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lunedì 22 marzo 2010 alle 16:51 sotto la categoria I fotografi, L’immagine stereoscopica.
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Alphonse Bernoud
Alphonse Bernoud nasce in Francia, a Meximieux, nei pressi di Lione, il 4 febbraio 1820 ed è uno dei primi ad avvicinarsi alla fotografia, iniziando a praticare la tecnica dagherrotipica nei mesi immediatamente successivi all’annuncio della scoperta.
Il suo vero nome è in realtà Jean Baptiste, in famiglia e dagli amici intimi viene invece confidenzialmente chiamato Alphonse.
E’ in Italia già nel 1841 in quanto è documentato un suo dagherrotipo eseguito in quell’anno a Sanremo; frequenta infatti la costa ligure operando come fotografo ambulante.
Nel 1845 sul giornale genovese “Corriere Mercantile” appare una inserzione di tipo pubblicitario con la quale Bernoud annuncia di essere … de passage in cette ville pour quelque temp … e non solo di eseguire ritratti con il metodo inventato da Daguerre, ma di colorarli secondo una tecnica messa a punto da lui stesso; il costo di un’immagine è di 5 franchi e il suo recapito è in Strada Scurreria Palazzo Pallavicini.
Al pari di molti altri fotografi francesi, inglesi e tedeschi, arriva in Italia spinto soprattutto dal fatto che il nostro paese è un mercato molto appetibile e redditizio dove i praticanti di questa nuova attività non abbondano.
A Genova per un certo periodo ha un socio, Lossier, del quale successivamente si perdono le tracce; pubblicizza la propria attività non solo come operatore, ma anche come insegnante di fotografia ed incontra evidentemente un discreto successo dal momento che a partire dal 1850, nel giro di pochi anni apre altri studi a Napoli (Boschetto della Villa Reale), a Firenze (Piazza S. Maria in Campo 434) e a Livorno (Via Vittorio Emanuele 71).
Quando abbandona Genova lascia lo studio in gestione ad un suo allievo, Carlo Molino, il quale però non avrà in seguito grande fortuna; Bernoud è il classico fotografo itinerante, un ambulante di lusso, che gestisce sale di posa in diverse sedi attraverso operatori che lavorano per lui con metodi di ripresa standardizzati, realizzando soprattutto ritratti di membri di famiglie nobili e borghesi.
Il suo inserimento negli alti ranghi della società italiana è testimoniato dal fatto che si presenta come “Photographe de S.M. le Roi et de S.A.R. le Prince de Carignan” mentre la sua abilità di fotografo gli vale riconoscimenti alle esposizioni parigine del 1855, 1857 e 1867.
Esegue ritratti anche presso la corte di Napoli e la sua fama è legata a fotografie molto curate sia dal punto di vista compositivo che qualitativo; il suo successo è tale che viene nominato fotografo ufficiale di corte ed ha occasione di effettuare belle riprese di navi per conto della Marina Militare borbonica.
E’ anche noto ed apprezzato per le foto eseguite ad animali.
Nel 1857 viene inviato in Basilicata, nelle zone colpite dal disastroso terremoto, ed è l’unico a documentare questa tragedia e in particolare la distruzione pressoché totale del paese di Montemurro.
E’ un fotografo molto attento all’evoluzione tecnica: al contrario di altri abbandona il dagherrotipo non appena il nuovo procedimento negativo-positivo introdotto da Fox Talbot è in grado di fornire immagini di livello elevato, passando prima alle lastre al collodio umido e poi a quelle al collodio secco.
Si dimostra subito padrone di queste tecniche producendo negativi su lastra di vetro dai quali vengono ottenute stampe all’albumina di qualità eccellente, ancora oggi in perfetto stato di conservazione.
La maggioranza della sua produzione è costituita da ritratti, ma esegue anche riprese di panorami e di monumenti, dedicandosi pure alla foto stereoscopica; con questa tecnica il 30 giugno 1859 realizza alcune immagini dei cantieri della costruenda linea ferroviaria Bologna – Pistoia ubicati nel tratto appenninico, da Pracchia a Pistoia, quello più spettacolare dal punto di vista ingegneristico, dove la linea corre tra viadotti e gallerie per superare il dislivello altimetrico esistente tra il punto di valico (m 617,5 s.l.m.) e la piana di Pistoia.
