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La fotocamera Fiammetta


La Fiammetta è una fotocamera interessante per svariati motivi, il primo dei quali è costituito dal fatto di essere stata prodotta da un’azienda che attualmente è praticamente sconosciuta, ma che, nella prima metà del Novecento, ha avuto un ruolo importante e decisivo nella nascita dell’industria fotografica italiana, la di Firenze. Va detto inoltre che, nonostante si tratti di un apparecchio di tipo del tutto simile a molti altri prodotti nel periodo, presenta caratteristiche tecniche abbastanza singolari, in quanto alla grande semplicità di uso che contraddistingue ottica ed otturatore fa da contraltare la possibilità di regolazione dei diaframmi e soprattutto la presenza di un incorporato che può essere inserito/disinserito dall’operatore. Come è noto, la regola generale sull’uso dei filtri colorati nelle riprese effettuate con materiale sensibile in bianco e nero dice che ogni filtro schiarisce il suo colore e scurisce quello complementare (concetto di base che richiederebbe specifici approfondimenti) e, nel caso del giallo, il suo utilizzo più comune è finalizzato ad evidenziare le nuvole di un paesaggio a seguito dello scurirsi dell’azzurro del cielo.

Il frontale smontato mostra l’otturatore, i leveraggi di scatto, selezione posa T e inserimento filtro giallo. In alto l’asticella dei diaframmi.

Il frontale smontato mostra l’otturatore, i leveraggi di scatto, selezione posa T e inserimento filtro giallo. In alto l’asticella dei diaframmi.

Questa fotocamera è costruita in lamiera metallica rivestita di carta telata di colore nero, mentre il frontale, smaltato nel medesimo colore, è caratterizzato da un bel motivo geometrico in stile decò nel quale sono inseriti l’ottica, i mirini, una fiamma stilizzata e il nome dell’apparecchio. Si tratta inoltre di uno strumento poco comune, essendo stato prodotto a partire dal 1933 per poco tempo e in un numero non elevato di esemplari.

Caratteristiche  principali

-  Fotocamera di tipo box.

-  Formato del negativo cm 4,5 x 6 su pellicola in oppure 620.

-  Il caricamento della pellicola si effettua rimuovendo completamente la copertura posteriore; secondo alcune fonti questo apparecchio è stato costruito anche nel formato 6 x 9.

-  Lo scorrimento della pellicola avviene in senso verticale, mediante la rotazione di un appiglio a chiavetta posto sul lato destro.

-  Sul dorso si trovano due finestrelle per il controllo del numero del fotogramma, schermate di colore rosso. Poiché all’epoca della costruzione di questa fotocamera la striscia di carta protettiva dei rulli di pellicola non riportava la numerazione dei fotogrammi per il mezzo formato, lo stesso numero doveva apparire prima nella finestrella superiore e poi in quella inferiore.

-  Inquadratura mediante due mirini a specchio per le riprese orizzontali e verticali. Viste le dimensioni del negativo, quando la fotocamera è in posizione verticale l’inquadratura è orizzontale e viceversa.

Il dorso smontato

Il dorso smontato

-  La fotocamera è dotata anche di mirino “sportivo” a traguardo, costituito da un telaio metallico estraibile dal frontale e da un foro di collimazione praticato su una linguetta estraibile dal dorso.

-  Obiettivo acromatico a fuoco fisso di focale e casa produttrice non indicate, valutabile all’incirca in 75 mm in relazione al formato del negativo.

-  Possibilità di regolazione del valore di luce mediante tre diaframmi, costituiti da fori di diverso diametro praticati su un’asticella metallica scorrevole in senso verticale, manovrabile mediante un appiglio a linguetta posto nella parte alta dell’apparecchio, in linea con l’obiettivo. Le aperture di questi fori non sono quantificate in termini di f/, ma, in analogia ad altre fotocamere simili, possono essere valutate all’incirca nella fascia da f/5,6-8 a f/11-16. Il valore di apertura massima è in opera nel momento in cui l’asticella metallica è completamente inserita nel corpo macchina.

Il mirino a traguardo

Il mirino a traguardo

sempre in posizione di carica, dotato di una sola velocità di ripresa (valutabile all’incirca in 1/50 di secondo) più la posa T. Lo scatto è comandato dall’abbassamento di una levetta posta sul fianco destro, all’altezza dell’obiettivo, oppure mediante cavetto flessibile il cui attacco a vite è posto sotto la levetta stessa. La selezione della posa avviene estraendo una linguetta metallica contraddistinta dalla lettera T posta anch’essa sulla destra, sotto l’attacco a vite suddetto.

-  Nella parte più bassa del medesimo lato della fotocamera è infine presente una seconda linguetta metallica contrassegnata dalla lettera G, che quando viene estratta posiziona in corrispondenza dell’obiettivo il filtro giallo di cui si è detto. A livello di pura supposizione è possibile che esista una relazione tra la presenza del filtro giallo e la dotazione di tre aperture di diaframma: è noto infatti che l’uso di un filtro giallo medio comporta una riduzione della luminosità di uno/due stop e quindi il suo inserimento deve essere controbilanciato dalla possibilità di disporre di diaframmi più aperti.

