Ducati

Ducati Sogno
La Ducati Sogno “per collaboratore Ducati” (da Wikipedia)

Non tutti sanno che una delle aziende italiane più conosciute, la Ducati, durante un breve periodo della sua storia si è dedicata anche alla costruzione di apparecchi fotografici. L’azienda denominata Società Scientifica Radio Brevetti Ducati viene fondata nel 1926 dai fratelli Adriano, Bruno e Marcello Ducati e si dedica alla produzione di congegni o strumentazioni legate all’elettricità e agli impianti elettrici, quali condensatori, trasformatori, antenne ed apparecchi radio. La sede amministrativa si trova a Milano, mentre lo stabilimento è ubicato a Borgo Panigale, un quartiere situato alla periferia occidentale della città di Bologna, che all’epoca era comune autonomo. A partire dal 1938 l’attività viene allargata al settore ottico in collaborazione con il Regio Istituto Nazionale di Ottica di Firenze, diretto dal fisico italiano professor Vasco Ronchi: la produzione riguarda dispositivi ottici dedicati soprattutto alle forze armate ed è probabilmente a causa di ciò che nell’ottobre del 1944 lo stabilimento di Borgo Panigale viene raso al suolo dai bombardamenti anglo-americani. Alla ripresa dell’attività, nel 1946, l’azienda presenta una sua fotocamera, le cui origini risalgono al periodo immediatamente antecedente lo scoppio della guerra, probabilmente nell’ambito degli studi progettuali finalizzati alla produzione bellica. Si tratta di un apparecchio del tutto particolare, alla cui realizzazione partecipa Giuliano Toraldo di Francia, professore emerito di fisica superiore presso l’Università di Firenze, all’epoca collaboratore prima del Regio Istituto Nazionale di Ottica, poi, nell’immediato dopoguerra, dell’industria bolognese.

mirino
La parte superiore del mirino, con l’indicazione del formato 18 x 24

E’ una piccola fotocamera a telemetro, molto compatta, mezzo formato (che produce cioè un fotogramma di 18 x 24 mm su pellicola 35 mm) che si inserisce nel filone delle “copie Leica” pur mettendo in mostra soluzioni tecniche del tutto originali, supportate da una tecnologia molto avanzata sia dal punto di vista meccanico che ottico. Gli obiettivi sono prodotti dalle Officine Galileo di Firenze. Attorno a questa microcamera viene costruito un sistema completo, costituito non soltanto da una lunga serie di ottiche intercambiabili, ma anche da accessori di ogni genere, per macro e microfotografia, per riprese con il lampeggiatore, mirini, filtri colorati, borse, tank per lo sviluppo della pellicola e bobinatrici per la preparazione dei rullini. Infatti questo apparecchio usa sì la comune pellicola 35 mm, però non può montare i relativi rullini standard, perché le piccole dimensioni non lo permettono e la pellicola stessa deve essere bobinata entro caricatori speciali di diametro ridotto. Viene chiamata “Sogno” e il nome pare azzeccato, perché il prezzo di vendita del 1947, superiore alle 80.000 lire, fa sì che questo gioiello rimanga per molti soltanto un sogno. Da un punto di vista commerciale si dimostra infatti un insuccesso, a cui contribuiscono sia l’elevatissimo prezzo di vendita (non si dimentichino le condizioni economiche dell’Italia uscita dalla guerra), sia l’impossibilità di montare caricatori standard; la Ferrania inizia a costruire rullini già pronti di dimensioni ridotte dedicati alla Sogno, ma la produzione procede a rilento probabilmente perché le richieste del mercato sono di modesta entità.

Il prezzo di vendita inizia a diminuire e nel 1950 viene presentata una variante meno raffinata, dotata di ottica fissa e priva del telemetro, la Simplex, ma senza risultati commerciali apprezzabili. Nel frattempo sono state prodotte piccole serie di apparecchi caratterizzati da alcune varianti di carattere estetico, come per esempio le Sogno a numeri rossi o le Sogno “per collaboratore Ducati”; una Sogno Sport nella quale il tempo di scatto di 1/200 doveva essere portato a 1/300 di secondo rimane a livello di prototipo. Si tratta insomma di una produzione in un numero limitatissimo di pezzi e quando nel 1952 la costruzione cessa del tutto sono state realizzate circa 10.000 Sogno e 2.000 Simplex, mentre il prezzo di vendita di cui sì è detto è stato più che dimezzato. Probabilmente non è estraneo al sostanziale fallimento del progetto anche il clima di ostilità che dal 1950 circonda l’attività della Ducati a causa di una presunta contiguità con il passato regime fascista. Le ultime Sogno rimaste invendute saranno offerte come omaggio agli acquirenti delle motociclette Ducati. La storia di questa fotocamera è tale da renderla adesso un oggetto estremamente ambito dai collezionisti, sia per la produzione di dimensioni così limitate, sia per le caratteristiche tecniche del tutto originali, delle quali si parlerà più diffusamente nell’apposita scheda descrittiva.