E’ attivo per molti anni soprattutto tra Firenze e Napoli, città dove apre probabilmente anche più di uno studio, dal momento che ai recapiti precedentemente citati si aggiungono anche quelli di Via dell’Orivolo 51 a Firenze e di Toledo 256, Palazzo Berio, a Napoli; le sue ultime immagini italiane documentano l’eruzione del Vesuvio del 1872.
Successivamente fa ritorno a Lione continuando a dedicarsi al ritratto fino al 1886.
Muore nel 1889.
Tags: 1841, albumina, Alphonse Bernoud, collodio secco, collodio umido, dagherrotipo, Daguerre, foto stereoscopica, Fox TalbotPost correlati
6 Responses a “Alphonse Bernoud”
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Sto facendo una ricerca personale (a solo scopo di studio e approfondimento) sulla relazione tra fotografia e pittura nel vedutismo napoletano dell’Ottocento e inizio Novecento. In particolare chiedo a chiunque ne abbia notizia eventuali informazioni su scatti fotografici di inizio novecento e/o dagherrotipi che ritraggono zone dei campi flegrei. Mi sapete dire se da qualche parte (a Napoli e dintorni) c’è un archivio fotografico dove è possibile visionare un pò di materiale oppure pubblicazioni a riguardo? Ve ne sarei infinitamente grata! A presto. Anna
Buonasera Anna,
non ho purtroppo molte notizie in merito. A Napoli esiste un “Archivio Fotografico della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e Provincia” dove ci sono immagini risalenti ai primissimi anni del Novecento. Per quanto riguarda Bernoud, il suo archivio fu rilevato dal suo successore, il fotografo Achille Mauri, e foto di entrambi che riguardano la zona vesuviana e Pompei dovrebbero essere conservate presso il “Centro Provinciale per il Restauro e la Conservazione della Fotografia” di Nocera Inferiore.
Grazie per aver visitato il nostro sito.
Aniceto Antilopi
Sto conducendo una ricerca per una ricostruzione storica, sociale e produttiva di una zona di Castellaneta (TA) adiacente la vecchia stazione (Costruita nel 1868 dalle strade ferrate meridionali) e vorrei trovare delle foto da quella data al 1940 circa. Ho visto che Achille Mauri fotografò un viadotto a Castellaneta. Chissà se vi sono foto intorno zona di mio interesse di questi due grandi..o anche di altri fotografi che abbiano attraversato la provincia di Taranto. A chi potrei rivolgermi? Grazie Rosanna
Buonasera Rosanna,
purtroppo non posso esserle d’aiuto. Di recente si è tenuta a Bari la mostra “Achille Mauri, fotografo di Sua Maestà”, curata dalla Pinacoteca Provinciale di Bari e da Alinari 24Ore (250 fotografie). E’ stato pubblicato un catalogo che non ho visto, ma so che contiene parecchie immagini relative alle ferrovie. E’ possibile che la Pinacoteca Provinciale di Bari possa darle indicazioni sui soggetti delle foto esposte.
Cordiali saluti
Aniceto Antilopi
Ho recentemente trovato in un mercatino, una vecchia scatola di legno che a mio avviso sarebbe una macchina fotografica
autocosruita per fotografi ambulanti.
penso che sia databile verso la fine dell’800 in quanto
dotata di portalastre interno e vaschette per lo sviluppo
sul posto.
Potrebbe essere l’antenata della Polaroid.
Non ho trovato molto su internet ma se le invio alcune
foto, forse mi potreste aiutare ad identificarne l’uso
effettivo ed il periodo.
Sono un piccolo collezionista di macchine fotogafiche
precedenti 1930 e a mio modesto parere, l’apparecchio
che ho trovato, potrebbe essere unico o molto raro.
Saluti, Stefano
Salve Stefano,
dalla descrizione direi che potrebbe trattarsi di una fotocamera da ferrotipo (tintype) e in questo caso potrebbe risalire perfino agli anni settanta/ottanta dell’Ottocento. Lo scritto sul ferrotipo è nella categoria “I materiali sensibili e i procedimenti”.
Aspetto le foto dell’apparecchio, spero di potere essere d’aiuto. La mia mail è antilopi@libero.it
Cordiali saluti
Aniceto Antilopi