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martedì 17 agosto 2010 alle 19:05 sotto la categoria Ernst Leitz, I tecnici.
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Max Berek
La figura di Max Berek è una delle più importanti e nel contempo una delle meno conosciute nella storia dell’ottica fotografica. E’ infatti alquanto curioso (e a mio parere altrettanto ingiusto) che il progettista degli obiettivi che a partire dal 1925 equipaggiano la rivoluzionaria Leica sia stato relegato in una posizione così secondaria rispetto ad Oskar Barnack, il costruttore dell’apparecchio; è certamente inconfutabile che la nascita della creatura di Barnack ha costituito una svolta epocale per quanto riguarda i sistemi fotografici, ma è altrettanto vero che senza ottiche come l’Elmar il successo del primo apparecchio per pellicola 35 mm non avrebbe potuto essere tanto travolgente. Max Berek nasce nel 1886 a Racibórz (Ratibor), nell’attuale Polonia; compie studi di matematica e mineralogia a Berlino e dal 1910 opera per due anni come assistente nell’Istituto di Mineralogia specializzandosi nel settore ottico. Nel 1912 inizia a lavorare presso la Ernst Leitz di Wetzlar, azienda che all’epoca si dedica alla costruzione di microscopi e strumenti ottici; si dimostra un tecnico di notevole valore, tra l’altro è lui a determinare la formula per il computo della profondità di campo della visione microscopica, formula tutt’ora utilizzata.
Al termine della Prima Guerra Mondiale, nel momento in cui l’azienda decide di allargare la propria produzione al settore fotografico, egli si dedica allo studio di un’ottica con la quale equipaggiare la piccola fotocamera che Oskar Barnack sta mettendo a punto. Si tratta di un obiettivo di 50 mm di focale con apertura massima f/3.5, studiato per riprendere immagini nel nuovo formato di 24 x 36 mm; nella prima versione prende il nome di Leitz Anastigmat, successivamente viene battezzato Elmax (Ernst Leitz Max Berek) ed infine assume il nome definitivo di Elmar. Oltre a questo obiettivo rientrante, certamente il più noto fra quelli elaborati da Berek, dobbiamo alla sua capacità creativa anche l’Hektor da 73 mm con apertura massima f/1.9 (uno dei più luminosi dell’epoca) e il Thambar da 90 mm con apertura massima f/2.2. Quest’ultima ottica è un obiettivo speciale dedicato al ritratto in grado di fornire immagini caratterizzate da piacevolissima morbidezza che all’epoca riscosse grande successo.
Nei primi anni Trenta, dopo la nascita della Contax, Berek si trova ad affrontare sul piano progettuale lo straordinario corredo di ottiche che la Zeiss Ikon, nella persona di Ludwig Bertele, ha predisposto per la 35 mm di Dresda, nata proprio per fronteggiare il potere della Leica; a mettere in difficoltà Berek è in particolare lo schema del Sonnar, un obiettivo che fornisce prestazioni eccellenti, con livelli di luminosità mai sperimentati prima di allora, soprattutto nelle focali da 85 mm f/2 e da 50 mm f/1,5. L’impossibilità di prendere spunto dallo schema Sonnar, chiaramente coperto da brevetto, costringe Berek a ripartire da zero, soprattutto dopo aver constatato il parziale insuccesso del Summar f/2; il risultato di questa nuova fase di progettazione è il Summitar f/2, già praticamente pronto nel 1936, ma che la Leitz decide di produrre e mettere sul mercato soltanto dal 1939. Si tratta della base di partenza dalla quale, negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, verranno elaborate eccellenti ottiche Leitz, prima fra tutte il Summicron 50 mm f/2 uno di quegli schemi che entreranno (e che rimangono) nell’olimpo degli obiettivi fotografici. Max Berek muore nel 1948; di lui rimangono un saggio sull’ottica fotografica e varie decine di articoli su riviste scientifiche del settore.
Tags: 1925, Contax, Elmar, Ernst Leitz, Hektor, Leica, Ludwig Bertele, Max Berek, Oskar Barnack, Sonnar, Summar, Summicron, Summitar, Thambar, Wetzlar, Zeiss IkonPost correlati
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