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venerdì 29 gennaio 2010 alle 11:27 sotto la categoria La fotografia immaginata.
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La lanterna magica
In una sera di un giorno imprecisato, di un anno imprecisato (ma è da poco iniziato il XVII secolo), nel Castello di Praga, un pubblico di rango assiste ad una rappresentazione.
Sono gli ospiti dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo e il regista dell’evento è il rabbino Jehuda Löw.
Le premesse per una serata emozionante ci sono tutte: l’Imperatore da un po’ di tempo mostra comportamenti bizzarri, qualcuno dice che il suo equilibrio psichico sia gravemente compromesso, altri parlano di riti, di misteri …
Sul rabbino si mormorano cose molto più strane, pare perfino che abbia plasmato col fango della Moldava un essere dalle forme umane, il Golem, che gli abbia dato la vita e che lo tenga nascosto in casa …
Lo spettacolo infatti non delude: ecco che davanti agli occhi degli spettatori passano uno dietro l’altro gli antenati di Rodolfo, una processione di morti, un’esibizione che atterrisce i presenti, la paura si trasforma in panico, la confusione, la fuga, … alla fine scoppia perfino un incendio.
Ma non c’erano morti viventi quella sera a Praga, e il rabbino non era un mago; l’unica “entità” inconsueta che si trovava nel castello era la lanterna (naturalmente magica) con cui Löw aveva dato vita alla sua performance.
La descrizione più antica di quello strumento chiamato lanterna magica la dobbiamo a padre Athanasius Kircher, quello della camera oscura gigante, che aveva intuito come il principio ottico fosse valido sia per riprendere che per proiettare e che illustra queste sue considerazioni nel saggio Ars Magna Lucis et Umbrae, nel 1646.
Nel medesimo periodo (1656) anche il fisico olandese Christiaan Huygens in un manoscritto parla di uno strumento chiamandolo appunto “lanterna magica”, anche se il padre di questo apparecchio pare sia da ricercare in tempi molto più antichi, forse fra i cinesi o fra gli arabi.
Tecnicamente è un congegno in grado di proiettare su una parete o su uno schermo delle immagini raffigurate su vetro; in pratica è una camera oscura all’interno della quale è posta una sorgente di luce, che può essere una semplice candela, una lampada, una luce a gas oppure elettrica.
Dietro la sorgente di luce è posto uno specchio riflettore concavo il quale trasmette il fascio luminoso ad una lente che concentra i raggi sul vetro contenente il disegno: l’immagine, attraverso un obiettivo, viene ingrandita e proiettata a distanza.
Si tratta di un procedimento che sarà poi applicato ai proiettori per diapositive.

Lo schema ottico della lanterna magica
Molto presto ci si rende conto che una sequenza rapida di immagini crea l’illusione del movimento e che anche la sovrapposizione di più vetri dipinti contribuisce a rendere ancora più realistiche le situazioni rappresentate.
La lanterna magica, e il nome è già di per sé significativo, è un congegno che incontra parecchio successo per i molteplici settori nei quali può essere proficuamente utilizzato.
Si possono proiettare disegni o testi a scopo didattico oppure allestire veri e propri spettacoli durante i quali un intrattenitore commenta le immagini o ne spiega il significato; lo scopo didattico può riguardare opere letterarie, oppure prediche religiose, oppure divulgazione di immagini di luoghi, ambienti, opere d’arte.
Il commento è affidato spesso ad un vero e proprio imbonitore, che col suo racconto rafforza le già eloquenti apparenze dove cavalieri Crociati combattono contro i Saraceni, dannati bruciano nel fuoco dell’Inferno o santi volano in Paradiso.
Sarà la fotografia a far compiere a queste proiezioni il passo decisivo, dall’epoca del dagherrotipo all’intuizione vincente dei fratelli Lumière, fino a quello che sarà lo spettacolo cinematografico.
Un utilizzo molto “privato” della lanterna magica è legato alla pornografia, fenomeno esistente da sempre a livello di disegni, che trae naturalmente grande giovamento dalla possibilità di ingrandire e di far muovere, anche se in maniera rozza, le immagini.
Ma il settore trainante è quello delle rappresentazioni fantastiche, degli animali mitologici, dei luoghi immaginari, perché siamo in un’epoca in cui non esiste una demarcazione netta tra reale e fiabesco.
Anche vasti strati del sapere scientifico sono ancora pervasi dal paranormale ed è in questo contesto che il mondo della magia trova nella lanterna magica (il bisticcio lessicale è voluto) un alleato insostituibile, anche perché le proiezioni devono necessariamente essere effettuate al buio, cioè nella situazione più favorevole per condizionare le menti ed amplificare le superstizioni.
E’ uno strumento che crea parvenze, illusioni, suggestioni e sono in molti a servirsene, tenendolo nascosto e inafferrabile, mostrandone solo gli effetti; che la manipolazione delle percezioni e quindi dei giudizi sia anche un’importante leva di potere è un fatto noto da tempo immemorabile.
Si potrebbe parlare ancora a lungo di questo congegno: sembra che a metà del Settecento se ne servisse anche Giuseppe Balsamo, il conte di Cagliostro .… …. a proposito di occultismo, se andate a Praga e visitate la casa di Jehuda Löw guardate bene in ogni angolo, pare che il Golem viva ancora lì.
Tags: 1646, Athanasius Kircher, lanterna magica, LumièrePost correlati
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