATA[collodio umido]]></category>
		<category><![CDATA[dagherrotipo]]></category>
		<category><![CDATA[Daguerre]]></category>
		<category><![CDATA[foto stereoscopica]]></category>
		<category><![CDATA[Fox Talbot]]></category>

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		<description><![CDATA[Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1988" class="wp-caption alignleft" style="width: 239px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-1.png"><img class="size-medium wp-image-1988 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-1-229x300.png" alt="Alphonse Bernoud" width="229" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alphonse Bernoud</p></div>
<p>Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.</p>
<p>Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.</p>
<p>E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a> eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.</p>
<p>Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere<em> … de passage in cette ville pour quelque temp … </em>e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/daguerre/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Daguerre">Daguerre</a>, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.</p>
<p>Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano.<span id="more-1984"></span></p>
<p>A Genova per un certo periodo ha un socio, Lossier, del quale successivamente si perdono le tracce; pubblicizza la propria attività non solo come operatore, ma anche come insegnante di <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a> ed incontra evidentemente un discreto successo dal momento che a partire dal 1850, nel giro di pochi anni apre altri studi a Napoli (Boschetto della Villa Reale), a Firenze (Piazza S. Maria in Campo 434) e a Livorno (Via Vittorio Emanuele 71).</p>
<div id="attachment_1989" class="wp-caption alignright" style="width: 254px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-213.jpg"><img class="size-medium wp-image-1989 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-213-244x300.jpg" alt="Il verso di una sua fotografia" width="244" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il verso di una sua <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a></p></div>
<p>Quando abbandona Genova lascia lo studio in gestione ad un suo allievo, Carlo Molino, il quale però non avrà in seguito grande fortuna; Bernoud è il classico fotografo itinerante, un ambulante di lusso, che gestisce sale di posa in diverse sedi attraverso operatori che lavorano per lui con metodi di ripresa standardizzati, realizzando soprattutto ritratti di membri di famiglie nobili e borghesi.</p>
<p>Il suo inserimento negli alti ranghi della società italiana è testimoniato dal fatto che si presenta come <em>“Photographe de S.M. le Roi et de S.A.R. le Prince de Carignan”</em> mentre la sua abilità di fotografo gli vale riconoscimenti alle esposizioni parigine del 1855, 1857 e 1867.</p>
<p>Esegue ritratti anche presso la corte di Napoli e la sua fama è legata a fotografie molto curate sia dal punto di vista compositivo che qualitativo; il suo successo è tale che viene nominato fotografo ufficiale di corte ed ha occasione di effettuare belle riprese di navi per conto della Marina Militare borbonica.</p>
<p>E’ anche noto ed apprezzato per le foto eseguite ad animali.</p>
<p>Nel 1857 viene inviato in Basilicata, nelle zone colpite dal disastroso terremoto, ed è l’unico a documentare questa tragedia e in particolare la distruzione pressoché totale del paese di Montemurro.</p>
<p>E’ un fotografo molto attento all’evoluzione tecnica: al contrario di altri abbandona il <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/dagherrotipo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con dagherrotipo">dagherrotipo</a> non appena il nuovo procedimento negativo-positivo introdotto da <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fox-talbot/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con Fox Talbot">Fox Talbot</a> è in grado di fornire immagini di livello elevato, passando prima alle lastre al <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-umido/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio umido">collodio umido</a> e poi a quelle al <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/collodio-secco/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con collodio secco">collodio secco</a>.</p>
<div id="attachment_1990" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-39.jpg"><img class="size-medium wp-image-1990 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-39-300x147.jpg" alt="Ferrovia Bologna-Pistoia: il viadotto di S. Mommé (Collezione Angela Querci - Piteccio)" width="300" height="147" /></a><p class="wp-caption-text">Ferrovia Bologna-Pistoia: il viadotto di S. Mommé (Collezione Angela Querci - Piteccio)</p></div>
<p>Si dimostra subito padrone di queste tecniche producendo negativi su lastra di vetro dai quali vengono ottenute stampe all’<a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/albumina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con albumina">albumina</a> di qualità eccellente, ancora oggi in perfetto stato di conservazione.</p>
<p>La maggioranza della sua produzione è costituita da ritratti, ma esegue anche riprese di panorami e di monumenti, dedicandosi pure alla foto stereoscopica; con questa tecnica il 30 giugno 1859 realizza alcune immagini dei cantieri della costruenda linea ferroviaria Bologna &#8211; Pistoia ubicati nel tratto appenninico, da Pracchia a Pistoia, quello più spettacolare dal punto di vista ingegneristico, dove la linea corre tra viadotti e gallerie per superare il dislivello altimetrico esistente tra il punto di valico (m 617,5 s.l.m.) e la piana di Pistoia.</p>
<p>E’ attivo per molti anni soprattutto tra Firenze e Napoli, città dove apre probabilmente anche più di uno studio, dal momento che ai recapiti precedentemente citati si aggiungono anche quelli di Via dell’Orivolo 51 a Firenze e di Toledo 256, Palazzo Berio, a Napoli; le sue ultime immagini italiane documentano l’eruzione del Vesuvio del 1872.</p>
<p>Successivamente fa ritorno a Lione continuando a dedicarsi al ritratto fino al 1886.</p>
<p>Muore nel 1889.</p>
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		<title>L’atelier Reutlinger</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[1850]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Reutlinger]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.
Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1904" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-14.jpg"><img class="size-medium wp-image-1904 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-14-254x300.jpg" alt="Charles Reutlinger" width="254" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Charles Reutlinger</p></div>
<p>Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.</p>
<p>Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione classicheggiante, tappeti, arazzi, scalinate.</p>
<p>Non a caso diventa uno degli studi specializzati in fotografie di artisti e persone di spettacolo, soprattutto attrici, ballerine e cantanti d’opera; frequentano l’atelier anche eleganti signore, principalmente in virtù della capacità del fotografo di far apparire nella giusta luce ed evidenza gli abiti e le acconciature.</p>
<div id="attachment_1905" class="wp-caption alignright" style="width: 208px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-25.jpg"><img class="size-medium wp-image-1905 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-25-198x300.jpg" alt="Foto 2" width="198" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L’attrice Lili Pinson</p></div>
<p>In alcuni casi è lo studio che richiede come modelle donne affascinanti disposte a farsi fotografare, che vengono trovate alle Folies Bèrgeres, alla Comedie Français o all’Opera Bouffe; passano per l’atelier Reutlinger anche rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte, compositori e uomini politici.</p>
<p>Fra i ritratti più conosciuti eseguiti negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo troviamo quelli di Giuseppe Verdi e di un gran numero di famose soprano, quali Adelina Patti, Nellie Melba, Lina Cavalieri, Sigrid Arnoldson e altre.</p>
<p>Nel 1880 Charles Reutlinger cede l’attività al fratello Emile che nel 1883 associa a sé anche il figlio Léopold Emile, nato nel 1863 in Perù, che rientra a Parigi proprio per aiutare il padre nella conduzione dell’atelier fotografico.</p>
<p>Léopold Emile porta avanti da solo lo studio a partire dal 1890, dando progressivamente all’attività un taglio di tipo più commerciale; continua comunque a preferire i ritratti di persone note, attori e attrici, ballerine, cantanti e stelle del teatro, le cui immagini però sono prodotte soprattutto in funzione della vendita al vasto pubblico degli ammiratori e dei collezionisti.<span id="more-1902"></span></p>
<div id="attachment_1906" class="wp-caption alignleft" style="width: 193px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-32.jpg"><img class="size-medium wp-image-1906 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-32-183x300.jpg" alt="L’attrice Sophie Croisette" width="183" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L’attrice Sophie Croisette</p></div>
<p>E’ uno dei primi a pubblicizzare il proprio studio su giornali e riviste, fatto che gli consente di allargare il giro di affari e soprattutto la notorietà, fino a fargli raggiungere in questo settore uno straordinario successo.</p>
<p>Allestisce anche mostre fotografiche e pubblica regolarmente immagini su riviste di successo, essendo per questo tenuto molto in considerazione da parte degli operatori dei settori della moda e dello spettacolo.</p>
<p>Il business e la popolarità di Léopold Emile Reutlinger raggiungono l’apice nei primi decenni del Novecento fino a quando, nel 1930, egli perde un occhio per un incidente occorsogli a causa del tappo di una bottiglia di champagne, avvenimento che lo costringe ad abbandonare l’attività.</p>
<p>Muore a Parigi il 16 marzo 1937.</p>
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		<title>La fotografia subacquea: Louis Boutan</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Assanti</dc:creator>
				<category><![CDATA[I fotografi]]></category>
		<category><![CDATA[I pionieri]]></category>
		<category><![CDATA[1892]]></category>
		<category><![CDATA[Boutan]]></category>
		<category><![CDATA[foto subacquea]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Sleicher]]></category>

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		<description><![CDATA[Il pioniere della foto subacquea è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).
