Archivio per la categoria "I fotografi"

The Two Ways of Life (©  The Royal Photographic Society, Bath, England)

The Two Ways of Life (© The Royal Photographic Society, Bath, England)

L’avvenimento più ragguardevole che caratterizza la “Manchester Art Treasures Exhibition” del 1857 è la presentazione di un’immagine fotografica del tutto particolare realizzata da Oscar Gustave Rejlander.

Si tratta di un’opera di grande formato (30 x 16 inch, cioè 76 x 40,5 cm circa) che da un punto di vista tecnico è costruita in sede di stampa mediante il fotomontaggio di trentadue diversi negativi.

Rejlander è un pioniere di questo tipo di procedimento, che è ancora praticamente sconosciuto e presenta rilevanti difficoltà realizzative, tanto che sono state necessarie sei settimane di lavoro per portare a compimento la composizione.

Per quanto riguarda il contenuto si tratta di un’opera allegorica che appare ispirata dal dipinto di Raffaello “La scuola di Atene”: mentre nell’opera pittorica sono rappresentate la scienza e la filosofia, nella fotografia viene mostrata la contrapposizione tra due modi di vivere. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1857, fotomontaggio, Oscar Gustave Rejlander, The Two Ways of Life

Oscar Gustave Rejlander è stato uno dei personaggi più bizzarri e controversi fra quelli che hanno assistito in prima persona alla scoperta della fotografia, ma soprattutto fra coloro che hanno praticato, sperimentato e vissuto questa nuova forma di espressione.

Nasce in Svezia, probabilmente nel 1813, figlio di uno scalpellino che è anche ufficiale dell’esercito svedese; viene a Roma per studiare arte e a partire dal 1840 si stabilisce nella città inglese di Lincoln.

Si avvicina alla neonata fotografia durante la seconda metà degli anni Quaranta, in circostanze non del tutto chiarite, pare attraverso la conoscenza di uno degli assistenti di William Henry Fox Talbot.

Ciò lo porta ad abbandonare progressivamente la pittura per dedicarsi alla nuova arte ed apre uno studio fotografico a Wolverhampton.

Nel corso dei primi anni Cinquanta apprende la tecnica del collodio umido, iniziando a produrre immagini ancora poco convenzionali per l’epoca, alcune di contenuto esplicitamente erotico, nelle quali sono ritratti anche ragazzi di strada e giovanissime prostitute. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1850, Charles Darwin, Charles Lutwidge Dodgson, collodio umido, Julia Margaret Cameron, Lewis Carroll, Oscar Gustave Rejlander, regina Vittoria, The Two Ways of Life, William Henry Fox Talbot
Richard Beard

Richard Beard

Richard Beard nasce il 22/12 /1801 a East Stonehouse, vicino a Newton Abbott, Devon, Regno Unito.

Appartiene ad una famiglia dedita al commercio, settore di attività nel quale anch’egli si inserisce a partire dal 1830 come mercante di carbone.

Nel 1839 è preso dall’atmosfera di grande eccitazione creatasi a seguito dell’annuncio delle scoperte di Daguerre e Fox Talbot e nel 1840 viene contattato da William Carpmael, agente di brevetti che gli fa conoscere un americano, William S. Johnson.

Costui sta cercando di promuovere un apparecchio fotografico a nome di suo figlio John e di Alexander S. Wolcott, che hanno aperto nel mese di marzo il primo studio fotografico americano per la ripresa di dagherrotipi.

L’apparecchio ideato da Wolcott, che usa uno specchio concavo invece dell’obiettivo, non si dimostra particolarmente affidabile, ma la vicenda fa comprendere a Beard il potenziale commerciale della nuova scoperta e quindi stipula un accordo con Wolcott & Johnson assicurandosi comunque il brevetto europeo sulla loro fotocamera. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1841, dagherrotipo, Daguerre, Fox Talbot, Jean Francois Antoine Claudet, John Frederick Goddard, John Johnson, Richard Beard, specchio concavo, Wolcott & Johnson

Foto_3La figura del fotografo genovese Alessandro Pavia (1824-1889) è una delle meno note, ma nel contempo una delle più curiose nel panorama fotografico del XIX secolo.

Possiede un atelier fotografico a Genova, in Borgo Lanieri (poi in Piazza Valoria) ed è un professionista di notevole valore soprattutto per quanto riguarda i trattamenti chimici del materiale sensibile: nel suo studio dà anche lezioni di tecnica fotografica e vende fotocamere.

Vive in prima persona, nel 1860, l’epopea della spedizione dei Mille e concepisce l’idea di fotografare, uno per uno, tutti i partecipanti all’impresa, realizzando con i loro ritratti delle cartes de visite, il tipo di immagine brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi.

