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La fotografia “immaginata”: Tiphaigne de La Roche


RitaglioCharles François Tiphaigne de La Roche (1722 – 1774) è un medico e scrittore francese che nel 1760 pubblica in maniera anonima un romanzo utopistico intitolato Giphantie (l’anagramma del suo nome).

Lo scritto parla di un viaggio immaginario che il protagonista compie e che può essere direttamente collegato al filone fantastico-utopistico de “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift (1726).

L’autore racconta di essere stato trasportato da un uragano in un posto meraviglioso ed inaccessibile in cui la natura possiede ancora tutta la sua energia primitiva e nel quale vivono gli spiriti elementari che governano l’aria, l’acqua, la terra e il fuoco.

Uno degli spiriti, il prefetto dell’isola, guida il viaggiatore alla scoperta di questo luogo meraviglioso durante il quale gli vengono mostrate anche delle tele dipinte, che appaiono al viaggiatore come visioni “reali” del mondo esterno.

Il prefetto gli spiega allora il modo con cui esse si sono prodotte e la spiegazione non è altro che l’immaginazione di quella che 79 anni più tardi sarà la fotografia, cioè di un procedimento che permette di fissare in modo stabile le immagini della realtà su dei quadri mediante l’azione della luce.

… sai che i raggi della luce riflessi dai diversi corpi formano un quadro e dipingono questi corpi su tutte le superfici levigate: la retina dell’occhio, per esempio, sull’acqua, sugli specchi.

Gli spiriti elementari hanno cercato di fissare queste immagini passeggere; hanno composto una materia molto sottile, molto vischiosa e molto facile ad asciugarsi e ad indurirsi, per mezzo della quale un quadro si forma in un batter d’occhio.

Essi rivestono di questa materia un pezzo di tela, e la espongono agli oggetti che vogliono dipingere (…) la tela, per mezzo del suo rivestimento vischioso trattiene i simulacri (…)

Questa stampa delle immagini avviene già al primo istante in cui la tela la riceve: si toglie immediatamente e si mette in luogo oscuro; un’ora dopo, il rivestimento è asciutto e voi avete un quadro tanto più prezioso che nessuna arte può imitarne la verità, e che il tempo non può in alcuna maniera danneggiare. (…)

La precisione del disegno, la verità dell’espressione, i tratti più o meno marcati, la gradazione delle sfumature, le regole della prospettiva; noi lasciamo tutto questo alla natura, che, con quel segno sicuro che mai si smentisce, traccia sulle nostre tele delle immagini che impressionano l’occhio e fanno dubitare la ragione se ciò che chiamiamo realtà non sia un’altra specie di fantasma che impressiona l’occhio, l’udito, il tatto, e tutti i sensi assieme.

Lo spirito accenna anche a delle spiegazioni su che cosa è la materia “sensibile”, su come si prepara e su come agisce, … tre problemi che propongo ai fisici dei nostri giorni, e che lascio alla loro sagacia.

Ecco il testo integrale, trascritto in ortografia moderna, estratto dal capitolo 18, “La Tempesta”, pp. 131-136.

Les esprits élémentaires, poursuivit le préfet, ne sont pas si habiles peintres qu’adroits physiciens; tu vas en juger par leur manière d’opérer.

Tu sais que les rayons de lumière, réfléchis des différents corps, font tableau, et peignent ces corps sur toutes leurs surfaces polies, sur la rétine de l’œil, par exemple, sur l’eau, sur les glaces.

Les esprits élémentaires ont cherché à fixer ces images passagères; ils ont composé une matière très subtile, très visqueuse et très prompte à se dessécher et à se durcir, au moyen de laquelle un tableau est fait en un clin d’œil.

Ils enduisent de cette matière une pièce de la toile, et la présentent aux objets qu’ils veulent peindre.

Le premier effet de la toile, est celui du miroir; on y voit tous les corps voisins et éloignés, dont la lumière peut apporter l’image.

Mais, ce qu’une glace ne saurait faire, la toile, au moyen de son enduit visqueux, retient les simulacres. Le miroir vous rend fidèlement les objets, mais n’en garde aucun; nos toiles ne les rendent pas moins fidèlement, et les gardent tous.

Cette impression des images est l’affaire du premier instant où la toile les reçoit: on l’ôte sur le champ, on la place dans un endroit obscur; une heure après, l’enduit est desséché, et vous avez un tableau d’autant plus précieux, qu’aucun art ne peut en imiter la vérité, et que le temps ne peut en aucune manière l’endommager.

Nous prenons dans la source la plus pure, dans le corps de la lumière, les couleurs que les peintres tirent de différents matériaux, que le laps des temps ne manque jamais d’altérer.

La précision du dessin, la vérité de l’expression, les touches plus ou moins fortes, la gradation des nuances, les règles de la perspectives; nous abandonnons tout cela à la nature, qui, avec cette marche sûre qui jamais ne se démentit, trace sur nos toiles des images qui en imposent aux yeux, et font douter à la raison si ce qu’on appelle réalités ne sont pas d’autres espèces de fantômes qui en imposent aux yeux, à l’ouïe, au toucher, à tous les sens à la fois.

L’esprit élémentaire entra ensuite dans quelques détails physiques; premièrement, sur la nature du corps gluant, qui intercepte et garde les rayons; secondement, sur les difficultés de le préparer et de l’employer; troisièmement, sur le jeu de la lumière et de ce corps desséché: trois problèmes que je propose aux physiciens de nos jours, et que j’abandonne à leur sagacité.

Cependant, je ne pouvais détourner les yeux de dessus le tableau.

Un spectateur sensible, qui, du rivage, contemple une mer que l’orage bouleverse, ne sent point des impressions plus vives: de telles images valent les choses.

Questo non è l’unico caso in cui, con l’immaginazione, uno scrittore ha illustrato procedimenti, applicazioni o apparecchiature fantastiche che risulteranno poi effettivamente realizzabili nel momento in cui saranno disponibili le tecnologie e le conoscenze necessarie, ma questa descrizione del procedimento fotografico lascia a dir poco perplessi.

Tags: 1760, Charles François Tiphaigne de La Roche, fotografia, immagini, procedimento

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