In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.
Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1887" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-12.jpg"><img class="size-medium wp-image-1887 " title="Foto 1" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-12-248x300.jpg" alt="Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee</p></div>
<p>Il pioniere della foto subacquea è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).</p>
<p>In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.</p>
<p>Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory Arago a Banyuls sur Mer e dal 1886 inizia a cimentarsi in immersioni subacquee; nello stesso periodo consegue il dottorato in scienze presso l’Università di Parigi.</p>
<p>Dal momento che si dedica anche alla <a href="http://www.storiadellafotografia.it/tag/fotografia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag nofollow" title="Post marcati con fotografia">fotografia</a>, nel 1892 ha l’idea di riprendere la vita sottomarina e, con l’aiuto del fratello Augusto, progetta e costruisce una scatola sigillata in grado di contenere una fotocamera di tipo “detective” in grado di utilizzare lastre di vetro di formato 9 x 12 cm.</p>
<p>Con questa attrezzatura riesce a riprendere alcuni immagini, portandosi, abbigliato da palombaro, a profondità che arrivano all’incirca ad una decina di metri.<span id="more-1883"></span></p>
<div id="attachment_1888" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-23.jpg"><img class="size-medium wp-image-1888 " title="Foto 2" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-23-300x195.jpg" alt="Un disegno esemplificativo della tecnica usata" width="300" height="195" /></a><p class="wp-caption-text">Un disegno esemplificativo della tecnica usata</p></div>
<p>Visti i primi positivi risultati si fa costruire un apparecchio fotografico anfibio di ragguardevoli dimensioni, in grado di ospitare lastre di formato 18 x 24 cm e dotato di un obiettivo ancora più luminoso di quelli usati all’epoca per riprendere foto istantanee; ciò naturalmente al fine di ovviare alla progressiva mancanza di luce conseguente alla discesa sott’acqua.</p>
<div id="attachment_1889" class="wp-caption alignleft" style="width: 172px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-31.jpg"><img class="size-medium wp-image-1889 " title="Foto 3" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-31-162x300.jpg" alt="Boutan con la sua fotocamera subacquea" width="162" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Boutan con la sua fotocamera subacquea</p></div>
<p>Arrivato ad una certa profondità però la luce naturale diventa comunque insufficiente e allora egli pensa ad un illuminatore artificiale.</p>
<p>Viene quindi realizzata un’attrezzatura simile ad un flash, costituita da un filamento di magnesio che brucia in un’ampolla di vetro piena di ossigeno sotto pressione per un tempo inferiore ad un secondo, tempo che diventa la lunghezza della posa per la ripresa fotografica; l’accensione viene provocata mediante il passaggio di corrente elettrica.</p>
<p>Successivamente questa attrezzatura sarà telecomandata mediante l’uso di un elettromagnete e ciò consentirà a Boutan di riprendere vere e proprie istantanee a circa 50 m di profondità.</p>
<p>Nel 1900 pubblica presso l’editore Sleicher  di Parigi il volume “La Photographie sous marine et les progrès de la photographie”.</p>
<p>Viene chiamato in Indocina e al suo ritorno, nel 1906, inizia a tenere delle lezioni presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Bordeaux; nel 1915, sempre in collaborazione col fratello, sviluppa il progetto di una fotocamera subacquea per l’esercito.</p>
<div id="attachment_1890" class="wp-caption alignright" style="width: 262px"><a class="single" href="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-4.jpg"><img class="size-medium wp-image-1890 " title="Foto 4" src="http://www.storiadellafotografia.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-4-252x300.jpg" alt="Louis Marie Auguste Boutan" width="252" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Louis Marie Auguste Boutan</p></div>
<p>Diventa in seguito direttore del Laboratorio di Zoologia di Arcachon e Ispettore della Pesca, ruolo che mantiene fino al ritiro dall’attività lavorativa.</p>
<p>E’ stato anche un prolifico autore di testi scientifici: oltre a numerose pubblicazioni per studenti  rimangono di lui due monografie e oltre duecento articoli di carattere scientifico.</p>
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