7 pensieri su “Ducati”

  1. L’o comprata negli anni 50 già usata ma mi ha dato tante soddisfazioni, avevo costruito io un apparecchio per ricaricare i rotolini di pellicola, lavoravo in un’officina. Ho fatto migliaia di foto che ho ancora.
    L’o regalata a un mio nipote.

  2. Buongiorno, premetto che pur essendo da sempre appassionato di fotografia, non conoscevo questa fotocamera, fino a quando un anno fa circa la ho acquistata in un mercatino per pochi euro. La Simplex in mio possesso però, non ha numeri di serie sul lato posteriore, solo il numero OR5404.1 e Made in Italy presente peraltro su tutte le macchine che ho visto nella rete. Ora, dal momento che è stata prodotta in 2000 esemplari, di che si tratta? Gradirei se possibile una risposta che sciogliesse l’enigma, Angelo.

  3. Salve Sig. Aniceto,
    le vorrei porre una domanda sulla possibilità di sviluppare le pellicole impressionate con fotocamere Ducati: il problema che si pone, infatti, è che dopo aver caricato un rullo sulla Ducati e scattato le foto, non si può dare il rullo a un laboratorio di sviluppo fotografico perchè non avrebbe i mezzi per trattare questi particolari caricatori. L’unica soluzione sarebbe sviluppare le foto in casa… ma non avendo io la possibilità di avere una camera oscura in casa, ho pensato a un’altra soluzione: si potrebbe ritrasferire (al buio) la pellicola impressionata dal caricatore Ducati a un caricatore normale 135 moderno. Ho con me alcuni caricatori vuoti che si possono aprire e chiudere a piacere e riutilizzarli all’infinito.
    Le chiedo se a suo parere ciò è fattibile o se ha problemi tecnici insormontabili…
    La saluto cordialmente e buon lavoro con il sito web!
    Roberto – Perugia

  4. Buongiorno Roberto,
    certamente, a parte lo sviluppo in proprio mi pare l’unica possibilità. Non ci sono grossi problemi, se lei non ha pratica su questo tipo di operazioni eseguite al buio vale la pena di fare qualche prova prima, aprendo e chiudendo i caricatori vuoti, in modo da acquisire un po’ di manualità. E’ poi opportuno avvisare il negozio o il laboratorio che nel caricatore si trova un pezzo di pellicola “libera” non attaccata al rocchetto.
    Cordiali saluti
    Aniceto

