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giovedì 16 febbraio 2012 alle 15:21 sotto la categoria Olympus.
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Olympus (parte prima)

Il primo logo utilizzato sulle fotocamere Olympus
La fondazione di una delle aziende più prestigiose del settore ottico-fotografico avviene il 12 ottobre 1919 a Tokyo, per iniziativa di Yamashita Takeshi e la prima denominazione è K.K. Takachiho Seisakusho: la produzione iniziale riguarda termometri e microscopi. Il fondatore proviene da un’esperienza lavorativa in questo settore presso la Tokiwa Shōkai, società che tra l’altro gli fornisce il sostegno finanziario per l’avvio dell’impresa e che durante il 1920 vende col proprio marchio i primi prodotti usciti dalla nuova fabbrica. La ragione di questa operazione va ricercata nel fatto che all’epoca il Giappone dipende di fatto dalle importazioni dalla Germania per quanto riguarda l’ottica di precisione ed è quindi evidente che la nascita di una nuova azienda in un settore così importante (non solo economicamente) viene in ogni modo favorita. Il marchio Olympus nasce dopo alcuni mesi e a partire dal 1931 comincia ad essere utilizzato il logo Olympus Tokyo. Fin dall’inizio il marchio si caratterizza per l’alta qualità dei prodotti e per l’attenzione dedicata alla ricerca e all’innovazione. La produzione dei primi dieci anni riguarda svariate apparecchiature in campo ottico con un particolare riguardo per il settore medico, tanto che nel 1933 la Takachiho diviene “Azienda approvata dalla Marina” per la fornitura di microscopi dotati di un’attrezzatura particolare destinata a riprendere fotografie su lastre di vetro del formato di 5,6 x 9,3 cm.

Pubblicità della Semi-Olympus II e, in basso, del prototipo Standard
Dall’anno successivo inizia la sperimentazione su obiettivi per fotocamere e nel 1935 si costituisce una specifica azienda a tale scopo, la Mizuho Kōgaku Kenkyūjo; le prime ottiche prodotte si rifanno allo schema del Tessar, quattro lenti in tre gruppi, assemblate nelle focali da 75 e 105 mm, quelle normali per i formati 6 x 6 (o 4,5 x 6) e 6 x 9 cm. Dopo una sorta di sondaggio effettuato fra i dipendenti viene scelto per queste ottiche un nome che diventerà famoso, “Zuiko” cioè la contrazione di Mizuho Kōgaku. Naturalmente l’intenzione iniziale è di vendere questi obiettivi, ma non trovando clientela in tal senso viene deciso di produrre in proprio anche gli apparecchi fotografici dietro suggerimento di Miyazaki Shizuma, fondatore della Proud-sha, che si offre di fornire i corpi macchina; la data di ingresso nel mondo delle fotocamere risale, secondo la maggioranza delle fonti, al mese di settembre del 1936 con la “Semi-Olympus”, una medio formato che monta un obiettivo Zuiko da 75 mm con apertura massima f/4.5. Si tratta in pratica di una Semi-Proud della Proud-sha (a sua volta copia della fotocamera tedesca Baldax) alla quale è stato montato l’obiettivo Zuiko, una folding che come molte altre di quel periodo si ispira alle Ikonta/Super Ikonta della Zeiss Ikon, utilizza pellicola in rullo 120 e fornisce sedici fotogrammi di formato 4,5 x 6 cm. Di questo primo modello ne esistono esemplari su cui è montato l’otturatore Compur della Friedrich Deckel di Monaco di Baviera, altri con l’otturatore Rulex e altri ancora con il nuovo otturatore Koho prodotto all’interno dell’azienda. Iniziano a questo punto le sperimentazioni finalizzate a produrre apparecchi fotografici nella loro totalità e negli anni successivi vengono presentati due nuovi modelli, la Olympus Standard (1937) e la Semi-Olympus II (1937/38) costruite interamente in proprio.