Quindi un apparecchio veramente particolare, anche se chiaramente prodotto per uso amatoriale.

La realizzazione di questa scheda è resa possibile dalla cortese disponibilità del signor Massimo Vespignani, fotografo, proprietario dell’apparecchio ed autore delle foto pubblicate. Sul suo sito http://massimovespignani.jimdo.com/ si possono ammirare altre fotocamere di grandissimo pregio e scorrere numerosi argomenti di notevole interesse relativi al mondo della fotografia.

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4 Responses a “La fotocamera Fiammetta”

  • daniele scrive:

    desidero sapere il valore di mercato attuale.

  • Buongiorno,
    le fotocamere di questo tipo sono rilevanti da un punto di vista storico, ma scarsamente quotate in quanto strumenti molto semplici. Vista la rarità ritengo possa essere valutata attorno a 100/120 euro.
    Cordiali saluti
    Aniceto Antilopi

  • Davide Cavallaro scrive:

    Salve, le segnalo che quasi sicuramente quello che lei ritiene essere un filtro giallo inseribile è in realtà una lente addizionale che permette di accorciare la lunghezza focale dell’obiettivo e quindi di facilitare la ripresa di ritratti. Così almeno è su una Fiammetta che ho potuto controllare, sulla mia Cappelli Box che a parte il nome e la decorazione del frontale è identica al 100% alla Fiammetta e su un altro paio di box identici marcati “Fiamma” e recanti una targhetta “Omaggio della Gevaert Italia”. Inoltre ho modo di ritenere che tanto la FIAMMA Fiammetta quanto la mia Cappelli box e le altre non siano costruzioni originali e nemmeno italiane ma bensì versioni rimarchiate (oggi si direbbe “rebadged”) della tedesca Eho Altissa Box 172 che infatti fu largamente prodotta dalla Eho, negli anni tra il 1930 e il 1936 circa, con svariati marchi destinati a produttori e distributori di tutta Europa.
    Desidererei sentire un suo parere.
    Grazie

  • Buongiorno,
    Il suo commento riguarda diverse tematiche, che cercherò di toccare brevemente.
    Sulla Fiammetta che appare sul sito la lente inseribile/disinseribile non ha alcuna influenza sulla lunghezza focale dell’obiettivo ed essendo completamente priva di curvatura non potrebbe essere che così. La presenza del filtro viene citata anche nel sito http://www.nadir.it/ob-fot/CECCHI_IFI_2/italiane_02.htm e sull’appiglio metallico che ne comanda l’inserimento appare la lettera G. Con questo non voglio mettere in dubbio le caratteristiche degli esemplari da Lei citati, non è escluso che possano esistere anche versioni diverse, sulla storia delle fotocamere italiane ci sono purtroppo pochissime notizie e non è così raro imbattersi in esemplari finora non descritti. C’è poi da dire che la costruzione avveniva all’epoca con modalità molto artigianali e spesso capita di trovare versioni particolari, così come non sono da escludere (facili) modifiche successive.
    Per quanto riguarda chi veramente costruiva gli apparecchi va detto che molte case facevano produrre parti o anche intere fotocamere da grandi aziende o da laboratori che servivano più costruttori, in quanto, soprattutto per quanto riguarda le box più semplici, non esistono sostanziali differenze fra apparecchi di marche diverse. Non concordo sul fatto che una fotocamera non possa considerarsi una costruzione originale se non viene materialmente fabbricata all’interno dell’azienda che l’ha progettata/voluta. La Fiammetta o qualsiasi altro apparecchio presenta le caratteristiche che l’azienda ritiene valide e confacenti da un punto di vista commerciale, se poi viene costruita materialmente altrove con misure e/o caratteristiche identiche ad altri modelli mi pare secondario. Di questi casi ce ne sono a decine nella storia della fotografia, casi relativi a marchi italiani e non. Se poi parliamo di fotocamere di estrema semplicità come i modelli box di cui stiamo trattando il tutto diventa ancora più facile perché, come dicevo prima, a parte scritte, decorazioni , cinghiette o forma dei manettini di riavvolgimento, vedo pochi margini di creatività. Dire che le box della F.I.A.M.M.A. non sono fotocamere italiane mi sembra un po’ azzardato.
    Il discorso della Cappelli è a parte, in quanto questa azienda ha sempre fatto costruire fotocamere allo scopo di promuovere i suoi prodotti sensibili, ma non è da considerare un produttore di apparecchi: se va sul sito alla voce Cappelli vedrà che a suo tempo avevo già evidenziato questo particolare. A questo proposito viene bene il discorso della Gevaert, che in certi casi ha fatto altrettanto (la Gevabox), oppure, come lei fa notare, ha dato in omaggio apparecchi di altri marchi specificando la loro funzione di prodotto promozionale.
    Questo è in breve il mio parere, la ringrazio per l’intervento e per lo scambio di idee.
    Cordiali saluti

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