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La Lubitel 166

Questa fotocamera è stata costruita dalla Ленинградского оптико-механическое объединение (), azienda nata nel 1962 da una fusione di fabbriche guidata dalla , Государственный оптико-механический завод (), il più antico marchio sovietico del settore ottico (1914). Fa seguito alla (Любитель 2) ed è stata prodotta a partire dal 1976 fino al 1981. Questo modello in particolare è una delle quattro varianti realizzate in occasione delle Olimpiadi di Mosca del , evento di cui si trova traccia in numerosissime fotocamere sovietiche in quanto tutte le più importanti aziende del settore hanno in quell’anno dedicato almeno un loro apparecchio al suddetto evento sportivo. È stata realizzata in quattro varianti, che sono poi state trasformate in altrettante versioni “olimpiche” nel senza peraltro subire interventi o modifiche sostanziali, a parte il simbolo delle olimpiadi moscovite in colore rosso oppure nero. Il corpo macchina è in bakelite mentre il pozzetto e alcune parti interne sono costruite in lamiera metallica; è un apparecchio dalle prestazioni abbastanza modeste che in certi casi lascia un tantino a desiderare anche per quanto riguarda l’affidabilità. Leggi il resto di quest’articolo »

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Come già si è detto, il 1949 è un anno di svolta per la (), dal momento che la produzione viene decisamente orientata verso fotocamere che utilizzano pellicola in . Il primo modello è rappresentato dalla a cui segue la . Si tratta di un apparecchio a che monta un obiettivo da 40 mm con apertura f/3.5, monta un otturatore e che porta sul dorso i “segni della guerra” rappresentati dalla scritta MADE IN OCCUPIED JAPAN impressa nel rivestimento del dorso. Nel 1950 nei laboratori Olympus viene progettato il primo gastroscopio, strumento che permette di riprendere immagini dell’interno dello stomaco attraverso una sonda a fibre ottiche.
L’unica eccezione rispetto alla decisione di rivolgersi verso il piccolo formato è rappresentata dalla del , la prima prodotta in Giappone, nata evidentemente sull’onda del travolgente successo commerciale incontrato dai diversi modelli di prodotti dall’azienda tedesca fin dal 1929. L’anno successivo vede l’apparizione della , sostanzialmente identica al modello precedente, che appare leggermente modificata per quanto riguarda i tempi di scatto, ma soprattutto presenta la scritta MADE IN JAPAN. Nel corso degli anni Cinquanta vengono poi prodotti altri numerosi modelli, dalla del 1955 alla del 1958. Leggi il resto di quest’articolo »

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La storia di questo fabbricante statunitense di apparecchiature fotografiche è veramente molto particolare ed è legata pressoché esclusivamente ad un modello di fotocamera che rimane un oggetto unico, nel senso letterale del termine, nella storia della . La piccola azienda nasce a Chicago, Illinois, verso la metà degli anni Ottanta del XIX secolo per opera di e il suo primo apparecchio fotografico documentato risale al 1885; si tratta della classica fotocamera in legno di grande formato costruita con caratteristiche e modalità artigianali che viene prodotta in ben otto versioni, dal modello “piccolo” da 6½ x 8½ inch (16,5 x 21,5 cm) fino a quello da 20 x 24 inch (50,8 x 61 cm). Nei primi modelli vengono utilizzate come materiale sensibile lastre al . Negativi di dimensioni così grandi (se rapportati agli standard di cento anni dopo) sono giustificati dal fatto che la stampa delle copie positive avviene per contatto. Nel 1885 negli Stati Uniti i formati di lastra comunemente presenti nei cataloghi di materiali sensibili per fotografia erano i seguenti (misure espresse in inch): 3¼ x 4¼, 4 x 5, 4½ x 5½, 4½ x 6½, 5 x 7, 5 x 8, 6½ x 8½, 8 x 10, 10 x 12, 11 x 14, 14 x 17, 16 x 20, 17 x 20, 18 x 22, 20 x 24. Per quanto riguarda J.A. Anderson vengono prodotti negli anni successivi alcuni altri modelli: la nel 1886, la nel 1889, la nel 1897, le e nel 1900. Leggi il resto di quest’articolo »

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Vogliamo segnalare che anche quest’anno si rinnova l’atteso incontro fotografico a Morro d’Alba (AN) con la 2° edizione di .
Per un weekend, questo piccolo borgo sospeso tra colline e mare, ospiterà una serie di incontri, proiezioni, mostre ed eventi gratuiti dedicati a tale disciplina.
Quest’anno il tema attorno al quale vertono le giornate sarà “ e decrescita“.

Per informazioni e dettagli sul programma: www.giornatedifotografia.it

Locandina dell’evento

Comunicato stampa

 

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Da sabato 20 aprile 2013 sarà allestita presso la Fondazione Amleto Bertoni di Saluzzo (CN) la di relativa ai luoghi che nel settembre-ottobre 1944 furono teatro della terribile strage nota come “eccidio di Marzabotto” ad opera delle truppe nazifasciste. Le vittime furono in maggioranza persone inermi, che subirono atti di particolare crudeltà ed efferatezza: i caduti civili furono circa ottocento, fra cui quasi quattrocento donne e duecento bambini o ragazzi di età compresa fra pochi mesi e diciotto anni.