In previsione della partenza i Mille si radunano a Genova, da dove prendono il largo il 5 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto; è probabilmente in questo momento che il fotografo concepisce il suo progetto, ma non può evidentemente riprenderli in quell’occasione per evidenti motivi logistici e di tempo.

Per realizzare il suo intento inizia quindi un lavoro di ricerca che lo impegnerà per un lungo periodo, ben oltre lo spazio temporale durante il quale si svolgono le azioni militari e che, nel giro di circa sei anni, gli consentirà di completare il suo album. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1850, Eugène Sevaistre, Guerra di Secessione, Gustave Le Gray, Mathew Brady, Pierre Petit, Victor Laisné
Charles Marville

Charles Marville

Il francese Charles Marville (1816-1879) si avvicina alla fotografia provenendo, come parecchi altri, dal mondo della pittura e soprattutto dell’incisione.

Non è certo il periodo in cui comincia a praticare la nuova forma di espressione, probabilmente nella seconda metà degli anni Quaranta del XIX secolo, dal momento che nel 1850 possiede già un’esperienza che gli consente di ricevere un incarico ufficiale come fotografo dall’amministrazione parigina.

Gli viene infatti commissionata la documentazione fotografica di alcuni quartieri cittadini in vista dell’effettuazione di sostanziali interventi urbanistici.

Le sue prime immagini conosciute sono del 1851, ritratti e architettura, che vengono pubblicate da Louis Désiré Blanquart Evrard.

A partire da questo momento effettua una lunga serie di riprese della città di Parigi, immagini che costituiscono una preziosa testimonianza della situazione esistente in alcuni quartieri la cui urbanistica sarà profondamente modificata dal barone Haussmann col suo piano di modernizzazione della città. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1850, Album du Vieux Paris, Armand Guerinet, Charles Marville, Louis Désiré Blanquart Evrard

Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.

Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.

E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.

Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.

Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox Talbot
Charles Reutlinger

Charles Reutlinger

Lo studio fotografico parigino Reutlinger è stato uno fra i più famosi e longevi di sempre.

Viene fondato nel 1850 dal francese di origini tedesche Charles Reutlinger; si caratterizza ben presto per la ricchezza e l’eleganza dei suoi fondali e dei suoi allestimenti scenografici, dei quali fanno parte arredi quali alberi di palme, colonne di ispirazione classicheggiante, tappeti, arazzi, scalinate.

Non a caso diventa uno degli studi specializzati in fotografie di artisti e persone di spettacolo, soprattutto attrici, ballerine e cantanti d’opera; frequentano l’atelier anche eleganti signore, principalmente in virtù della capacità del fotografo di far apparire nella giusta luce ed evidenza gli abiti e le acconciature.

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L’attrice Lili Pinson

In alcuni casi è lo studio che richiede come modelle donne affascinanti disposte a farsi fotografare, che vengono trovate alle Folies Bèrgeres, alla Comedie Français o all’Opera Bouffe; passano per l’atelier Reutlinger anche rappresentanti del mondo della cultura e dell’arte, compositori e uomini politici.

Fra i ritratti più conosciuti eseguiti negli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo troviamo quelli di Giuseppe Verdi e di un gran numero di famose soprano, quali Adelina Patti, Nellie Melba, Lina Cavalieri, Sigrid Arnoldson e altre.

Nel 1880 Charles Reutlinger cede l’attività al fratello Emile che nel 1883 associa a sé anche il figlio Léopold Emile, nato nel 1863 in Perù, che rientra a Parigi proprio per aiutare il padre nella conduzione dell’atelier fotografico.

Léopold Emile porta avanti da solo lo studio a partire dal 1890, dando progressivamente all’attività un taglio di tipo più commerciale; continua comunque a preferire i ritratti di persone note, attori e attrici, ballerine, cantanti e stelle del teatro, le cui immagini però sono prodotte soprattutto in funzione della vendita al vasto pubblico degli ammiratori e dei collezionisti. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1850, Charles Reutlinger, Giuseppe Verdi
Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee

Boutan ripreso in una delle prime foto subacquee

Il pioniere della foto subacquea è il biologo francese Louis Marie Auguste Boutan (1859 – 1934).

In gioventù segue studi di biologia e storia naturale e nel 1880 fa parte della delegazione francese all’Esposizione Universale tenutasi in quell’anno a Melbourne.

Dal 1884 per sei anni si dedica a ricerche sulla biologia marina presso il Marine Biological Laboratory Arago a Banyuls sur Mer e dal 1886 inizia a cimentarsi in immersioni subacquee; nello stesso periodo consegue il dottorato in scienze presso l’Università di Parigi.

Dal momento che si dedica anche alla fotografia, nel 1892 ha l’idea di riprendere la vita sottomarina e, con l’aiuto del fratello Augusto, progetta e costruisce una scatola sigillata in grado di contenere una fotocamera di tipo “detective” in grado di utilizzare lastre di vetro di formato 9 x 12 cm.

