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Il metodo Fox – Talbot: il calotipo


illiam Henry Fox Talbot. Carte de visite di John Moffat, Edimburgo 1866

. Carte de visite di John Moffat, Edimburgo 1866

Mentre la febbre della fotografia sta dilagando in Europa, William Henry Fox Talbot continua nei suoi esperimenti tesi ad affinare il procedimento della carta salata.

I suoi tentativi non si sono mai interrotti ed è proprio nell’anno fatidico che egli acquisisce tutta una serie di conoscenze ed esperienze che si riveleranno di importanza fondamentale per il futuro della fotografia.

Grazie ad è venuto a conoscenza delle proprietà fissative del tiosolfato e quindi possiede il metodo per arrestare il processo di annerimento dei sali d’argento e rendere definitive e stabili le immagini prodotte sulla carta sensibilizzata.

Dai primi mesi del 1839 rivolge la sua attenzione verso nuovi materiali fotosensibili e ancora una volta sono svariate circostanze a spianargli la strada.

Inizia ad impiegare come elementi sensibilizzanti il nitrato d’argento ed il bromuro di potassio, determinando una reazione chimica che porta alla formazione di , cioè il più sensibile degli alogenuri d’argento, tutt’ora utilizzato come uno degli ingredienti primari delle emulsioni fotografiche.

Il massimo risultato lo ottiene quando usa tale procedimento su fogli di carta già trattati con il vecchio metodo al cloruro d’argento.

Il risultato è talmente incoraggiante che Talbot, negli appunti che descrivono minuziosamente i suoi tentativi, dà a questo tipo di carta sensibile il nome di Waterloo paper, anche se non renderà mai pubblica questa denominazione.

Il significato è molto chiaro se si pensa che il suo “avversario” è francese ed è a Waterloo che dall’inglese Wellington fu sconfitto definitivamente Napoleone.

Gli esperimenti comunque non si fermano e anche questo prodotto, per quanto sensibile, viene rapidamente superato da nuove formule, ma soprattutto dall’uso dell’acido gallico, ottenuto dall’infusione delle galle che si formano sui tronchi o sulle foglie di diverse specie vegetali a causa della parassitosi di funghi o batteri.

Già si è detto che lo stesso Herschel ne aveva scoperto le proprietà, ritenendolo capace di intensificare la fotosensibilità dei sali d’argento, ma sono anche le prove eseguite da un altro protofotografo meno noto, lo scienziato inglese Joseph B. Reade, a renderlo consapevole dell’importanza di questo prodotto.

Gli esperimenti condotti fanno comprendere a Talbot che l’acido gallico non
intensifica la sensibilità, ma in realtà accelera in maniera decisiva l’apparizione dell’immagine prodotta dalla camera oscura, cioè si comporta da agente rivelatore, quello che comunemente è chiamato uno sviluppo.

Il 23 settembre annota in un suo taccuino che usando l’acido gallico la carta estratta dalla camera oscura “ … spesso è completamente in bianco, ma, se la si tiene al buio, la raffigurazione comincia ad apparire spontaneamente e continua a migliorare per diversi minuti …” e che quindi nei fogli di carta esposti c’è “ … una specie di raffigurazione latente che può quindi essere rivelata”.

I concetti di “latenza” e di “rivelazione” dell’immagine sono stati superati soltanto dalla fotografia digitale.

William Henry Fox Talbot. La porta aperta, stampa su carta salata da calotipo negativo, 1844. Da The Pencil of Nature, Tav. VI

William Henry Fox Talbot. La porta aperta, stampa su carta salata da negativo, 1844. Da , Tav. VI

Talbot stesso fa fatica a credere a quello che sta osservando, ripete gli esperimenti, mettendo alla prova il metodo con esposizioni sempre più brevi e in condizioni di luce sempre più critiche fino a “ … dieci secondi al tramonto col tempo più cupo producono un’impressione invisibile che può essere rivelata”.

L’annuncio della scoperta viene dato a Biot con una lettera, che lo scienziato francese legge all’Accademia delle Scienze di Parigi il 18 gennaio 1841 e con altre due comunicazioni del 5 e del 19 febbraio alla Literary Gazette; nella seconda propone di chiamare il suo procedimento “calotype”, cioè “bella immagine” termine di etimologia greca, successivamente modificato in “talbotype”, probabilmente in analogia al daguerrotype.