  5. Per Roberto, ma non solamente:
    si, è possibile ri-bobinare la pellicola impressionata da una Sogno in un normale caricatore 35 mm però è opportuno tenere presente che si tratta comunque di uno spezzone di pellicola ben più corto di quello di un rullino “normale”, non più lungo di poco più di metà di un 24 pose.
    Il caricatore Ducati era infatti così piccolo che poteva contenere solamente un tratto di pellicola relativamente breve: dico relativamente perché, col fatto che la Sogno era “mezzo formato”, cioè 18×24 mm , si riusciva in ogni caso ad avere a disposizione un discreto numero di scatti, sebbene ben inferiore a 36.
    Ma qui “casca l’asino”: oltre alle difficoltà di bobinare e ribobinare la pellicola rigorosamente al buio, non si può prescindere anche dai danni provocati sull’emulsione da tali operazioni ed, ancora di più, dal fatto che i piccoli caricatori Ducati rendevano necessario avvolgerla su un alberino di diametro molto ridotto.
    Così si creavano danni appunto all’emulsione e talvolta si stirava la celluloide in maniera per cui dopo era complesso srotolarla e tenerla ben piana come necessario per la stampa.
    L’altro difetto della Sogno era qualche gioco di troppo nella baionetta dell’obiettivo ed, ancora più, nel movimento degli obiettivi standard, cioè quelli retrattili.
    A parte ciò (che in effetti non è poco … ) la fotocamera Ducati era davvero un Sogno, e nel mio caso lo è ancora, con lavorazioni meccaniche davvero degne di nota, come per esempio la filettatura per i filtri ricavata sulle zigrinature degli obiettivi, con un vasto catalogo di obiettivi di qualità ed accessori per quei tempi rarissimi.
    Per esempio, nel mio caso, la acquistò mio padre, ai tempi assistente universitario, che voleva e doveva trovare un modo per “riprodurre” diverse pagine dei libri.
    Le fotocopiatrici non c’erano ancora, papà acquistò la prima all’inizio degli anni ’60 quando ancora si doveva fare, per ogni foglio, prima una “negativa” quindi la “positiva”, passando il tutto in diversi bagni, lavorando al buio, tipo camera oscura, in diverse fasi, infine era necessario asciugare il risultato, sperando di aver azzeccato il tempo di esposizione della fotocopia.
    Se qualcosa era andato storto si ricominciava, era il “divertimento” per lunghi pomeriggi che ho trascorso con mio nonno, cui mio padre chiedeva questi piaceri e tanta pazienza; io ero piccolo ma stavo al gioco, era interessante e poi alla fine avevo a disposizione tanti fogli di carta (le negative delle fotocopie)per fare favolosi aerei e barchette di carta, ma questo dei fotocopiatori primordiali, di fatto veri e propri apparecchiature semi-fotografiche, è altra storia!
    Con la Sogno, dicevo, e l’apposito stativo e le relative lenti correttive riusciva a fotografare le pagine e poi a leggerle … davvero incredibile, quindi, dopo essersi reso conto della qualità dell’oggetto, completò il suo sistema con alcuni obiettivi, filtri ed altri accessori.
    Un appunto al testo di cui sopra: la Sogno “normale” (quella che ho anch’io) arrivava ad 1/500 di secondo mentre la “Sport” giungeva ad 1/1000 , cioè un ottimo risultato per un otturatore a molla!
    Ricordatevi però, quando non la utilizzate, di riporla con l’otturatore e la sua molla tassativamente scarichi, altrimenti soffre!
    Ultima cosa, visto che sono di Bologna (e della Ducati ho avuto quasi tutto, compresi i motori fuoribordo ma escluse le moto perché non sono motociclista): si tramanda che l’origine della fotocamera Sogno derivi proprio dai sistemi di puntamento militari prodotti dalla Ducati nel corso della II Guerra Mondiale, motivo per cui venne bombardata intensamente dagli alleati al termine del conflitto.
    Poiché appunto gli italiani (almeno all’inizio) erano alleati e collaboravano con i tedeschi, in molti casi sugli strumenti Ducati, quando era necessario installare una fotocamera, mettevano una Leica germanica di ottima qualità ed allora relativamente facile da ottenere e neppure troppo costosa (parlando di equipaggiamenti militari, s’intende).
    Per questo alla Ducati disponevano di ogni disegno, specifica tecnica, dettaglio e modalità d’impiego anche inconsuete per l’apparecchio tedesco pertanto, terminato il conflitto e con lo stabilimento raso al suolo, dovendo riprendere a produrre “qualcosa” si tramanda appunto che da qualche cassetto siano spuntati proprio quei disegni.
    Conseguentemente nacque l’idea della Sogno e la sua progettazione si sia limitata sostanzialmente alla riduzione in scala della Leica stessa, salvo le modifiche dovute alla “verticalizzazione” del formato del fotogramma, da 24×36 orizzontale a 18×24 verticale.
    Oggi per fotografare impiego altro, ma la Ducati di papà rimane un oggetto di culto ed è tuttora bellissima in assoluto e per le sue numerose soluzioni sofisticate in particolare!

  6. Buonasera Alessandro,
    la ringrazio vivamente per la lunga ed esauriente risposta al mio dubbio. Il racconto della sua esperienza familiare con la Ducati mi diverte e allo stesso tempo ho una punta d’invidia per la Sogno che gelosamente custodisce (e ne ha ben ragione!). Per quanto mi riguarda a tutt’oggi non sono riuscito a trovare una Ducati (Sogno o Simplex) a un prezzo per me abbordabile. Non appena ne avrò una inizierò subito a sperimentare!
    Cordiali saluti e ancora grazie.
    Roberto – Perugia

  7. Ciao ragazzi, oggi sono riuscito a comprare l’ultima ducati, per i collezionisti ducati occorre avere una simplex, una sogno, e una sogno per collaboratori, tutte e tre in ottimo stato, tappi e custodia compresi, sono stato facilitato dal datto che sono di bologna
    A presto

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