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sabato 14 novembre 2009 alle 15:00 sotto la categoria I materiali sensibili e i procedimenti.
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L’ambrotipo: James Ambrose Cutting

Ambrotipo inglese del 1860 circa
James Ambrose Cutting (1814 – 1867) è stato un fotografo ed un inventore americano, nato ad Havershill, nello stato del New Hampshire.
Trascorre la giovinezza in condizioni di povertà, fino a quando, nel 1842, con il denaro guadagnato per l’invenzione di un nuovo tipo di alveare, può trasferirsi a Boston.
Nel 1854, con tre distinti brevetti, egli protegge una sua tecnica per produrre immagini fotografiche positive su lastre di vetro al collodio umido (Patent Numbers 11,213 – 11,266 – 11,267: Awarded to James Ambrose Cutting of Boston, Massachusetts for creating collodion positive photographs on glass).
Di certo quindi è Cutting colui al quale va ascritta la paternità del metodo per produrre quel particolare tipo di immagine positiva diretta che sarà chiamato “ambrotipo”, anche se molte fonti sostengono che l’idea iniziale di un tale tipo di utilizzo del negativo al collodio era stata dell’inventore stesso di tale procedimento, cioè Frederick Scott Archer, fin dal 1852.
La particolare personalità di Archer, che morirà senza aver brevettato neppure il suo metodo al collodio umido, porta certamente a ritenere plausibile tale tesi, anche se la prima notizia ufficiale sulla possibilità di ottenere immagini positive dirette su vetro è legata appunto ai brevetti di Cutting.
Il procedimento per produrre un ambrotipo inizia quindi con una ripresa fotografica su lastra di vetro preparata con il collodio e sensibilizzata col nitrato d’argento.
Il trattamento di sviluppo dell’immagine viene in parte modificato aggiungendo acido nitrico al bagno rivelatore, così che i toni scuri del negativo (le luci del positivo) diventano grigiastre mentre le zone chiare del negativo (le ombre del positivo) rimangono trasparenti: se l’immagine viene montata su un fondo nero oppure se le faccia della lastra di vetro opposta all’emulsione viene dipinta di nero l’immagine appare positiva.
Lo spessore del vetro conferisce profondità alla scena.
Anche a proposito della sostanza da aggiungere allo sviluppo per ottenere una parziale inversione dei toni esistono versioni diverse, in quanto, oltre al già citato acido nitrico, pare venissero utilizzati in alternativa anche cloruro di mercurio o cianuro di potassio.
Rimane il fatto che anche la semplice sottoesposizione determina dei fenomeni di riflessione nell’argento della sostanza fotosensibile, per cui un negativo troppo debole, se osservato su uno sfondo nero dopo lo sviluppo, appare in positivo; ciò si verifica anche con negativi su pellicola.
Il vantaggio dell’ambrotipo rispetto alla normale procedura negativo-positiva è costituito dal fatto che l’immagine è fruibile anche senza dover eseguire la stampa su carta.
Non va dimenticato altresì che nel periodo di cui stiamo parlando è ancora in voga il dagherrotipo, procedimento costoso a causa del supporto argentato, e che quindi l’ambrotipo rende accessibile ad una clientela piu vasta l’acquisto di un ritratto.
L’ambrotipo viene infatti confezionato e presentato in maniera del tutto analoga al dagherrotipo, montato su una cornice con passepartout in ottone (o dorata) e racchiuso in un contenitore apribile a libro (Union Case); i due tipi di immagine possono anzi essere abbastanza facilmente confusi se non si possiede specifica conoscenza degli elementi di valutazione che le rendono distinguibili.
Di lì a pochi mesi la possibilità di farsi fare un ritratto fotografico verrà resa ancor di più alla portata dei ceti popolari con l’introduzione della variante denominata ferrotipo o tintype.
Le immagini ambrotipiche, in special modo i ritratti, vengono frequentemente colorate a mano utilizzando tinte all’anilina dalle tonalità molto tenui, soprattutto sull’incarnato e sugli abiti; è anche prassi abbastanza comune aggiungere, con vernice dorata, collane o braccialetti al collo o ai polsi delle signore.
Lo sfondo nero necessario ad ottenere l’effetto di immagine positiva era costituito o da una verniciatura sul lato opposto all’emulsione o da uno sfondo nero; spesso per proteggere l’emulsione stessa da urti e graffi veniva incollata su di essa con resina trasparente una lastrina di vetro; tale operazione tendeva talvolta a far scurire l’immagine.
L’ambrotipo godrà di una popolarità sempre più crescente, anche perché per osservare l’immagine non è necessario orientarla in una maniera particolare come avviene per il dagherrotipo; già prima del 1860 la creatura di Daguerre è sul viale del tramonto e in breve verrà definitivamente superata e soppiantata.
Anche l’ambrotipo comunque farà dopo alcuni anni la stessa fine, sia a causa dei minori costi del ferrotipo, sia per la progressiva introduzione e per il grande successo incontrato dai ritratti su “carte de visite”.
Nel 1858 lo stesso Cutting, in collaborazione con Lodowick H. Bradford, mette a punto il procedimento fotolitografico (riproduzione delle immagini fotografiche sulla lastra litografica).
Tags: 1854, ambrotipo, carte de visite, collodio umido, dagherrotipo, ferrotipo, Frederick Scott Archer, James Ambrose Cutting, nitrato d’argento, tintypeLascia un commento
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