Vista l’esperienza precedente fatta con Daguerre, il giorno 8 febbraio brevetta il procedimento per l’Inghilterra e per il Galles.

Dal negativo su carta si può ottenere l’immagine positiva stampando su un altro foglio di carta sensibilizzato.

Il problema rappresentato dalla trasparenza, elemento che influenza pesantemente la qualità della copia positiva, viene risolto trattando il supporto cartaceo con cera o con prodotti oleosi in modo che la luce possa attraversare il negativo con maggiore facilità ed efficacia.

Si tratta di un’immagine di non eccelsa qualità, soprattutto se paragonata alla varietà e alla morbidezza dei toni del , ma contiene due elementi di assoluta novità, che in breve ne decreteranno il successo: la stampa da negativo consente di superare direttamente l’inversione destra/sinistra e, soprattutto, da un negativo è possibile ottenere un numero teoricamente infinito di copie positive.

Semplificando si può riassumere il percorso di Talbot nella maniera seguente:

  • 1a fase – carta sensibilizzata al cloruro di sodio e nitrato d’argento

Le immagini si producono direttamente perché la mescolanza cloruro di sodio/nitrato d’argento fa sì che l’immagine diventi visibile, in negativo, finché dura l’esposizione e che l’annerimento si arresti nel momento in cui l’esposizione cessa.
L’immagine negativa viene rifotografata e diventa positiva.

  • 2a fase – John Frederick William Herschel e il tiosolfato

Osservazione della proprietà dell’iposolfito di sodio (tiosolfato) di sciogliere i sali d’argento e quindi di interromperne l’annerimento. E’ la scoperta del fissaggio.

  • 3a fase – l’acido gallico

Talbot si accorge che l’immagine diventa visibile in tempi brevi se trattata con acido gallico. E’ la scoperta, favorita dagli esperimenti di Herschel e di Reade, dell’azione di un bagno rivelatore.

  • 4a fase – copia positiva per contatto

Rendendo trasparente il negativo su carta mediante l’applicazione di una sostanza untuosa, si rende l’immagine più facilmente stampabile per contatto su un altro foglio di carta sensibilizzata, producendo una copia positiva.

Subito dopo aver brevettato il suo metodo, Talbot inizia a sfruttarlo commercialmente, rilasciando licenze per la produzione di calotipi con costi differenziati per professionisti e per amatori.

Nel 1842, in virtù della scoperta, riceve la Rumford Medal dalla Royal Society inglese.

Nel 1843 apre un proprio studio fotografico a Londra e dall’anno successivo dà inizio alla pubblicazione di “The Pencil of Nature”, il primo testo a stampa su cui trovano posto delle fotografie, composto da una serie di successivi contributi che non solo illustrano in dettaglio la sua scoperta, ma introducono i primi elementi di riflessione sul significato e sulle possibilità di questo nuovo mezzo di espressione.

William Henry Fox Talbot. Il pagliaio, stampa su carta salata da calotipo negativo, 1844. Da The Pencil of Nature, Tav. X

William Henry Fox Talbot. Il pagliaio, stampa su carta salata da calotipo negativo, 1844. Da The Pencil of Nature, Tav. X

Su ogni copia sono applicate in originale le immagini calotipiche positive stampate dai suoi negativi.

Al contrario del dagherrotipo, che continuerà ad essere prodotto come immagine positiva diretta ed unica senza subire alcuna evoluzione (ed infatti in breve si estinguerà), il calotipo di Talbot appare suscettibile di continui miglioramenti.

Saranno messi a punto di lì a breve altri due procedimenti positivi diretti, l’ e il , ma sarà il procedimento negativo/positivo, per stampa o per inversione dei toni, ad essere da quel momento alla base della tecnica fotografica.
Verrà superato, come già si è detto, soltanto dall’avvento della fotografia digitale.
Cambieranno i supporti (carta, vetro, pellicola), si evolveranno le composizioni chimiche delle emulsioni d’argento fotosensibili e le loro risposte all’azione della luce (foto a colori), saranno di conseguenza modificati i trattamenti rivelatori e i fissaggi, ma il principio rimarrà sostanzialmente il medesimo.

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