La Semi-Olympus II prima versione
La Olympus Standard è una fotocamera a telemetro dotata di obiettivi intercambiabili che ricorda il design della Contax prodotta dalla Zeiss Ikon e che utilizza pellicola in rullo 127 per produrre fotogrammi di 4 x 5 cm. Questo apparecchio rappresenta un caso particolare non tanto per le sue caratteristiche tecniche quanto per il fatto che ne sono stati prodotti soltanto dieci prototipi: una fotocamera prodotta in un migliaio di esemplari è considerata molto rara, per questo apparecchio non saprei quale definizione usare. E’ nota la battuta di uno dei maggiori esperti del settore, James McKeown, che ha detto “…si tratta di un modello estremamente raro. Se ne trovate uno in vendita state pronti ad affrontare una battaglia con almeno mezza dozzina di Samurai per ottenerlo…”. La Semi-Olympus II è nella sostanza il primo apparecchio fotografico veramente realizzato dalla Takachiho, è anch’essa una folding sviluppata in orizzontale che fornisce fotogrammi di 4,5 x 6 cm, realizzata in una prima versione con otturatore Laurel e mirino spostato sulla sinistra, poi con otturatore Koho e mirino in posizione centrale; secondo alcune fonti il mirino tubolare era prodotto dall’azienda italiana Galileo. Una delle caratteristiche che distingue la Takachiho da altre aziende giapponesi è la tendenza a sviluppare propri modelli piuttosto che limitarsi a copiare l’industria fotografica tedesca, che in quegli anni si trova all’apice della sua potenza. In questo senso vengono progettati nel medesimo periodo svariati obiettivi, lo Zuiko 65/2.7 e il Falcon 65/2, montato sulla Olympus Standard, nonché un Olympar di grande luminosità che sarà messo in produzione come Zuiko 50/1.5 ed utilizzato anche come ottica su apparecchiature per raggi X. Nel 1940 appare un nuovo modello tipo folding, simile ai precedenti, ma realizzato per il doppio formato (6 x 6 e 4,5 x 6), che pare dovesse essere chiamato Semi-Olympus III, poi invece battezzato Olympus Six. Ne vengono prodotte due versioni differenziate dall’apertura massima dell’obiettivo Zuiko (f/4,5 e f/3,5), che in una pubblicità del 1941 sono chiamate Olympus Six I e Olympus Six II. Nel frattempo l’attacco giapponese alla base americana di Pearl Harbor e il coinvolgimento nel secondo conflitto mondiale costringono la K.K. Takachiho Seisakusho ad orientare la produzione verso strumentazione ottica a scopo bellico. Nel 1942 avviene il primo cambiamento di nome che diventa Takachiho Kogaku Kogyo Co. Lt.

Pubblicità della Olympus Six
Nel 1943 i due modelli della Six vengono commercializzati come Super Olympus Six I e Super Olympus Six II, ma l’unica differenza rispetto alla prima serie consiste nell’obiettivo Zuiko, costruito con uno schema ottico a cinque lenti anziché a quattro, come era avvenuto fino a quel momento. Ciò può essere spiegato col fatto che, essendosi interrotta a causa della guerra l’importazione di vetro ottico Schott dalla Germania, il vetro prodotto in Giappone fosse di qualità inferiore e quindi fosse necessaria una lente in più per raggiungere lo stesso risultato in termini di correttezza dell’immagine. Nel maggio 1945 una parte degli stabilimenti è distrutta da un attacco aereo statunitense e, a guerra finita, la produzione di fotocamere riprende lentamente sotto l’occupazione americana, prima con i modelli già in produzione e, dal 1948, con la Olympus Chrome Six. Si tratta di una versione molto simile alle precedenti, che non solo presenta la parte superiore del corpo in acciaio cromato, ma risulta migliorata nelle prestazioni e che, accanto al vecchio otturatore Koho presenta anche il nuovo Copal realizzato dalla Copal Koki Co; il primo modello sarà seguito da una lunga serie di successive versioni, prodotte fino al 1956. Fin dai primi mesi del dopoguerra erano anche iniziate le ricerche per passare dal medio formato alla pellicola da 35 mm, già utilizzata da altri costruttori giapponesi; dopo alcuni prototipi di fotocamere con negativo di 24 x 32 mm (lo stesso utilizzato dalla Nikon I), dal 1949 avviene il passaggio verso il classico fotogramma di 24 x 36 mm su rullino 135. Nello stesso anno la K.K. Takachiho Seisakusho modifica la propria denominazione in Olympus Kogaku Kogyo, cioè Olympus Optical Company, dando inizio ad una seconda fase.
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