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domenica 22 novembre 2009 alle 11:44 sotto la categoria I fotografi.
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Roger Fenton
Roger Fenton nasce a Heywood, Gran Bretagna, il 20 marzo 1829.
Nel 1841, ancora giovanissimo, si reca a Parigi per studiare diritto e fare pratica di pittura presso l’atelier del pittore Paul Delaroche, dove, fra gli altri artisti ed allievi che lo frequentano, conosce anche il futuro fotografo Gustave Le Gray.
Negli anni successivi, fino al 1851, effettua numerosi viaggi e soggiorni a Parigi imparando le tecniche fotografiche e specializzandosi tanto da decidere di intraprendere l’attività di fotografo.
Nel 1852 si reca in Russia dove esegue numerose riprese fotografiche, sia relative alla costruzione di un ponte sospeso sul fiume Dniepr, sia nelle città di Kiev, Mosca e San Pietroburgo.
Nel 1853 è già un fotografo affermato in Gran Bretagna, fonda la Royal Photographic Society e dall’anno successivo comincia ad eseguire dei ritratti della famiglia reale inglese.
E’ in virtù del suo impegno presso la Royal Photographic Society che nel 1854 avrà l’incarico di fotografo ufficiale della guerra di Crimea, diventando in tal modo il primo reporter di guerra della storia della fotografia.

M. Sparling, l’assistente di Roger Fenton, a cassetta del "Photographic van", il carro fotografico usato durante la guerra di Crimea. Stampa da negativo al collodio umido (1855) Trustees of the science Museum, Londra
Il governo britannico ha fin dall’inizio valutato l’importanza di documentare fotograficamente il conflitto e quindi viene inviata in Crimea una missione, che però fallisce a causa del naufragio nel quale rimane coinvolta la nave che trasporta l’equipe di operatori e il relativo materiale; in seconda battuta si provvede ad istruire sommariamente alcuni ufficiali sulla tecnica fotografica, ma la complessità e la delicatezza delle procedure di ripresa dell’epoca fanno sì che non possano essere raggiunti risultati apprezzabili.
Per questi motivi nel 1854 viene infine chiesto l’aiuto della Royal Photographic Society e Fenton si offre volontariamente come operatore.
Ottenuti finanziamenti dal Ministero della Guerra, dalla Corona e da un editore di libri illustrati, progetta e si fa costruire un carro fotografico capace di trasportare trentasei casse contenenti il materiale sensibile nonché le attrezzature da ripresa e da stampa; vi sono caricate circa 700 lastre al collodio e l’interno è praticamente formato da una serie di camere oscure: all’esterno appare la scritta “Photographic Van”.
Nel febbraio 1855 è pronto a partire, assume un cuoco e un assistente, Marcus Sparling, e si imbarca sulla nave Hecla con destinazione Crimea.
Rimane sul teatro di guerra da marzo a giugno 1855, realizzando circa 360 fotografie in condizioni logistiche e di ripresa estremamente critiche, sia per quanto riguarda l’aspetto specificamente tecnico/fotografico, sia per i rischi a cui deve esporsi con grave pregiudizio della propria incolumità personale.
Uno dei primi problemi tecnici incontrati è legato alla temperatura del luogo, che è tale da deteriorare rapidamente i bagni di sensibilizzazione, di sviluppo e di fissaggio; il materiale fotosensibile che egli utilizza, le lastre al collodio umido, richiedono di essere immerse nella soluzione di sali d’argento pochi minuti prima dell’esposizione e di venire sviluppate subito dopo, così che egli è costretto a lavorare soprattutto all’alba quando il calore non è ancora tale da compromettere tutto.
Un altro problema, legato invece alla sua incolumità, è la necessità di nascondere l’ingombrante carro ai tiri dell’artiglieria russa, che sembra accanirsi sul misterioso veicolo, ritenendolo probabilmente un obiettivo importante dal punto di vista militare.
Tra le difficoltà incontrate da Fenton vi è anche la necessità di sfuggire alle continue richieste dei soldati che pretendono di farsi fotografare.
Il taglio che Fenton dà alle sue immagini è quello della documentazione di una impresa militare per conto del governo che l’ha promossa, si tratta quindi di immortalare i luoghi, i personaggi, le truppe senza mostrare però gli aspetti più tragici e terribili delle battaglie come le distese dei morti dopo gli assalti o le sofferenze dei feriti e dei mutilati.
Le sue foto insomma sono tali da far rendere accettabile all’opinione pubblica inglese la spedizione in Crimea e ciononostante l’insieme delle immagini costituisce un reportage di grande interesse, in quanto per la prima volta vengono mostrate le realtà degli accampamenti militari e delle fortificazioni.
E’ naturalmente molto rilevante anche l’aspetto più squisitamente documentario, trattandosi, anche a prescindere dalle vicende belliche, di luoghi così lontani dall’Inghilterra.
Probabilmente la “reticenza” di Fenton a mostrare gli aspetti più scomodi della guerra è dovuta in parte anche al tipo di attrezzatura che utilizza, in quanto non è certo con fotocamere da usare su treppiede e con lastre di vetro al collodio che si può fare foto d’azione, però è anche vero che pochi mesi dopo, con apparecchi dello stesso tipo, Felice Beato riprenderà immagini molto più crude, sia nella stessa Crimea che successivamente in India e in Cina.
Sul finire del mese di giugno viene contagiato dal colera che sta mietendo vittime così numerose tra i soldati britannici che alla fine della guerra il numero dei morti per malattie sarà superiore a quello dei caduti in combattimento; è costretto a rientrare in patria pochi mesi prima della decisiva battaglia di Sebastopoli, la cui caduta, nel mese di settembre, sarà invece documentata appunto da Felice Beato e da James Robertson.
Al suo ritorno viene allestita a Londra una mostra fotografica nella quale espone 312 immagini.
La sua carriera di fotografo è legata praticamente alle sole riprese eseguite in Crimea e al fatto di essere stato il primo a documentare una guerra: nel 1862 abbandona la professione e vende l’attrezzatura.
Muore a Londra nel 1869 a soli quarant’anni d’età.
Tags: 1855, collodio umido, Felice Beato, guerra di Crimea, Gustave Le Gray, James Robertson, Paul Delaroche, Roger Fenton, Royal Photographic Society, sali d'argentoPost correlati
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