Con questa attrezzatura riesce a riprendere alcuni immagini, portandosi, abbigliato da palombaro, a profondità che arrivano all’incirca ad una decina di metri. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1892, Boutan, foto subacquea, fotografia, Sleicher
ean Francois Antoine Claudet nel 1860

Jean Francois Antoine Claudet nel 1860

Jean Francois Antoine Claudet nasce a Lyon, in Francia nel 1797.

Si avvicina alla fotografia nel momento stesso della sua scoperta in quanto è uno degli allievi di Louis Jacques Mande Daguerre.

Dal momento che vive in Inghilterra e possiede un’attività commerciale nel settore ottico, oltre ad apprendere dallo stesso inventore i dettagli operativi per produrre dagherrotipi, acquista da Daguerre anche la licenza per esercitare la nuova arte oltre Manica.

Già nel 1841 apre uno studio a Londra provocando perfino la reazione di Richard Beard, altro pioniere inglese del dagherrotipo, reazione sfociata in un contenzioso legale che si conclude in suo favore.

L’attività è chiaramente molto redditizia, tanto che alla prima sede situata in Adelaide Gallery verranno successivamente affiancati altri due studi in Regent’s Park e in Regent Street, quest’ultimo chiamato “Temple of Photography”.

Già nel 1842 egli viene in contatto anche con l’altro padre della fotografia, William Henry Fox Talbot, che lo persuade a sperimentare anche il suo calotipo.

Dopo un periodo di prove con quest’ultimo metodo Claudet dichiara però di preferire il procedimento dagherrotipico, che in quel momento è ancora effettivamente superiore dal punto di vista qualitativo: scrive infatti allo stesso Talbot che …I say the Daguerreotype gives images more delicate, finer and of greater perfection than the Talbotype … Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1839, calotipo, dagherrotipo, David Brewster, foto stereoscopica, Jean Francois Antoine Claudet, Louis Jacques Mandé Daguerre, Petzval, Richard Beard, Royal Society, William Henry Fox Talbot
Sarah Bernhard

Sarah Bernhard

Tanto è stato scritto sui ritratti di Nadar, soprattutto su quelli eseguiti alle “personalità” del suo tempo, soprattutto alle personaltà intellettuali che egli, per primo, con una intuizione che già era insita nei disegni del Pantheon Nadar, vuole rendere fruibili e accessibili ad un pubblico il più vasto possibile.

Nel 1999 fu organizzata una mostra dal Paul Getty Museum dal titolo “Nadar/Warhol: Paris/New York” nella quale veniva accostato il lavoro di Nadar a quello di Andy Warhol, due grandi fotografi, così distanti nel tempo, ma così vicini nel modo di sentire la fotografia anche come un mezzo per raccontare la notorietà, la fama, la capacità creativa, lo spessore intellettuale: Sarah Bernhardth, Gioacchino Rossini, Victor Hugo accanto a Marilyn Monroe, Mick Jagger, Truman Capote.

Charles Baudelaire

Charles Baudelaire

Nadar è un narratore della celebrità, un narratore che però della celebrità è stato capace di rendere, forse più di qualsiasi altro, sia il fascino e il mistero che l’autenticità espressiva.

La migliore descrizione del suo lavoro è probabilmente quella fatta da lui stesso con le parole pronunciate all’udienza del 12 marzo 1857 presso la Corte Imperiale di Parigi durante il processo di rivendicazione della proprietà esclusiva dello pseudonimo Nadar, nel pieno della tensione emotiva verso il nuovo mezzo artistico, all’inizio del periodo più creativo:

Cléo de Mérode

Cléo de Mérode

Il Maresciallo Francisco Serrano

Il Maresciallo Francisco Serrano

A ogni passo potete veder fotografare un pittore che non ha mai dipinto, un tenore senza scritture; e, lo dico sul serio, del vostro cocchiere come del vostro portinaio m’impegno a fare in una sola lezione altri due operatori fotografici. … la teoria fotografica si impara in un’ora; le prime nozioni pratiche in un giorno … quello che non si impara … è il senso della luce … è la valutazione artistica degli effetti prodotti dalle luci diverse e combinate … quello che s’impara ancora meno, è l’intelligenza morale del tuo soggetto, è quell’intuizione che ti mette in comunicazione col modello, te lo fa giudicare, ti guida verso le sue abitudini, le sue idee, il suo carattere, e ti permette di ottenere, non già banalmente e a caso, una riproduzione plastica qualsiasi, alla portata dell’ultimo inserviente di laboratorio, bensì la somiglianza più familiare e più favorevole, la somiglianza intima. Leggi il resto di quest’articolo »

Tags: 1853, fotografia, Nadar, ritratti
 
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