Le località interessate dalla strage, situate nel comprensorio di , furono una quarantina, appartenenti ai Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, in provincia di Bologna. Le riprese fotografiche, tutte in bianco e nero, sono state effettuate da Aniceto nel periodo Ottobre 2012/Febbraio 2013 su idea e proposta di Carlo Alberto De Casa. Leggi il resto di quest’articolo »

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Questo apparecchio fotografico appartiene ad un serie di fotocamere caratterizzate da un design mutuato dalla Dignette, prodotta fin dalla seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento dall’azienda tedesca . Molti degli apparecchi della serie Lince, iniziata nel 1960, sono stati anche materialmente prodotti negli stabilimenti tedeschi di Reutlingen e sono praticamente delle copie dei corrispondenti modelli di Dacora, la Lince 3 è invece un modello originale realizzato per Ferrania, anche se, come si è detto, la sua derivazione appare comunque evidente. Gli esemplari di Lince 3 sono stati prodotti a partire dal 1962 sia nello stabilimento tedesco che in quello italiano e ciò appare specificato nella parte posteriore dell’apparecchio: l’esemplare fotografato è Made in Italy. Si tratta di una fotocamera di buon livello, che monta componenti di pregio sia per quanto riguarda l’ottica che l’otturatore; l’esemplare fotografato è databile, con una certa approssimazione, al 1963. Leggi il resto di quest’articolo »

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Una delle esperienze imprenditoriali più brevi nella storia dei costruttori di apparecchi fotografici è quella che ha per protagonista l’azienda statunitense . Viene fondata nel a Wheeling, West Virginia, da e si dedica alla produzione di fotocamere di tipo che utilizzano materiale sensibile di grande formato costituito da lastre di vetro. Negli ultimi anni del XIX secolo si va sempre più largamente diffondendo l’uso delle pellicole in rullo e quindi l’idea di Bullard è quella di produrre apparecchi che, nonostante le lastre, siano in grado di competere con la maggiore praticità d’uso rappresentata dal neonato roll film. Tra le realizzazioni del primo periodo, quella che più di ogni altra mostra tale proposito è la del 1896/97, che utilizza lastre di vetro da 4 x 5 inches (10 x 12,7 cm) e che è dotata di un dorso a magazzino in grado di ospitare ben 18 lastre; dopo ogni scatto, muovendo opportunamente questo dorso (push-pull action) il fotografo può sostituire la lastra esposta mettendo in posizione di ripresa quella successiva. Nel 1898 l’azienda si trasferisce a Springfield, Massachusetts, e il suo catalogo appare già abbastanza fornito anche se il modello di punta continua ad essere rappresentato dall’apparecchio di cui si è detto. Come già specificato in più occasioni, l’attività di queste piccole aziende produttrici di fotocamere presenta caratteristiche tipicamente artigianali, dove la lavorazione è rappresentata per la quasi totalità da opere di ebanisteria volte a costruire una struttura portante alla quale vengono poi aggiunti il soffietto e il gruppo obiettivo/otturatore, componenti acquistati presso altre aziende. Leggi il resto di quest’articolo »

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La Astor

Questa fotocamera, uno degli apparecchi di maggior prestigio fra quelli prodotti da Ferrania, appare nel 1953 e viene presentata al pubblico in occasione della XXXI Fiera di Milano. Il corpo macchina, in parte cromato e in parte rivestito con vulcanite di colore nero, è realizzato in pressofusione e presenta come soluzione tecnica particolare il montaggio dell’obiettivo su un cannotto metallico rientrante con movimento telescopico: il gruppo obiettivo/otturatore rientra nel cannotto metallico e quest’ultimo rientra interamente nel corpo macchina. Il movimento di apertura è spinto da due molle interne mediante due bracci metallici, che, a ottica rientrata, si posizionano davanti al piano focale; lo sblocco che provoca la fuoriuscita di cannotto e obiettivo è comandato da una breve rotazione verso sinistra della ghiera cromata posta sulla parte superiore destra della fotocamera, in posizione simmetrica rispetto a quella di avanzamento della pellicola. Leggi il resto di quest’articolo »

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La Finetta super

Questa fotocamera appare nel 1951, nel momento in cui il vigore progettuale e creativo della Finetta-Werk raggiunge probabilmente il suo apice. Si tratta infatti di un modello per molti versi innovativo e anche osservando l’evento da un punto di vista meramente statistico va rilevato che si tratta del decimo apparecchio sfornato dall’azienda in appena tre anni di attività. Uno degli elementi che lo caratterizza è l’ posto sul corpo macchina, soluzione già adottata l’anno precedente per la , ma ciò che rende del tutto particolare la Super è la presenza della slitta portaccessori dotata di per il flash a torcia, soluzione tecnica che appare per la prima volta su una fotocamera prodotta in Germania. Si tratta in sostanza di un apparecchio molto ben costruito, così come la gran parte dei modelli usciti da questa azienda; l’esemplare fotografato è databile, con una certa approssimazione, al . Leggi il resto di quest’articolo »

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La Sport

Questo apparecchio viene prodotto a partire dal 1957 con l’intento di proporre una fotocamera di tipo più economico rispetto ai modelli costruiti fino a quel momento. Ne esistono quattro diverse versioni, differenziate sia dal colore del rivestimento esterno, sia da alcune caratteristiche tecniche e/o stilistiche. Da un punto di vista operativo l’unica variante sostanziale riguarda il pulsante di sblocco per il riavvolgimento del rullino, che nel primo modello si trova sul fondello, mentre in quelli successivi è coassiale alla leva di carica. L’esemplare fotografato appartiene alla terza versione, che, oltre alla modifica di cui sopra, è identificabile dalla fascetta metallica posta intorno all’obiettivo sulla quale appaiono non solo la scala metrica, ma anche i tre valori di apertura del diaframma.  Sul corpo macchina è incisa una versione rinnovata del logo “Closter“, mentre sull’obiettivo è ancora utilizzata la grafica di vecchio tipo. L’esemplare presentato è databile al 1958 circa. Leggi il resto di quest’articolo »

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