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L’Autochrome


Una confezione di laste Autochrome

Una confezione di laste Autochrome

Il 17 dicembre 1903, la “Société Anonyme des Plaques et Papières photographiques A. Lumière et ses Fils” (più semplicemente “i fratelli Lumière”) brevetta il primo procedimento per realizzare immagini fotografiche a colori.

Tentativi ne erano stati fatti anche in tempi precedenti: nel 1891 il fisico franco-lussemburghese Gabriel Lippman mette a punto un metodo detto “interferenziale” (per il quale tra l’altro riceverà il Nobel per la Fisica nel 1908), ma la sua complessità è tale da non renderlo vantaggioso e quindi praticabile in ambito commerciale.

Le lastre preparate con il sistema dei fratelli Lumière saranno invece sul mercato a partire dal 1907 e rimarranno il principale prodotto sensibile a colori fino all’apparizione delle pellicole Kodachrome nel 1935 e Agfacolor l’anno successivo.

Il prodotto prende il nome di Autochrome e il principio su cui si basa è quello della sintesi additiva spaziale, poiché i colori che appaiono sulle lastre non sono altro che il risultato di un mosaico di microscopici filtri colorati in verde, blu-violetto e arancione: questi filtri sono costituiti da microscopici granelli di fecola di patate.

Soldati e civili italiani durante la Grande Guerra

Soldati e civili italiani durante la Grande Guerra

La scelta della fecola è determinata dal fatto che si tratta del prodotto che all’epoca presenta i granuli di dimensioni più ridotte, in grado quindi di conferire all’immagine un elevato livello di uniformità e di compattezza cromatica.

La procedura usata per applicare la fecola colorata alle lastre di vetro non è mai stata completamente chiarita ed esistono anche versioni leggermente diverse non solo sui colori utilizzati, ma anche sugli strati di fecola applicati.

Nelle sue linee essenziali il procedimento può comunque essere descritto nella maniera seguente:

  • una determinata quantità di fecola di patate viene divisa in tre parti uguali
  • una parte viene colorata in verde, una in blu-violetto e una in arancione; nel brevetto della ditta Lumière sono invece indicati i colori primari, cioè giallo, magenta (rosso) e ciano (azzurro)
  • le parti vengono rimescolate accuratamente in modo che ogni porzione del composto contenga un’identica quantità dei colori suddetti
  • uno strato di questa mescola viene steso su una lastra di vetro trattata con resina e cera d’api; lo strato di fecola deve essere formato da granelli giustapposti uno accanto all’altro, non sovrapposti
  • le dimensioni dei granelli vanno circa dai 10 ai 15 µm (micrometro, unità di misura che corrispone ad un millesimo di millimetro), nel numero di circa 4.000.000 per pollice quadrato (1 pollice = 2,54 cm)
  • gli interstizi vuoti fra un granello e l’altro vengono riempiti con nerofumo (polvere di carbone)
    Una trincea francese

    Una trincea francese

  • il tutto viene ricoperto con gomma lacca liquida, sia per proteggere il mosaico di colori che per predisporre una superficie piana per l’applicazione dell’emulsione sensibile
  • quando la gomma lacca è asciutta viene spalmata la normale emulsione sensibile
  • quando la lastra si è essiccata viene esposta, sistemandola in modo che la luce incontri prima il vetro, poi lo strato di fecola colorata che fa da filtro ed infine l’emulsione sensibile
  • dopo l’esposizione la lastra viene prima sviluppata e poi il negativo è sottoposto al trattamento di inversione che lo trasforma in una diapositiva a cui lo strato di fecola dà il colore.

Il brevetto statunitense del 1906 descrive il processo indicando che i granuli di fecola possono essere arancioni, viola e verdi oppure rossi, gialli e azzurri o anche in “un qualsiasi numero di colori” e che l’aggiunta della polvere di carbone è facoltativa; esistono anche descrizioni del processo che fanno riferimento a due successivi strati di mescola colorata.

Un’attrice

Un’attrice

Più tardi i Lumière si rendono conto che un forte schiacciamento dell’emulsione aumenta la qualità dell’immagine in quanto riduce la rotondità  dei granuli di fecola e quindi aumenta la loro capacità di lasciarsi attraversare dalla luce.

Le lastre Autochrome sono quindi delle diapositive su vetro, la cui diffusione rimane comunque limitata soprattutto a causa del costo molto elevato, specialmente se  rapportato a quello della fotografia in bianco e nero.

Con questo metodo sono state riprese molte immagini nel corso della Prima Guerra Mondiale, destinate agli archivi degli stati belligeranti ed alla propaganda di guerra.

Si tratta di immagini caratterizzate da delicati colori pastello.

Tags: 1903, Agfacolor, Autochrome, fecola di patate, fratelli Lumière, Gabriel Lippman, Kodachrome, Lumière, Prima Guerra Mondiale, sintesi additiva

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