Univex (Universal Camera Corporation)

 

Questa azienda statunitense viene fondata il 26 gennaio 1933 a New York da Otto Wolff Githens, un ex agente di una società di prestiti, e da Jacob J. Shapiro, funzionario di una società di assicurazioni per taxi. L’intento è quello di produrre apparecchi fotografici alla portata di chiunque, sia per quanto riguarda la facilità di utilizzazione, ma soprattutto per il prezzo di vendita molto abbordabile. In relazione a ciò, già all’atto della fondazione, i due soci si ripromettono di costruire in un anno un numero di apparecchi così elevato da superare la produzione di qualsiasi altra azienda del settore a livello mondiale. Il primo apparecchio, la Univex Model A, appare nello stesso anno 1933: è costruita in materiale plastico, presenta un design molto essenziale ed utilizza un rullino di pellicola dedicato. La particolarità che fa di questa fotocamera un caso alquanto singolare è l’incredibile costo di soli 39 centesimi di dollaro, mentre l’importo del rullino di pellicola è di 10 centesimi. La pellicola, codificata come “tipo 00” viene prodotta in Belgio dalla Gevaert, è stata chiamata Univex Ultrachrome e da un rullino si ottengono sei fotogrammi delle dimensioni di 1⅛ x 1½ inch, cioè 38 x 28 mm.

Foglietto illustrativo della pellicola Univex Ultrachrome

Il successo è strabiliante: in tre anni vengono venduti 3.000.000 di apparecchi e in cinque anni 22.000.000 di rullini. Nello stesso anno 1933 è prodotta anche la versione “Century of Progress”, mentre nell’anno successivo appare la Duovex, altro apparecchio particolare, in quanto due esemplari possono essere assemblati e attraverso un dorso adattatore unificante consente di effettuare riprese stereo. Da questo momento la produzione si allarga verso nuovi modelli, sia di tipo folding che compatti a mirino galileiano. Due appaiono già nel 1935 (Norton Univex e Univex AF), cinque nel 1936 (Hollywood, Univex AF-2, Univex AF-3, Girl Scout Model AF Univex, GB1936 Toppers Club Convention). Si tratta di apparecchi molto semplici, che si assomigliano moltissimo l’un l’altro e che si differenziano più che altro per l’aspetto esteriore, essendo contraddistinti da disegni e/o colori particolari; in certi casi sono anche dedicati a determinate categorie di acquirenti, come la Girl Scout o la Toppers Club Convention, che porta sul frontale una sorta di logo costituito da un bastone ed un cilindro. Nel settembre del 1936 vengono prodotti anche la cinepresa A-8 e il proiettore P-8, venduti rispettivamente a 10 e 15 dollari, apparecchiature per le quali la Gevaert produce il film Univex Single-8; anche in questo caso il successo è tale che nel periodo natalizio la produzione non riesce a soddisfare le richieste del mercato. Nel 1938 appaiono ben nove modelli base, più alcune varianti. Arriva sul mercato anche quella che forse è la fotocamera più nota prodotta da questa azienda, la Mercury, una compatta a mirino galileiano la cui caratteristica più evidente è una curiosa gobba nella quale è alloggiato l’otturatore rotante; l’esordio avviene con il Model CC e con il Model CC-1500, quest’ultimo dotato del tempo di scatto di 1/1500 di secondo.

Pubblicità delle fotocamere Univex

Altri apparecchi di quell’anno sono la Aristocrat, due tipi di Corsair, la Iris (normale e deluxe), la Univex AF-4 e AF-5. Nel frattempo sono stati messi in produzione anche svariati accessori, un flash, un regolo calcolatore dell’esposizione, un telemetro aggiuntivo e altre attrezzature di supporto all’uso degli apparecchi. Il successo dell’azienda continua senza problemi tanto che sul finire del 1938 sono stati venduti 250.000 apparecchi fotografici e 175.000 proiettori. Esiste anche una specie di filiale spagnola della Univex, che produce apparecchi molto simili e che utilizza il marchio UniveX per le proprie fotocamere al fine di sfruttarne la notorietà sul mercato; si tratta della Casa Univex, Empresa Enrique Wiese ed è ubicata a Barcellona. Dal 1939 vengono costruite anche una sorta di biottica, la Twinflex, e un apparecchio in alluminio del tipo a mirino galileiano, la Zenith, che utilizzano entrambe la solita pellicola Univex Ultrachrome. Lo scoppio della seconda guerra mondiale interrompe improvvisamente la fornitura di materiale sensibile dal Belgio agli Stati Uniti e nel volgere di pochi mesi la Univex va incontro al fallimento. Viene introdotta la produzione della pellicola in proprio, ma è grazie all’entrata in guerra degli Stati Uniti che l’azienda ottiene commesse governative per la produzione di binocoli e altra strumentazione ottica, così che alla fine della guerra vanta un credito di circa 6.000.000 di dollari nei confronti del governo. L’attività può quindi riprendere, si tenta il restyling di vecchi progetti, anche le ottiche sono prodotte in proprio, ma il momento magico del mercato anteguerra è tramontato e la crisi degli anni 1948-49 determina una nuova situazione di difficoltà economica. Viene costruito l’apparecchio Roamer in tre versioni, la biottica Uniflex in due diversi allestimenti ed appare il modello più noto di questo periodo, la Mercury II. I prezzi sono però triplicati rispetto all’anteguerra, la generale situazione di difficoltà e anche alcuni investimenti sbagliati su prodotti che non hanno fortuna come la cinepresa Minute 16, determinano la definitiva bancarotta dell’aprile 1952. L’ultimo prodotto è una fotocamera stereo che utilizza pellicola 35 mm, la Stere-All. La Universal Camera Corporation non è mai riuscita a guadagnarsi particolare rispetto da parte delle altre aziende del settore, perché la sua spregiudicatezza commerciale è stata spesso considerata ai limiti della correttezza e della legalità. Di certo ha prodotto apparecchi fotografici molto particolari ed insoliti: di alcuni di essi si parlerà più dettagliatamente nelle apposite schede illustrative.

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